Salmo 79

Lamento nazionale

GERUSALEMME INSANGUINATA

gerusalemme insanguinata

 

Ma oggi chi è pagano e chi fedele? E quali i luoghi santi della tua presenza, i luoghi del tuo possibile incontro? Abbiamo visto I 'Europa piena di cadaveri; abbiamo visto i forni crematori fumare giorno e notte; per interminabili anni, fumare come ciminiere. E benedetti gli eserciti degli uni e degli altri. Abbiamo camminato sulla cenere di milioni di morti, sparsa nelle vie e in spazi tenuti a giardino intorno agli stessi forni. Avevamo per anni il lezzo dei cadaveri nelle narici. Eppure, ancora oggi, continuano le stesse stragi, anche da parte di cristiani! E in mille altri paesi. E cioè: i fedeli precisamente dove sono, e chi sono?

 

1 Salmo. Di Asaf.

O Dio, nella tua eredità sono entrate le genti:

hanno profanato il tuo santo tempio,

hanno ridotto Gerusalemme in macerie.

2 Hanno abbandonato i cadaveri dei tuoi servi

in pasto agli uccelli del cielo,

la carne dei tuoi fedeli agli animali selvatici.

3 Hanno versato il loro sangue come acqua

intorno a Gerusalemme

e nessuno seppelliva.

4 Siamo divenuti il disprezzo dei nostri vicini,

lo scherno e la derisione di chi ci sta intorno.

5 Fino a quando sarai adirato, Signore: per sempre?

Arderà come fuoco la tua gelosia?

6 Riversa il tuo sdegno sulle genti che non ti riconoscono

e sui regni che non invocano il tuo nome,

7 perché hanno divorato Giacobbe,

hanno devastato la sua dimora.

8 Non imputare a noi le colpe dei nostri antenati:

presto ci venga incontro la tua misericordia,

perché siamo così poveri!

9 Aiutaci, o Dio, nostra salvezza,

per la gloria del tuo nome;

liberaci e perdona i nostri peccati

a motivo del tuo nome.

10 Perché le genti dovrebbero dire:

«Dov’è il loro Dio?».

Si conosca tra le genti, sotto i nostri occhi,

la vendetta per il sangue versato dei tuoi servi.

11 Giunga fino a te il gemito dei prigionieri;

con la grandezza del tuo braccio

salva i condannati a morte.

12 Fa’ ricadere sette volte sui nostri vicini, dentro di loro,

l’insulto con cui ti hanno insultato, Signore.

13 E noi, tuo popolo e gregge del tuo pascolo,

ti renderemo grazie per sempre;

di generazione in generazione narreremo la tua lode.

COMMENTI

RAVASI

Come nel Salmo 74, anche in questa lamentazione nazionale Gerusalemme appare come un cumulo di macerie insanguinate, dopo che Nabucodonosor, nel 586 a.C., è passato su di essa con le sue armate, come un turbine. L 'elegia entra di colpo nel dramma puntando l'obiettivo subito sulla città santa devastata: il Tempio è diroccato e profanato, qua e là si inciampa in cadaveri in decomposizione, lugubri rapaci si aggirano sulle prede, il sangue brilla sulle pietre, il silenzio e la vergogna avvolgono tutto Israele come un manto (vv. 1-4). Ecco allora che il poeta corre alla ricerca delle cause profonde che stanno alla base della tragedia ebraica: non c'è solo la crudeltà degli oppressori, c'è anche il peccato d'Israele (vv. 5-9). È necessario che Dio torni a perdonare, torni a raccogliere Israele come il suo gregge, torni a mostrare la sua fama di difensore dei poveri contro i trionfatori della storia (vv. 10-13). Questa preghiera nella tragedia si rivela, allora, anche come un appello contro ogni sterile rassegnazione. Il Dio che ci ha abbandonati è un Dio vivo e giusto che conosce il perdono e la speranza nei confronti dell'uomo.
Claudel ha rielaborato questa supplica nel Salmo di Varsavia, dedicato alle vittime del ghetto della capitale polacca sotto la ferocia nazista.

