Salmo 78

Le lezioni della storia di Israele

ASCOLTA ,POPOLO MIO LA MIA LEGGE

il Discorso della montagna

Che venga l'inverno,che inverno si aggiunga a inverno,duro umido grigio e crudele,

che venga la devastazione e il deserto e i quarant'anni di deserto e di morte!
A dopo, per gli altri,la terra promessa- e anche per noi se riusciremo a sperare -,
Attesa disperata e dolore:mio viatico il domani di Dio,
un domani realeche incombe e ti macera,
ma è sempre domani,La possibilità, o Cristo,
che ci offri è questa:la quotidiana morte unica via
all'eterno domani.

 

1 Maskil. Di Asaf.

Ascolta, popolo mio, la mia legge,

porgi l’orecchio alle parole della mia bocca.

2 Aprirò la mia bocca con una parabola,

rievocherò gli enigmi dei tempi antichi.

3 Ciò che abbiamo udito e conosciuto

e i nostri padri ci hanno raccontato

4 non lo terremo nascosto ai nostri figli,

raccontando alla generazione futura

le azioni gloriose e potenti del Signore

e le meraviglie che egli ha compiuto.

5 Ha stabilito un insegnamento in Giacobbe,

ha posto una legge in Israele,

che ha comandato ai nostri padri

di far conoscere ai loro figli,

6 perché la conosca la generazione futura,

i figli che nasceranno.

Essi poi si alzeranno a raccontarlo ai loro figli,

7 perché ripongano in Dio la loro fiducia

e non dimentichino le opere di Dio,

ma custodiscano i suoi comandi.

8 Non siano come i loro padri,

generazione ribelle e ostinata,

generazione dal cuore incostante

e dallo spirito infedele a Dio.

9 I figli di Èfraim, arcieri valorosi,

voltarono le spalle nel giorno della battaglia.

10 Non osservarono l’alleanza di Dio

e si rifiutarono di camminare nella sua legge.

11 Dimenticarono le sue opere,

le meraviglie che aveva loro mostrato.

12 Cose meravigliose aveva fatto davanti ai loro padri

nel paese d’Egitto, nella regione di Tanis.

13 Divise il mare e li fece passare,

e fermò le acque come un argine.

14 Li guidò con una nube di giorno

e tutta la notte con un bagliore di fuoco.

15 Spaccò rocce nel deserto

e diede loro da bere come dal grande abisso.

16 Fece sgorgare ruscelli dalla rupe

e scorrere l’acqua a fiumi.

17 Eppure continuarono a peccare contro di lui,

a ribellarsi all’Altissimo in luoghi aridi.

18 Nel loro cuore tentarono Dio,

chiedendo cibo per la loro gola.

19 Parlarono contro Dio,

dicendo: «Sarà capace Dio

di preparare una tavola nel deserto?».

20 Certo! Egli percosse la rupe

e ne scaturì acqua e strariparono torrenti.

«Saprà dare anche pane

o procurare carne al suo popolo?».

21 Perciò il Signore udì e ne fu adirato;

un fuoco divampò contro Giacobbe

e la sua ira si levò contro Israele,

22 perché non ebbero fede in Dio

e non confidarono nella sua salvezza.

23 Diede ordine alle nubi dall’alto

e aprì le porte del cielo;

24 fece piovere su di loro la manna per cibo

e diede loro pane del cielo:

25 l’uomo mangiò il pane dei forti;

diede loro cibo in abbondanza.

26 Scatenò nel cielo il vento orientale,

con la sua forza fece soffiare il vento australe;

27 su di loro fece piovere carne come polvere

e uccelli come sabbia del mare,

28 li fece cadere in mezzo ai loro accampamenti,

tutt’intorno alle loro tende.

29 Mangiarono fino a saziarsi

ed egli appagò il loro desiderio.

