Salmo 44

Il popolo di Dio nella sventura

Gesù dorme

PERCHÈ DORMI, SIGNORE?

«Perché dormi?», così mormora o grida il negro dell'intero continente,
e così dall'altro intero continente gridano Campesinos e Indios.
«Perche dormi?», è il vento che si alza da tutto un oceano di poveri...
«Perché dormi, Signore?» e ti sei dimenticato del tuo Verbo,
Padah, il «Liberare» che è tutta la tua essenza,
per cui ti crediamo e ti adoriamo come unico vero nostro Dio?

 

1 Al maestro del coro. Dei figli di Core. Maskil.
2 Dio, con i nostri orecchi abbiamo udito,
i nostri padri ci hanno raccontato
l'opera che hai compiuto ai loro giorni,
nei tempi antichi.
3 Tu, per piantarli, con la tua mano hai sradicato le genti,
per farli prosperare hai distrutto i popoli.
4 Non con la spada, infatti, conquistarono la terra,
né fu il loro braccio a salvarli;
ma la tua destra e il tuo braccio e la luce del tuo volto,
perché tu li amavi.
5 Sei tu il mio re, Dio mio,
che decidi vittorie per Giacobbe.
6 Per te abbiamo respinto i nostri avversari,
nel tuo nome abbiamo annientato i nostri aggressori.
7 Nel mio arco infatti non ho confidato,
la mia spada non mi ha salvato,
8 ma tu ci hai salvati dai nostri avversari,
hai confuso i nostri nemici.
9 In Dio ci gloriamo ogni giorno
e lodiamo per sempre il tuo nome.
10 Ma ora ci hai respinti e coperti di vergogna,
e più non esci con le nostre schiere.
11 Ci hai fatto fuggire di fronte agli avversari
e quelli che ci odiano ci hanno depredato.
12 Ci hai consegnati come pecore da macello,
ci hai dispersi in mezzo alle genti.
13 Hai svenduto il tuo popolo per una miseria,
sul loro prezzo non hai guadagnato.
14 Hai fatto di noi il disprezzo dei nostri vicini,
lo scherno e la derisione di chi ci sta intorno.
15 Ci hai resi la favola delle genti,
su di noi i popoli scuotono il capo.
16 Il mio disonore mi sta sempre davanti
e la vergogna copre il mio volto,
17 per la voce di chi insulta e bestemmia
davanti al nemico e al vendicatore.
18 Tutto questo ci è accaduto
e non ti avevamo dimenticato,
non avevamo rinnegato la tua alleanza.
19 Non si era vòlto indietro il nostro cuore,
i nostri passi non avevano abbandonato il tuo sentiero;
20 ma tu ci hai stritolati in un luogo di sciacalli
e ci hai avvolti nell'ombra di morte.
21 Se avessimo dimenticato il nome del nostro Dio
e teso le mani verso un dio straniero,
22 forse che Dio non lo avrebbe scoperto,
lui che conosce i segreti del cuore?
23 Per te ogni giorno siamo messi a morte,
stimati come pecore da macello.
24 Svégliati! Perché dormi, Signore?
Déstati, non respingerci per sempre!
25 Perché nascondi il tuo volto,
dimentichi la nostra miseria e oppressione?
26 La nostra gola è immersa nella polvere,
il nostro ventre è incollato al suolo.
27 Àlzati, vieni in nostro aiuto!
Salvaci per la tua misericordia!

COMMENTI

RAVASI

Ecco la prima preghiera nazionale che incontriamo nel Salterio. Si tratta di una lamentazione che getta una luce torva sul presente tragico di Israele (vv. 10-23). La nazione santa è coperta di vergogna, le sue armate sono in rotta, il territorio è devastato, si succedono i massacri, si moltiplicano le umiliazioni e le deportazioni, il popolo è venduto come schiavo, si prepara il grande olocausto finale. Potente è 1 'immagine del v. 26: «Siamo costretti a morder la polvere, coi nostri ventri distesi a terra». Di fronte a questa tragedia si leva una duplice preghiera. Da un lato si evoca il passato glorioso (vv. 2-9): nel Credo Israele continua a professare le grandi azioni salvifiche, soprattutto la liberazione esodica dalla schiavitù faraonica. Questa fede nel Dio liberatore è speranza per il presente amaro. D'altro lato la preghiera si fa appello-ultimatum aDio (vv. 24-27). Le parole sono quasi provocatorie, scagliate contro un Dio che sembra dormire, lontano dall'urlo disperato degli oppressi: «Perche dormi, o Dio e Signore? Destati e prendi ancora a vegliarci!» (v. 24).

