Salmo 53

L'uomo senza Dio

Dio non esiste n

CANTO DEGLI INCOSCIENTI

Più ancora della pagina della prima caduta, e di quella del diluviò, e di quella della distruzione di Gerusalemme, e di altre, questa potrebbe essere la pagina più pessimistica di tutta la Bibbia. Ormai sulla scena del mondo non ci sarebbe più neppure un saggio, non uno che faccia il bene, non uno che cerchi Dio. E però ci sarebbe ancora lui, ancora Dio: almeno allo stato invocativo. Sarà forse così alla fine?

 

Al maestro del coro. Su «Macalàt». Maskil. Di Davide.
2 Lo stolto pensa: «Dio non c'è».
Sono corrotti, fanno cose abominevoli:
non c'è chi agisca bene.
3 Dio dal cielo si china sui figli dell'uomo
per vedere se c'è un uomo saggio,
uno che cerchi Dio.
4 Sono tutti traviati, tutti corrotti;
non c'è chi agisca bene, neppure uno.
5 Non impareranno dunque tutti i malfattori
che divorano il mio popolo come il pane
e non invocano Dio?
6 Ecco, hanno tremato di spavento
là dove non c'era da tremare.
Sì, Dio ha disperso le ossa degli aggressori,
sono confusi perché Dio li ha respinti.
7 Chi manderà da Sion la salvezza d'Israele?
Quando Dio ristabilirà la sorte del suo popolo,
esulterà Giacobbe e gioirà Israele.

COMMENTI

GIOVANNI NICOLINI

Abbiamo incontrato questa preghiera l'anno scorso, con il Sal.13(14), quasi tutto uguale alla Parola che oggi il Signore ci regala. Un potere che non sia a sua volta subordinato, è certamente ingiusto! Per l'affermazione al ver.2 da parte dello "stolto", "Dio non c'è", non bisogna pensare ad un ateismo come noi lo concepiamo, cioè come pensiero e come concezione negatrice dell'esistenza di Dio. Si tratta piuttosto di un'assenza di relazione, come disinteresse reciproco tra Dio e l'uomo. Concezione di un "dio" come se mai causa originaria, ma assente nella vicenda umana. Questa posizione porta inevitabilmente all'idolatrìa, e cioè all'adorazione di qualcosa che non è Dio. E' posizione che qui troviamo forse al ver.5, dove sembra di cogliere un atteggiamento di autoidolatria, come violenta prevaricazione e oppressione nei confronti di altri, soprattutto dei più deboli: "..divorano il mio popolo come il pane e non invocano Dio". Si tratta di quel potere che si autolegittima e tende a dilatarsi senza limiti e senza regole. Un potere che non sia a sua volta "subordinato", e quindi "relativo", è certamente ingiusto e appunto autoidolatra.
E' situazione che Dio, chinandosi sui figli dell'uomo (ver.3), cioè sull'umanità, coglie universalmente presente. Non c'è nessuno "che cerchi Dio"! Ma il regime non è meno religioso! E' appunto dominato dall'idolatria del potere! Quindi "Sono tutti traviati, non c'è chi agisca bene, neppure uno". La non relazione con Dio è la fonte più o meno segreta della violenza che domina la storia umana.
Ed è anche condizione di drammatica fragilità. Infatti, tanto quanto l'autoidolatria non ha limiti e confini, altrettanto è esposta a essere vinta dalla paura! Ascoltiamo il ver.6: "Ecco, hanno tremato di spavento là dove non c'era da tremare". E qui si è già dentro al "giudizio di Dio": non credere in Lui vuol dire esporsi alla paura di ciò che Dio non è, paura di un idolo imbelle e spaventoso! Fantasma terrificante. L'idolatra viene sconfitto dalla sua stessa prevaricazione: "Sì, Dio ha disperso le ossa degli aggressori, sono confusi perché Dio li ha respinti"(ver.6).
Ma tutto questo, secondo l'ultimo versetto del Salmo, è interno al disegno di salvezza. Dio stesso "manderà da Sion la salvezza d'Israele". E "quando Dio ristabilirà la sorte del suo popolo, esulterà Giacobbe e gioirà Israele"(ver.7). Concludo con una piccola considerazione. Simile preghiera sarebbe sbagliato attribuirla a chi è "fuori" dalla comunità credente. Il peccato di idolatria mondana è del tutto interno alla vita del credente e della comunità credente. E' insidia e tentazione perenne del Popolo di Dio. E' vicenda e dramma che il credente per primo sperimenta e conosce nel suo personale rapporto con Dio e quindi nel suo essere perennemente esposto a lasciarsi sedurre da idoli che Dio non sono.