30 Il loro desiderio non era ancora scomparso,

avevano ancora il cibo in bocca,

31 quando l’ira di Dio si levò contro di loro,

uccise i più robusti e abbatté i migliori d’Israele.

32 Con tutto questo, peccarono ancora

e non ebbero fede nelle sue meraviglie.

33 Allora consumò in un soffio i loro giorni

e i loro anni nel terrore.

34 Quando li uccideva, lo cercavano

e tornavano a rivolgersi a lui,

35 ricordavano che Dio è la loro roccia

e Dio, l’Altissimo, il loro redentore;

36 lo lusingavano con la loro bocca,

ma gli mentivano con la lingua:

37 il loro cuore non era costante verso di lui

e non erano fedeli alla sua alleanza.

38 Ma lui, misericordioso, perdonava la colpa,

invece di distruggere.

Molte volte trattenne la sua ira

e non scatenò il suo furore;

39 ricordava che essi sono di carne,

un soffio che va e non ritorna.

40 Quante volte si ribellarono a lui nel deserto,

lo rattristarono in quei luoghi solitari!

41 Ritornarono a tentare Dio,

a esasperare il Santo d’Israele.

42 Non si ricordarono più della sua mano,

del giorno in cui li aveva riscattati dall’oppressione,

43 quando operò in Egitto i suoi segni,

i suoi prodigi nella regione di Tanis.

44 Egli mutò in sangue i loro fiumi

e i loro ruscelli, perché non bevessero.

45 Mandò contro di loro tafani a divorarli

e rane a distruggerli.

46 Diede ai bruchi il loro raccolto,

alle locuste la loro fatica.

47 Devastò le loro vigne con la grandine,

i loro sicomòri con la brina.

48 Consegnò alla peste il loro bestiame,

ai fulmini le loro greggi.

49 Scatenò contro di loro l’ardore della sua ira,

la collera, lo sdegno, la tribolazione,

e inviò messaggeri di sventure.

50 Spianò la strada alla sua ira:

non li risparmiò dalla morte

e diede in preda alla peste la loro vita.

51 Colpì ogni primogenito in Egitto,

nelle tende di Cam la primizia del loro vigore.

52 Fece partire come pecore il suo popolo

e li condusse come greggi nel deserto.

53 Li guidò con sicurezza e non ebbero paura,

ma i loro nemici li sommerse il mare.

54 Li fece entrare nei confini del suo santuario,

questo monte che la sua destra si è acquistato.

55 Scacciò davanti a loro le genti

e sulla loro eredità gettò la sorte,

facendo abitare nelle loro tende

le tribù d’Israele.

56 Ma essi lo tentarono,

si ribellarono a Dio, l’Altissimo,

e non osservarono i suoi insegnamenti.

57 Deviarono e tradirono come i loro padri,

fallirono come un arco allentato.

58 Lo provocarono con le loro alture sacre

e con i loro idoli lo resero geloso.

59 Dio udì e s’infiammò,

e respinse duramente Israele.

60 Abbandonò la dimora di Silo,

la tenda che abitava tra gli uomini;

61 ridusse in schiavitù la sua forza,

il suo splendore in potere del nemico.

62 Diede il suo popolo in preda alla spada

e s’infiammò contro la sua eredità.

63 Il fuoco divorò i suoi giovani migliori,

le sue fanciulle non ebbero canti nuziali.

64 I suoi sacerdoti caddero di spada

e le loro vedove non fecero il lamento.

65 Ma poi il Signore si destò come da un sonno,

come un eroe assopito dal vino.

66 Colpì alle spalle i suoi avversari,

inflisse loro una vergogna eterna.

67 Rifiutò la tenda di Giuseppe,

non scelse la tribù di Èfraim,

68 ma scelse la tribù di Giuda,

il monte Sion che egli ama.

69 Costruì il suo tempio alto come il cielo,

e come la terra, fondata per sempre.

70 Egli scelse Davide suo servo

e lo prese dagli ovili delle pecore.

