Salmo 49

Vanità delle ricchezze

vanità delle ricchezze

 

ORATORIO SULLA MORTE

Lo so chi tu sei,
ti ho vista, o morte,
sul volto di amici e fratelli:
ti ho vista ieratica e lussuriosa
dietro il cataletto di papi,
ti ho vista sotto le ruote di un camion
sull'asfalto delle autostrade:
neppure morte, brandelli di morte.
Zingara fantasiosa e beffarda,
ti ho vista dentro incendi
dove alla fine restavano
solo dentiere a ridere:
e poi silenzio, oh, quel silenzio!...

E così c'è morte e morte: una multiforme, svariatissima morte. Pensate alla morte dell'Epulone: morto anche lui! E alla morte di Lazzaro, per cui la morte era una speranza. C'è dunque una saggezza anche della morte. E poi pensate alla grazia di morire; o al contrario: pensate se non ci fosse la morte!...
La grazia di saper morire, di essere degni di morire. Il dono di chiudere, cantando, il lungo giorno, «poiché i miei occhi hanno visto la luce delle genti». La grazia di poter dire di fronte al mondo: «Le valigie sono pronte; arrivederci, figlioli». Una morte sempre più rara, è vero, la bella morte all'antica.
Di contro, questa civiltà di morte, questa morte a battaglioni: una morte industrializzata.
Una vita che è già morte: morte mangiata nei cibi stessi che mangi. Morte salita con te nel Jumbo: morte che appunto con te viaggia sulla stessa auto, divertita a spingerti lei al folle sorpasso...

 

 

1 Al maestro del coro. Dei figli di Core. Salmo.
2 Ascoltate questo, popoli tutti,
porgete l'orecchio, voi tutti abitanti del mondo,
3 voi, gente del popolo e nobili,
ricchi e poveri insieme.
4 La mia bocca dice cose sapienti,
il mio cuore medita con discernimento.
5 Porgerò l'orecchio a un proverbio,
esporrò sulla cetra il mio enigma.
6 Perché dovrò temere nei giorni del male,
quando mi circonda la malizia
di quelli che mi fanno inciampare?
7 Essi confidano nella loro forza,
si vantano della loro grande ricchezza.
8 Certo, l'uomo non può riscattare se stesso
né pagare a Dio il proprio prezzo.
9 Troppo caro sarebbe il riscatto di una vita:
non sarà mai sufficiente
10 per vivere senza fine
e non vedere la fossa.
11 Vedrai infatti morire i sapienti;
periranno insieme lo stolto e l'insensato
e lasceranno ad altri le loro ricchezze.
12 Il sepolcro sarà loro eterna dimora,
loro tenda di generazione in generazione:
eppure a terre hanno dato il proprio nome.
13 Ma nella prosperità l'uomo non dura:
è simile alle bestie che muoiono.
14 Questa è la via di chi confida in se stesso,
la fine di chi si compiace dei propri discorsi.
15 Come pecore sono destinati agli inferi,
sarà loro pastore la morte;
scenderanno a precipizio nel sepolcro,
svanirà di loro ogni traccia,
gli inferi saranno la loro dimora.
16 Certo, Dio riscatterà la mia vita,
mi strapperà dalla mano degli inferi.
17 Non temere se un uomo arricchisce,
se aumenta la gloria della sua casa.
18 Quando muore, infatti, con sé non porta nulla
né scende con lui la sua gloria.
19 Anche se da vivo benediceva se stesso:
«Si congratuleranno, perché ti è andata bene»,
20 andrà con la generazione dei suoi padri,
che non vedranno mai più la luce.
21 Nella prosperità l'uomo non comprende,
è simile alle bestie che muoiono.

