salmo 32

Ringraziamento per il perdono del peccato

beato chi confida nel Signore Isaia

BEATITUDINE DEL PERDONO

Dio ha incontrato l'uomo che lo cercava:
«Egli lo trovò in terra deserta,
in un landa di ululati solitari.
Lo circondò, lo allevò,
lo custodì come pupilla del suo occhio».

1 Di Davide. Maskil.
Beato l'uomo a cui è tolta la colpa
e coperto il peccato.
2 Beato l'uomo a cui Dio non imputa il delitto
e nel cui spirito non è inganno.
3 Tacevo e si logoravano le mie ossa,
mentre ruggivo tutto il giorno.
4 Giorno e notte pesava su di me la tua mano,
come nell'arsura estiva si inaridiva il mio vigore.
5 Ti ho fatto conoscere il mio peccato,
non ho coperto la mia colpa.
Ho detto: «Confesserò al Signore le mie iniquità»
e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato.
6 Per questo ti prega ogni fedele
nel tempo dell'angoscia;
quando irromperanno grandi acque
non potranno raggiungerlo.
7 Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall'angoscia,
mi circondi di canti di liberazione:
8 «Ti istruirò e ti insegnerò la via da seguire;
con gli occhi su di te, ti darò consiglio.
9 Non siate privi d'intelligenza come il cavallo e come il mulo:
la loro foga si piega con il morso e le briglie,
se no, a te non si avvicinano».
10 Molti saranno i dolori del malvagio,
ma l'amore circonda chi confida nel Signore.
11 Rallegratevi nel Signore ed esultate, o giusti!
Voi tutti, retti di cuore, gridate di gioia!

COMMENTI

RAVASI

«Quanto è beato l'uomo cui sono perdonati i peccati!». È questa la sigla letteraria e teologica del Salmo 32, inserito già nel VI sec. dalla tradizione cristiana nei «Salmi penitenziali». Ma l'accento non è tanto su una penitenza aspra, su un Dio implacabile giudice quanto piuttosto sulla felicità liberatoria della confessione del peccato davanti ad un Dio il cui desiderio è quello di perdonare. Una volta purificato dal suo male, il salmi sta diventa un maestro di vita per gli altri: infatti la seconda parte del testo (vv. 8-11) è una vera e propria lezione sapienziale sulla via da seguire. L'appello si fa caloroso, venato persino di ironia con la vivace comparazione del mulo e del cavallo presente nel v. 9. Ma la certezza che pervade tutto il salmo è sempre una sola: la pace dell'essere perdonati. Paolo, nel suo capolavoro teologico, la Lettera ai Romani, ha usato esplicitamente il nostro salmo per celebrare la grazia liberatrice di Cristo (4,6-8).

GIOVANNI NICOLINI

I vers.1-2 raccolgono in una sintesi sublime tutto il significato della preghiera che oggi il Signore regala alla nostra vita. E' molto importante che si escluda l'ipotesi che ci sia qualcuno che non ha bisogno gli sia tolta la colpa: "tutti hanno peccato" scrive Paolo in Romani 5,12. La beatitudine è dunque quella del perdono: quando "è tolta la colpa e coperto il peccato", quando "Dio non imputa il delitto" e nello spirito dell'uomo "non è inganno". Mi sembra che per cogliere qualche scintilla di luce in questa preghiera si debba tenere al centro dell'attenzione il precetto dell'amore: lo si cita esplicitamente al ver.10 – "l'amore circonda chi confida nel Signore", dove il termine con cui si cita l'amore è "misericordia", cioè il volto dell'amore capace di accogliere ogni nostra ferita – cioè è il senso profondo di tutto il Salmo.
Perchè, infatti, i vers.3-4 descrivono in modi tanto drammatici la condizione del peccatore? Perchè il peccato è sempre peccato contro l'amore verso Dio e verso il nostro prossimo. Il dolore che ne consegue è l'inevitabile e, permettetemi di dirlo, il meraviglioso seguito dell'attentato contro l'amore. Lo stesso avvertire come pesi su di noi la mano di Dio è, malgrado tutto, ragione di grande speranza. Terribile è invece l'ipotesi di poter infrangere l'amore senza questo conseguente dolore angoscioso.
Il ver.5 dice quindi l'evento liberante del nostro confidare a Dio il dolore per i nostri peccati. E il Signore ci soccorre: "Tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato". In questo modo il mio dolore per il peccato diventa elemento positivo dell'amore ritrovato! Che cosa possiamo fare di più alto per reagire al nostro peccato? Ricorrere a Dio e alla sua potenza di liberarci dall'angosciante prigionìa, è la strada retta per ritornare alla pace del cuore. Ascoltiamo con attenzione riconoscente lo splendore del ver.7, che canta la liberazione dall'angoscia e la bellezza di questi "canti di liberazione"!
I vers.8-9 assicurano che il Signore stesso indica la via da seguire per ritornare alla pace. La severa e umiliante immagine degli animali che devono essere trattenuti e governati a forza sottolinea l'essenziale valore di un cammino umile e libero del peccatore pentito e perdonato. Come dicevamo all'inizio, l'amore circonda chi confida nel Signore e nella sua misericordia. I "giusti" del ver.11 sono dunque i peccatori perdonati! Vengono invitati all'allegrezza e alla gioia! Possiamo riascoltare la parabola di Luca 15 che canta la grande festa che il Padre indice per il ritorno a casa di suo figlio!

