Salmo 47


Il Signore re d'Israele e del mondo

Creazione4

Il tuo comandamento, Signore, di «non avere altro Dio all'infuori di te», è radice prima della libertà dell'uomo: la tua regalità condiziona ogni potere. Ma saremo noi capaci di essere liberi fino a non chiamarci capi? Liberi fino alla vera anarchia come alle origini? 

1 Al maestro del coro. Dei figli di Core. Salmo.
2 Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
3 perché terribile è il Signore, l'Altissimo,
grande re su tutta la terra.
4 Egli ci ha sottomesso i popoli,
sotto i nostri piedi ha posto le nazioni.
5 Ha scelto per noi la nostra eredità,
orgoglio di Giacobbe che egli ama.
6 Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
7 Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni;
8 perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
9 Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo.
10 I capi dei popoli si sono raccolti
come popolo del Dio di Abramo.
Sì, a Dio appartengono i poteri della terra:
egli è eccelso.

COMMENTI

GIOVANNI  NICOLINI

Osserviamo con attenzione l'inizio del Salmo:"Popoli tutti, battete le mani! Acclamate Dio con voci di gioia"(ver.2). Sembra volerci dire che i popoli della terra si uniranno al popolo del Signore per aver ascoltato e visto le meraviglie che Egli ha compiuto per esso e in esso. La vita del credente e della comunità credente è l'elemento essenziale dell'annuncio della salvezza a tutti gli uomini e a tutte le donne della terra. Tutti "applaudiranno" il Signore per aver visto le sue opere nel suo popolo! Per l'attributo "terribile" dato al Signore al ver.3, mi sembra che bisognerebbe trovare un termine più accostato al "timore di Dio" che è consapevolezza ed esperienza della presenza di Dio nella nostra vita, e non la "paura" di Lui! La sottomissione dei popoli si compie non con le armi e i poteri della terra, ma con la testimonianza dei credenti. Con la bellezza della loro vita. Il Signore ha fatto grandi cose per i suoi figli! Dice al ver.5: "Ha scelto per noi la nostra eredità – una variante della versione greca dice che è "la sua eredità"! – orgoglio di Giacobbe ("bellezza di Giacobbe" nella versione greca!) che Egli ama. Tutto esprime il vincolo prezioso di comunione tra Dio e il suo popolo e sarà questo a sedurre tutti i popoli della terra.
"Ascende Dio tra le acclamazioni" dice il ver.6. Teniamo conto che la Liturgia colloca questo Salmo nella Festa dell'Ascensione! E' dunque il ritorno glorioso di Gesù al Padre l'evento supremo del potere di Dio! La sua glorificazione per tutte le genti. La gloria della morte e della risurrezione di Gesù è l'evento che raccoglierà nell'unica fede tutti i popoli della terra. E' questo il cuore dell'annuncio della fede!
La nuova versione italiana del testo biblico propone una variante del ver.10. Dice "i poteri della terra" e non "i potenti della terra", e mi sembra appropriato. Invece non lo è quell' "appartengono", mentre il testo dice "sono grandemente innalzati". Quindi: i poteri della terra entrano nella stessa Pasqua di Gesù, "muoiono e risorgono, e come Lui e con Lui – l'originale ebraico usa lo stesso verbo usato al ver.6 per dire l'ascensione al cielo – sono fatti ascendere al cielo, sono cioè radicalmente rinnovati. Non pensiamo però ai vari falliti tentativi di ieri e di oggi per instaurare il "regno cristiano", ma all'umile gloria della fede e della testimonianza della comunità credente tra le nazioni.

LINO PEDRON 

Questo salmo è essenziale, energico, marziale; è una specie di inno nazionale da parata dello stato teocratico ebraico. La liturgia cattolica lo usa per l'Ascensione di Cristo al cielo. Il v. 9 ("Dio regna sulle genti, siede sul suo trono santo") è la filigrana allusiva della grandiosa visione celeste dell'Apocalisse (3,21; 4,2-10; 5,1-13; ecc.).

Il salmo è un invito a cogliere la presenza continua del regno di Dio. È un inno di fede, di entusiasmo e di speranza, un inno gioioso del popolo di Dio in cammino verso il fine della storia.

