Salmo 54

Invocazione al Dio che rende giustizia

  umile preghiera1

PREGHIERA DEL PERSEGUITATO

Perché, Signore, non siamo più capaci di pregarti così ?
Non abbiamo più stima di te, Signore? Come pregava Cristo nell'orto, e Giobbe dal suo mucchio di cenere, a differenza dei suoi amici così pii?

1 Al maestro del coro. Per strumenti a corda. Maskil. Di Davide.2 Dopo che gli abitanti di Zif andarono da Saul a dirgli: «Ecco, Davide se ne sta nascosto presso di noi».
3 Dio, per il tuo nome salvami,
per la tua potenza rendimi giustizia.
4 Dio, ascolta la mia preghiera,
porgi l'orecchio alle parole della mia bocca,
5 poiché stranieri contro di me sono insorti
e prepotenti insidiano la mia vita;
non pongono Dio davanti ai loro occhi.
6 Ecco, Dio è il mio aiuto,
il Signore sostiene la mia vita.
7 Ricada il male sui miei nemici,
nella tua fedeltà annientali.
8 Ti offrirò un sacrificio spontaneo,
loderò il tuo nome, Signore, perché è buono;
9 da ogni angoscia egli mi ha liberato
e il mio occhio ha guardato dall'alto i miei nemici.

COMMENTI

RAVASI

Questa breve composizione è considerata dagli esegeti quasi il modello ideale del genere «supplica». In una trama essenziale e in pochi dati sobri ed elementari vengono espressi tutti i sentimenti di una persona sofferente, perseguitata ma sempre fiduciosa. Il presente dell'orante è oscuro, pervaso dalla violenza di «stranieri» (v. 5), cioè di empi (il vocabolo ebraico è molto vicino per suono a quello che significa «superbi, arroganti»). Il futuro è, invece, luminoso (vv. 7-9) perché Dio è ostile al male e si schiera dalla parte delle vittime. Nella notte dell'oppressione brilla, alta, la fiaccola della fiducia in un Dio liberatore e amico del suo fedele oppresso. E il fedele immagina già di essere nel Tempio a offrire il sacrificio di ringraziamento per la liberazione ottenuta (v. 8).

GIOVANNI NICOLINI

Accogliamo oggi la preghiera del Sal.53, che si deve ritenere non una richiesta "speciale" per una circostanza "speciale", ma piuttosto il paradigma della fede e della preghiera che ci è tramandata dalla fede dei padri ebrei e che Gesù ha portato a pienezza nella sua persona e nella sua preghiera. Per questo, la Chiesa ci indica come esordio della nostra preghiera nelle ore della giornata i versetti di inizio del Salmo 69(70): "O Dio vieni a salvarmi, Signore vieni presto in mio aiuto". Non si tratta quindi di una vicenda di inferiorità e di minorità, ma semplicemente della nostra relazione benedetta con il Signore. La sua grazia verso di noi. E' dunque la nostra una "piccolezza" di cui ci vantiamo, perché è il "luogo" dell'incontro tra noi e la bontà di Dio. Questa è l'esperienza profonda che il credente fa nella sua vita: il suo bisogno di essere salvato e la presenza accanto a lui del Signore nostro salvatore. La preghiera è dunque il privilegio di un "Tu", il "Tu" di Dio, in comunione con il quale noi viviamo tutta la nostra vita.
Anche gli "stranieri" e i "prepotenti" che "contro di me sono insorti"(ver.5) non devono essere considerati episodi speciali e particolari, ma più globalmente quella "realtà" che ci è "nemica" semplicemente perché "da soli" non sappiamo affrontarla. E anche quello che veramente come "nemico" dobbiamo affrontare, fino alla potenza negativa dei nostri pensieri o dei nostri sentimenti non buoni, anche questo è occasione e orizzonte che, per la presenza amante e salvatrice di Dio, si trasforma in luogo e tempo di benedizione e di lode per quello che dal Signore riceviamo. Oserei dire che la vicenda stessa dei nostri "peccati" deve essere guardata più profondamente come interna alla storia della nostra salvezza. Come quell' "Egitto" dal quale il Signore ci libera per condurci a Sé!
Il ver.6 è quindi il "commento" globale di tutta l'esistenza: "Ecco, Dio è il mio aiuto, il Signore sostiene la mia vita". Questo è contrario alla mentalità comune e al nostro più immediato istinto, perché siamo portati a considerare positiva la situazione o la vicenda nella quale non abbiamo bisogno di nessuno, perché sappiamo "condurre l'impresa" per conto nostro! Ma questo non è vero! La vera gioia e il vero bene della vita, secondo la nostra tradizione di fede, è proprio questo essere continuamente salvati, e quindi l'esperienza profonda della vita come un grande evento e una grande avventura di comunione. Questo non è solo nel nostro rapporto con Dio, ma anche nella relazione d'amore che ci unisce tra noi .Per questo il comandamento dell'Amore è duplice: verso Dio e verso il nostro prossimo. Perché in Dio e nel nostro prossimo riconosciamo la potenza che incessantemente ci soccorre e ci salva. La gratitudine non è un obbligo! E' soprattutto una gioia!: "Ti offrirò un sacrificio spontaneo (cioè un "segno" che scaturisce liberamente e gioiosamente dal mio animo), loderò il tuo nome, Signore, perchè è buono"(ver.8).

