Salmo 61

Preghiera di un esiliato 

NELLA

TENDA SARÒ IL TUO OSPITE

la tenda nel deserto 

E preghiamo anche per i re. Che mai nessuno sia escluso dalla preghiera.
Ma prima di lunga vita, abbiano la grazia di governare bene.
E chiediamo perdono anche per loro: che la terra non diventi mai una «regione infernale».

1 Al maestro del coro. Per strumenti a corda. Di Davide.
2 Ascolta, o Dio, il mio grido,
sii attento alla mia preghiera.
3 Sull'orlo dell'abisso io t'invoco,
mentre sento che il cuore mi manca:
guidami tu sulla rupe per me troppo alta.
4 Per me sei diventato un rifugio,
una torre fortificata davanti al nemico.
5 Vorrei abitare nella tua tenda per sempre,
vorrei rifugiarmi all'ombra delle tue ali.
6 Tu, o Dio, hai accolto i miei voti,
mi hai dato l'eredità di chi teme il tuo nome.
7 Ai giorni del re aggiungi altri giorni,
per molte generazioni siano i suoi anni!
8 Regni per sempre sotto gli occhi di Dio;
comanda che amore e fedeltà lo custodiscano.
9 Così canterò inni al tuo nome per sempre,
adempiendo i miei voti giorno per giorno.

COMMENTI

GIOVANNI NICOLINI

Questo Salmo esprime con molta efficacia l'orizzonte e il dono della preghiera. Possiamo distinguerne tre parti. Una prima, i vers.2-5, dice "da dove", in quale condizione di vita, da quale lontananza e debolezza noi preghiamo. La seconda, il ver.6, ricorda e confessa il dono del Signore, e la terza, i vers.7-9 cantano la speranza e la pace che della preghiera sono il frutto.
Amo molto l'espressione "dai confini della terra io t'invoco" che la nuova versione rende, al ver.3, con l'espressione "sull'orlo dell'abisso io t'invoco": dice la condizione di esilio e di fatica della nostra storia. Da questo esilio e da questa precarietà chiediamo al Signore: "Ascolta il mio grido, sii attento alla mia preghiera". "Sento che il cuore mi manca"(ver.3), e la rupe, Dio stesso, è "per me troppo alta". La preghiera è sempre necessariamente connessa con la povertà. Ma la grande precarietà dalla quale preghiamo, è sostenuta da quello che Dio ci ha rivelato, da quella "tenda" che Dio ha piantato in mezzo a noi per condividere la nostra stessa storia. La preghiera è la scoperta che Egli è con noi. Quindi preghiamo: "Vorrei abitare, nella tua tenda per sempre, vorrei rifugiarmi all'ombra delle tue ali"(ver.5). Assenza-presenza, lontananza-vicinanza: questa è la grazia della preghiera!
Questo è possibile, e avviene, perché Dio ci ha regalato la sua rivelazione, la sua Parola! Il "ponte" tra Lui e noi è stato lanciato e posto. Ecco allora il ver.6, al cuore del Salmo: "Tu, o Dio, hai accolto i miei voti". Interpreterei questa affermazione non tanto pensando a impegni che mi sono assunto verso di Lui, quanto all'attenzione a all'accoglienza divina verso il mio desiderio di incontro e di comunione con Lui. Egli ha risposto con il dono del "timore di Dio" – "mi hai dato l'eredità di chi teme il tuo nome" – "timore" che non è paura, ma esperienza e consapevolezza della presenza di Dio stesso nella mia povera storia.
Tutto questo è legato alla Persona di questo "re", che è figura e profezia del Messia del Signore, del Cristo di Dio. E' la sua presenza regale nella mia vita che mi consente di "cantare inni al tuo nome sempre", perché è solo "in" Gesù che posso cercare e trovare Dio come mio Padre, e posso vivere "adempiendo i miei voti giorno per giorno", cioè celebrando in tutti gli atti e gli eventi della mia umile esistenza la mia condizione di figlio di Dio. Così i vers.7-9.

