Salmo 40

Ringraziamento e domanda di aiuto

consola1

NON TARDARE, MIO DIO
Allora ho detto: Eccomi, vengo

Quando mai la speranza è senza una qualche porzione di dubbio e di disperazione?
Non è detto anche di Abramo che «nella speranza contro speranza ebbe fede» ?
E di contro, si dà mai un'infelicità che non possa, per quanto sovrumana, sublimarsi
anche per via della poesia e del canto, oltre che per grazia ?
Signore, ti chiediamo di avere un cuore di fanciulli, e una fede fino all'audacia.

 

1 Al maestro del coro. Di Davide. Salmo.
2 Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
3 Mi ha tratto da un pozzo di acque tumultuose,
dal fango della palude;
ha stabilito i miei piedi sulla roccia,
ha reso sicuri i miei passi.
4 Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.
Molti vedranno e avranno timore
e confideranno nel Signore.
5 Beato l'uomo che ha posto la sua fiducia nel Signore
e non si volge verso chi segue gli idoli
né verso chi segue la menzogna.
6 Quante meraviglie hai fatto,
tu, Signore, mio Dio,
quanti progetti in nostro favore:
nessuno a te si può paragonare!
Se li voglio annunciare e proclamare,
sono troppi per essere contati.
7 Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto,
non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.
8 Allora ho detto: «Ecco, io vengo.
Nel rotolo del libro su di me è scritto
9 di fare la tua volontà:
mio Dio, questo io desidero;
la tua legge è nel mio intimo».
10 Ho annunciato la tua giustizia nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra, Signore, tu lo sai.
11 Non ho nascosto la tua giustizia dentro il mio cuore,
la tua verità e la tua salvezza ho proclamato.
Non ho celato il tuo amore
e la tua fedeltà alla grande assemblea.
12 Non rifiutarmi, Signore, la tua misericordia;
il tuo amore e la tua fedeltà mi proteggano sempre,
13 perché mi circondano mali senza numero,
le mie colpe mi opprimono e non riesco più a vedere:
sono più dei capelli del mio capo,
il mio cuore viene meno.
14 Dégnati, Signore, di liberarmi;
Signore, vieni presto in mio aiuto.
15 Siano svergognati e confusi
quanti cercano di togliermi la vita.
Retrocedano, coperti d'infamia,
quanti godono della mia rovina.
16 Se ne tornino indietro pieni di vergogna
quelli che mi dicono: «Ti sta bene!».
17 Esultino e gioiscano in te
quelli che ti cercano;
dicano sempre: «Il Signore è grande!»
quelli che amano la tua salvezza.
18 Ma io sono povero e bisognoso:
di me ha cura il Signore.
Tu sei mio aiuto e mio liberatore:
mio Dio, non tardare.

COMMENTI

RAVASI

Incubo e gioia pervadono questa lirica che - come ha scritto un commentatore dell'800 - si apre in tono di «Magnificat» e finisce come un «De profundis». Le prime strofe raccolgono un «canto nuovo», cioè una celebrazione piena e perfetta della speranza, della fiducia in Dio che, come un padre, si china sulla sua creatura (v. 2) .Col v. 13 il tono muta, l'orizzonte diventa fosco, mali innumerevoli, «più dei capelli del capo», attanagliano l'orante. Il salmo diventa, allora, una supplica il cui testo (vv. 14-18) sarà riedito alla lettera nel Salmo 70. Ma anche nel lamento la fiducia non s'incrina perchè Dio si cura di chi è povero e solo (v. 18). Un'osservazione a margine: i vv. 7-9, che nell'originale ebraico sono una dichiarazione sul vero culto fatto di obbedienza («orecchi») e giustizia «legge»), sono stati applicati dalla Lettera agli Ebrei, secondo l'antica versione greca dei Settanta, al Cristo che obbedisce al Padre venendo nel mondo per la salvezza dell'uomo (10,4-7).