COMMENTI

Si tratta di una grande riflessione sapienziale, diversa da quando la preghiera è memoria di eventi, o grido di povertà, o supplica del peccatore, o lode alla santità di Dio... E si tratta di una riflessione che oserei dire molto "laica". Per questo è di rilievo l'indirizzo universale dei vers.2-3: tutti i popoli, gente comune e nobili, ricchi e poveri. Destino comune a tutti, e quindi anche a ciascuno di noi.
Quello che oggi ascoltiamo è "cose sapienti", frutto di meditazione, proverbio ascoltato dalla tradizione del Popolo di Dio, e quindi "enigma" che il Salmista "espone sulla cetra": così i vers.4-5. Ed enigma resta! Infatti ogni realtà illuminata dalla Parola del Signore si rivela come enigma, e cioè come realtà conosciuta e ancora da conoscere, con una conoscenza che può essere solo dono di Dio.
Viene subito rivendicata la radicale differenza tra chi, come il Salmista, vive nella fede, e coloro che "confidano nella loro forza e si vantano della loro grande ricchezza". Tale pensiero non è così precisamente affermato, ma come vedremo è la strada sulla quale camminiamo. Da questa considerazione dei vers.6-7 desidero trarre subito un pensiero: vedremo che quelli che confidano nella ricchezza, e di cui il Salmo descrive tutta la potenza, non sono in realtà solo questi "ricchi", ma, più drammaticamente, tutti coloro che, non conoscendo la "fiducia in Dio", cioè la fede, non possono che confidare in se stessi! Per questo il Salmo, come abbiamo osservato, è indirizzato a tutti. Oserei dire che senza la fede siamo inevitabilmente "costretti" a confidare in noi stessi e quindi a confidare in tutto quello che di buono e di potente possiamo
raggiungere e possedere: comprese tutte le ricchezze spirituali e morali. Perché questo? Perché un istinto inevitabile ci porta a "difenderci "dalla morte con quello che possiamo avere di salute, di garanzie di ogni tipo, fino a grandezze reali e profonde, ma tutte inevitabilmente soggiacenti alla morte. Con il rischio che più si accumulano più possono illudere! Per questo io darei un significato amplissimo alla dichiarazione presente ai vers.13 e 21, che affermano quasi la stessa cosa, e cioè che nella prosperità l'uomo non comprende ed è collegato ad un istinto tipico di ogni essere vivente. Un istinto "animale", proprio degli "animali che periscono".
Per questo, si tratta di un destino comune, dal quale nessuno è esente: "vedrai morire i sapienti"(ver.11). Ma quale è allora la strada "alternativa", se c'è? E' quella indicata come opposta a chi confida in se stesso, e quindi può dire, fidandosi del Signore, che "Dio riscatterà la mia vita". Come si celebra questo confidare in Dio?
All'opposto dell'accumulo di ricchezze: con il dono di tutto se stesso. E' Gesù! Il vero contrasto, quindi, la vera alternativa, non è quella tra "ricchi" e "poveri", ma tra chi in ogni modo cerca di "accumulare", e chi come Gesù, si fa povero sino alla morte tutto donando, tutto offrendo: "Prendete e mangiate, questo è il mio corpo...". Quando la morte è venuta a prendere mio papà, ha trovato quasi niente da portar via, perché lui aveva regalato tutto.

I GENITORI CATTOLICI

Questo salmo può essere considerato una risposta di Dio alle domande di giustizia degli uomini. La premessa mette in risalto che l'unica risposta esplicativa proviene da Dio " La mia bocca esprime sapienza, il mio cuore medita saggezza". Da questa preghiera ispirata apprendiamo che non bisogna essere tristi quando ci "circonda la malizia dei perversi" e quando vediamo "un uomo arricchirsi" poiché "Quando muore con sé non porta nulla, né scende con lui la sua gloria. Nella sua vita si diceva fortunato: - Ti loderanno, perché ti sei procurato del bene-. Andrà con la generazione dei suoi padri che non vedranno mai più la luce. L'uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono -".

Molte persone, anche cristiane, si lamentano spesso del diverso trattamento "umano" riservato agli empi che prosperano e si arricchiscono. Ma questi individui dimenticano gli insegnamenti della parabola del "Ricco Epulone e del povero Lazzaro" che spiega la diversa destinazione post mortem dei due personaggi citati. Si tratta di una risposta eterna di Gesù (valida per tutte le generazioni) che da un lato avvalora il contenuto del salmo 49 e dall'altro offre la certezza di una perfetta giustizia divina la quale, in assenza del ricorso alla Misericordia di Dio (es. "buon ladrone"), scatterà inesorabile e non suggestionabile dai mezzi terreni (potere, denaro, amicizie influenti ecc.).

