Salmo 77

Lamento per una grave sciagura in Israele

Gesù nellorto

A DIO HO LEVATO LA MIA VOCE URLANDO

Tuttavia, senza Dio, la notte è ancor più nera. Non c'è santità senza Dio. Neppure giustizia. Se non c'è Dio, nemmeno l'uomo è più un uomo.

 

1 Al maestro del coro. Su «Iedutùn». Di Asaf. Salmo.

2 La mia voce verso Dio: io grido aiuto!

La mia voce verso Dio, perché mi ascolti.

3 Nel giorno della mia angoscia io cerco il Signore,

nella notte le mie mani sono tese e non si stancano;

l’anima mia rifiuta di calmarsi.

4 Mi ricordo di Dio e gemo,

medito e viene meno il mio spirito.

5 Tu trattieni dal sonno i miei occhi,

sono turbato e incapace di parlare.

6 Ripenso ai giorni passati,

ricordo gli anni lontani.

7 Un canto nella notte mi ritorna nel cuore:

medito e il mio spirito si va interrogando.

8 Forse il Signore ci respingerà per sempre,

non sarà mai più benevolo con noi?

9 È forse cessato per sempre il suo amore,

è finita la sua promessa per sempre?

10 Può Dio aver dimenticato la pietà,

aver chiuso nell’ira la sua misericordia?

11 E ho detto: «Questo è il mio tormento:

è mutata la destra dell’Altissimo».

12 Ricordo i prodigi del Signore,

sì, ricordo le tue meraviglie di un tempo.

13 Vado considerando le tue opere,

medito tutte le tue prodezze.

14 O Dio, santa è la tua via;

quale dio è grande come il nostro Dio?

15 Tu sei il Dio che opera meraviglie,

manifesti la tua forza fra i popoli.

16 Hai riscattato il tuo popolo con il tuo braccio,

i figli di Giacobbe e di Giuseppe.

17 Ti videro le acque, o Dio,

ti videro le acque e ne furono sconvolte;

sussultarono anche gli abissi.

18 Le nubi rovesciavano acqua,

scoppiava il tuono nel cielo;

le tue saette guizzavano.

19 Il boato dei tuoi tuoni nel turbine,

le tue folgori rischiaravano il mondo;

tremava e si scuoteva la terra.

20 Sul mare la tua via,

i tuoi sentieri sulle grandi acque,

ma le tue orme non furono riconosciute.

21 Guidasti come un gregge il tuo popolo

per mano di Mosè e di Aronne.

COMMENTI

RAVASI

Senza offendere gli atei. Anzi, nessuno è così vicino a Dio come l'ateo. L'ateismo non è non credere in Dio. Ateismo, forse, è nella disperazione nuda: la sola forma di ateismo da prendere sul serio. «Non esiste alcuna luce beata che illumini l'abisso scuro del dolore, se non Dio stesso. E noi lo troviamo solo se diciamo con amore: "sì, sì" alla sua incomprensibilità, senza di cui egli non sarebbe Dio» (K. Rahner).

S. Francesco - secondo la Legenda Antiqua - aveva scelto il v. 3 del salmo, nella versione latina, come una specie di motto nel travaglio della sofferenza. Effettivamente il Salmo 77 è un soliloquio di un'anima che parla a nome di tanti e che getta sul tappeto le domande fondamentali nella prova: Dio si sta smentendo? Tra passato glorioso e presente tragico c'è mutabilità nell'agire di Dio? L 'amore divino non è eterno? Queste domande salgono come un'ondata al cuore e scuotono le radici della fede. La notte che la supplica suppone è, quindi, interiore. Ma dopo la crisi descritta nei vv. 2-11 e sintetizzata nella frase «Certo ha mutato la mano l'Altissimo!», il salmista si apre all'attesa fondandosi sul «ricordo» del passato salvifico (vv. 12-21). Il ricordo nella Bibbia non è mera evocazione del passato ma certezza che il seme messo da Dio nella storia deve ancora fruttificare. È per questo che 1'orante cita nei vv. 17-20 un antico inno in cui Dio appariva nello splendore della sua potenza di Creatore e di Salvatore soprattutto nell'esodo dall'Egitto. Il vincitore delle acque caotiche può ancora strappare il suo popolo sofferente e guidarlo verso i pascoli della pace e della gioia (v. 21).

