Salmo 46

Dio è con noi sempre

 

 

Salmo 46  

 

DIO È CON NOI NELLE TEMPESTE DELLA VITA

 

 

DIO è con noi nelle temeste della vita

Il caos è ancora e sempre reale, e sempre più si scatenano guerre per la terra intera. Eppure egli sarà sempre l'Emmanuele, anche se ora non ha più una città, ma l'ultimo di tutti gli uomini sarà il suo vero santuario, e il cuore del fedele è la sua barca ove egli riposa, pure nell'infuriare delle bufere.

 

1 Al maestro del coro. Dei figli di Core.
2 Dio è per noi rifugio e fortezza,
aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce.
3 Perciò non temiamo se trema la terra,
se vacillano i monti nel fondo del mare.
4 Fremano, si gonfino le sue acque,
si scuotano i monti per i suoi flutti.
5 Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio,
la più santa delle dimore dell'Altissimo.
6 Dio è in mezzo ad essa: non potrà vacillare.
Dio la soccorre allo spuntare dell'alba.
7 Fremettero le genti, vacillarono i regni;
egli tuonò: si sgretolò la terra.
8 Il Signore degli eserciti è con noi,
nostro baluardo è il Dio di Giacobbe.
9 Venite, vedete le opere del Signore,
egli ha fatto cose tremende sulla terra.
10 Farà cessare le guerre sino ai confini della terra,
romperà gli archi e spezzerà le lance,
brucerà nel fuoco gli scudi.
11 Fermatevi! Sappiate che io sono Dio,
eccelso tra le genti, eccelso sulla terra.
12 Il Signore degli eserciti è con noi,
nostro baluardo è il Dio di Giacobbe.

COMMENTI

FIGLIE DELLA CHIESA ( carmelitane)

Il salmo 46 celebra la città di Sion nel momento di una clamorosa vittoria riportata sui nemici e unicamente dovuta alla protezione divina. Probabilmente ci si riferisce ad un avvenimento storico preciso. Si tratta, come attesta l'accordo quasi unanime dei critici, della precipitosa ritirata di Sennacherib di fronte alle mura di Gerusalemme nel 701 a. C. Lo spietato e travolgente esercito assiro, dopo aver invaso il paese obbligando il re a versare un grave tributo, sembrava ormai avere in pugno Gerusalemme, priva di aiuti e provocala da ambascerie sprezzanti. Una improvvisa epidemia mortale che riduce l'esercito ai minimi termini e forse anche cattive notizie ricevute dall'Assiria. costringe il re Sennacherib ad una precipitosa ritirala (cf 2 Re 18 -19; Is 36 - 37). Il salmo racconta la storia in stile poetico trasfigurando gli eventi, sublimandoli e accostandoli ad eventi cosmici. La composizione risulta mirabile per arditezza di immagini, concezioni di linguaggio, dinamicità e armonia di sviluppo.

Il salmo è composto di tre strofe intercalate da un ritornello ricorrente. Molti autori hanno supposto che il ritornello si leggesse anche dopo il v 4. Il ritornello ci presenta il "Signore del cosmo" come "Dio di Giacobbe". Il Signore del mondo stellare, eccelso e dominatore, è una "fortezza" per noi. Il ritornello è pronuncialo in prima persona, come professione di fiducia della comunità. Il predicato "fortezza" dice protezione e implica attacco, oppressione: una fortezza non ha funzione idillica. Sta in alto, difficilmente accessibile all'assalto del nemico; accessibile però per noi. Che il Dio delle stelle stia in alto, sembra ovvio, "quanto il cielo sovrasta la terra" (Is 55, 9); che sia accessibile ad una comunità umana, questo suggerisce una presenza terrena di questo Dio.

La visione del tempio terrestre è così insinuata dal ritornello, ed è trasparente nel resto del salmo; occorre però sottolineare l'aspetto personale: la fortezza è Dio stesso. Questo doppio o triplo ritornello è tematico e domina i materiali poetici del salmo. C'è di più: il primo verso è in perfetta consonanza con il ritornello. Il soggetto è lo stesso: Dio, il predicato è sinonimico: rifugio e forza. Il verso esplicita ciò che il ritornello suggerisce: la situazione di oppressione o di assedio. In momenti di pericolo concreto, di assedio. Dio si mostra, si fa sentire come "rifugio e fortezza". Lo stesso tono di professione comunitaria e di fiducia definisce questo inizio: non idillico, ma dramma; espressione religiosa in immagine bellica. Dando per accettala raggiunta del ritornello in 4b, il salmo consta di tre strofe di tre versi, più ritornello.