don LINO PEDRON

Lo stolto nega la presenza di Dio qui e ora, per cui tutto diventa lecito. Secondo lui, Dio si disinteressa del mondo e permette che gli empi possano avere mano libera, vantarsi delle loro malefatte e addirittura lanciare insolenze ironiche verso Dio: "Dio non è presente! Non c'è signorìa divina sulla terra!".

Dio si china dal cielo, nel quale l'empio l'ha relegato, per vedere, e lo spettacolo che gli si presenta è desolante: l'umanità è una sfilata di folli e di peccatori; è assente il vero credente, colui che cerca Dio attraverso la fede e il culto. Questa totale radicalità peccatrice dell'umanità (Rm 1-2) è ribadita nel v. 4. Ogni persona abbandona la retta via, quella della fede e della morale. Tutti sono corrotti irrimediabilmente. L'amara constatazione è proprio una sola: "Non c'è nessuno che agisca bene, neppure uno!".

La speranza di una svolta nella giustizia diventa concreta nella speranza di un ritorno dei prigionieri ebrei da Babilonia e nella restaurazione dello stato ebraico umiliato dalle superpotenze atee. La salvezza può venire solo da Sion, cioè da Dio presente nel suo santo tempio.

Il salmo si chiude con un grido di speranza, che non teme le delusioni della storia e le vergogne della prepotenza.

I PADRI DELLA CHIESA

v. 2 "Questo salmo, come il Sal 14, contiene la profezia della salvezza portata mediante la venuta del Signore, che molti desiderano vedere" (Eusebio).

"I giudei hanno detto del Cristo: Non è Figlio di Dio (cfr. Gv 10,33)" (Girolamo).

"La causa per cui si rinnega Dio è la corruzione" (Ilario).

v. 5 "Coloro che divorano il popolo potrebbero essere i cattivi pastori di Is 9,12 che divorano Israele a piena bocca" (Eusebio).

«Non si occupano di Dio, non si occupano che delle cose della terra e temono sempre di perdere i beni di questo mondo; invece non bisogna temere né la perdita dei beni temporali e neppure quella del corpo: "Non temete coloro che uccidono il corpo" (Mt 10,28)» (Beda).

v. 7 «Unica speranza dell'umanità nel corso dei secoli è il Salvatore che viene da Sion. "La parola del Signore uscirà da Gerusalemme" (Mi 4,2). Questa parola del Signore si è fatta carne (cfr. Gv 1,14)» (Ilario).

«È il giorno in cui il Cristo legge Isaia nella sinagoga: "Lo Spirito è su di me... e mi ha mandato ad annunziare la liberazione ai prigionieri" (Lc 4,18-19)» (Eusebio).

"La schiavitù è quella delle passioni e del cammino lontano dal Signore: è per questo che Paolo sente il bisogno d'essere liberato dal suo corpo di morte. La vera liberazione sarà nel giorno del giudizio" (Girolamo).

"Profezia trionfale della consumazione dei secoli e della pienezza della chiesa" (Cirillo di Alessandria).

