Salmo 63

L'anima assetata del Signore

CANTO ALL' AMORE MISTICO

137 erba luce

O esseri, anime in tormenti d'amore;
anime e corpi assetati di lui,
altro non dite,
perché tutto è già detto,
cantato, sofferto da altri innamorati.
È grazia di lui pregare così:

1 Salmo. Di Davide, quando era nel deserto di Giuda.
2 O Dio, tu sei il mio Dio,
dall'aurora io ti cerco,
ha sete di te l'anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz'acqua.
3 Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
4 Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode.
5 Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
6 Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca.
7 Quando nel mio letto di te mi ricordo
e penso a te nelle veglie notturne,
8 a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all'ombra delle tue ali.
9 A te si stringe l'anima mia:
la tua destra mi sostiene.
10 Ma quelli che cercano di rovinarmi
sprofondino sotto terra,
11 siano consegnati in mano alla spada,
divengano preda di sciacalli.
12 Il re troverà in Dio la sua gioia;
si glorierà chi giura per lui,
perché ai mentitori verrà chiusa la bocca.

COMMENTI

RAVASI

Salmo molto amato dalla tradizione mistica per la sete e la fame di Dio che lo pervade, questa lirica è anIche un capolavoro di compattezza simbolica, nonostante il mutare delle tonalità, dalla supplica all'inno. Sul filo della simbologia fisica si distende una vera e propria geografia dell'anima: essa ha sete dell'infinito come il terreno palestinese arido, assetato, screpolato dalla calura; essa ha fame delle carni dei sacrifici (v. 6), cioè del culto, le sue labbra attendono il miele della lode. La meta è quella di un abbraccio tanto sognato, dopo una notte di veglia e di attesa: «A te l'esser mio si stringe» (v. 9). Ma questo cantico dell'intimità totale con Dio si chiude su una scena fosca, popolata di sciacalli, di spade, di luoghi bui e infernali, di esseri bugiardi. È la proclamazione della fine del male: nell'adesione mistica si scopre un ottimismo irrefrenabile nei confronti della storia. «Non possiamo chiederti nulla; tu conosci i nostri bisogni prima ancora che nascano; il nostro bisogno sei tu. Nel darci te stesso, ci dai tutto» (Kh. Gibran).

PERFETTA LETIZIA

Il salmo presenta un pio giudeo, che fin dal primissimo mattino si pone in orazione. Egli cerca Dio, perché gli si è rivelato a lui per mezzo del dono della fede e delle Scritture, e ora cerca l'unione con lui, l'intima conoscenza di lui, in un "cercare" in cui il "trovare" spinge ancor più a cercare.

L'orante è presentato come un assetato in mezzo ad un deserto. Ma l'assetato del salmo sa dov'è la fonte, non è disorientato; sa che la fonte della pace e della gioia è Dio: Dio stesso è questa fonte.

L'orante ha un punto di riferimento: il tempio; e così vi si reca per trarre ristoro nella contemplazione Dio: "Così nel santuario ti ho contemplato, guardando la tua potenza e la tua gloria". L'orante cerca Dio, ama Dio, non tanto i benefici di Dio. Ama lui, e lo dichiara poiché dice che la comunione con lui ("il tuo amore") "vale più della vita". Questa dolce consapevolezza è la molla della sua lode: "Le mie labbra canteranno la tua lode"; "Così ti benedirò per tutta la vita". Egli, ritornato dal tempio alla sua dimora, probabilmente distante da Gerusalemme, ha come pensiero dolce e vivo Dio, e così "nelle veglie notturne", quando il sonno è assente, non si agita, ma pensa a Dio, cerca Dio.

Ha tanti nemici che cercano di ucciderlo, che probabilmente sono con bande di predoni Idumei (Cf. Ps 58), ma ha la ferma speranza che i nemici non avranno vittoria e che il re trionferà e insieme a lui chi gli è fedele: "Chi giura per lui" (Cf. 1Sam 17,55; 25,2; 2Sam 11,11; 15,21; ecc.). Gli ultimi versetti, per le loro dure espressioni, non entrano nella recitazione cristiana.