ROBERTO TUFARIELLO

Ci affascina sempre quella condizione che qui è indicata al v.5: "Vorrei abitare nella tua tenda...". Come doveva essere bello per un nomade immaginare di pervenire alla tenda di Dio ed esservi accolto...! Ma, se credessimo davvero, noi siamo ben oltre, poiché la nostra comunità e anche ogni singolo credente sono già ora la dimora in cui Egli abita. – I commenti vedono nel salmo alcune contrapposizioni; ne riprendo una: per il re si augurano anni, l'auspicio che si aggiungano giorni ad altri giorni; per sè, invece, l'orante prospetta più modestamente un procedere semplice e regolare "giorno per giorno"(v.9). Ho pensato, a questo punto, a tutti noi che – giorno dopo giorno – abbarbicati al salmo o a un altro brano della Parola, cerchiamo di andare avanti "cantando inni al suo nome" e "adempiendo i nostri voti".

l' ANGOLO DELLA SAPIENZA

Troppo poco si confida in Dio ai giorni nostri. Troppo poco da giungere a scelte sbagliate. Se facessimo nostre, con i fatti, le parole di questo Salmo, confidando in Dio in ogni tempo, sia nel propizio come in quello avverso, non avremmo mai da disperare. Per mettere fine ai problemi, c'è chi si affida allo psicologo o nel peggiore dei casi alla morte. Perché non rivolgersi alla viva Persona di Dio? Davide ci dà il bell'esempio confidando continuamente nel Signore. Eppure Davide di avversità ne aveva a bizzeffe da affrontare, talvolta subendo sconfitte, ma come ha agito? Rifugiandosi nell'alcol o disperandosi? Pensando di mettere fine alla sua vita o chiudendosi in sé stesso? Nessuna di queste cose: Davide ha sempre confidato in Dio e ha sempre trionfato, persino nelle sconfitte. Sembrerà un paradosso ma è così: il trionfo non è sempre in quel successo apparente e materiale, ma si è trionfanti anche quando nel dolore e nella povertà sappiamo accettare la volontà di Dio. Del resto tutto ciò che di buono può fare l'uomo è la volontà del Signore.

Dio non è una persona astratta o l'ultimo appiglio a cui aggrapparsi. Dio è nostro Padre oltre che Creatore e un padre ama i suoi figli e va amato. Se noi confidassimo maggiormente in questo Padre benevolissimo non avremmo nulla da temere. Se ponessimo Dio al primo posto, nella ricchezza come nella povertà, nella gioia e nel dolore, in ogni situazione, vivremmo sereni. Allora proponiamo in questa giornata, ma soprattutto per domani che è domenica, giorno del Signore, di andare a cercare il Suo perdono nella confessione e di incontrarLo nella Santa Messa, nell'Eucarestia.

padre PAOLO BERTI francescano

Il salmista, molto probabilmente un levita, presenta "il segreto" della sua forza di fronte alle difficoltà, "il segreto" della sua pace: "Solo in Dio riposa l'anima mia: da lui la mia salvezza".
Egli poi si rivolge con forza agli empi, che uniti nell'odio si scagliano contro il giusto, dopo averlo colpito come un ariete martella un muro. Quando vedono che il muro è ormai cadente, essi si scagliano per abbatterlo completamente. Così gli uomini si sono accaniti contro il Cristo quando lo hanno visto debole, senza pensare che quella debolezza era essenziale alla vittoria di Dio.
Il salmista dice alcune parole agghiaccianti circa gli intimi pensieri degli empi: "Tramano solo di precipitarlo dall'alto, godono della menzogna. Con la bocca benedicono, nel loro intimo maledicono".
Il salmista dopo aver presentato l'orrore del cuore degli empi che si accordano contro il giusto, ripete il suo pensiero forza: "Solo in Dio riposa l'anima mia...". Poi si rivolge al popolo esortandolo alla confidenza in Dio e alla preghiera: "Davanti a lui aprite il vostro cuore". L'esortazione del salmista diventa sempre più didattica: "Non confidate nella violenza, non illudetevi della rapina; alla ricchezza, anche se abbonda, non attaccate il cuore". Circa la ricchezza che abbonda, non è quella tratta dalla rapina, ma quella guadagnata onestamente. Da questa ricchezza, segno dell'operosità e della benedizione di Dio, bisogna rimanerne distaccati, altrimenti essa avviluppa l'uomo spingendolo all'ingratitudine verso Dio e all'egoismo verso i fratelli.
In una parola pronunciata da Dio, il salmista ne coglie due. La prima è che "la forza appartiene a Dio, tua è la fedeltà, Signore", cioè Dio è sovrano di ogni cosa; l'uomo deve attingere da lui la forza per superare nell'amore le difficoltà. Così anche la fedeltà appartiene a Dio, perché egli è assolutamente fedele alla sua alleanza con l'uomo, e gli dona di perseverare nell'amore verso di lui e il prossimo, compendio di tutta la Legge (Mt 22,40). La seconda è che Dio darà lode o riprovazione a ciascun uomo in base a quanto ha compiuto, poiché non c'è premio senza le opere che l'amore richiede e spinge a fare: "Secondo le sue opere tu ripaghi ogni uomo".