L'ANGOLO DELLA SAPIENZA

Questo breve salmo si sofferma su una figura particolare: l'uomo senza Dio, il quale non crede alla Sua esistenza. Il Salmo è molto forte e sicuramente non lascia adito a dubbi: colui che vive pensando e credendo che Dio non esista è semplicemente un uomo stolto. Oggi, vivendo in un mondo che si è fortemente laicizzato, si cercano di usare espressioni rispettose e non lesive dei credi altrui, ma il salmista non si è fatto problemi per il semplice motivo che la verità pura e semplice è che l'uomo senza Dio è vittima di stoltezza perché è incapace di vedere Dio. Eppure, Egli è praticamente ovunque e la stessa nostra esistenza, la nostra stessa vita è la prima e gloriosa testimonianza di Lui che ha creato l'uomo ponendolo al vertice del creato, sottoponendogli tutte le creature e tutte le cose del mondo.

Il pensiero comune del senza Dio e che pensa di confutare l'esistenza del Signore è che tutti sono malvagi e che il bene vero e puro non esiste. Ma questa è solo un'illusione perchè se è pur vero che il male è molto diffuso a causa del principe di questo mondo che oscura e perverte il bene, Dio ha sempre dato testimonianza al Suo amore, non solo continuando a donarci la vita, ma anche attraverso l'elezione di uomini che hanno saputo dar piena testimonianza all'amore puro e incondizionato: questi uomini sono stati santificati dall'Alto e hanno dimostrato che il bene non è un illusione, ma una realtà di difficile perseguimento. E prima di loro, Dio ha manifestato il Bene attraverso Gesù Cristo che è stato glorificato dall'Altissimo ed è stato posto come segno per riconoscere il Volto di Dio. Chiunque vede Cristo, vede l'amore e vede l'esistenza del Padre.

In conclusione, dal salmista viene delineato anche il destino finale degli uomini increduli e di coloro che percuoteranno il Suo popolo: essi saranno dispersi, confusi perchè Dio li respingerà e li destinerà alla meta più infausta.

I GENITORI CATTOLICI

Questo salmo che, come tutta la Sacra Scrittura, è parola eterna di Dio si può definire "politicamente scorretto". Molti, infatti, storceranno il naso leggendo l'espressione "Lo stolto pensa: Dio non esiste". Il Signore giudica stolti quanti non credono alla Sua esistenza; ma li giudica tali in quanto destinati ai tormenti eterni, se increduli fino alla fine "Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato" (Mc. 16,16) -"Ma per i vili e gl'increduli, gli abietti e gli omicidi, gl'immorali, i fattucchieri, gli idolàtri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. È questa la seconda morte" (Ap. 21,8).

Questa frase fa quindi stecca nel coro degli "arrangiatori" della Parola di Dio; di quanti cioè la personalizzano a seconda delle circostanze.

Il salmo continua evidenziando il fatto che l'incredulità provoca di conseguenza un comportamento in aperta violazione dei comandi di Dio. Se non si crede in Dio, non si crede neppure al diavolo e all'inferno; di conseguenza non trovano applicazione né la frase "Tremate e non peccate, sul vostro giaciglio riflettete e placatevi" (Sal. 4,5) e neppure l'invito ad affidarsi alla Misericordia di Dio "Offrite sacrifici di giustizia e confidate nel Signore" (Sal. 4,6). Il salmo ci edifica sul fatto che quanti compiono il male e "divorano il mio popolo come il pane e non invocano Dio" verranno dispersi e confusi in quanto respinti da Dio", da quel Dio di amore e di misericordia del quale hanno rifiutato l'esistenza.

Dossologia

Gloria a lui che ha nome «Io-sono»
e ci parla dal rogo di fuoco:
così al Dio nascosto cantiamo
nell'attesa operosa del Regno.

Preghiera

O Padre, noi tutti siamo corresponsabili
delle tenebre del mondo
e di questo trionfare ovunque
della ingiustizia e della corruzione:
nella tua fedeltà sostieni
la speranza almeno degli umili
nell'avvento di un nuovo Esodo.
Amen.

Inserito da  Domenica, 11 Gennaio 2015 Letto 860 volte Ultima modifica il Domenica, 11 Gennaio 2015
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