L'ANGOLO DELLA SAPIENZA

L'anima di ogni uomo ha sete di Dio. Siamo tutti come terra deserta, arida e senz'acqua quando siamo lontani dal Signore. Il salmista dice che la grazia di Dio vale più della vita. Essere in grazia di Dio quanto è importante per noi, per la nostra vita? Essere in grazia vuol dire essere amici, figli adottivi di Dio ed eredi del Paradiso. E solo gli amici e i figli sono degni di entrare in casa di un uomo. Per essere amici e figli, e per essere degni del Paradiso dobbiamo partecipare ai Sacramenti e praticare una buona condotta di vita secondo la volontà di Dio. Ai mentitori verrà chiusa la bocca: la menzogna è la radice di ogni male: Eva ascoltando la menzogna dell'antico serpente, è andata in rovina con tutto il genere umano. Per riparare a questo danno è venuta al mondo la Verità che è Gesù Cristo per risollevare l'umanità intera. Oggi il male fa tanto strepito e sembra non avere fine: un giorno però il male non parlerà più, perché Dio ha l'ultima parola.  Quanto costa dire bugie? Tanto. In quanti guai e preoccupazioni ci fa cadere una sola bugia? Tantissimi. La verità è l'unica che rende libero l'uomo da ogni guaio e preoccupazione. Gesù Cristo è la Verità ed è Lui e soltanto Lui con il Padre e lo Spirito Santo con i quali è una sola cosa, a liberare l'uomo dal laccio della morte. Siamo quindi uomini e donne veritieri, onesti, semplici ma soprattutto innamorati di Dio e benevoli verso i fratelli e le sorelle.   Qual è dunque il desiderio di Dio? Ce lo dice Lui stesso attraverso i comandamenti. Dio desidera che ci amiamo gli uni gli altri, amando e perdonandoci a vicenda, ma soprattutto che amiamo Lui, Sommo ed Eterno Bene. E per scoprire cosa significhi realmente amare, dobbiamo stare a contatto con l'Amore autentico che è Gesù Cristo: seguendo Lui, giorno dopo giorno, anno dopo anno, scopriremo sempre più cosa voglia dire "amare".

GIOVANNI NICOLINI

Il "titolo" del Salmo (ver.1) collega la "sete" del Salmista alla permanenza di Davide nel deserto. In questo modo propone la figura della "sete" come un dato profondo della vita del credente. Il credente come un assetato. L'immagine è molto preziosa, perché si tratta di una sete che ha già trovato e sperimentato la fonte cui dissetarsi. Dice infatti "dall'aurora "ti" cerco, ha sete "di te" l'anima mia". La sete dice "povertà", ma quel "di te" dice tutta la positività di quella sete! Allora la sete, e la gioia di dissetarsi, s'incontrano. Come per dire che "è bello avere sete"! Ed è molto forte l'espressione "dall'aurora ti cerco": si tratta di un unico termine che dice sia la ricerca sia la sete. Come se dicessimo in modo grossolano, "auroreggio verso te"! Penso che per diversi di noi questa ricerca del Signore prima dell'inizio di ogni giornata, anche con la sua fatica, sia grande delizia! A me piace moltissimo che all'inizio della giornata si cerchi di non dire altre parole prima di proclamare l'inizio della preghiera con un versetto del Salmo 50(51): "Signore, apri le mie labbra. E la mia bocca proclami la tua lode". E' un inizio che dice già tutto il volto profondo di tutta la giornata: la nostra povertà, la nostra sete, visitata e dissetata dal Signore! Io sono una "terra arida, assetata, senz'acqua", ma Tu scendi a me.
Per questo al ver.3 direbbe, alla lettera, "sono comparso, mi sono presentato, davanti a Te". Ho sete, ma so dove andare, dove incontrarmi con "la tua potenza e la tua gloria". E il ver.4 reinterpreta l'immagine della sete dissetata: "il tuo amore vale più della vita": ci si disseta dell'amore di Dio! La Parola che ci dona questo amore noi la "restituiamo" come lode a Lui: "con labbra gioiose ti loderà la mia bocca". La Parola di Dio che scende a noi e ci disseta, risale a Lui come lode delle nostre labbra.
Poniamoci a questo punto una domanda importante: stiamo parlando qui della preghiera e solo della preghiera? No, stiamo parlando del senso profondo di tutta la nostra vita. Non c'è separazione tra la preghiera e la vita. Non c'è la cosidetta "contemplazione" da una parte, e l' "azione" dall'altra.. Questa è semplicemente la nostra vita. La preghiera è l'espressione profonda, il paradigma e l'immagine profonda della nostra vita. Persino durante la notte, persino quando magari qualcuno non riesce a dormire, "di te mi ricordo" e "esulto di gioia all'ombra delle tue ali". Così i vers.7-8.
Così pure il travaglio di ogni giorno e le sue prove saranno occasione per cogliere come Dio non ci abbandoni, e siano vinti tutti i fatti che "cercano di rovinarmi"(ver.10).