71 Lo allontanò dalle pecore madri

per farne il pastore di Giacobbe, suo popolo,

d’Israele, sua eredità.

72 Fu per loro un pastore dal cuore integro

e li guidò con mano intelligente.

COMMENTI

RAVASI

Seconda per estensione (dopo il Salmo 119) nel Salterio, questa immensa meditazione storica si snoda come un grandioso spartito poetico destinato ad accompagnare tutta la trama della storia della salvezza. Anche Handel nel suo oratorio Israele in Egitto (1739) ha attinto abbondantemente al salmo per la sua opera. Il tono è, però, più quello della lode che non quello della descrizione storica, perché il Credo di Israele si fonda appunto sulle azioni che Dio compie nella storia (leggi Giosuè 24,1-13). È per questo che l'introduzione (vv. 1-12) raccoglie una grande premessa teologica sulla «tradizione», cioè sulla trasmissione fedele ed efficace della memoria salvifica attraverso la linea delle generazioni. Il Credo professato nel salmo fonde insieme in maniera molto libera tre eventi della storia santa d'Israele: la liberazione esodica dalla schiavitù nei campi egiziani di So'an (Tanis), il dono della terra di Canaan (vv. 44- 72) e il soggiorno nel deserto del Sinai (vv. 12-43). È una storia striata dalle ribellioni e dall'incredulità di Israele che ignora le premure di Dio sino a provocarlo. Ma è anche una storia illuminata dalla potenza del Signore che, come dice l'ardito antropomorfismo del v. 65, è un eroe ubriaco pronto a scatenare la sua corpulenta collera contro i suoi nemici. E l'approdo di questa storia è Davide, simbolo di un altro re e pastore, il dono divino ansiosamente atteso, il Messia.

GIOVANNI NICOLINI

La Parola del Signore viene indicata in questa prima parte – importantissima! – del Salmo 77 con alcuni termini di grande rilievo e respiro: “..la mia legge...parole della mia bocca (ver.1)..parabola..enigmi (ver.2)...azioni gloriose e potenti del Signore e le meraviglie che egli ha compiute (ver.4)...insegnamento..legge (ver.5)”. Consideriamo quindi il legame tra parola e storia. Quella storia è non solo la memoria del passato, ma anche e soprattutto la rivelazione del presente! E’ storia che diventa quindi “annuncio”, e che essendo annuncio di Dio è comandamento. E’, cioè, parola che chiede di essere accolta per diventare oggi la nostra storia. E’ vicenda del passato, ed è nello stesso tempo fonte della nostra vicenda: Parola antica e nuova! Provo a fare un esempio: la parola che ci ha parlato del Natale di Gesù non è solo la memoria di quello che è accaduto circa duemila anni fa, ma è soprattutto l’evento che in questi giorni si è compiuto in noi, tra noi e per noi. Come la Parola del Salmo 77 che oggi ascoltiamo e celebriamo è la Parola che oggi il Signore ci dona per la nostra salvezza. In questo momento io sto cercando di balbettare qualcosa di quello che la parola mi ha detto, che io ho tentato e tento di ascoltare, cioè di cogliere e di accogliere, e che desidero comunicare e condividere con voi. Queste parole sono il dono della Parola oggi. Parola che si “ascolta”, perché si legge il libro, ma in realtà, in questa lettura, si ascolta Lui che ci parla!
Ebbene, questo è l’evento e il compito di ogni generazione: comunicare quello che abbiamo ricevuto: “Ciò che abbiamo udito e conosciuto e i nostri padri ci hanno raccontato non lo terremo nascosto ai nostri figli, raccontando alla generazione futura le azioni gloriose e potenti del Signore e le meraviglie che egli ha compiuto” (vers.3-4). Questo è “un insegnamento in Giacobbe,..una legge in Israele, che ha comandato ai nostri padri di far conoscere ai loro figli...Essi poi si alzeranno a raccontarlo ai loro figli..”(vers.5-6). Questa Parola “genera” la vita. La meraviglia della generazione biologica è come una “parabola” della generazione della Parola e nella Parola del Signore!
Essendo Parola e vita di Dio comunicata a noi, la Parola è dunque “anche”(!!) legge. Norma. Accogliere, custodire e comunicare la Parola è la perenne e sempre attualissima norma del credente. Ascoltare è ubbidire. Lo si dice anche noi: ascoltatemi...non vuol solo riferirsi al senso dell’udito, ma vuole coinvolgere tutta la persona. Così, il ver.7 dice la finalità e la sostanza dell’opera della Parola: “..perchè ripongano in Dio la loro fiducia e non dimentichino le opere di Dio, ma custodiscano i suoi comandi. E la parola stessa, che è anche “storia della Parola”, lo spiega chiaramente. Il nostro lungo Salmo che oggi iniziamo ad ascoltare, è anche la “storia” dell’incontro tra la Parola e la storia del Popolo di Dio. Quella storia è anche la “mia” storia, la ”nostra” storia. I vers.8-11 sono l’avvio di questa storia dei nostri padri e nostra. Il dono della fede si manifesta quando, per pura grazia di Dio, mi accorgo che quella Parola è detta a me, oggi, per me. Per noi.      