GIOVANNI NICOLINI

Mi sembra di cogliere al ver.3 la descrizione dell’orizzonte nel quale si colloca questa preghiera: “Nel giorno della mia angoscia io cerco il Signore, nella notte le mie mani sono tese e non si stancano; l’anima mia rifiuta di calmarsi” Dunque la preghiera di chi è in angoscia. Penso la si possa veramente chiamare preghiera, anche se immersa e sommersa da una sofferenza che tuttavia non si pone al di là di Dio. Anzi! Dio ne è partecipe e origine: così in modo molto forte i vers.4-5. La relazione-comunione con Dio sembra appartenere al passato: “giorni passati...anni lontani”(ver.6).
La domanda grave e pressante nasce quindi dal contrasto drammatico tra un passato abitato e condotto dal Signore e l’attuale solitudine desolata. I vers.7-10 si chiedono se la relazione con Dio è finita. Se è possibile pensare che Egli chiuda il suo rapporto con noi. Il ver.11 sembra porsi come una inevitabile conclusione: “Questo è il mio tormento: è mutata la destra dell’Altissimo”.
Davanti a questo si pone solo la grande – preziosa! – eventualità della memoria. E quindi il transito da un’angoscia solitaria all’impegno – faticoso! – di una memoria che restituisca alla presenza e all’azione di Dio nella storia: “Ricordo i prodigi del Signore, sì, ricordo le tue meraviglie di un tempo. Vado considerando le tue opere, medito tutte le tue prodezze.”(vers.12-13). Così il ricordo del passato diventa realtà presente. Non vicende chiuse nel passato, ma grembo di un presente che si illumina di esse: “O Dio, santa è la tua via; quale Dio è grande come il Signore? Tu sei il Dio che opera meraviglie, manifesti la tua forza fra i popoli”. Quindi la memoria delle opere divine è la fonte del riscatto e della speranza di un presente difficile.
I vers.16-19 sono la descrizione enfatica dell’opera divina della salvezza. Tale enfasi sembra voler dilatare quegli eventi a tutta la creazione e a tutta la storia. Ed è affascinante che la grandiosità degli eventi – acque sconvolte, sussulto degli abissi, nubi che rovesciano acqua, tuoni e saette... – sia peraltro “segreta” agli occhi del mondo, come è segreta la via di Dio, una via tracciata nel mare, rotte segrete come “sentieri sulle grandi acque”, orme divine che “non furono riconosciute”. Ma Dio agisce e guida il suo popolo come un gregge, “per mano di Mosè e di Aronne”(ver.21). Per chi come me conosce l’angoscia, questo Salmo è prezioso.
Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

ROBERTO TUFARIELLO

Leggo che il tema unificante del salmo può essere considerata la memoria. Nella prima parte (vv.2-11), è una memoria di tristezza e di angoscia: “nel giorno della mia angoscia io cerco il Signore”(v.3); “mi ricordo di Dio e gemo”(v.4)... Il Signore respinge, ha scordato la sua bontà, è esaurita la sua misericordia; “è mutata la destra dell’Altissimo”.
A questo punto, però, la memoria delle gesta del Signore nella liberazione e nell’esodo porta l’orante a una meditazione, fonte di stupore e di nuova fiducia (vv.12-21): “O Dio, santa è la tua via; qual dio è grande come il nostro Dio?”(v.14). La via dell’esodo passava attraverso acque grandi e minacciose: qui Dio ha lasciato le sue orme, le tracce del suo passaggio, mentre conduceva il popolo come un gregge (v.20: l’unico punto delle Scritture – secondo un commento – in cui compaiono le impronte di Dio). Il pensiero va al “passaggio” di Gesù, alla sua Pasqua e alle “orme” che ha lasciato tra noi.

PERFETTA LETIZIA

Il salmista si può configurare come un pio Giudeo rimasto in Palestina al tempo della deportazione a Babilonia. La città di Gerusalemme e il tempio sono distrutti e sono già passati anni. Il pio Giudeo ricorda con dolore le feste passate considerando la situazione che si è abbattuta su Israele: “Ripenso ai giorni passati, ricordo gli anni lontani. Un canto nella notte mi ritorna nel cuore: medito e il mio spirito si va interrogando”.