don GIOVANNI NICOLINI

Questa è una preghiera che veramente raccoglie in sè tutto il mistero della salvezza, e della comunione d'amore che nella vita nuova caratterizza l'orientamento di tutta la vita del credente, cioè di colui che è stato salvato e fa di tutta la sua esistenza una risposta radicale al dono di Dio. Le note delle bibbie sottolineano la diversità tra la prima parte del Salmo (vers.2-11) e la seconda (vers.12-18) che ha parole che ritornanno nel Salmo 69(70). Credo però importante per noi tenere strettamente collegate le due parti, per un motivo semplice e irrinunciabile, e cioè che chi è stato salvato e vive in pienezza la vita nuova, non per questo è esente dalle prove dell'esistenza. Anzi, in termini più profondi continua a sperimentare il bisogno di essere salvato sia dal suo peccato, sia da situazioni ed eventi dai quali solo il Signore lo può salvare.
I primi sei versetti sono appunto la memoria di quanto Dio ha operato per il Salmista, e di quale luminosità sia ora la vita di quest'ultimo. E' notevole l'espressione scelta dalla nuova versione italiana, che al ver.5 sottolinea come l'uomo "che ha posto la sua fiducia nel Signore, non si volge verso chi segue gli idoli", cioè è profondamente attento a non lasciarsi trascinare, magari dalla sua stessa esperienza di salvezza, ad adorare qualcosa che non è Dio, ma che magari ne è una manifestazione, o una via, o un umile servizio....
I vers.7-9, di grande rilievo, dicono la "risposta" del credente all'azione salvifica di Dio e alla vita nuova che gli ha donato. Si delinea qui il superamento, ma meglio si deve dire, il pieno adempimento del volto autentico degli antichi sacrifici prescritti dalla Legge. Essi sono sempre stati richiamati alla loro autenticità, quando la profezia ha ricordato ad Israele che i sacrifici sono graditi al Signore se e perchè esprimono l'atteggiamento profondo del cuore dell'offerente; altrimenti sono pura esteriorità e addirittura ipocrisia. Qui si dice che i sacrifici antichi diventano ora l'offerta profonda che l'offerente fa di se stesso: "Sacrificio e offerta non gradisci, gli orecchi mi hai aperto, non hai chiesto olocausto nè sacrificio per il peccato. Allora ho detto: ecco, io vengo..." Offerente e offerta sono una cosa sola! E' di assoluta importanza il testo di Ebrei 10,1-10, dove tutto questo viene riferito a Gesù e al suo sacrificio d'amore, anche per la variazione importante del testo greco di questo Salmo, che sostituisce l'espressione "gli orecchi mi hai aperto" con "un corpo mi hai preparato", appunto quel corpo che il Figlio offre al Padre per la nostra salvezza. E ciò come suprema obbedienza al Padre che gli chiede questo sacrificio d'amore (vers.8-9). E' quello che Gesù è venuto ad annunciare e a compiere nella grande assemblea di Israele e di tutte le genti (vers.10-11).
Per questo, i vers.12-18 possono diventare la nostra preghiera per domandare che anche noi, liberati dai nostri peccati e salvati dalla misericordia divina, possiamo essere partecipi dell'offerta d'amore di Gesù. "Io sono povero e bisognoso", ma "di me ha cura il Signore. Tu sei mio aiuto e mio liberatore: mio Dio, non tardare"(ver.18).