GIOVANNI NICOLINI

L’aggressione, l’oltraggio e la distruzione di Gerusalemme sono di rilievo straordinario perché la città è segno e simbolo dell’intera nazione e dello stesso Popolo del Signore. Il fatto che non sia segnalata la precisa circostanza storica cui il nostro Salmo si riferisce accresce la sua potenza simbolica e può far riferimento ad ogni oltraggio subito dalla città santa, e quindi dalla realtà profonda del Popolo di Dio. In ogni tempo! Anche oggi!
Mi sembra molto interessante l’affermazione del ver.4. L’inimicizia nei confronti della Città Santa va ben oltre l’aggressore che l’ha colpita. Disprezzo e derisione non vengono dagli aggressori, ma “dai nostri vicini...da chi ci sta intorno”. Confesso che queste parole mi feriscono e mi addolorano, proprio perché io stesso devo chiedermi con quale animo e con quale atteggiamento ricevo le critiche, le accuse e le ironie rivolte anche oggi al Popolo del Signore, che è il mio Popolo! Il Salmo non mi concede certamente delle “difese d’ufficio”, ma mi viene incontro con un dimensione di angoscia e di dolore che deve farmi riflettere. Mi sembra insomma di correre il rischio di ascoltare le critiche al mio Popolo, come se io ne fossi esterno. Questo Salmo è una Parola molto importante per verificare il mio amore per la Chiesa.
Tanto più che, ancora una volta, l’aggressore che ha assalito e distrutto diventa presto del tutto irrilevante rispetto a quello che ancora una volta diventa il confronto essenziale: non quello con i reali o presunti “nemici”, ma con Dio stesso! Ascoltiamo, subito, il ver.5: “Fino a quando sarai adirato, Signore: per sempre? Arderà come fuoco la tua gelosia?”. Come sempre, verifichiamo anche qui che, dentro e al di là di ogni evento, sta sempre il tema fondamentale della comunione tra Israele e il suo Signore. Certo, il “nemico” ha tutta una sua consistenza, ma da tale nemico chi potrà liberare se non il Signore stesso?: “Riversa il tuo sdegno sulle genti che non ti riconoscono e sui regni che non invocano il tuo nome”(ver.6). I vers.8-9 sono una grande conferma di tutto questo, e sono il rinvenimento della via essenziale della salvezza: la richiesta a Dio del perdono, l’invocazione della sua misericordia e della salvezza che chiediamo nel nome stesso del Signore.
La situazione attuale non diventi segno di un abbandono da parte di Dio (ver.10). Si chiede ancora una volta la “vendetta del sangue”. E noi ancora una volta ci ricordiamo che la suprema “vendetta del sangue” è quella che Gesù rivela in se stesso come il sacrificio d’amore che convoca nella Croce tutto il sangue versato e tutto il male commesso da tutta l’umanità: è il mistero di Dio che in Gesù versa il suo sangue per la salvezza di tutta l’umanità. E’ questo che rivela alle genti il mistero della storia e della salvezza (ver.10).
Gli aggrediti di Gerusalemme diventano così il segno e il simbolo di un’umanità che geme invocando la salvezza (ver.11), e che chiede quel “sette volte” di punizione che in Gesù diventa il “settanta volte sette” del perdono del fratello, come possiamo ascoltare in Matteo 18,22.
Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

ROBERTO TUFFARIELLO

Mi sembra però, don Giovanni, che le critiche e le accuse siano rivolte non tanto al popolo del Signore, quanto piuttosto alla organizzazione umana, “temporale” della Chiesa; alle “curie” che curano le cose spirituali ma anche quelle materiali, economiche o addirittura politiche. E’ lecito fare questa distinzione? – Limitandomi al rapporto tra Dio e il suo popolo, vedo qui versetti preziosi: siamo dei “poveri”, dice il v.8, “allo stremo” secondo altre traduzioni; la nostra condizione è quella di “prigionieri”, di “condannati a morte”(v.11)... Non resta che chiedere semplicemente a Lui: Perdona i nostri peccati e liberaci, e questo “per amore del tuo nome”(v.9), per quella compassione, quella tenerezza che in te non hanno fine. Poiché tu sei fedele! “E noi, tuo popolo e gregge del tuo pascolo, ti renderemo grazie per sempre...”(v.13).

DON LINO PEDRON

Il salmo è una lamentazione nazionale. Gli ebrei lo recitano il venerdì sera davanti al muro del pianto a Gerusalemme.