FIGLIE DELLA CHIESA (carmelitane)

Questo salmo è un inno escatologico, il primo dei "salmi del regno". Sviluppa con solennità e mediante le acclamazioni il concetto che "il Signore è re" di Israele e del mondo. Il re d'Israele in mezzo alle acclamazioni sale al tempio con corteo trionfale, sapendo che il Signore è con lui e con tutto il popolo ed è cosciente che il suo impero si estende a tutti i popoli, i quali un giorno vorranno unirsi al popolo eletto. L'andamento solenne e trionfale del salmo richiama alla mente dell'orante la processione solenne che accompagnò il trasferimento dell'Arca in Gerusalemme (2Sam 6,1-23).

Il salmo è una grande celebrazione della regalità di Jahwèh. Questo salmo potrebbe considerarsi come la continuazione, o lo sviluppo del precedente, poiché mentre quello esaltava le sede della regalità, questo esalta la figura stessa del re divino. E infatti i salmi della "regalità di Jahwèh" (che sono: Sal 93.96-99, di cui il Sal 47 è un anticipo ), sia dal punto di vista formale che da quello concettuale sono strettamente connessi con i Salmi di Sion. Il Sal 47, dunque, ha per tema la regalità universale di Jahwèh vista proprio nel punto più solenne del suo insediamento (v. 9: "sul suo trono santo"), regalità che è riconosciuta e acclamata da Israele, l'eredità diletta (v. 5) e si estende, da Sion, su tutta la terra (vv. 3.8.10).

Divisione del testo

1a parte: Jahwèh re d'Israele (vv. 2-6);

2a parte: Jahwèh re di tutta la terra (vv. 7-10).

vv. 2-6:

Dopo l'invitto introduttivo, rivolto a "tutti i popoli"perché prendano parte alla festosa acclamazione del Dio d'Israele quale re universale, viene ricordato, in questa prima parte, la sovrana donazione, fatta da Dio, ad Israele della terra di Canaan (v. 5); dopo aver soggiogato "sotto i suoi piedi" i vari popoli che là dimoravano (v. 4).

"Applaudite popoli tutti" (v. 2): è il gesto che accompagna l'acclamazione regale ricordato in 2Re 11,12: "Gli astanti batterono le mani ed esclamarono: Viva il re!".

"...acclamate Dio con voci di gioia" (v. 2b): è la manifestazione, piuttosto rumorosa, della gioia propria delle folle per un avvenimento straordinario. Il "tripudio" è un motivo caratteristico degli annunci messianici (cf Sof 3,14; Zc 9,9).

"Perché terribile è il Signore, l'Altissimo" (v. 3): il termine "terribile" è l'attributo proprio della divina maestà che ricorre più volte nei Salmi celebranti la divina regalità (Sal 96,4; 99,3) e che ricorda il Dio del Mar Rosso (Es 15,11) e del Monte Sinai (Dt 10,17).

"...re grande su tutta la terra"(v. 3b): il carattere universale della divina regalità, basata teologicamente sull'opera della creazione, storicamente si afferma nella coscienza d'Israele forse in un modo non molto differente dai popoli dell'Antico Oriente, i quali misuravano la "egemonia" della propria divinità su tutti gli altri dèi in base alla "egemonia" politica raggiunta sugli altri popoli. Il soggiogamento dei popoli della Palestina, prima, e quello dei popoli circonvicini, dopo, per opera di David, mostrarono agli Israeliti in modo concreto la portata "universale" del regale dominio di Jahwèh: è il pensiero del v. 4:

- "La nostra eredità..."(v. 5): è la Terra Promessa, scelta da Dio quale stabile dimora per il suo popolo, la quale è giustamente chiamata "vanto di Giacobbe" (= Israele). Tale termine è applicato con lo stesso senso anche al tempio in Ez 24,21.

- "Ascende Dio tra le acclamazioni, il Signore al suono di tromba" (v. 6): si acclama il Dio di Israele che "ascende" ed ha preso possesso regale della sua capitale con il solenne ingresso dell'Arca nel santuario di Gerusalemme, fatta "ascendere", cioè "salire" da David "con tripudio e al suono di tromba". Nel NT il v. 6 del salmo è stato riferito all'Ascensione di Cristo e alla sua glorificazione (cf. Gv 12,32; Mc 16,15-20; Lc 24,46-53). – "Al suono di tromba": questa circostanza, che fa parte del cerimoniale della intronizzazione dei re israelitici (cf 2Sam 15,10; 2Re 9,13), pone la "ascesa" di Jahwèh, come già riferito in 2Sam 6,15 per l'Arca, nella cornice di un ideale (se non proprio cultuale) intronizzazione regale, cosa che sarà espressamente affermata nella seconda parte, al v. 9.