 I PADRI DELLA CHIESA

EUSEBIO così scrive: "Da un capo all'altro, questo salmo 61 deve essere accostato al salmo 38. Se si traducessero con Gesù le parole ebraiche che hanno questa radice (= salvezza), si leggerebbe in questi versetti: Gesù è il mio Salvatore; vive in Dio, nel seno del Padre; è la mia gloria, il mio custode, è il Dio che viene in mio aiuto, è la mia speranza fissa in Dio". Il Salmo, letto dai Padri alla luce del Cristo "paziente", viene fatto proprio da ogni discepolo che, pur perseguitato,rimane fermo nella SPERANZA ed indefettibile nella sua fiducia assoluta ed esclusiva in Dio.

A questo punto, ricorda le parole di san Paolo: "Tutto posso in colui che mi dà forza" (Fil 4,13).
Con Gesù, anche nei momenti più tragici della vita, ognuno di noi può dire: "Mi lascerete solo. Ma io non sono solo, perché il Padre è con me" (Gv 16,32).

ORIGENE commentando il versetto 5b, così scrive: "Molti mali mi vengono dai malvagi, ma io tengo lo sguardo rivolto a Dio. A lui è rivolta la mia attesa e la mia speranza. Per questo sopporto quanto mi viene fatto. Mi soccorre sempre, mi soccorrerà anche questa volta; non permetterà che i malvagi riescano nel loro disegno e trionfino su di noi. Perché: Sei tu, Signore, la mia pazienza (Sal 70,5)".

"Taci, anima mia, in Dio!" (v. 6). GIROLAMO, traduce così questa frase: "Apud Deum silebit anima mea" (PL 26, 1058). Ed indica, con questo "silenzio tranquillo", la piena sottomissione del cuore a Dio. Il risultato di questo fidarsi di Dio è la serenità profonda che Gesù promette ai piccoli che si affidano a Lui e si fidano di Lui: "Troverete riposo alle vostre anime" (Mt 11,29). Ed è questa l'esperienza con cui sant'AGOSTINO conclude la sua affannosa ricerca: "Il nostro cuore è inquieto, finché non riposa in Te".
In Dio, vera ROCCIA di salvezza, trova consistenza e verità l'AMEN, del credente (v. 9). Se si sceglie Dio come Assoluto, tutto il resto si relativizza.
L'uomo, separato da Dio appare per quello che è: soffio e menzogna (v. 10).
Le ricchezze, soprattutto se ottenute con rapina e violenza, non meritano l'attaccamento del cuore (v. 11) Cf. Mt 6,24; Lc 12,15; 1Cor 6,10; 15,50; 1Tm 6,17.


Dossologia
Pellegrini del cielo, cantiamo:
a te solo, o Cristo, la gloria!


Preghiera

Signore, i capi di queste nazioni
signoreggiano e spadroneggiano
e si fanno chiamare perfino benefattori:
non sia così per i rappresentanti
del tuo popolo e per i poveri:
fa' che non ci siano capi fra noi;
e tu mostrati di essere l'unico nostro Padre
salvandoci da queste potenze;
e almeno la tua chiesa
sia per tutti un esempio
di una umanità veramente libera.
Amen.

Inserito da  Sabato, 09 Maggio 2015 Letto 1219 volte Ultima modifica il Domenica, 10 Maggio 2015
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