Salmo 69

Mi divora lo zelo per la tua casa

NON UNO HO TROVATO
CHE MI CONSOLASSE

hodler goodsamaritan

Ma tu, Signore Gesù, che nell'Orto prima e poi sulla Croce, hai sofferto tutti i gemiti degli animali e degli uomini; i gemiti dei cieli e degli abissi; tu che sai, o Servo del Signore e Uomo esperto d'ogni patire: prima libera dalla disperazione i disperati; libera dall'odio ogni offesa e dolore; libera vivi e morti dalla stessa morte che tutti avvolge come un lago profondo. Libera tutti i miseri del mondo dalla bocca del leone; e che non li assorba il Tartaro, ne cadano nelle regioni oscure, inferno vero di ogni esistenza senza amore. Così tu che sai, offrirai al Padre anche le nostre imprecazioni, fatte purpuree dal tuo sangue; dalla tua Passione fatte bianche come la neve, come l'ostia santa. Sia il tuo gemere la vera anima del mondo, la voce profonda ove trova purificazione e salvezza ogni pena e bestemmia e agonia.

 

1 Al maestro del coro. Su «I gigli». Di Davide.
2 Salvami, o Dio:
l'acqua mi giunge alla gola.
3 Affondo in un abisso di fango,
non ho nessun sostegno;
sono caduto in acque profonde
e la corrente mi travolge.
4 Sono sfinito dal gridare,
la mia gola è riarsa;
i miei occhi si consumano
nell'attesa del mio Dio.
5 Sono più numerosi dei capelli del mio capo
quelli che mi odiano senza ragione.
Sono potenti quelli che mi vogliono distruggere,
i miei nemici bugiardi:
quanto non ho rubato, dovrei forse restituirlo?
6 Dio, tu conosci la mia stoltezza
e i miei errori non ti sono nascosti.
7 Chi spera in te, per colpa mia non sia confuso,
Signore, Dio degli eserciti;
per causa mia non si vergogni
chi ti cerca, Dio d'Israele.
8 Per te io sopporto l'insulto
e la vergogna mi copre la faccia;
9 sono diventato un estraneo ai miei fratelli,
uno straniero per i figli di mia madre.
10 Perché mi divora lo zelo per la tua casa,
gli insulti di chi ti insulta ricadono su di me.
11 Piangevo su di me nel digiuno,
ma sono stato insultato.
12 Ho indossato come vestito un sacco
e sono diventato per loro oggetto di scherno.
13 Sparlavano di me quanti sedevano alla porta,
gli ubriachi mi deridevano.
14 Ma io rivolgo a te la mia preghiera,
Signore, nel tempo della benevolenza.
O Dio, nella tua grande bontà, rispondimi,
nella fedeltà della tua salvezza.
15 Liberami dal fango, perché io non affondi,
che io sia liberato dai miei nemici e dalle acque profonde.
16 Non mi travolga la corrente,
l'abisso non mi sommerga,
la fossa non chiuda su di me la sua bocca.
17 Rispondimi, Signore, perché buono è il tuo amore;
volgiti a me nella tua grande tenerezza.
18 Non nascondere il volto al tuo servo;
sono nell'angoscia: presto, rispondimi!
19 Avvicìnati a me, riscattami,
liberami a causa dei miei nemici.

20 Tu sai quanto sono stato insultato:
quanto disonore, quanta vergogna!
Sono tutti davanti a te i miei avversari.
21 L'insulto ha spezzato il mio cuore
e mi sento venir meno.
Mi aspettavo compassione, ma invano,
consolatori, ma non ne ho trovati.
22 Mi hanno messo veleno nel cibo
e quando avevo sete mi hanno dato aceto.
23 La loro tavola sia per loro una trappola,
un'insidia i loro banchetti.
24 Si offuschino i loro occhi e più non vedano:
sfibra i loro fianchi per sempre.
25 Riversa su di loro il tuo sdegno,
li raggiunga la tua ira ardente.
26 Il loro accampamento sia desolato,
senza abitanti la loro tenda;
27 perché inseguono colui che hai percosso,
aggiungono dolore a chi tu hai ferito.
28 Aggiungi per loro colpa su colpa
e non possano appellarsi alla tua giustizia.
29 Dal libro dei viventi siano cancellati
e non siano iscritti tra i giusti.
30 Io sono povero e sofferente:
la tua salvezza, Dio, mi ponga al sicuro.
31 Loderò il nome di Dio con un canto,
lo magnificherò con un ringraziamento,
32 che per il Signore è meglio di un toro,
di un torello con corna e zoccoli.
33 Vedano i poveri e si rallegrino;
voi che cercate Dio, fatevi coraggio,
34 perché il Signore ascolta i miseri
e non disprezza i suoi che sono prigionieri.
35 A lui cantino lode i cieli e la terra,
i mari e quanto brulica in essi.
36 Perché Dio salverà Sion,
ricostruirà le città di Giuda:
vi abiteranno e ne riavranno il possesso.
37 La stirpe dei suoi servi ne sarà erede
e chi ama il suo nome vi porrà dimora.