Prima strofa (vv. 2 - 4). La prima strofa descrive l'assalto cosmico dell'oceano contro la stabilirà della terra ferma e dei suoi baluardi più solidi che sono i monti. La terra saldamente fondata da Dio sulle acque ("ha stabilito la terra sulle acque" Sal 136, 6), trema, perde la sua consistenza, si contagia di mobilità e agitazione oceaniche. I monti, fissali per sempre, tremano e sono inghiottiti dall'oceano. Come per un diluvio dal basso, sembra che si stia per ritornare al caos primordiale: "eruppero tutte le sorgenti del grande abisso" (Gen 7, 11). L'assalto cosmico, che minaccia di distruggere la dimora dell'uomo, non intimidisce però la comunità orante. La comunità orante in chi confida? Dispone di un'arca in cui salvarsi in questo nuovo diluvio? Dispone di un rifugio o fortezza non fabbricati dall'uomo, perché è Dio stesso. Se le acque minacciano di superare perfino le cime dei monti, il rifugio dovrà essere più alto di tutto il terrestre. Il rifugio è il Dio che domina le acque. Il "non temiamo" del v 3 è come la risposta al classico invito dell'oracolo "non temere", tanto conosciuto ed assimilalo dalla comunità d'Israele.

Seconda strofa (vv. 5 - 8). Ora si vede che qualcosa non è stato coperto dalla burrasca marina e dal suo diluvio ascendente. Rimane una città anonima, divina, nella quale l'elemento acqua svolge una funzione contrapposta. C'è un fiume (si suppone che abbia una sorgente) diviso in canali che attraversano e percorrono la città. Un'acqua tranquilla, fecondatrice, a cui non giunge l'agitazione aggressiva dell'oceano (come i quattro fiumi che solcavano il paradiso: Gen 2, 10 - 14). In mezzo al tumulto caotico, la città è in festa, e funzionari dei festeggiamenti sono i suoi canali e le sue condotte d'acqua. E' una città celeste o è Gerusalemme? Il titolo divino "Altissimo" suggerisce immagini di esaltazione, di elevazione, guarda verso il cielo. L'autore non pronuncia il nome di Gerusalemme o di Sion, tuttavia altri salmi e testi poetici propongono concordi questa identificazione: "città di Sion" (Sal 87, 3) "ti chiameranno Città del Signore" (Is 60, 14). Si tratta di una Gerusalemme trasfigurata dalla presenza e dal dominio del Signore "in mezzo a lei". In essa non penetra il tumulto della guerra.

Però giunge fino ad essa uno stretto assedio e un attacco furibondo. La città tranquilla sembra minacciata, e il suo Signore deve uscire in sua difesa. Prima dell'aurora, ora dell'attacco del nemico (cf 1 Mac 5, 29 ss), il Signore la difende. Questa volta gli assalitori della città sono umani: popoli e re o regni. In una agitazione di popolo che provoca uno sconquasso tra le monarchie, con cambiamenti violenti nella politica internazionale, la città di Dio non è vittima di minacce né di turbolenze. Si agitano i popoli, vacillano le monarchie. Non vacilla la città di Dio, la terra trema. Il fallimento e la sconfitta sono rapidissimi: risuona il grande tuono teofanico. gli risponde la terra tremando, e l'assalto è sventato prima dello spuntare dell'alba. La comunità può ripetere il ritornello di fiducia, accompagnata dal rumore festoso dei canali.

Terza strofa (vv. 9 - 12). La terza strofa racchiude il suo materiale in due doppi imperativi: "venite e vedete", "arrendetevi (fermatevi) e riconoscete (sappiate)". I primi "venite e vedete" sembrano pronunciati dal poeta o da un liturgo all'interno del poema, poiché il Signore figura in terza persona. Gli ultimi "arrendetevi - (fermatevi) e sappiate " sono pronunciati dal Signore, che per così dire articola in parole il tuono colossale del v 7. Un'altra volta la scena è drammatica. Armi e battaglie minacciano la città e i suoi abitanti. Il Signore si riserva tutta l'azione, la comunità è invitata semplicemente a "presenziare" l'azione portentosa del suo Dio. In Es 14, 13 - 14. 31 si dice: "Non abbiate paura! Siate forti e vedrete la salvezza che il Signore opera per voi... Il Signore combatterà per voi e voi starete tranquilli. Israele vide la mano potente con la quale il Signore aveva agito contro l'Egitto".