 La storia del grande viaggio di Israele verso la Terra è vicenda complessa. Accanto alla memoria indelebile delle meraviglie operate da Dio, è la storia dell’incredulità e dell’infedeltà del popolo. Globalmente se ne trae l’idea di una grande “pedagogia” divina. Non quindi un giudizio, ma un cammino nella bellezza e nel dramma della fede. Una vera e propria “educazione”. Un’educazione molto diversa da quella concepita dal pensiero classico, che l’intende come “maieutica”, cioè come un “trarre” quello che nella persona c’è già, e deve solamente “venir fuori”. Per la concezione biblica è l’intera persona che deve “essere condotta fuori”, deve essere “liberata” dalla sua incredulità, deve essere “e-ducata”: condotta fuori dalla prigionìa che la trattiene e la domina e condotta nella libertà e verso la libertà della fede, che è liberazione da ogni idolatrìa e da ogni auto-idolatrìa, e consegna sempre crescente al mistero di Dio e alla sua elezione d’amore.
Nella prima parte del nostro testo, i vers.12-16, si fa semplice e diretta memoria delle “cose meravigliose” fatte da Dio “davanti ai loro padri”(ver.12): il passaggio del mar Rosso (ver.13), la nube di giorno e la colonna di fuoco nella notte, come guida del cammino (ver.14), e l’acqua scaturita dalla roccia ai vers.15-16. Nella seconda parte, i vers.17-31, l’incredulità ribelle e mormoratrice del popolo. Il Signore continua a proteggere il popolo con i suoi doni, ma la relazione tra lui e loro è degradata dalla mormorazione e dall’incredulità di Israele. Si trae addirittura l’impressione che proprio la larghezza del dono divino provochi un crescendo di dubbi e di pretese. Il miracolo stesso della manna, che in altri luoghi è ricordato in tutta positività, qui si compie dentro al dramma della ribellione e del dubbio: “Sarà capace Dio di preparare una tavola nel deserto?” (ver.19)...”Saprà dare anche pane o procurare carne al suo popolo?” (ver.20). Al punto che, nella memoria di Israele, soprattutto nella predicazione dei profeti, tutta la storia sarà vista come una vicenda di incredulità!
Penso che si debba piuttosto pensare, come dicevo, ad una pedagogia divina della fede. Come, se Dio vorrà, vedremo anche nel seguito di questo Salmo, la fede matura non sarà quella che semplicemente “si fida” di Dio, ma diventa comunione sempre più profonda, in grado di cogliere e di accogliere non solo i doni ma anche le prove della vita come guida e volontà salvifica di Dio. E’ una pedagogia che appunto pratica anche la punizione, come ascoltiamo qui ai vers.30-31. Ma è sempre appunto una “giustizia salvifica”, una giustizia di Dio per la salvezza.