COMMENTI

RAVASI

Questa lamentazione, da alcuni studiosi considerata un'opera composita sorta dalla fusione di due suppliche diverse, si apre con un quadro infernale, paludoso e mobile, nel quale l'orante sta orribilmente e irrimediabilmente scivolando. Gli inferi (lo sheol della Bibbia) erano raffigurati in Oriente come una regione sotterranea percorsa da canali fangosi, da flussi incandescenti di lava. «Signore, afferra il tuo servo caduto nelle acque fangose!», prega anche l'assiro Ersha-ku-mal. Ma il lamento del salmista subito precisa la qualità di questo inferno: c'è un diluvio di male interiore fatto di sofferenze e di solitudine e c' è un' onda di violenza dall'esterno con calunnie «<cosa ho rubato che io debba ridare?», v. 5), con insulti e vituperi, scagliati persino dagli ubriachi (v. 13), con attentati (v. 22). La preghiera, allora, si trasforma in imprecazione veemente (vv. 23-29) nello stile d'un dialogo totalmente sincero con Dio. Ma si trasforma anche in speranza nel Signore dei poveri e delle vittime (vv. 31-34). Gli evangelisti hanno usato questo salmo per parlare del Cristo: hanno applicato il v. 10 alla cacciata dei mercanti dal Tempio (Giovanni 2,17), hanno visto nell'aceto come bevanda (v. 22) il segno di un evento della passione di Cristo (Matteo 27,34.48), hanno applicato a Giuda, il traditore, il v. 26 (Atti 1,20) .

GIOVANNI NICOLINI

( 1-19 ) Due elementi privilegiati di attenzione s'impongono all'ascolto e alla preghiera di questo Salmo. Innanzi tutto l'enfasi posta sul suo carattere fortemente personale. A questo proposito rispondo a chi mi chiedeva nei giorni scorsi circa l'opportunità e il vantaggio di una lettura "personale" dei Salmi, cioè un riferimento sottolineato all'esperienza di ogni persona, piuttosto che un riferimento collettivo. Mi sembra di poter dire oggi che forse conviene cogliere sia il carattere personale di ogni preghiera, sia quello collettivo, semplicemente affidandoci al testo. Questo Salmo porta fortemente il riferimento all' "io" dell'orante: bene, allora mi sembra che questo ci inviti ad attribuire a noi, a ciascuno di noi, le parole che ascoltiamo e celebriamo. Anche se vedremo come un altro "io" s'imporrà profondamente al nostro ascolto. E questo è già il secondo elemento di attenzione privilegiata di questo testo: la Persona del Signore Gesù e quindi la ricchezza della citazione che di esso fanno le memorie evangeliche.
L'immagine di acque profonde nelle quali si affonda e che ci sommergono caratterizza l'inizio del Salmo. E' interessante l'intreccio tra queste acque e l'arsura del ver.4. Da una parte il Salmista è immerso in un "abisso di fango"(ver.3), e dall'altra il suo grido e il suo sguardo proteso verso Dio lo consumano. Tutto questo descrive la sua concreta situazione di esposizione a "nemici" che lo odiano, lo accusano falsamente e lo vogliono distruggere. Così il ver.5. Certo, per noi il riferimento ai testi della Passione di Gesù è molto forte. Ed ecco, ai vers.6-7, l'irrompere della vicenda personale del Salmista e quindi la sua vicenda di peccatore. Questo mi sembra molto importante, perché, mentre cogliamo la profezia della persecuzione contro l'Innocente Gesù, sentiamo coinvolta anche la nostra storia di peccatori! Penso istintivamente al "malfattore" di Luca 23,39-43, alla sua consapevolezza di trovarsi nella stessa pena dell'Innocente e alla sua supplica piena di fede. Penso quindi alla grandezza divina di questa preghiera che ci consente di accostare la nostra vita di peccatori alla passione e alla morte di Gesù! Il Salmo, mentre parla di Gesù, parla anche di noi! Mi sembra quindi affascinante l'umiltà radicale della "confessione" del peccatore, consapevole della sua stoltezza, dei suoi errori, e del timore di aver coinvolto nel suo male altre persone ben più importanti e delicate di lui: "chi spera in te...chi ti cerca"(vers. 6-7).
Emerge nei versetti successivi la grande prova di umiltà-umiliazione cui il Salmista è esposto. E anche la sua grandezza spirituale e morale! La sua profonda penitenza-conversione lo porta ad essere isolato e oltraggiato da tutti, in un contrasto drammatico tra la profondità del suo cammino verso Dio e l'insulto e lo scherno subito dai suoi accusatori. Una nota particolarmente amara rivela che non si tratta di persone estranee e lontane, ma dei "miei fratelli...dei figli di mia madre"(ver.9), nell'abbrutimento della loro volgarità violenta: "gli ubriachi mi deridevano"(ver.13). Tanti altri particolari ci ricordano e sottolineano il legame profondo che unisce questo "peccatore" alla Passione del nostro Signore Gesù! E' Lui, che è sceso, innocente, nella vicenda di noi peccatori!
Ma i vers.14-19, sono appunto il grande "ma" che a partire appunto dalle parole "Ma io rivolgo a te la mia preghiera...", apre il dialogo fedele e amante tra noi e il nostro Signore, dono che Gesù ha aperto ad ogni vicenda e ad ogni coscienza.