La cosa più portentosa è che non solo Dio vince i nemici, ma anche la guerra stessa. Come se della guerra fossero vittima insieme aggrediti e aggressori. Non si menzionano più eserciti né capitani, ma armi e battaglie. Non distrugge armi nemiche, ma le armi in quanto tali. Se i primi imperativi "venite e vedete" erano rivolti al popolo, i due ultimi "fermatevi e sappiate" sono rivolti ai nemici arroganti e li invitano a desistere dai loro piani aggressivi. Il ritornello conclude stimolando l'unione di un popolo scelto. Giacobbe, col proprio Dio nazionale che è Signore dell'universo.

Trasposizione cristiana.

L'ispirazione escatologica del salmo, il tema della salvezza e della protezione divina si riflette nella rivelazione del NT ove trova uno sviluppo particolare nel senso del trascendente: "vidi un nuovo cielo e una nuova terra perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c'era più. Vidi anche la Città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono: "Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il "Dio-con-loro". E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate" (Ap 21, 1 - 4). "Mi mostrò poi un fiume d'acqua viva limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell'Agnello" (Ap. 22, 1).

Queste incisive immagini e metafore presentano il nuovo eone (secolo = tempo che precede la parusìa), al quale già rivolge lo sguardo il nostro salmo. Ma come l'orante dell'AT intravedeva già qualche sprazzo dello splendore di tale realtà di Gerusalemme, così anche per noi la Città santa è già in parte, nella Chiesa, una realtà del presente.

Ai fedeli dal Nuovo Patto che pregano con questo salmo, Eb 12. 22 dice: "Voi vi siete accostati al monte di Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all'adunanza festosa e all'assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti portati alla perfezione, al Mediatore della Nuova Alleanza e al sangue dell'aspersione dalla voce più eloquente di quello di Abele". Il salmo 46 aiuta a tradurre questa fede invitale e fattiva certezza, e in costante fortezza d'animo.

In chiave ecclesiologica, la "città di Dio" è la Chiesa. Il fiume d'acqua è lo Spirito Santo e l'acqua battesimale. Nella Chiesa Gesù Cristo "è con noi", vive in mezzo ad essa. Nella vita interna della Chiesa, gli imperativi "fermatevi e sappiate" del v. 11, sono interpretati da vari autori come un'esortazione alla contemplazione: "Occorre calma per conoscere il Signore" (Origene). "Il demonio non sopporta la calma della contemplazione" (Eusebio). "Occorrono lunghi periodi di raccoglimento per avvicinarsi a colui che è" (Gregorio di Nissa). "Lasciate le occupazioni terrene e preoccupatevi di conoscere Dio" (Ambrogio). (cf Schokel: Trenta Salmi, poesia e preghiera. Deisslcr: I salmi).

GIOVANNI NICOLINI

Sembra  di cogliere due tesi "apocalittiche" opposte tra loro: il vacillare e lo sgretolarsi delle genti e dei regni (ver.7), e il dono della pace sino ai confini della terra (ver.10). Ma non è contradizione! E' un vecchio mondo che deve finire e la nuova creazione che viene avanti. In tutto questo non c'è il dato di un compiersi fatale, ma la nostra responsabilità nella storia! Dice al ver.11: "Fermatevi! Sappiate che io sono Dio, eccelso tra le genti, eccelso sulla terra".

ROBERTO TUFARIELLO

Un altro bel salmo..., ma quale non lo è? Dio è rifugio e fortezza, perfino nella paura, nelle angosce, di cui tutti facciamo esperienza. Nemmeno davanti a un cataclisma cosmico, come quello descritto nei vv.3-4, noi temiamo, perché il Signore del cosmo è con noi. Che contrasto tra la terra che trema, i monti che vacillano, i mari che fremono..., e quel fiume di acque tranquille che portano fecondità e gioia nella città di Dio: si crea un nuovo Eden, come osserva la Bibbia di Ger. – E poi, ai vv.9-10, quel quadro di pace, come in Isaia: cessate le guerre, spezzati archi e lance, bruciati gli scudi... L'invito "Fermatevi!" sembra detto proprio a noi oggi.

 

Dossologia

La città dell' Agnello è pronta,
pronta come una sposa alle nozze,
presso Dio già scende dal cielo:
preparatevi, o figli, alle danze,
celebrate il Regno che viene.

Preghiera

O Emmanuele, concepito da Spirito santo,
Figlio della Bellissima,
fa' che non ci sentiamo più soli,
e che nessuno più abbia paura:
anche quando la tribolazione
si abbatte sul tuo popolo e infuria il pericolo,
tutti sentano la tua presenza serenatrice:
sei tu il segno che Dio è sempre con noi;
tu la rivelazione di come il Padre
mai abbandona i suoi figli.
Amen.

 

 

 

Inserito da  Martedì, 06 Gennaio 2015 Letto 1400 volte Ultima modifica il Giovedì, 08 Gennaio 2015
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