Le parole di questa parte del nostro Salmo potrebbero presentarsi come altamente drammatiche, e di fatto lo sono. Ritengo però che debbano essere da noi accolte con grande attenzione e anche con grande tenerezza! Certo, descrivono un rapporto difficile tra noi e il Signore, una comunione da ritrovare e recuperare incessantemente. Ma è necessario tener fermo che proprio questo duplice “insuccesso” – noi non riusciamo ad avere un rapporto stabile con Dio, ma anche Dio sembra non riuscire a realizzare il suo progetto di comunione stabile tra Sé e noi – è al cuore della storia della salvezza, come cercherò di ricordare con voi.
Il ver.32 denuncia il problema: “Con tutto questo, peccarono ancora e non ebbero fede nelle sue meraviglie”. Non si tratta più di un’umanità consegnata al suo male e in esso abbandonata! Che cosa poteva fare di più il Signore? Accanto a passaggi di assoluta drammaticità, come quando ai ver.33-34 si dice “...consumò in un soffio..nel terrore...li uccideva”, si dice anche “..lo cercavano e tornavano...ricordavano”. Ma tutto resta fragile e addirittura superficiale, e in fondo forse neppure sincero: “..lo lusingavano con la loro bocca, ma gli mentivano con la lingua”! (ver.36).
I vers.37-38 pongono in una tensione inevitabile la condizione dell’uomo: “..il loro cuore non era costante...non erano fedeli alla sua alleanza” e la pazienza incrollabile della misericordia divina: “Ma lui, misericordioso, perdonava la colpa...”. Verrebbe da chiedersi: ma dove e come si andrà a finire? E voi sapete, carissime e carissimi fratelli, che...si finirà con Gesù! Solo questo Dio che assume su di Sé la nostra colpa e per questo offre la sua vita perché noi possiamo essere nella sua vita, solo Lui può risolvere l’enigma e il dramma della storia, perché li assume nella sua Persona, e porta a pienezza la rivelazione e il compiersi dell’amore di Dio con il suo sacrificio d’amore. Dio si fa solidale con l’uomo peccatore facendosi “carne” fino all’obbedienza della Croce.
Per questo mi sembra molto preziosa nel nostro testo la presenza del verbo “ricordare”, sia al ver.35, sia al ver.39. Al ver.35 sono gli uomini a ricordarsi di Dio, che è la loro roccia e il loro Redentore. Al ver.39 è Dio che si ricorda di noi: “..ricordava che essi sono carne, un soffio che va e non ritorna”. Questo “ricordo” è al centro della nostra vita e della nostra fede. La Divina Liturgia, la Messa, è l’apice di questo “memoriale”, Dio si ricorda di noi e noi ci ricordiamo di Dio, quando ogni Parola e tutta la Parola di Dio diventa “carne”, e “pane del cielo” per la nostra salvezza. L’umanità è salvata dall’amore di Dio, che è Gesù tra noi e in noi.