L'uomo, infatti, non può riscattare la sua vita (cioè i suoi peccati) se non fa appello alla misericordia di Dio che, grazie a Gesù, viene esercitata mediante il sacramento della confessione o in casi estremi con appello diretto a Dio (es. buon ladrone).

Se i cristiani non ragionano in termini soprannaturali non riusciranno mai a capire certi andazzi terreni, ottenuti spesso mediante il patto diabolico, a favore degli empi in contrapposizione ad alcune incresciose situazioni che colpiscono i seguaci di Cristo durante la loro permanenza in questo mondo. L'esempio più sublime ci è stato offerto direttamente da Gesù: dalla sua passione e dalla sua morte e resurrezione nella Gloria e nella Potenza, a scorno finale di satana e degli empi di tutte le generazioni! Basta, infatti, un segno di croce ed un po' di acqua benedetta per impaurire il principe di questo mondo.

LINO PEDRON

È una lirica drammatica sulla morte. Alla tenebra della morte si oppone invano l'inconsistente luce delle ricchezze alle quali si rischia di sacrificare tutto, onestà, giustizia, vita e affetti. La morte elimina tutto." Chi ha lavorato con sapienza, scienza e successo dovrà poi lasciare i suoi beni a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è nulla e grande sventura... Chi ama il denaro, mai si sazia di denaro e chi ama la ricchezza non riesce a trarne profitto... Come è uscito dal grembo di sua madre, così se ne andrà di nuovo come era venuto e dalle sue fatiche non ricaverà nulla da portare con sé"(Qo 2,21; 5,9-16).

Ma il versetto 16 ci riserva una sorpresa. "Dopo aver stigmatizzato l'illusione dei ricchi, il salmista si accontenta di insinuare, come tra parentesi, che, essendo nelle mani di Jahweh, egli non è totalmente abbandonato alla mercé della morte. Per vincerla definitivamente, tuttavia, bisognerà attendere la venuta del Signore Gesù (cfr. 1Cor 15,26) (E. Beaucamp). "Il salmo 49 non parla di risurrezione, almeno in modo esplicito... È possibile ma non certo che il credente pensi di sfuggire alla morte stessa. Egli allora andrebbe ad abitare presso il Dio che egli ha servito" (R. Martin-Achard).

L'intimità vissuta dal fedele col suo Dio durante l'esistenza terrena ha riempito il presente di eternità, ha pervaso l'uomo di divinità, ed è su questa base che il fedele attende che questa intimità non si spenga ma fiorisca nella comunione piena e misteriosa con il Dio vivente. Il libro della Sapienza formalizzerà ufficialmente questa intuizione ancora acritica e titubante.

Il salmo 49 è una grande meditazione sapienziale sui veri valori della vita: la scala dei valori decisa dagli uomini è spesso assurda e ha come unità di misura soprattutto la ricchezza e il successo. L'inconsistenza dei beni economici oltre la morte, irreversibile e universale, ci richiama il detto di Gesù: "Guardatevi e tenetevi lontani da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni" (Lc 12,15). Il ricco sbaglia perché riconosce alle ricchezze la funzione di vita e di salvezza che spetta solo a Dio.

I PADRI DELLA CHIESA

v. 2 "Chi è questo predicatore che convoca tutta la terra? Lo Spirito Santo" (Basilio).

"È il Salvatore che si rivolge a tutta la terra. Gli uomini sono sotto l'azione del veleno del serpente, ma sta per dare loro la medicina. Egli chiama tutte le genti alla fonte della sapienza" (Ambrogio).

v. 6 "Per ciascuno verrà il giorno e l'ora in cui lascerà tutto e si dovrà partire soli, nudi, senza alcun aiuto, alcun protettore e alcuna compagnia" (Efrem).

"Il giorno triste è il giorno del giudizio" (Crisostomo).

v. 7 "Se hai molte ricchezze, ma queste non sono per te motivo di vanto, sei povero. Qualcuno non ha nulla ma desidera possedere e si gonfia: Dio lo annovera tra i ricchi che vengono riprovati" (Rufino).

