Salmo 41

Preghiera di un malato abbandonato

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I mali mi contano in faccia

Itinerario del salmo uguale all'itinerario della vita? Dalla gioia e dalla speranza, dopo avere attraversato l'area oscura del male; ecco l'approdo alla pienezza dell'amore. Ma altri ancora più compiutamente ha scritto: «Gli stoici dicono: rientrate in voi stessi;è qui che troverete la vostra quiete. E ciò non è vero. Altri dicono: Uscite al di fuori; cercate la felicità divertendovi. E ciò non è vero. Vengono le malattie. La felicità non è ne fuori di noi, ne dentro di noi; è in Dio, e fuori e dentro di noi» (Pascal, Pensieri, n. 391).

 

1 Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.
2 Beato l'uomo che ha cura del debole:
nel giorno della sventura il Signore lo libera.
3 Il Signore veglierà su di lui,
lo farà vivere beato sulla terra,
non lo abbandonerà in preda ai nemici.
4 Il Signore lo sosterrà sul letto del dolore;
tu lo assisti quando giace ammalato.
5 Io ho detto: «Pietà di me, Signore,
guariscimi: contro di te ho peccato».
6 I miei nemici mi augurano il male:
«Quando morirà e perirà il suo nome?».
7 Chi viene a visitarmi dice il falso,
il suo cuore cova cattiveria
e, uscito fuori, sparla.
8 Tutti insieme, quelli che mi odiano
contro di me tramano malefìci,
hanno per me pensieri maligni:
9 «Lo ha colpito una malattia infernale;
dal letto dove è steso non potrà più rialzarsi».
10 Anche l'amico in cui confidavo,
che con me divideva il pane,
contro di me alza il suo piede.
11 Ma tu, Signore, abbi pietà, rialzami,
che io li possa ripagare.
12 Da questo saprò che tu mi vuoi bene:
se non trionfa su di me il mio nemico.
13 Per la mia integrità tu mi sostieni
e mi fai stare alla tua presenza per sempre.
14 Sia benedetto il Signore, Dio d'Israele,
da sempre e per sempre. Amen, amen.

COMMENTI

RAVASI

«Contro di te ho peccato, risanami!»: questa supplica presente nel v. 5 rivela il senso ultimo del salmo, quello di essere la preghiera di un malato che vede nella sua sofferenza -secondo il ben noto binomio delitto- castigo -la pena per un peccato. Ma l'originalità del lamento è soprattutto nell'accesa evocazione della solitudine e dell'ostilità che l'infermo in modo palpabile avverte attorno al suo letto. Sembra quasi che un'accolta di corvi o un branco di sciacalli si sia dato appuntamento presso il salmi sta per piombare su di lui appena «la peste infernale» lo avrà liquidato. Ma, con amara sorpresa, tra quei volti ostili egli vede anche quello di un amico: «l'amico col quale dividevo il mio pane» ora leva aggressivamente il piede per schiacciarlo (v. 10). In quel volto Gesù, alle soglie della sua morte, vede Giuda, l'amico traditore: «Non parlo di tutti voi; conosco quelli che ho scelto. Ma si deve adempire la Scrittura: Colui che mangia il pane con me, ha levato contro di me il suo calcagno» (Giovanni 13,18). Un'osservazione a margine del testo: la benedizione del v. 14 è un'aggiunta giudaica posteriore per concludere il primo dei cinque libri in cui si era allora convenzionalmente diviso il S

padre PAOLO BERTI francescano

L'orante, gravemente infermo, dichiara subito quanto sia grande l'opera di carità verso un infermo: "Beato l'uomo che ha cura del debole". Il pietoso soccorritore sarà aiutato in tutto da Dio e quando sarà anche lui ammalato e sofferente avrà sollievo dal Signore.
La preghiera non può innalzarsi a Dio omettendo il riconoscimento delle proprie colpe, così l'orante le presenta umilmente a Dio, mentre invoca di riavere la salute.
La situazione dell'orante è drammatica poiché i suoi nemici, vedendolo in grave situazione, si sentono forti su di lui e non vedono l'ora che muoia e si dissolva il ricordo di lui: "Quando morirà e perirà il suo nome".
Alcuni lo vanno a trovare, ma non per dargli sollievo, bensì per vedere la sua disgrazia. Essi dicono parole di convenienza; false perché vi è assente il cuore. Anzi nel loro cuore accumulano malizia, migliorando la capacità di finzione. Poi uscendo fuori sparlano, si abbandonano alla diffamazione. Il salmista guarda ad una persona in particolare, poiché procede usando il singolare.
I suoi nemici hanno stabilito un'intesa d'odio contro di lui: "Tutti insieme, quelli che mi odiano contro di me tramano malefici".
E' anche tradito dall'amico più caro, dal quale sperava conforto: "Anche l'amico in cui confidavo, che con me divideva il pane, contro di me alza il suo piede".
Alzare il calcagno su di un uomo era il segno del vincitore sul vinto.
L'oltremodo sofferente, tuttavia, non cade nella disperazione, ed esprime la sua fiducia in Dio, la sua preghiera di essere guarito. Nella sua guarigione starà la vittoria contro quelli che ora si attendano che cada nella disperazione e da questa sia sbranato. In questo lui li ripagherà: "Signore, abbi pietà, rialzami, che io li possa ripagare".
Il sofferente si dichiara colpevole davanti a Dio di peccati del passato, ma ora è integro e avverte bene il soccorso di Dio, che non lo fa cadere nella disperazione: "Per la mia integrità tu mi sostieni". Egli non è un rigettato da Dio, poiché, aiutato da Dio, può stare alla sua presenza, e questo sarà per sempre, fino al sempre eterno del cielo.
Il salmista termina il suo canto con un'esclamazione di lode a Dio fedele alla sua alleanza da sempre e per sempre: "Sia benedetto il Signore, Dio d'Israele, da sempre e per sempre".