Abbiamo osservato nel testo celebrato ieri il grande essenziale rilievo del “ricordo”, del “ricordare”. C’è addirittura un termine che qualifica il ricordo come un evento che non è semplicemente un fatto di memoria, ma è una “celebrazione” della memoria, la cui potenza è tale, da rendere presente, assolutamente attuale, quello che viene ricordato: ed è il “memoriale”, cioè l’evento di una memoria. Al punto che, quando celebriamo la Liturgia, non viene portato nella nostra realtà attuale la memoria di un fatto del passato, ma è l’assemblea che celebra la memoria ad essere “trasferita” nell’avvenimento che viene celebrato. Spero che questo non vi sembri troppo “cervellotico”: è un dato essenziale della nostra fede, e dobbiamo pazientemente entrare in tale esperienza.
Nel nostro brano si dice, ai vers.40-41, che il popolo ritorna alla ribellione. Perché? Appunto, perché “non si ricordarono più della sua mano, del giorno in cui li aveva riscattati dall’oppressione, quando operò in Egitto i suoi segni, i suoi prodigi...”(vers.42-43). Mentre le “liturgie” delle religioni sono un’evasione dalla storia, la liturgia ebraica e cristiana è un’evasione dalle nostre alienazioni e idolatrie per rientrare nella sostanza profonda della nostra storia e per ritrovare quindi il senso profondo della nostra vita personale e collettiva. Entriamo nella Messa chiedendo perdono di tutte le nostre deviazioni per entrare nuovamente negli eventi e nella sostanza della vita nuova che ci è stata donata. Per questo celebriamo, cioè ricordiamo con piena attualità, la storia della nostra salvezza, per rientrarvi liberati da ogni prigionia nella quale la nostra debolezza ci ha riportati.
I vers.44-51 sono appunto la memoria dell’opera di liberazione compiuta da Dio contro la schiavitù di male e di morte che teneva Israele prigioniero e schiavo in Egitto, e i vers.52-55 sono la rapidissima memoria dell’esodo dei quarant’anni fino all’ingresso nella Terra Promessa, da Lui preparata per il suo Popolo.
Qui faccio un’altra osservazione, consapevole di avervi probabilmente già molto appesantiti. Quando ascolto questo Salmo sono sempre molto colpito da un fatto che tento di spiegarvi. Quando al ver.44 inizia la memoria dell’opera salvifica di Dio, non viene citato direttamente l’oppressore da cui Israele viene liberato. Dunque, c’è uno stacco netto dal ver.43 dove ancora si parlava degli Ebrei, Adesso si parla degli Egiziani. Ma bisogna farvi attenzione, appunto perché questo non viene esplicitamente affermato, anche se ovviamente è molto chiaro. Perché faccio questa osservazione? Perché qui è chiaro che qualcuno viene portato verso la distruzione, cioè gli Egiziani, e qualcuno, cioè gli Ebrei, viene liberato. Ma nel compimento della storia, cioè nell’opera salvifica di Gesù, quando queste Scritture pienamente si adempiono, è la stessa Persona, Gesù appunto, a morire e a risorgere. Non c’è uno che muore e uno che risorge. Ma è Gesù che muore e risorge per la nostra salvezza. E siamo noi che moriamo alla nostra vita vecchia e risorgiamo alla vita nuova dei figli di Dio. Tutti muoiono per risorgere. Ognuno e tutti moriamo alla vecchia situazione che ci imprigiona, e risorgiamo alla vita nuova come fratelli di Gesù e figli dell’unico Padre.

