Salmo 43

Desiderio del Tempio di Dio

il Tempio di Dio

SALIRÒ ALL'ALTARE DI DIO

Varcare la soglia del tempio, Signore, non è già un entrare nell'eterno? Cercare di vivere la tua Shekinah, non è anche per noi rischiare l'esperienza del rovo in fiamme? Dio della mia allegria, fai della stessa mia vita il tuo rogo che arde e non si consuma.

 

1 Fammi giustizia, o Dio,
difendi la mia causa contro gente spietata;
liberami dall'uomo perfido e perverso.
2 Tu sei il Dio della mia difesa:
perché mi respingi?
Perché triste me ne vado,
oppresso dal nemico?
3 Manda la tua luce e la tua verità:
siano esse a guidarmi,
mi conducano alla tua santa montagna,
alla tua dimora.
4 Verrò all'altare di Dio,
a Dio, mia gioiosa esultanza.
A te canterò sulla cetra,
Dio, Dio mio.
5 Perché ti rattristi, anima mia,
perché ti agiti in me?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo,
lui, salvezza del mio volto e mio Dio.

COMMENTI

RAVASI

Il levita relegato nell'alta Galilea attende con fiducia l'intervento di Dio che invierà i suoi due messaggeri, la Verità e la Luce (v. 3). Essi prenderanno per mano l'orante esiliato e lo condurranno verso Sion, verso l'altare di Dio ove il fedele riprenderà il suo servizio liturgico nel canto e nella danza. In crescendo, risuona per l'ultima volta (v. 5) l'antifona che già era stata cantata due volte nel Salmo 42 (vv. 6.12): ora le sue parole stanno per attuarsi perche Dio, dopo la prova, si sta per mostrare come «salvezza del volto», cioè come gioia e come luce. Il brano del Salmo 43 è stato usato dalla tradizione cristiana come preghiera d'ingresso alla liturgia eucaristica: «Introibo ad altare Dei. ..Salirò all'altare di Dio».

don GIOVANNI NICOLINI

Questo Salmo viene considerato un prolungamento del precedente. Oggi sembra più affermata la relazione tipica e profonda tra Dio e i suoi figli: la salvezza da un nemico più forte che solo Dio può scacciare. Al ver.1 tale nemico viene qualificato come "gente spietata", e si può riconoscere nelle grandi potenze che di tempo in tempo invadono e opprimono il piccolo Popolo del Signore. Ma può trattarsi anche di una cultura radicalmente avversa alla fede di Israele, o di una religione idolatrica cui il credente non vuole acconsentire. L'espressione "liberami dall'uomo perfido e perverso", può essere inteso nello stesso senso, ma, senza cedere a intimismi, può anche significare quel "nemico" che ognuno trova nella sua stessa persona, pensiero o passione che lo domina e che gli impedisce la comunione con Dio libera e di pace. La preghiera diventa domanda provocatoria rivolta a Dio (ver.2), quando Egli sembra assente dalla lotta e dalla tribolazione del credente, che si trova "oppresso dal nemico". Questo "Nemico" assume con Gesù la sua più profonda fisionomia. Non è più un nemico in carne e ossa – quello contro il quale si sono fatte e si vogliono fare le crociate! – ma è l'avversario della nostra comunione con i Signore e tra noi, è il "diavolo", cioè colui che ci accusa davanti a Dio giorno e notte. È il "signore" del male e della morte che Gesù è venuto a scacciare dai nostri cuori. E' quel "Male" che ognuno di noi conosce e sperimenta come più forte di noi, e da cui solo il Signore ci può liberare. E' il nostro "Egitto" più profondo, quello di cui l'antica schiavitù dei padri in Egitto era immagine e profezia..
Ma Dio manda la sua luce e la sua verità: Gesù! E' Lui che ci conduce alla "santa montagna" e alla "dimora" del Padre. Così, in Gesù, possiamo ascoltare il ver.3. Del ver.4 la versione "greca" ci dà una variante rispetto al testo ebraico che noi abbiamo nella traduzione italiana, e ci comunica una nota che non si prevedeva, e cioè la "giovinezza" di chi sta pregando il Signore. Dice: "Mi accosterò all'altare di Dio, al Dio che rallegra la mia giovinezza". Nel Salmo precedente si poteva pensare ad un anziano che, come abbiamo visto al ver.5, sembra ricordare un passato felice ormai lontano.
Il Salmo si chiude con una ripresa del dialogo tra l'orante e la sua anima, e con l'invito ad uscire dalla tristezza e ad entrare nella speranza.