don LINO PEDRON

La citazione del verso 10 fatta da Gesù a proposito di Giuda ha reso questo salmo un testo classico della riflessione cristiana.

Il salmo si apre con una beatitudine: "Beato l'uomo che ha cura del debole". Il giusto caritatevole non sarà abbandonato alla brama dei suoi avversari. Sarà ricompensato proprio quando sperimenterà lui la sofferenza che ha lenito agli altri. Il salmista vuole accampare le sue passate opere di misericordia per ottenere ora il sollievo da Dio. Solo in Dio si ottiene la pace e la serenità, senza, per questo, narcotizzare lo spirito.

"Gli stoici dicono: Rientrate in voi stessi; è lì che troverete la vostra quiete. E ciò non è vero. Gli altri dicono: Uscite al di fuori; cercate la felicità, divertendovi. E ciò non è vero. Vengono le malattie. La felicità non è né fuori di noi né dentro di noi; è in Dio, e fuori e dentro di noi" (B. Pascal).

Il salmista, nella sua malattia, ha sperimentato sulla propria pelle la ben nota insensibilità del prossimo, ma ha avuto anche una prova diretta della misericordia di Dio.

Il vangelo di Giovanni (13,18) riferisce a Giuda il v. 10 di questo salmo. Il salmista addita al cristiano la passione del Signore, ma soprattutto la potenza dell'amore di Dio che ha operato la salvezza. La parola di Gesù: "Beati i misericordiosi" (Mt 5,7) si è realizzata in lui nel modo più splendido e attende di realizzarsi ogni giorno nella vita del cristiano.

L'ANGOLO DELLA SAPIENZA

Il Salmo di oggi è un chiaro invito alla carità: infatti, aver cura dell'uomo debole ha molteplici significati. Esso non riguarda solamente il caso dell'ammalato che ha bisogno di cure, ma riguarda tutti i casi in cui un uomo ha bisogno di aiuto come quell'uomo che fu soccorso dal Buon Samaritano nella parabola di Gesù. Ecco, proprio la parabola del Buon Samaritano racchiude il concetto di quest'espressione utilizzata da Davide nel Salmo odierno: beato l'uomo che avrà cura dell'uomo debole esattamente come Gesù esalta la figura del Buon Samaritano perchè ha amato il prossimo come sé stesso, mostrando che cosa significa la carità.
La nostra Chiesa è ricca di esempi che confermano quest'aspetto: possiamo senza dubbio affermare che l'intero popolo cristiano si distingue proprio per la sua carità gratuita che lo porta sempre a soccorrere l'uomo debole, l'uomo che ha bisogno di cure, l'uomo che ha bisogno di attenzione.
Davide chiama dunque beato l'uomo caritatevole e prevede per lui la buona sorte, anche nella malattia perchè Dio non lascerà solo colui che ha amato, colui che ha donato sé stesso per gli altri: lo sosterrà, gli darà la forza per sopportare il dolore. E quale esempio più grande di quello di San Pio da Pietrelcina: egli ha convissuto con la malattia per tutto il corso della sua esistenza. Eppure, Dio era con lui e lo ha sostenuto ogni giorno, ogni ora, ogni minuto e ogni secondo della giornata; mai San Pio è stato lasciato dallo Spirito di Dio e in questo modo, egli ha potuto sopportare il dolore ponendo sé stesso come vittima di espiazione in similitudine con Cristo.