ROBERTO TUFFARIELLO

"Beato l'uomo!": ancora una promessa di beatitudine, di felicità, legata – questa volta – al perdono ricevuto. – Noto due termini che vengono ripetuti nel seguito del salmo: prima, l'angoscia (vv. 6-7), una realtà interiore di cui tutti facciamo l'esperienza in diverse circostanze della nostra vita. Poi la parola che indica la radicalità del rimedio: qualcosa di positivo che ci circonda. Ci circondano "canti di liberazione"(v.7) e soprattutto ci circonda, ci avvolge un concreto amore di misericordia, qualcosa che viene dalle viscere – se così si può dire – del nostro Signore e Padre (v.10).

dal Sito : PERFETTA LETIZIA

L'autore del salmo ha fatto la gioiosa esperienza del perdono di Dio: "Beato l'uomo a cui è tolta la colpa e coperto il peccato". L'umiltà di ammettere il proprio peccato e chiederne perdono a Dio ottiene che la colpa venga tolta, ma anche "coperta", poiché l'umile con l'aiuto di Dio fa dimenticare agli uomini il proprio passato di peccato mediante la carità. Perciò è beato chi si è riconciliato con Dio e "nel cui spirito non c'è inganno". La conseguenza è che Dio nel giudizio "non (gli) imputa il delitto". L'autore presenta poi la sua situazione di dolore, di agitazione, quando era nel peccato e Dio lo colpiva col suo salutare castigo: "Giorno e notte pesava su di me la tua mano, come nell'arsura estiva si inaridiva il mio vigore"; ma poi, umile, ha manifestato a Dio il proprio peccato. L'ha manifestato, confessato, ammesso. Prima non lo voleva ammettere e si poneva davanti a Dio giustificando il suo errore, ma Dio glielo imputava incessantemente gravando su di lui la mano.
A motivo della misericordia di Dio, dice il salmista, "ti prega ogni fedele nel tempo dell'angoscia", sicuro di avere aiuto. Il "tempo dell'angoscia" è qui distinto dal tempo del castigo: è il tempo delle sventure del giusto. Ma il giusto sa che Dio è bontà infinita, proprio perché è sempre pronto al perdono. Quando si scateneranno le catastrofi sociali, "quando irromperanno grandi acque", il giusto non sarà inghiottito dall'odio, perché Dio è il suo rifugio.
Il salmista poi fa parlare Dio. Dio promette, con promessa immutabile, che chi rimarrà con lui diventerà saggio, conoscerà la via da seguire in mezzo ai percorsi di labirinto degli uomini. Dio dice che volendo accanto a sé l'uomo è pronto ad usare le maniere forti: "il morso e le briglie". L'autore ha sperimentato "il morso e le briglie", cioè tutti gli impedimenti che Dio nel suo amore gli ha messo dinanzi, perché non andasse lontano da lui. L'empio, invece, che rompe "il morso e le briglie", corre verso la rovina e i dolori. Al contrario il giusto è circondato dalle premure del Signore.
L'autore ispirato termina il salmo con un invito a prendere coscienza del grande dono dell'unione con Dio: "Rallegratevi nel Signore ed esultate, o giusti!".

Dossologia

Agnello Gesù, Cristo di Dio,
che lavi nel tuo sangue ogni colpa,
pietà di noi, pietà della terra:
che ogni uomo canti all'amore
del cuore Suo più grande del mondo.

Preghiera

Dio, la gioia che ci doni col tuo perdono! Nulla vi è di più grande del perdonare; e la festa che fai nei cieli è la misura di come e di quanto solo tu puoi usarci pietà: Tu solo sai quanto sia terribile l'umiliazione del peccato, quanto sia fatto di nulla il peccato, questo incantesimo del Nulla!
E tuttavia noi non sappiamo non peccare, per questo tu continui a perdonarci, pur noi sperando di amarti senza più offenderti e tradirti. Amen.

Inserito da  Giovedì, 31 Luglio 2014 Letto 1637 volte
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