ROBERTO TUFFARIELLO

"Per il tuo nome...": bello questo far sentire al Signore che è impegnato a salvarci per lui stesso, per il suo "onore" (come alcuni qui traducono), per il suo nome, per il suo "prestigio" personale..., anche se noi non lo meritiamo. – Questo nome, alla fine del salmo, è detto "buono"(v.8): anche in altri luoghi si sottolinea questa qualità fondante di Dio: "perchè sei buono", sei bontà, benignità; Tu sei una "cosa buona e preziosa" per noi, la prima tra le cose buone della nostra vita...

don LINO PEDRON

Il Sal 54 è un'invocazione limpida a Dio liberatore. Il salmista domanda per sé quanto Dio aveva detto a Geremia: "Io sono con te per liberarti e trarti in salvo. Io ti strappo dalla mano dei malvagi e ti libero dalle grinfie dei prepotenti" (Ger 15,21).

In questo salmo appare degna di nota l'espressione "per il tuo Nome" illustrata dalla parallela "per la tua potenza" (v. 3). Geremia 10,6 unisce i due concetti: "Grande è per la sua potenza il tuo Nome". Il nome di Dio è la sua stessa potenza che agisce nel mondo, dove sempre di nuovo si mostra presente. Dio ha promesso al suo popolo: "Non spaventarti, perché io sono con te! Non guardarti attorno con timore, perché io sono il tuo Dio! Io ti rendo forte, ti aiuto, ti tengo saldo..." (Is 41,10).

Il salmista prega Dio perché dimostri la sua fedeltà mantenendo le sue promesse di salvezza. Egli è certo che questa domanda sarà esaudita e fa voto di un sacrificio di ringraziamento che consisterà soprattutto in una lode in cui risplenderà il potente Nome di Dio.

I PADRI DELLA CHIESA

v. 3 "Tutto il salmo è detto dal Cristo: vi si sente il Cristo che parla come uomo e che soffre come uomo. È la preghiera di Gesù che ha assunto la forma di schiavo (cfr. Fil 2,7)" (Ilario).

v. 5 "Davide espone la sua causa in poche parole, perché Dio la conosce. Facciamo nostra questa supplica per esserne ammaestrati: infatti quanti vogliono vivere piamente in Cristo saranno sempre perseguitati (cfr. 2Tm 3,12)" (Eusebio).

v. 6 "Grida di gioia perché il fedele vede Dio che viene in suo aiuto" (Teodoreto).

"Il Padre prende con sé il Cristo, e il Cristo prende con sé la chiesa" (Girolamo).

v. 7 "La verità di Dio è il Cristo" (Ilario).

"Ponili nella tua verità e convertili" (Beda).

v. 8 "Il sacrificio offerto con tutto il cuore è il desiderio di avvicinarsi a Dio" (Gregorio di Nissa).

"Il Cristo sacerdote e vittima si è offerto al Padre, perché lo ha voluto" (Girolamo).

"Offrire la purezza della buona volontà è offrire un sacrificio volontario al Signore. Offrono un sacrificio volontario al Signore quanti non cessano di rendere grazie tra le sofferenze, come il santo Giobbe" (Cassiodoro).

"Ti offrirò il sacrificio di lode con tutto il cuore, cioè con carità perfetta" (Beda).

I GENITORI CATTOLICI

L'insegnamento che ricaviamo da questo salmo, come del resto da tanti altri, è costituito dall'invocazione a Dio in ogni necessità. Davide, ad edificazione nostra, si rivolge al Signore affinché lo salvi, gli renda giustizia e disperda i suoi nemici ritorcendo su di loro il male progettato contro Davide stesso.