( 20 -37 ) Chi è il peccatore? Mi sembra che nella seconda parte del nostro Salmo venga avanti un'immagine molto potente del mistero del Male e della sua vittima, che è l'uomo. Voglio essere prudente in questa interpretazione. I vers.20-22 mi sembrano di particolare rilievo! I nemici dell'uomo sono nemici anche di Dio. Anzi, forse, sono nemici dell'uomo perché innanzi tutto sono nemici di Dio! Certo, anche qui mi condizione e mi conduce la Persona di Gesù, e l'aggressione che Egli subisce. Ma proprio in questo mi sembra ci sia un accostamento tra la passione subita dal Signore e l'aggressione subita dal peccatore. Gesù è mite davanti ai suoi aggressori. Il peccatore è fragile davanti all'assalto del Nemico. Gesù e il peccatore sembrano incontrarsi nella figura e nella realtà del "povero". Tale Gesù si è fatto. Tale è alla fine il peccatore che riconosce e grida la sua debolezza davanti all'aggressione nemica.
E' in questa prospettiva che mi pare si possano ascoltare i vers.20-22. Certo c'è una condizione per tutto questo, e cioè che il peccatore abbia lasciato ogni sua pretesa di giustificazione e riconosca se stesso appunto solo come un povero peccatore. Allora il peccatore può, ai vers.23-26, chiedere a Dio di giudicare e di scacciare questi "nemici". E al ver.27 ne porta un motivo sublime!: "perché inseguono colui che hai percosso, aggiungono dolore a chi tu hai ferito". Questi "nemici" hanno in realtà invaso un orizzonte santo che è quello della relazione tra il Signore e i suoi figli: solo Lui può percuoterli e ferirli, nel cammino che Egli compie insieme con loro verso la loro salvezza. Ora per questo devono essere eliminati, perché non hanno diritto né parte con coloro che il Signore ha chiamati a Sé e conduce! Per questo mi sembra si possano ascoltare in chiave "apocalittica" i vers.28-29: "E il diavolo, che li aveva sedotti, fu gettato nello stagno di fuoco e zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta..."(Apocalisse 20,10). Veramente il Signore ci "libera dal Male" e dal "Maligno" come preferiscono pregare i nostri fratelli cristiani della Riforma.
Ed ecco, quindi la nuova e reale condizione dei figli del Signore: "Io sono povero e sofferente: la tua salvezza, Dio, mi ponga al sicuro....Vedano i poveri e si rallegrino..Perchè il Signore ascolta i miseri e non disprezza i suoi che sono prigionieri...". Il Signore va' incontro al peccatore con la sua volontà di salvarlo.

LINO PEDRON

Il salmo 69 è tra i più citati del Nuovo Testamento. Il salmista vede se stesso in quella tipica situazione del perseguitato seguace di Dio, nella quale si continua a intravedere il destino del Salvatore futuro (cfr. Is 53; Sal 22). È questo il motivo per cui il salmo si presta a molte citazioni nel Nuovo Testamento. Con immagini eloquenti, il salmista descrive il pericolo che sovrasta la sua vita. Ma, per quanto si senta innocente nei suoi rapporti con gli uomini, sa di essere peccatore davanti a Dio, nel suo intimo. Egli è stato un difensore zelante dell'onore di Dio e del suo tempio. Ora che le cose vanno così male per lui, gli dispiace perché ciò va a scapito dell'onore e del credito di Dio e della fede dei suoi compagni che la pensano come lui. La sua sorte alimenta le mormorazioni sulla pubblica piazza e nelle bettole (v. 13). Egli auspica che tutto quanto gli avversari meditano e tramano contro di lui ricada su di loro. Per sé il salmista non vuole solo la salvezza dal pericolo mortale, ma la vita per lodare Dio, insieme con quelli che come lui riceveranno la grazia, in una Gerusalemme riedificata e nel restaurato regno di Giuda.

Dossologia

O Padre santo, che hai dato la gloria
al Figlio tuo nell'ora suprema,
noi ti lodiamo insieme allo Spirito,
inni cantiamo di grazie per sempre.

Preghiera

Di quante vite non sappiamo le agonie, Signore! ma sappiamo che il tuo Figlio tutte le riassume, fin dalla terribile notte e poi nel pieno giorno, sul colle: è così, è così che la sua Passione continua! Aiuta tutte le vittime del mondo, Signore... Amen.

 

 

 

 

 

 

Inserito da  Giovedì, 28 Maggio 2015 Letto 1378 volte
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