ROBERTO TUFARIELLO

Un salmo che è proprio un grande aiuto alla nostra preghiera per le immagini che ci offre, per i sentimenti che ci aiuta ad esprimere... Un commento sottolinea la "densità corporea" del testo: levarsi all'alba, avere sete, saziarsi, stare all'ombra, contemplare, alzare le mani... Si è proprio coinvolti "anima e corpo"! C'è un punto che mi sembra particolarmente bello: "A te si stringe l'anima mia:/ la tua destra mi sostiene"(v.9). "Il mio respiro si incolla a te", dice un'altra traduzione. Alla lettera sarebbe "aderisce dietro" di te... Così, in questo stringersi, in qualunque circostanza, in qualunque difficoltà, la forza della Tua destra mi sostiene.

FIGLIE DELLA CHIESA

Questo salmo e sempre stato applicato a Davide errante nel deserto. E' un salmo che si presenta dotato di splendide immagini anche se è senza un apparente ordine logico, e i suoi diversi motivi letterari hanno provocato numerose interpretazioni: una supplica, un inno, un ringraziamento e un salmo regale. Ma il genere della supplica individuale è stato, dalla maggior parte degli studiosi, preferito su tutti gli altri. La menzione della ricerca ("sete") di Dio (v. 2) e della "grazia" (v. 4) fanno sì che il salmo, unitamente ai Salmi 16 e 73, raggiunga le vette teologiche più alte dell'A.T. Il simbolismo è spaziale, temporale e fisico-somatico.

Genere letterario: lamentazione individuale con motivi di fiducia, di ringraziamento e regali.

Divisione:

introduzione tematica (v. 2);

ricerca di Dio e motivazioni (vv. 3-9);

condanna dei nemici, gioia per il re e per chi è fedele a Dio.

v. 2: Il versetto introduce il tema della ricerca di Dio dell'intero salmo. Prevale l'immagine dell'acqua e della sete, il tutto esposto in modo enfatico e altamente poetico.

v. 3: "Così nel santuario ti ho cercato...": il tempio è il luogo della preghiera personale e comunitaria liturgica. E' il luogo della contemplazione della "gloria di Dio", come aveva chiesto Mosè in Es 33,18-23. Ma mentre per Mosè non fu possibile, perché il Signore lo coprì con un manto mentre passava, per il salmista non è così. Egli non solo non lo copre, ma gli fa vedere la sua gloria, lo nutre (v. 6) e la sua mano destra lo sostiene (v. 9).