Entrando nell’ultimo tratto di cammino di questo grande Salmo mi sembra importante cogliere con attenzione un dato fondamentale della fede ebraico-cristiana, e cioè che tutta la sua struttura morale è legata alla comunione che Dio ha voluto stabilire con il suo Popolo e attraverso di esso con tutta l’umanità. Tutto il bene nasce da questa comunione d’amore, e tutto il male è l’amaro frutto del “tradimento” di questo vincolo d’amore. Vedo nel nostro testo di oggi accentuato il carattere nuziale del rapporto tra Dio e il suo popolo. Dio è lo Sposo tradito, che incessantemente ha cercato e raccolto la sposa che lo tradisce con gli idoli del suo tradimento: “Lo provocarono con le loro alture sacre e con i loro idoli lo resero geloso”(ver.58). L’esilio di Babilonia viene ricordato come l’esiliarsi stesso di Dio: “Abbandonò la dimora di Silo, la tenda che abitava tra gli uomini; ridusse in schiavitù la sua forza, il suo splendore in potere del nemico”(vers.60-61). La distruzione drammatica del Popolo nelle sue componenti più preziose è immagine della distruzione della comunione nuziale che unisce Dio al suo Popolo: “..i suoi giovani migliori...le sue fanciulle...i suoi sacerdoti..”(vers.63-64).
Ma poi, al ver.65, ecco il risveglio del Signore dall’ebbrezza del vino! L’interpretazione della patristica cristiana ha amato cogliere il carattere pasquale di questo versetto, come il risveglio della risurrezione di Gesù dal sonno della morte provocato dal vino del suo sacrificio d’amore! Negli ultimi versetti si staglia l’opera solitaria di Dio che colpisce i suoi avversari (ver.66), sceglie l’ambito della sua elezione d’amore (ver.68), costruisce Lui stesso il suo tempio superiore ad ogni umana misura (ver.69), sceglie il suo Messia, il pastore del suo popolo. E’ la grande profezia del Signore Gesù, vincitore del male e della morte, proclamato come l’Eletto su cui si pone il compiacimento divino, Pastore buono che conduce l’umanità verso la Casa dell’unico Padre. Solo Lui può condurre a salvezza questa umanità che Dio ama fino alla Croce del Figlio.

DON LINO PEDRON

Questo salmo monumentale ci presenta la trama della storia della salvezza.

È un salmo descrittivo di lode. Il poeta è più interessato all’interpretazione della storia che al suo racconto. È anche una specie di esame di coscienza collettivo dei peccati del popolo di Dio.

Chouraqui vede nella sequenza storica degli eventi qui descritti "ritmi e tappe da interpretare sia sui piani della storia e dell’avvenire d’Israele, sia nella vita dell’anima nella sua ricerca di Dio e negli sviluppi escatologici del trionfo messianico".

DIMENSIONE SPERANZA

Il tema del Salmo, il più lungo dopo il 118, è la testimonianza che Dio stesso ha comandato ai padri di trasmettere. Vedi perciò il versetti 5 – 8.

L’azione di Dio è un succedersi di predilezioni non corrisposte, di sdegni fugaci, di volontà di perdono inesauribile.

Tutto si svolge in un contesto deuteronomico: uscita dell’Egitto, passaggio del Mar Rosso, deserto, Terra Promessa.

L’ennesima infedeltà porta al ripudio delle tribù di Giuseppe e di Efraim ma poi trionfa la Sua misericordia con la scelta di Giuda, la vocazione di David, la promessa.

Questo Salmo presenta:

Il dramma delle infedeltà umane

La storia della pazienza e misericordia di Dio che si perpetua in Gesù.

Non mettiamo alla prova il Signore, come fecero alcuni di essi... Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per ammonimento nostro.... Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere...Dio è fedele, e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma, con la tentazione, vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla. 1 Cor 10, 9.11.12.13.

La bontà di Dio ti spinge alla conversione. Rm 2,4.

O Dio pietoso, il cui amore non ha pentimenti, vinci con la tua fedeltà la nostra incostanza, con la tua paziente misericordia la nostra umiliante incoerenza.

Dossologia

Al Dio d' Abramo d'Isacco e Giacobbe,
al Dio che vive nel sangue dei giusti,
che nel suo Cristo dà grazia su grazia,
il nuovo popolo elevi il suo canto.

Preghiera

Padre, che hai compiuto opere meravigliose
lungo tutta la storia,
e hai perdonato per il tuo amore infinito
le molte colpe dei nostri padri,
donaci di saper leggere con fede
gli eventi della vita,
accetta che ti 'offriamo sulla patena, insieme a Cristo,
il frutto delle nostre opere
perché tu le redima e le santifichi;
fa' che anche noi intrecciamo nei cori
il racconto della nostra storia
nella quale tu continui a operare,
e perdonaci come hai perdonato ai padri,
quando anche noi veniamo meno al tuo amore.
Amen.

 

Inserito da  Domenica, 19 Luglio 2015 Letto 1051 volte
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