ROBERTO TUFFARIELLO

Siamo particolarmente affezionati a questi versetti: sono stati ripetuti per secoli (dal Concilio di Trento in poi, credo) dal sacerdote prima di salire all'altare per la celebrazione eucaristica. "Introibo ad altare Dei". "Ad Deum qui laetificat juventutem meam"... – Tra le varie, dense espressioni, colpisce quella preghiera: "Manda la tua luce e la tua verità"(v.3). Alcune Bibbie mettono in maiuscolo i due termini, Verità e Luce; sono considerate, infatti, due personificazioni, due inviati di Dio, che devono condurre l'orante al monte santo, al tempio e all'altare: di nuovo unito al suo Salvatore. Per noi – come ha accennato don Giovanni – Verità e Luce sono Gesù...

PERFETTA LETIZIA (di Padre PAOLO BERTI -francescano)

Questo salmo pare una sola cosa con il 41, ma la situazione che presenta è diversa. Là un deportato, qua un uomo incriminato da gente iniqua, che domanda a Dio giustizia, difesa per la sua causa.
Le cose per lui precipitano e gli pare di essere rifiutato da Dio. Egli perciò si sottopone ad esame e invoca luce e verità per un vero pellegrinaggio alla "santa montagna", e agli altri santuari del paese: "Mi conducano alla tua santa montagna, alla tua dimora.". Per noi il monte santo e le tue dimore sono le chiese dove di celebra l'Eucaristia.
Egli giungerà all'altare di Dio rinnovato nel cuore e sarà inondato di gioia: "A te canterò con la cetra, Dio, Dio mio". In questa ferma speranza egli dice a se stesso di non cedere alla tristezza e allo sconforto.

don LINO PEDRON

Questo quadro duro e fosco forse conserva l'eco delle scene di un Israele esule e beffeggiato a Babilonia. Il passato felice e amoroso di un Dio e del suo fedele sembra svanito per sempre. Il ricordo nostalgico diventa, allora, più struggente. Nel v. 5 appare in un'aura di sogno e di passione il profilo meraviglioso del tempio e della sua liturgia. Questo canto del ricordo è intriso di tanta malinconia.

Lo schema dei Sal.42- 43 può essere letto anche come una metafora dell'intera vicenda umana e della speranza cristiana. La prima tappa è il paradiso perduto, la distanza e l'allontanamento da Dio; ad essa succede lo squallore dell'uomo espulso e coinvolto nelle contraddizioni del presente, la cui fede è continuamente messa in crisi dal mondo; ma non c'è una meta che ci sostiene nel cammino terreno: è il ritorno alla Gerusalemme celeste e alla sua liturgia.

DIMENSIONE SPERANZA

Uno sfogo filiale e confidenziale caratterizza tutto il salmo, nella accorata invocazione e nella sommessa contestazione del popolo di Dio. La consapevolezza e la reciprocità di un amore irreversibile – l'Alleanza – consentono atteggiamenti ed espressioni del genere che, ben lungi dal suonare irriverenza, rivelano, anzi, l'autenticità, amicizia, certezza di ascolto e di comprensione, fiducia assoluta nell'amore. È un salmo che si dovrebbe recitare in ginocchio, con lo sguardo fisso in lui, in adorazione.

Da preghiere come questa il popolo di Dio, sia nell'Antico sia nel Nuovo Testamento, ha attinto la forza di sopravvivere alle lacerazioni e alle persecuzioni, i martiri si sono lasciati "consegnare come pecore da macello".

Persone sconosciute alla storia hanno, in silenzio, realizzato, ed anche ora realizzano, la loro risposta all'amore.

La frase del Nuovo Testamento cui puoi fare riferimento è:

Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto: "Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello".

Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati.

Rm 8, 35-37

 Dossologia

E giovinezza e grazia ancora,
Iddio, rinnova a ognuno che osi
la propria croce e l'altrui portare
in dura e umile ascesa agli altari
trasfigurando nel canto ogni pena.

Preghiera

Essere tristi è segno di te, o Signore,
un segno che ci manchi;
e noi neppure lo sappiamo;
la mancanza di gioia
è segno della tua assenza;
uomini o chiese senza gioia
sono uomini e chiese senza di te, Signore;
Dio, fonte della gioia,
guida i nostri passi sulla tua via,
perché possiamo giungere dove tu ci attendi,
e là finalmente cantare
solo canti di gioia.
Amen.

Dio infinitamente buono, che in ogni tempo hai compiuto cose mirabili per il tuo popolo, perché lo amavi, non nascondere il tuo volto alla tua Chiesa che sta soffrendo: destati, non ci respingere, salvaci per la tua misericordia.

 

 

 

 

 

 

 

Inserito da  Giovedì, 11 Settembre 2014 Letto 1646 volte Ultima modifica il Giovedì, 11 Settembre 2014
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