Il salmista introduce il peccato d’Israele come una della cause della rovina: la collera e la giustizia di Dio non potevano restare indifferenti di fronte al male commesso dal suo popolo. La distruzione di Gerusalemme diventa quindi un atto del giusto giudizio di Dio e la ricostruzione non potrà avvenire che dopo l’espiazione e il perdono.

A volte è stato rimproverato alla religione biblica di essere solo la consolazione degli oppressi, di essere solo l’alimento della più sterile rassegnazione. Era l’accusa di Nietzsche e di Lenin al cristianesimo.

Questo salmo è, invece, la rivelazione del vero senso della rassegnazione biblica, cioè quello di un abbandono a un Dio che prima o poi si impegnerà con noi a lottare per la giustizia.

I PADRI DELLA CHIESA

v. 1 "Il salmista canta questo salmo per i giudei massacrati al tempo dei Maccabei (cfr. 1Mac 7,17)" (Atanasio).

"Non se la prendono solo col tuo popolo, ma col tuo tempio; hanno profanato il tuo altare con sacrifici offerti ai demoni" (Teodoreto).

v. 2 "Gli uccelli da preda sono i demoni" (Origene).

"La carneficina dei santi senza sepoltura non può porsi storicamente che al tempo dei Maccabei" (Eusebio).

v. 3 "Come acqua, cioè a fiotti e come cosa senza valore. Annuncia i martiri cristiani la cui morte è preziosa davanti a Dio e disprezzata dagli uomini" (Agostino).

v. 8 "Preghiera nobilissima dei Maccabei: la loro virtù era grande, ma non la ricordano mai, domandano a Dio di dimenticare i peccati passati" (Teodoreto).

"La tua misericordia, che è tuo Figlio, venga a noi, che ci siamo fatti poveri per lui" (Girolamo).

"Venga per prima la misericordia, altrimenti il peccatore non sarà assolto, perché siamo troppo poveri, troppo sprovvisti di opere buone; noi non potremmo offrire nulla alla giustizia, se il rigore dell’equità cominciasse ad esaminarci" (Cassiodoro).

"La natura umana ha perduto i doni soprannaturali e la parentela con Dio. Essendo intervenuto il peccato, siamo stati spogliati dell’immortalità e siamo caduti nelle mani di un crudele malfattore: satana. Ma, impoveriti all’estremo, ci siamo arricchiti nel Cristo e abbiamo ricuperato i nostri beni antichi, perché lui che era ricco si è fatto povero per noi, per arricchirci per mezzo della sua povertà (cfr. 2Cor 8,9)" (Cirillo di Alessandria).

v. 12 "Sette volte significa: in questa vita. Otto volte significherebbe: nella vita futura. Rendi loro un castigo insaziabile e più duro del nostro" (Origene).

"Retribuiscili con un supplizio che li converta" (Eusebio).

"Sette volte significa il massimo" (Teodoreto).

"La vendetta è domandata in questo mondo perché serva loro di correzione e si convertano: le pene di questa vita eviteranno quelle dell’altra vita. Sette volte significa la pienezza del dono celeste: Dio li purifichi sette volte come l’argento nel crogiolo" (Cassiodoro).

v. 13 "Il tuo popolo, fatto dei due popoli giudeo e cristiano... Beati quelli che gioiscono nella tua pace! Beati quelli che soffrono sotto i tuoi flagelli!" (Cassiodoro).

Dossologia

A te che hai detto ai sette tuoi angeli:
«le sette coppe versate dell'ira»,
e non dimentichi il sangue dei giusti,
gloria e vittoria nei secoli, amen!

Preghiera

Ma oggi, Signore, non ci sono pagani e no,
cristiani e no, e solo tu sai chi operi per il regno;
quanti forse pensano di essere dentro
invece si troveranno ad essere fuori, esclusi;
e quanti si penseranno esclusi
e invece si troveranno attesi
per l'abbraccio finale con te e con tutti i fratelli;
perché tale dovrebbe essere la fine: una sorella morte,
e la vita un viaggio verso il sole.
E dunque, Padre, donaci di" essere così anche noi:
gregge che conduci con mano d'amore;
vedi l'afflizione di quanti ti invocano
e diffondi ancora il tuo Spirito santo
perché, rinvigoriti dal suo agire incessante,
possiamo camminare con fiducia
verso il tuo Regno.
Amen.

Inserito da  Domenica, 19 Luglio 2015 Letto 670 volte
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