don GIOVANNI NICOLINI

In questa grande preghiera Israele celebra la sua storia come tutta scaturita da Dio: sia il passato, e tutto quello che Egli ha operato di buono e di grande, sia il presente, nel quale il popolo si constata abbandonato dal suo Signore. Il "confronto" tra passato e presente è caratteristica forte della preghiera d'Israele, perché è proprio la memoria delle meraviglie del passato a generare la supplica per il suo intervento in un presente segnato dall'abbandono e dalla prova.
Dio agisce nella storia e quindi anche la preghiera del suo popolo è fortemente immersa nella storia. Il ver.2 celebra la comunione con Dio come memoria delle meraviglie da Lui operate: così la Parola che viene trasmessa di generazione in generazione è nello stesso tempo preghiera di lode a Dio per le sue opere. Grande e severo è il compito di ogni generazione di trasmettere ai figli quello che i padri hanno a loro volta ricevuto.
Mentre tutti gli altri popoli si autocelebrano nelle loro memorie, nella sua memoria Israele celebra Dio, perché da Lui proviene ogni impresa. E' Lui che ha dato in eredità la "Terra" scacciando i popoli che la occupavano. Israele non ha quindi glorie di cui vantarsi: tutto è a gloria di Dio. Se ci può essere un "merito" di Israele, questo si colloca dove oggi può dire: "Nel mio arco non ho confidato, la mia spada non mi ha salvato"(ver.7), "ma Tu ci hai salvati dai nostri avversari, hai confuso i nostri nemici"(ver.8). Per questo, ogni giorno il popolo non si gloria di se stesso, ma solo di Dio, come dice il ver.9.
"Ma ora": dal ver.10, ecco il grande lamento e la grande recriminazione di Israele verso il suo Signore! Perché li ha abbandonati? Perché non interviene? E qui Israele rivendica con coraggio anche una sua "non-colpevolezza" ai vers.18-19; e i vers.21-22 affermano che Dio stesso, se ci fosse stata nel popolo qualche segreta infedeltà, lo avrebbe certamente scoperto. Dunque, "perché"? Qui per noi poveri discepoli peccatori di Gesù è importante considerare come il ver.23 viene ripreso dall'Apostolo Paolo nella Lettera ai Romani 8,36. Qui la domanda angosciata che le generazioni di Israele si sono trasmesse lungo la loro storia benedetta e tribolata trova la risposta in Gesù e in coloro che Gesù ha chiamati a Sé! Vi sarà di grande consolazione e commozione riprendere questo testo appunto in Romani 8,31-39. Là, la grande tribolazione di Israele viene assunta nel mistero dell'amore di Dio rivelato e manifestato da Gesù. Di quell'amore siamo chiamati anche noi a partecipare! E a cogliere nella Croce del Signore la grande strada verso la pienezza della vita e della comunione.

ROBERTO TUFFARIELLO

Che bella preghiera! E'un grido che viene dal profondo, dall'animo provato e angosciato, mentre il Signore tace o è assente (quante volte nella storia personale e in quella universale): "Svégliati! Perché dormi, Signore?/ Déstati, non respingerci per sempre!/ Perché nascondi il tuo volto,/ dimentichi la nostra miseria e oppressione?"(vv.24-25). – Un primo elemento di conforto: il Signore sa, conosce bene le nostre fatiche e ferite: "lui che conosce i segreti del cuore"(v.22). Ma soprattutto quelle due parole del v.4: "perché tu li amavi". Contengono tutta la rivelazione dell'Antico e del Nuovo Testamento: li amava e li ama, ci amava e ci ama...

don LINO PEDRON

Scrive A. Hamman: "All'inizio del 397, s. Ambrogio, ormai debole, dettò il commento al Sal 44. Giunto al v. 24, scrisse: "È duro trascinare così lungamente un corpo già avvolto nelle ombre della morte. Sorgi, dunque, Signore, perché dormi? Mi respingerai per sempre?". Queste furono le sue ultime righe. L'uomo è tutto raccolto in questo ultimo grido che è una preghiera"

Questo salmo è l'esempio tipico di supplica collettiva di un popolo oppresso dal nemico. Da esso sale l'antico e costante respiro di dolore degli ebrei perseguitati attraverso tutti i secoli.

Il salmo è la preghiera degli oppressi di tutti i tempi.

Nella rilettura cristiana, sotto la figura collettiva di Israele del Sal 44 si è fatto profilare il Giusto per eccellenza, il Cristo, che "in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce" (Eb 12,2). La prova non è necessariamente segno di reiezione e di frattura del legame di alleanza con Dio. Il dolore può essere persino l'autenticazione dell'alleanza e non ci deve far pensare a un Dio "addormentato" o indifferente. S. Agostino nelle Confessioni pregava: "Dio buono e onnipotente, tu vegli su ciascuno di noi come se tu non dovessi vegliare che su di lui, su tutti come su ciascuno" (III,11).