ROBERTO TUFARIELLO

Il salmo 39 ci faceva riflettere sulla vita e sulla morte. Quest'ultima incombe anche in questo salmo 40, nell'immagine di quel pozzo profondo e oscuro, o di quella palude nella quale si rischia di essere definitivamente sommersi: "Mi ha tratto da un pozzo di acque tumultuose, dal fango della palude"(v.3). Ma il Signore "trae fuori", solleva e stabilisce sulla roccia,
rende sicuri i passi... "Lode al nostro Dio"(v.4). – Ma qual'è la volontà divina, che l'orante è pronto a fare? In questo contesto, si tratta di proclamare la buona notizia: "annunciare la Sua giustizia", "non tener chiuse le labbra", "non nascondere la Sua giustizia, verità e salvezza", "non celare il Suo amore e la sua fedeltà"... Siamo in piena sintonia con il vangelo del Nuovo testamento, dove la volontà di Dio è che tutti diventiamo suoi figli e accediamo alla pienezza della vita (e non le disgrazie e gli inconvenienti della vita stessa, come a volte siano portati a pensare).

padre PAOLO BERTI francescano

Il salmo inizia con una lode a Dio per la liberazione da grandi difficoltà. E' una lode piena di giubilo, di forza, di annuncio della bontà del Signore. Il salmista è giunto ad una grande intimità con Dio, e Dio gli ha posto "sulla bocca un canto nuovo". Egli con uno sguardo lieto verso il futuro afferma che "molti vedranno e avranno timore e confideranno nel Signore". Egli crede che tutta la terra conoscerà il tempo della pace.
Egli presenta la beatitudine dell'uomo che rimane col Signore e "e non si volge verso chi segue gli idoli", di coloro che si credono autosufficienti e seguono così la menzogna. Il salmista nel suo giubilo ricorda le opere del Signore fatte a favore del suo popolo: "Quante meraviglie hai fatto, tu, Signore, mio Dio, quanti progetti in nostro favore".
Egli afferma che il culto a Dio non è una semplice ritualità, ma deve scaturire dal cuore, da un vero amore a Dio, che si esprime nell'obbedienza alla sua parola. Egli ha capito - "gli orecchi mi hai aperto" - come il culto al tempio, senza l'obbedienza del cuore, disgusta Dio: "Sacrificio e offerta non gradisci". "Gli orecchi mi hai aperto", è traduzione che legge l'ebraico "karatta", "forato", come "aperto". Questa lettura si collega a 1Samuele 9,15 e a Isaia 50,5 ed è stata promossa da autorevoli esegeti (Podechard e Dorme).
Ha capito perché ha ascoltato la Scrittura (Il rotolo del libro), e quindi ha obbedito alla Parola la quale lo ha illuminato sul vero culto da rendere a Dio. L'orecchio è organo dell'ascoltare, ma qui è pure simbolo dell'obbedire.
L'espressione "gli orecchi mi hai aperto", si trova con versione diversa nella traduzione greca detta dei LXX : "un corpo invece mi hai preparato". Questa versione è poi entrata nella lettera agli Ebrei (10,5), che dipende quanto a citazioni del Vecchio Testamento dalla traduzione dei LXX. La spiegazione di questa diversità va ricercata in una deficienza introdotta da un copista nel manoscritto, o più manoscritti di derivazione, a disposizione dei LXX, i quali dovettero superare l'incertezza letteraria con un pensiero teologico, affermando che nell'adorazione a Dio, nel vero culto a Dio, tutto l'uomo entra in gioco; il corpo deve essere sottomesso con decisa volontà ai comandamenti di Dio. I sacrifici, gli olocausti del tempio, sono un appello "al sacrificio, all'olocausto", di dominio del proprio corpo. Sulla base di questo pensiero teologico i LXX fecero la loro traduzione; e questa è entrata nella lettera agli Ebrei riguardo l'Incarnazione.
Il salmista ha letto che nella Legge (Il rotolo del libro) è comandato di fare la volontà di Dio, che è amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutte le forze; dunque non un culto dove sia assente il cuore, dove il senso non sia dominato, dove non ci sia obbedienza alla Parola, e non amore verso i fratelli. Egli dice: "su di me è scritto"; poiché "Il rotolo del libro" non chiede solo l'adesione della collettività, ma innanzi tutto l'adesione personale.
Fare la volontà di Dio è il desiderio intimo del salmista.
Egli nel giubilo non si dimentica del dovere di annunciare agli altri quanto Dio ha fatto per lui: "Non ho celato il tuo amore e la tua fedeltà alla grande assemblea".
E il suo giubilo scaturisce dall'umiltà; perciò non è euforia. Egli, umile, si dichiara colpevole davanti a Dio, e chiede a lui sostegno per sostenere e uscire dai mali che lo circondano: "La tua fedeltà e la tua grazia mi proteggano sempre, poiché mi circondano mali senza numero".
Anche se "povero e bisognoso", il salmista non dubita affatto che Dio ha cura di lui e perciò termina il salmo con un grande atto di fiducia: "Tu sei mio aiuto e mio liberatore: mio Dio, non tardare"