"Il salmista chiama ricco colui che ha delle ricchezze e se ne vanta o, se non ne ha, desidera averne per farsene un piedistallo. Al contrario sono poveri quelli che non ne possiedono e non si preoccupano di possederne o, se possiedono, si comportano come se non possedessero. Perché Dio non si occupa delle riserve ma guarda la coscienza; e così molte persone che non sono ricche di beni materiali sono pericolosamente ricche nel loro cuore; e molte persone che sono ricche di beni materiali, sono salutarmente povere nel loro cuore" (Beda il Venerabile).

v. 8 "C'è un solo fratello che può riscattarci: il Cristo" (Agostino).

"Non pagheremo ciascuno il nostro debito, il Cristo l'ha pagato per tutti" (Ambrogio).

v. 9 "Un solo prezzo, il sangue del Figlio unigenito; infatti né la terra né il mare basterebbero a riscattare un'anima"(Crisostomo).

"L'elemosina è il solo mezzo per pagare a Dio il prezzo della propria anima" (Agostino).

v. 10 "Questi sapienti sono gli stessi di 1Cor 1,19: "Farò perire la sapienza dei sapienti" (Origene).

v. 12 "Lascia dietro di te il ricordo di una vita santa piuttosto che dare il nome a una terra, a palazzi, a terme"(Crisostomo).

"Rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli (Lc 10,20)" (Ambrogio).

v. 13 "L'uomo non comprende dove sta la sua dignità: abbraccia la materia e cade" (Teodoreto).

"L'onore dell'uomo era di essere stato fatto a immagine di Dio: ora assomiglia alle bestie" (Arnobio il giovane).

"I sacrifici cruenti della legge simboleggiavano la caduta dell'uomo, la pena della sua caduta, la grazia della sua liberazione. Aveva meritato la morte, la legge tuttavia gli comandava di offrire un animale che sarebbe stato il prezzo del suo riscatto. Giustamente fu considerato alla pari di una pecora da macello (cfr Sal 44,12): la sua follia l'aveva reso simile a una bestia e più degno di morte della bestia uccisa al suo posto. O uomo creato a immagine di Dio, comprendi fino a che punto sei stato deprezzato? Sei valutato al prezzo di un capro o di un montone. Ma se getti lo sguardo verso la tua dignità originaria il tuo prezzo non sarà più un capro o un montone ma il Figlio unigenito di Dio, perché l'immagine di Dio sia riplasmata in te da questo stesso Figlio che è l'immagine del Dio invisibile" (Baldovino di Ford).

v. 14 "Il denaro e il piacere sono la pietra d'inciampo che fa cadere gli uomini" (Crisostomo).

v. 15 "Hanno rifiutato il buon pastore, li pascerà la morte" (Ambrogio).

v. 16 "Profezia della discesa del Cristo agli inferi, da dove riscatterà i prigionieri" (Basilio).

v. 20 "I loro padri non sono né Abramo né Giacobbe, ma Caino" (Beda il Venerabile).

v. 21 "L'uomo non comprende quale è il suo vero onore. Invece di prepararsi un posto nella Gerusalemme celeste, ammassa tesori sulla terra, si rende simile alle bestie con le sue cupidigie. Gli uomini si allontanano dal buon pastore e si consegnano alla morte perché li pascoli" (Gregorio di Nissa).

Dossologia

Voi almeno lodatelo, o gigli,
voi uccelli dell'aria, lodatelo:
mentre noi cercheremo il suo regno,
tutto il resto verrà in abbondanza.

Preghiera

Non ci seducano, o Padre,
ne i beni terreni ne i facili successi,
e non c'impauri la morte;
ma il tuo Spirito illumini i nostri occhi
per discernere l'effimero e l'eterno,
l'illusorio e il permanente,
e così potremo aver parte con te
che sei l'origine d'ogni esistenza,
al banchetto della vita senza fine.
Amen.

Inserito da  Venerdì, 09 Gennaio 2015 Letto 692 volte Ultima modifica il Venerdì, 09 Gennaio 2015
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