vv. 7-10:

Anche questa seconda parte è introdotta da un invito all'acclamazione di Dio (v. 7) a cui segue la motivazione, che è allo stesso tempo il tema di tale acclamazione, e cioè l'universale divina regalità (v. 8). Abbiamo quindi l'affermazione che è di grido di giubilo, circa la regale intronizzazione (v. 9); chiude la sezione e con essa tutto il salmo la nota "ecumenica" circa l'affratellamento delle genti con la discendenza di Abramo nella comune esaltazione del Dio d'Israele (v. 10).

"Cantate inni a Dio, cantate inni" (v. 7): in questo versetto ricorre quattro volte la forma imperativa plurale "cantate inni"; si ripete di nuovo dopo nel v. 8: "cantate inni con arte". Non basta dunque una lode qualsiasi; ma a Dio, re supremo, è dovuta un'esecuzione perfetta. La voce "maskil", che si trova nei titoli di 13 Salmi, ha una sfumatura di carattere sapienziale: indica una "lode sapiente" che nella tradizione cristiana si completa con le buone opere (Agostino e Giov. Crisostomo).

"Dio regna sui popoli" (v. 9). L'espressione ha senso dinamico ( = "è diventato re") e non statico solo ( = "è re, regna"). Questa espressione si riferisce al grande ritorno di Jahwèh con il suo popolo dalla cattività babilonese (cf Is 52,5) e la ripresa del suo trono regale sul "Monte Sion e su Gerusalemme" (Is 24,23). Nel nostro salmo deve essere senza dubbio la solenne traslazione dell'Arca al tempo di David, come accennato, seppur velatamente, nel v. 6. –"Sui popoli": il soggiogamento da parte d'Israele sui popoli (o, meglio, di David) significò la manifestazione della regalità di Jahwèh su di essi e, per estensione, su tutta la terra (cf. v. 4).

"Dio siede sul suo trono santo" (v. 9b): è l'Arca dell'alleanza, per cui Dio è chiamato "colui che siede sui Cherubini" (Sal 99,1). Anche Giovanni nell'Apocalisse chiama Dio con questo caratteristico appellativo: "Colui che siede sul trono".

"I capi dei popoli si sono raccolti" (v. 10): era usanza, attestata per l'unzione di David in Ebron (2Sam 5,3), che i "prìncipi" e "capi" di popoli confinanti con Israele partecipassero alla cerimonia dell'intronizzazione regale. In questo versetto, però, si ha una visione dilatata e universale: si intravede, cioè un panorama più vasto, secondo la visione di Is 2,2-5, che prevede l'afflusso di tutti i popoli a Gerusalemme, per conoscere il vero Dio e per camminare per i suoi sentieri. In questo versetto i popoli stranieri sono visti raccogliersi attorno al popolo eletto, per la professione di fede nell'unico vero Dio.

"...il popolo del Dio d'Abramo" (v. 10b): notevole è qui l'accenno ad Abramo, il "padre di molti popoli" (Gn 14,18-20), nelle cui celebri promesse divine c'è il seme del genuino ecumenismo, già nell'A:T:!

"...perché di Dio sono i potenti della terra" (v. 10b): alla lettera "gli scudi della terra". L'immagine dello scudo, simbolo di potenza e di difesa dei regnanti, è riferito generalmente a Dio, ma anche a coloro che governano (cf Sal 89,19). Si è specificato così il motivo della regalità sui popoli del v. 9. Essi appartengono a Dio che li protegge e difende.

                                                                                      Dossologia

La terra intera lo canti,
lo cantino i cieli e gli abissi:
a lui non ad altri l'onore
e la gloria eterna nei secoli.

Preghiera

Padre, che sei il solo Signore del creato,
per il tuo Figlio e nostro fratello Gesù Cristo,
diffondi nel cuore di ogni uomo
la luce della fede in te,
perché sia libero da ogni idolatria;
e tutti riconoscano
la tua unica signoria sull'universo
e a te solo cantino
l'inno di lode senza fine.
Amen.

 

Inserito da  Giovedì, 08 Gennaio 2015 Letto 1156 volte Ultima modifica il Giovedì, 08 Gennaio 2015
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