Egli è esposto a giorni d’angoscia quando le bande dei predoni fanno razzie nei vigneti, nei campi, nei greggi: “Nel giorno della mia angoscia io cerco il Signore, nella notte le mie mani sono tese e non si stancano; l'anima mia rifiuta di calmarsi”. Il salmista sostiene il tormento di interrogativi laceranti che esprime tuttavia senza cedimento nella fede: “Forse il Signore ci respingerà per sempre, non sarà più benevolo con noi?...”. Egli avverte acutamente l’abbandono di Dio e ne prova tormento: “E ho detto: <Questo è il mio tormento: è mutata la destra dell’Altissimo>”.

Il salmista tuttavia non cede, continua ad avere fede in Dio, e considera le opere salvifiche da lui fatte per Israele: “Ti videro le acque, o Dio, ti videro le acque e ne furono sconvolte; sussultarono anche gli abissi”; parole queste che si riferiscono alle acque dell’Egitto diventate rosso sangue, e al mar Rosso che si aprì per lasciare passare Israele. “Le nubi rovesciavano acqua,scoppiava il tuono nel cielo...”; parole che si riferiscono probabilmente alla tempesta che investì l’esercito Egizio, costringendolo a ritornare indietro verso il mar Rosso, dopo che l’aveva anche lui attraversato inseguendo Israele. Si legge infatti (Es 14,25-27): “Frenò le ruote dei loro carri (ndr. nella melma prodotta dalla tempesta), così che a stento riuscivano a spingerle. Allora gli Egiziani dissero: <Fuggiamo di fronte a Israele, perché il Signore combatte per loro contro gli Egiziani!> (...). Mosè stese la mano sul mare e il mare, sul far del mattino, tornò al suo livello consueto, mentre gli Egiziani, fuggendo, gli si dirigevano contro”.

“Sul mare la tua via (...) ma le tue orme non furono riconosciute”; Dio condusse il suo popolo per una via impossibile e, poiché le acque ritornarono quiete come prima, inevitabilmente non restò traccia del suo passaggio.

DIMENSIONE SPERANZA

Il salmista sta vivendo, nell’amarezza del cuore, il dramma del suo popolo probabilmente l’esilio. Di giorno e di notte non cessa di pregare con una costanza che commuove: “la mia voce sale a Dio, finché mi ascolti”... “ la mia mano è tesa enon si stanca”. Non ne può più: rifiuta ogni conforto umano, il suo spirito viene meno. Nelle sue notti insonni medita, ripensa, ricorda, riflette, si pone mille domande: ma una risposta, con le sue parole, non sa darsela. Però, la fede e la certezza che egli ha ricevuto dai suoi padri sono così abbarbicate nel suo cuore che, pur nel cozzo di tutte le delusioni, non riesce a dubitare di Dio. E torna a ricordare le meraviglie di un tempo. Egli si rifà al passato per trovarvi validi motivi di certezza da riversare e irradiare sul presente. E viene premiato con la luce interiore di una conclusione in cui la fede ha il sopravvento e ridona una certezza: “o Dio, santa è la tua via; quale dio è grande come il nostro Dio?”. La memoria va a frugare, senza esitazioni, nelle precise rievocazione delle meraviglie dell’Esodo. Il salmo si chiude, all’improvviso, con la visione del popolo di Dio. Da Dio stesso guidato per mano di Mosè e di Aronne.

Lo Spirito del Signore che lo ha ispirato e che ci addita l’esempio e la via per superare – nell’oggi – le tentazioni della fede, non lascia a ciascuno di conchiuderlo con alcuna risposta personale che, nella grazia del Cristo, consenta di affermare con Giovanni: “anche noi abbiamo creduto all’amore”?

possiamo anche noi allora pregare così : “Ascolta pietoso il nostro grido, signore, anche quando, sfiniti dall’angoscia siamo tentati di dubitare del tuo amore”.

don LINO PEDRON

Il salmo 77 è una preghiera di lamento e di fiducia nella quale è implorato l’intervento reale, storico ed efficace di Dio contro l’incombere di una minaccia. Il salmista è sconcertato per l’abbandono e l’indifferenza di Dio nei confronti del suo popolo e lancia al Dio dell’Alleanza un grido di aiuto. È un singolo che propone un problema collettivo e nazionale. Egli mette al centro solo il mistero di Dio, di un Dio nascosto, il cui agire sembra indecifrabile, ma che prima o poi si rivelerà come il Dio dell’Alleanza. Per questo il salmo dal tono del lamento diventa progressivamente un inno di lode e di fiducia. E questa fiducia nasce dalla contemplazione dell’opera di salvezza compiuta da Dio in tutti i tempi.