PERFETTA LETIZIA (di P. Paolo Berni)

Il salmista si rivolge a Dio all'interno della sua appartenenza al popolo di Dio. Il salmo fu scritto nel tempo dell'esilio, ma c'è chi dice che dal versetto 18 si ha un'aggiunta fatta al tempo della persecuzione di Antioco Epifanie IV (c. 175 a.C).
Il salmista si rivolge a Dio ricordando la storia di grandezza del suo popolo, vincitore, per iniziativa d Dio, di molti popoli, dei quali occupò i territori.
Egli ha lottato di recente contro i nemici in una lotta di resistenza e può testimoniare personalmente che la vittoria non gli era venuta perché aveva confidato nel suo arco o nella sua spada.
Ma la situazione all'improvviso è mutata e gli avversari hanno il sopravvento. Il salmista con brevi note presenta la catastrofe che si è abbattuta sul suo popolo. I guerrieri sono fuggiti. I prigionieri sono stati spogliati di tutti i loro beni e legati sono stati condotti in schiavitù in mezzo alle nazioni.
Tutto ciò repentinamente; tanto che il salmista dice che Dio si è sbarazzato del suo popolo. Come quando uno vuol liberarsi di una cosa non perde tempo nella contrattazione: "Hai svenduto il tuo popolo per una miseria, sul loro prezzo non hai guadagnato". I popoli confinanti sono felici di quella immane disgrazia e "scuotono il capo", a segno di ironia, di affermazione che avevano ragione loro, perché il Dio d'Israele non valeva i loro dei (ora si affermerebbe la supremazia del denaro, del potere). Scuotono il capo come diniego, come disprezzo, come sfoggio di sapienza.
Il salmista procede presentando a Dio che non "avevamo dimenticato, non avevamo rinnegato la tua alleanza". Il salmista fa parte dell'eredità della riforma di Giosia (2Re 22,1) di un gruppo fermo nel non voltare indietro il cuore, cioè nel non guardare all'Egitto come ad un alleato. Molto probabilmente qui si tratta del primo gruppo di deportati col re Ioiachin (Ieconia); sarebbero, nonostante Ioiachin, "il canestro di fichi buoni" di cui parla Geremia (24,1s). Così Gerusalemme non era stata ancora distrutta.
Il salmista non sa capacitarsi degli avvenimenti e grida a Dio che si svegli. Ma la realtà, che il salmo non presenta, è che c'è un cammino di espiazione per il popolo che coinvolge anche l'onesto, l'osservante. Il salmo termina tuttavia con la consapevolezza della misericordia di Dio, che viene invocata. Cristo ci ha presentato come il giusto si trova a portare sulle spalle il peso delle colpe degli altri, e deve accettare questo positivamente, in lui, il Salvatore, in una prospettiva d'amore per la salvezza degli uomini.

DIMENSIONE SPERANZA

Solo la bontà infinita di Dio poteva paragonare alla tenerezza di uno sposo il proprio amore per l'umanità prevaricatrice. Rinnovate le vesti di sposa nel lavacro di sangue dell'Agnello, la Chiesa fa proprio questo cantico nuziale.

Un'ammirazione estasiata erompe dal cuore dei redenti nel contemplare il Salvatore, mentre non possono sottrarsi al fascino della Sposa – tutta splendore – che li ha rigenerati nella grazia.

La frase del Nuovo Testamento cui puoi fare riferimento è:

"Alleluia! Ha preso possesso del suo regno il Signore, il nostro Dio, l'Onnipotente, rallegriamoci ed esultiamo, rendiamo a lui gloria, perché sono giunte le nozze dell'Agnello: la sua sposa è pronta, le hanno dato una veste di lino puri splendente...Beati gli invitati al banchetto delle nozze dell'Agnello!".

Ap 19, 6-8. 9

Dossologia

Così vogliamo lodarti, o Padre:
prova nessuna, nemmeno la morte,
possa strapparci al cuore di Cristo,
e nello Spirito il patto resista.

Preghiera

Ci sono poveri che si lamentano, Signore;
c'è della gente che ti è stata sempre fedele
e non pare che tu sia intervenuto a loro conforto:
Signore, noi vorremmo che tu sentissi
maggior gelosia e orgoglio verso il tuo nome,
perché fosse da tutti più venerato e temuto.
Non sempre, Signore,
comprendiamo il mistero di tuo Figlio
che era il più povero di tutti:
in lui tu hai posto le tue compiacenze,
in lui hai compiuto
la più mirabile di tutte le tue opere
e ti sei conquistato un popolo di giusti:
per lui e per loro ride sta la tua potenza,
perché nessuna tribolazione ci faccia dubitare
della tua fedelissima protezione.
Amen.

Signore Gesù, che nella tua incarnazione hai sposato la natura divina all'umana, fa che rivestiti dello splendore della tua grazia, possiamo essere ammessi alle nozze celesti.

Inserito da  Sabato, 13 Settembre 2014 Letto 1144 volte Ultima modifica il Giovedì, 08 Gennaio 2015
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