La fede di Davide nell'intervento provvidenziale di Dio in risposta all'incessante preghiera ottiene le grazie sperate. Il salmo si chiude, infatti, con l'affermazione "Da ogni angoscia mi hai liberato e il mio occhio ha sfidato i miei nemici". In quest'epoca paganizzata si è persa l'abitudine a ricorrere a Dio in ogni necessità preferendo affidarsi esclusivamente, per consigli ed azioni, all'opera degli uomini; opera che se non è ispirata da Dio, a seguito delle nostre preghiere, è del tutto inutile per risolvere i nostri problemi.

E' quindi necessario far tesoro dell'insegnamento dei salmi (nei quali viene rappresentata la nostra vita nei vari accadimenti) e, come il salmista, è altresì doveroso fare esclusivo affidamento su Dio il quale ci ha donato Sua Madre come Regina delle grazie.

L'invito di Gesù a chiedere con fede quanto necessario "Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete..." (Mt. 7,7), supportato dagli innumerevoli prodigi operati dal Signore in risposta alle varie richieste di grazie, non è altro che una riconferma di quanto invocato nei salmi. La nostra MadreCeleste continuamente invita i "cari figli" a "pregare, pregare, pregare" anche per ottenere la gioia più sublime e la via d'uscita da ogni situazione"Cari figli, oggi voglio rivolgervi questo invito: PREGATE, PREGATE, PREGATE! Nella preghiera sperimenterete una gioia grandissima e troverete la soluzione per ogni situazione difficile. Grazie per i progressi che fate nella preghiera! Ognuno di voi è caro al mio cuore, e ringrazio tutti quelli che hanno incrementato la preghiera nelle loro famiglie. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!" (Medjugorje - 28 marzo 1985)

L'ANGOLO DELLA SAPIENZA

Siamo ormai abituati a meditare questo genere di salmi che si traducono in una piena invocazione del Signore come protezione e come rifugio dalle persecuzioni, dalle paure, dal male che avanza incessante. Davide ci ha dimostrato come un vero uomo di fede vive la sua vita: ricorrendo, in ogni necessità, al Padre Celeste che vede e provvede. Purtroppo, oggi ricorriamo a Dio solamente quando siamo preda della disperazione e la scienza non riesce a darci ciò che vogliamo: altrimenti, facciamo esclusivo affidamento su noi stessi, reputandoci forti abbastanza per avanzare e per lottare nel mondo. Ma questa è solo un'illusione perchè senza Dio non siamo nulla: noi stessi siamo solo un soffio che può spegnersi da un momento all'altro; come possiamo confidare in noi stessi se non siamo nemmeno certi della nostra esistenza? O come possiamo confidare negli uomini e nella scienza se essi sono influenzati dal male o incapaci di realizzare l'impossibile? Davide sa bene queste cose: sa che da solo non può nulla contro coloro che tramano contro di lui e sa benissimo che solo Dio è forte abbastanza per preservarlo da ogni male, da ogni turbamento e da ogni nemico: ed infatti, nessuno ha toccato Davide perchè Dio era con lui.

L'insegnamento che traiamo è quindi quello di rivolgerci a Dio con maggior frequenza, anche per le piccole cose perchè a Dio fa piacere vedere che ci rivolgiamo a Lui con fede e speranza esattamente come un figlio si rivolge al padre quando è in difficoltà. Noi tutti ci dimentichiamo che Dio è Padre prima di ogni cosa e che noi siamo Suoi figli: perciò dobbiamo imparare ad instaurare un vero rapporto filiale con Lui, seguendo l'esempio non solo di Davide, ma anche e soprattutto di Gesù Cristo che è l'emblema di come bisogna rivolgersi a Dio incessantemente, con fede e speranza viva.

Dossologia

Quanti credete nel nome di Dio
rendete grazie, cantategli gloria:
al Padre, al Figlio, amico degli umili,
e allo Spirito il cuore donate.

Preghiera

Non abbandonarci, Padre,
in balìa del Maligno:
nel tuo Figlio sei colui che ci libera,
sei certezza della vittoria finale,
quando dal popolo dei redenti
nascerà il canto nuovo
del grande ringraziamento.
Amen.

 

 

 

 

Inserito da  Domenica, 11 Gennaio 2015 Letto 1086 volte Ultima modifica il Domenica, 11 Gennaio 2015
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