vv. 4-9: L'orante, sapendo "per fede" che la sua attesa non andrà affatto delusa, già pregusta la dolcezza del favore divino e si sente spinto ad intonare il canto di "lode", cioè di ringraziamento (vv. 4-6), mentre riafferma con rinnovato vigore la sua fiducia nel divino sostegno.

v. 4: "la tua grazia vale più della vita": è una affermazione teologica di grande valore per l'AT. E' un criterio teologico nuovo. La grazia di Dio è vista come valore superiore alla stessa vita dell'uomo, ritenuta dal pio Israelita come il più alto dei beni. La condiscendenza e l'amicizia divina danno il vero senso della vita umana. Più volte si proclama nei Salmi il grande privilegio del giusto (specialmente se povero, afflitto, perseguitato) di essere oggetto della divina condiscendenza.

v. 5: "Così ti benedirò...": aperto da "così" come il v. 3, questo versetto esprime il proposito dell'orante di lodare il Signore per tutta la sua vita, facendo della lode la stessa ragione di vita (cfr. Sal 104,33; 146,2). La preghiera qui non è di petizione, ma esclusivamente di glorificazione (v. 6b). – "alzerò le mie mani": gesto classico dell'orante, che sebbene indichi in genere supplica, qui esprime lode (Sal 28,2; 44,21; 88,10: 134,2; 141,2).

v. 6: "Mi sazierò...": la contemplazione del Signore sazia nutrendo l'orante come la partecipazione a un lauto banchetto. Egli desidera di saziarsi sempre nella contemplazione e ringraziare nel giubilo il Signore.

vv. 7-9: "Nel mio giaciglio di te mi ricordo...": il salmista, aprendo il suo animo, confessa la sua esperienza di intima unione con il Signore. Si ricorda di lui anche di notte, e pensando all'aiuto ricevuto dal Signore non può fare altro che continuare a gioire e a stringersi a lui, cosciente che la sua destra provvidente continuerà a proteggerlo.

v. 9: "la tua destra...": è simbolo della forza e potenza di Dio nel proteggere i suoi fedeli.

vv. 10-11: Con gli auguri contro i nemici, che qui sono propriamente delle predizioni, data la certezza che ne ha il salmista, si riapre e, nello stesso tempo, si chiude la lamentazione.

- v. 10: "Ma quelli che attentano...": l'espressione enfatica apre questi ultimi versetti, fortemente contrastanti a livello di immagini con quelli precedenti. A una visione di pace, di gioia e di intimità con il Signore segue una prospettiva di morte infamante. – "nel profondo della terra": si designa così il mondo degli inferi, cioè lo Sheol (cfr. Ez 32,18-24; Sal 86,13). Qui indica la morte.

- v. 11: "diverranno preda di sciacalli": lo sciacallo è considerato un animale funebre anche nella civiltà egiziana, per il fatto che si aggira tra i cadaveri. Dare qualcuno in pasto agli sciacalli è un castigo più grave della stessa morte, perché si nega al defunto, nella concezione ebraica, anche un minimo di sopravvivenza nel regno delle ombre.

v. 12: "chi giura per lui": il giuramento per il Signore corrisponde a una professione di fede. Con l'espressione "chi giura per lui" si indicano tutti i fedeli del Signore, che uniti al re si contrappongono ai nemici del salmista, visti come mentitori e spergiuri in quanto, nemici anche di Dio, giurano per le false divinità.

 

Dossologia

Pure in mezzo a prove e sventure
nella fede andiamo cantando:
attendiamo la santa visione,
ed allora saremo pur noi
della stessa sua gloria beati.

Preghiera

Fin dal primo mattino a te, o Padre, ci rivolgiamo, perché sei l'unico nostro sostegno: in te solo trova ristoro la nostra sete infinita; guida i nostri passi con la luce della tua verità fino a che potremo vedere in pienezza il tuo volto. Amen.

 

 

Inserito da  Mercoledì, 13 Maggio 2015 Letto 3071 volte Ultima modifica il Mercoledì, 13 Maggio 2015
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