Questo salmo ci offre un grande esempio: in fondo ciò che sta a cuore al salmista è la sorte di tutta la comunità dei credenti, e questa è per lui più importante delle sue preoccupazioni per la propria sorte individuale. Vi è dunque qui, in qualche modo, lo spirito del "Padre nostro" che si concretizza nella solidarietà umana, come esige costantemente il Dio della Rivelazione. Contemplando e celebrando gli eventi che sono all’origine della storia della salvezza, ci è data la possibilità di guardare con occhi nuovi l’orizzonte, sempre misterioso, della storia.

I PADRI DELLA CHIESA

v. 2 "Questo salmo è cantato da colui che non domanda a Dio nient’altro che lui stesso, che ama Dio gratuitamente, che gli offre il sacrificio volontario (cfr. Sal 54,8)" (Agostino).

"Salmo cantato da colui che oltrepassa tutto per non desiderare che Dio con tutta la sua volontà e la sua retta intenzione. È agitato, oscilla tra il timore e la speranza: ora perde il coraggio per il timore; ora supera il suo stesso cedimento con una speranza buona e si trova consolato" (Ruperto).

v. 3 "Il salmista ci insegna a superare noi stessi nella prova: mi rivolgo a Dio, nella tribolazione è lui che cerco" (Eusebio).

"Nella tribolazione non cercare la liberazione o questa o quella cosa: cerca Dio" (Agostino).

"Quelli che si preoccupano delle cose terrene, nella tribolazione si augurano di essere liberati. Il salmista, come se fosse tranquillo o ignorasse i suoi mali, cerca con tutto il desiderio la contemplazione del Signore. Sua unica consolazione è tendere costantemente a Dio" (Cassiodoro).

"Pregando giorno e notte non ho corso invano, non ho pensato invano, non sono stato deluso" (Atanasio).

v. 4 "Nulla consola l’anima come il ricordarsi di Dio" (Origene).

"Il ricordo di Dio basta per la mia gioia. Se rifletto su di me, il mio spirito è nell’avvilimento; ma se penso a Dio, sono pieno di gioia. E anche quando lo cerco con le mie mani di notte, a tastoni, lo sento vicino. Non mi inganno, è presente, sento che ascolta la mia voce con benevolenza" (Eusebio).

"Ricorrendo a ragioni umane, ho perso coraggio" (Atanasio).

"Non voglio altra consolazione che il ricordo di Dio: se penso ai miei mali mi scoraggio" (Teodoreto).

v. 5 "Considerando i miei peccati, non osavo alzare gli occhi al cielo... Prima che gli altri vegliassero, io già vegliavo" (Girolamo).

"È turbato dal ricordo dei peccati degli uomini. Tace in questa notte profonda ove non penetra la consolazione umana" (Cassiodoro).

v. 6 "Mi domando perché ci allontani tu che ti sei preso così gran cura dei nostri padri" (Teodoreto).

v. 7 "Scruta il suo spirito; vi trova la tristezza e il suo cuore viene meno" (Agostino).

v. 8 "Com’è che un tempo Dio salvava il suo popolo e ora lo respinge?" (Atanasio).

"Dio respingerà per sempre? Non può continuare a compiacersi della disfatta dei suoi servi. Dovrà pur ricevere i fuggitivi pentiti" (Agostino).

"Sì, verrà un giorno in cui Dio ricomincerà a compiacersi del genere umano: è il tempo dell’incarnazione" (Cassiodoro).

vv. 9 -10 "Non è possibile che Dio muri come in una muratura la fonte della sua misericordia" (Teodoreto).

"È più facile a Dio trattenere la sua ira che trattenere la sua misericordia" (Agostino).