Nella seconda parte del Salmo, torna il tema ricorrente della difesa dal nemico: Davide chiede a Dio protezione contro il nemico che l'accerchia e che trama il male contro di lui. Noi oggi possiamo ben porre un'analogia tra questo nemico ideato da Davide e il maligno che ci tormenta e che tenta di ingannarci in ogni momento, per sospingerci alla ribellione a Dio. Satana rappresenta il nostro nemico e Dio rappresenta il nostro rifugio, la nostra fortezza contro i suoi attacchi: esattamente come Davide, anche noi dobbiamo ricorrere a Dio, richiedere a gran voce la Sua divina protezione per farci trionfare sul nostro nemico e per darci la forza di controbattere i suoi attacchi.
In ultima analisi è incredibile il versetto 10: ad una lettura attenta, non sfugge neanche qui un richiamo alle vicende legate al Messia, cioè a Gesù Cristo. Infatti, il versetto sembra rappresentare il tradimento che subirà Gesù dall'amico in cui confidava e cioè da Giuda Iscariota. Giuda ha condiviso tutto il periodo di predicazione di Gesù, dividendo il pane con Lui e ogni sorta di sentimento: ma poi, fu rapito dal maligno e tradì il Messia. Ecco prender forma il versetto 10: infatti, come fu reso noto il traditore? Gesù disse: "E' colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò."

In conclusione, l'aspetto principale che oggi sottolineiamo è la carità. Accogliamo l'invito ad essere caritatevoli e ad amare il prossimo come Gesù ci ha chiamato a fare!

don GIOVANNI NICOLINI

Sono spiacevolmente sorpreso che nessuna delle nostre bibbie metta in nota almeno una perplessità circa la traduzione italiana del ver.2. Infatti tutte le versioni originali e tutte quelle tradotte dalla fonte ebraica e da quella greca, sono concordi nel proclamare la beatitudine dell'uomo "che ha la sapienza del povero". Girolamo traduce dall'ebraico: "...qui cogitat de paupere" e la versione dal greco rende con "Beatus qui intelligit super egenum et pauperem". Il grande commento di S.Agostino parla diffusamente di questa "sapienza", che coglie nel povero, nel piccolo, nel malato, nell'affamato...il segno del Figlio di Dio che tale si è fatto entrando nella carne e nella storia dell'umanità. Nel suo bel commento ai riti della Settimana Santa nella Chiesa d'Oriente, Suor Maria di Monteveglio sottolinea come il verbo usato nella versione greca esprima in modo altamente efficace il senso di una "sapienza" che è frutto dell' "essere con". Una Sapienza tratta dalla consuetudine di un legame profondo con i poveri e con il mistero del Povero.
Chi di questo è sapiente, non solo si prende cura del povero, ma tale diventa, proprio come Gesù dice a proposito dei "piccoli", dei bambini: chi li accoglie, accoglie il Signore stesso,e come bambini bisogna diventare per entrare nel regno dei cieli. Nelle vicende della sua stessa povertà, il Salmista si incontrerà con il Signore proprio attraverso la sua personale vicenda di ammalato (ver.4) e di peccatore (ver.5). Dovrà patire la stessa aggressività cattiva che Gesù subisce e sopporta nella sua Passione. E dovrà incontrarsi anche con il dramma del tradimento dell'amico, che Gesù afferma citando proprio questo Salmo in Giovanni 13,18.
Termina così il nostro bel cammino in quella che secondo la tradizione ebraica è la prima delle cinque grandi raccolte del Salterio. E termina con questa evocazione forte della Pasqua di Gesù della grande opera della salvezza che Gesù dona all'umanità con il suo sacrificio d'amore.

CELINA

"tu lo assisti quando giace ammalato."
Ho letto che è possibile tradurre la fine di questo versetto 4 con "cambi tutto il suo letto nella sua malattia". E' il verbo del cambiare, cambiare completamente, rivoltare. L'abbiamo incontrato anche nel Salmo 29/30: "Hai mutato il mio lamento in danza, mi hai tolto l'abito di sacco, mi hai rivestito di gioia" (Sal 29/30,12). Anche là era un grido estremo dell'uomo vicino alla morte: "Quale guadagno dalla mia morte, dalla mia discesa nella fossa?" (Sal 29/30,10). Anche quello un Salmo pasquale come quello di oggi.
Pregando sull'attesa e la speranza che Lui possa mutare questo letto di dolore e di morte,
mi sono tornate in mente le parole della sposa del Cantico: "Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l'amore dell'anima mia" (Ct 3,1)
Forse è il Suo essere con noi, è il Suo avere condiviso fino alla fine il dolore dell'umanità a mutare ogni letto di infermità in luogo di incontro con Lui, nostro Sposo, e di celebrazione dell'offerta d'amore.

 

Dossologia

Nello Spirito a te ogni gloria:
pure tu hai cercato un amico,
dolce Cristo, e non l'hai trovato,
solo il Padre non ti ha mai tradito.

Preghiera

Nel giorno dell'angoscia e dell'abbandono quando anche gli amici ci volgono le spalle, donaci, Padre, la tua fedele protezione, perchè, sostenuti dalla presenza dello Spirito possiamo percorrere senza incertezze il cammino che Gesù Cristo, tuo Figlio, ci ha indicato. Amen.

 

 

Inserito da  Martedì, 19 Agosto 2014 Letto 1897 volte Ultima modifica il Domenica, 27 Settembre 2015
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