don LINO PEDRON

Il Salmo 40, vv. 7-10, è celebre nel NT perché la lettera agli Ebrei (10,5-6) lo pone sulle labbra di Gesù nel momento della sua entrata nel mondo. In ogni caso tutto questo cantico di rendimento di grazie si addice a Gesù, il Cristo. L'incredibile speranza in Dio (v. 2), l'essere tratto in alto dalla fossa della morte (v. 3), la lieta notizia dell'intenzione salvifica di Dio (vv. 10.12) sono tutti tratti che ritroviamo nel Cristo Gesù con perfezione incomparabile.

La seconda parte del salmo mostra al cristiano in preghiera un sofferente, un "umiliato e povero" che nei suoi tratti essenziali prefigura Gesù, l'uomo dei dolori. Anch'egli sulla soglia della morte invocò l'aiuto del Padre e pensò nello stesso tempo alla consolazione e alla gioia che avrebbe donato ai suoi con la sua morte e risurrezione

PADRI DELLA CHIESA

v.3"Quelli che vogliono vedere nella Scrittura solo il senso letterale, possono dirmi quale vantaggio c'è a stare in piedi su una roccia materiale e perché dovrei rendere grazie? Noi invece affermiamo che chi pronuncia queste parole è stato costituito in una perfezione invisibile e indefettibile dalla Verità. Ma che cos'è questa roccia? Impariamolo da san Paolo: la roccia era il Cristo (1Cor 10,4): questa roccia è la stabilità di tutte le cose, pietra scelta e posta a fondamento di Sion da Dio; su di essa noi tutti siamo edificati come dimora spirituale, come tempio santo, come dimora di Dio nello Spirito (1Pt 2,4 ss). Non solo siamo stati solidamente costruiti sulla pietra della fede cristiana, ma ci è stato insegnato a camminare rettamente, perché non seguissimo sentieri tortuosi, come in passato; siamo stati tirati fuori dal fango" (Origene).

 

 vv. 7-9 "Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato" (Eb 10,5). Questo è detto in riferimento alla persona di Cristo che ha assunto il nostro corpo mortale per avere la materia da offrire per noi. Allora disse: "Ecco vengo"; questo fu il tempo in cui i segni scomparvero e venne la Verità. Dove sono i sacrifici del popolo ebraico? Sono passati, non esistono più nella chiesa del Cristo, perché è venuto colui che i sacrifici prefiguravano" (Rabano Mauro).

 

Dossologia

A te, Cristo, inviato da Dio
per redimere uomini e cose,
di giustizia tu altare e vittima,
il nostro inno di grazie e di lode.

Preghiera

Padre, così ti prega lo stesso tuo Figlio: «Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, ne olocausti per il peccato; un corpo invece mi hai preparato; allora ho detto:
Ecco, io vengo - poiché di me sta scritto nel Libro - per fare, o Dio, il tuo volere».
Padre, sia questa preghiera lo scudo delle nostre infedeltà. Amen.

 

 

 

 

Inserito da  Martedì, 19 Agosto 2014 Letto 1538 volte Ultima modifica il Martedì, 19 Agosto 2014
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