"Potrà trattenere la sua misericordia? Non si poteva esprimere in modo più mirabile: come se egli si facesse forza per non fare misericordia; e finalmente la misericordia vince" (Girolamo).

v. 11 "In altri tempi la destra del Signore faceva prodigi per il suo popolo; ma ora c’è un cambiamento. È per me dolore e ferita" (Eusebio).

"Sono io che ho cominciato: ho peccato e mutato di conseguenza l’atteggiamento di Dio. Il mutamento della destra di Dio è una sofferenza, perché dalla destra di Dio non viene che del bene" (Teodoreto).

"Soffro non per crudeltà di Dio, ma per i miei peccati" (Girolamo).

v. 12 "Ho pensato a tutto il bene che tu hai fatto loro e a tutto il male che essi ti hanno fatto" (Atanasio).

"I tuoi benefici passati mi ridanno coraggio" (Teodoreto).

"Considero incessantemente come tu facesti misericordia ai nostri padri e non dispero di me" (Girolamo).

"Promette di scrutare sempre le Scritture. Più vi si attinge, più le si trova dolci" (Cassiodoro).

vv. 13-14 "Mi rendo conto che, se un tempo fece meraviglie per un popolo, oggi li salva tutti... Oggi, invece di riscattare Giacobbe e Giuseppe, tu fai conoscere la tua potenza in tutte le nazioni" (Eusebio).

«La via di Dio è il Cristo: "Io sono la via" (Gv 14,6)» (Girolamo).

"Nessuno viene al Padre se non per mezzo del Cristo" (Atanasio).

vv. 15-16 "La potenza di Dio è il Cristo crocifisso (cfr. 1Cor 1,23-24)" (Agostino).

"La potenza di Dio è il mistero del Cristo, nascosto dal principio e ora reso noto fra i popoli (cfr. Col 1,26-27)" (Girolamo).

vv. 17-19 "Le acque ti hanno visto e riconosciuto al mar Rosso, al Giordano (entrata nella terra promessa al tempo di Giosuè) e al tuo battesimo nel Giordano" (Eusebio).

"Gesù minacciò il mare ed esso si placò (cfr. Mt 8,26)" (Atanasio).

"Le nubi che rovesciano acqua, il tuono e le saette sono la predicazione del vangelo. I lampi sono i carismi dello Spirito santo" (Eusebio).

v. 20 "La via di Dio è il mar Rosso, il Giordano e le vie insondabili del Signore" (Origene).

"Tu sei invisibilmente presente. Come camminavi davanti al tuo popolo quando attraversava il mar Rosso, tu guidi invisibilmente tutti gli uomini alla salvezza" (Eusebio).

"È il Signore che guida invisibilmente la diffusione del vangelo" (Atanasio).

"Cammina sulle acque, coi suoi piedi di carne, lui al quale il salmista cantava in anticipo: Nel mare è la tua via, i tuoi sentieri nelle grandi acque. Ciò significa: tu calpesti i cuori gonfi degli orgogliosi, tu annienti i desideri disordinati della carne, giustificando gli empi, ma umiliando i superbi (cfr. Mt 9,13). E poiché questo avviene in maniera invisibile, aggiunge: E le tue orme rimasero invisibili" (Bernardo).

v. 21 "Le verghe di Mosè e di Aronne, guide del popolo di Dio, erano un’immagine della croce" (Esichio di Gerusalemme).

"Per mano di Mosè con la legge. Per mano di Aronne col sacerdozio" (Girolamo).

Dossologia

Al Dio fedele nel bene e nel male,
Padre di Cristo, risorto dai morti,
nel santo Spirito canti il suo popolo.

Preghiera

Anche quando l'angoscia ci assale
donaci, o Padre, di non dubitare;
o anche di dubitare,
ma insieme di sempre più credere:
di credere alla tua fedeltà e al tuo amore
al di là di tutte le apparenze;
e con il tuo Spirito,
sempre presente nella storia,
rompi i piani dei potenti
perché almeno i deboli continuino a sperare.
Amen.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Inserito da  Sabato, 18 Luglio 2015 Letto 1245 volte Ultima modifica il Sabato, 18 Luglio 2015
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