Salmo 80

Canto della vigna devastata

CANTO DELLA VIGNA DEVASTATA

vigna devastata

 

Dobbiamo piangere più sulla devastazione della vigna, o non invece sul ricordo del tuo amore tradito? Le tenerezze tue, le tue dolci cure, o divino Innamorato, sono la sorgente della nostra misteriosa gioia. Eppure siamo tutti sempre più disperati e infelici. Perché, Signore? Sempre più fasciati da bende di morte, Signore.

 

1 Al maestro del coro. Su «Il giglio della testimonianza». Di Asaf. Salmo.

2 Tu, pastore d’Israele, ascolta,

tu che guidi Giuseppe come un gregge.

Seduto sui cherubini, risplendi

3 davanti a Èfraim, Beniamino e Manasse.

Risveglia la tua potenza

e vieni a salvarci.

4 O Dio, fa’ che ritorniamo,

fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

5 Signore, Dio degli eserciti,

fino a quando fremerai di sdegno

contro le preghiere del tuo popolo?

6 Tu ci nutri con pane di lacrime,

ci fai bere lacrime in abbondanza.

7 Ci hai fatto motivo di contesa per i vicini

e i nostri nemici ridono di noi.

8 Dio degli eserciti, fa’ che ritorniamo,

fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

9 Hai sradicato una vite dall’Egitto,

hai scacciato le genti e l’hai trapiantata.

10 Le hai preparato il terreno,

hai affondato le sue radici

ed essa ha riempito la terra.

11 La sua ombra copriva le montagne

e i suoi rami i cedri più alti.

12 Ha esteso i suoi tralci fino al mare,

arrivavano al fiume i suoi germogli.

13 Perché hai aperto brecce nella sua cinta

e ne fa vendemmia ogni passante?

14 La devasta il cinghiale del bosco

e vi pascolano le bestie della campagna.

15 Dio degli eserciti, ritorna!

Guarda dal cielo e vedi

e visita questa vigna,

16 proteggi quello che la tua destra ha piantato,

il figlio dell’uomo che per te hai reso forte.

17 È stata data alle fiamme, è stata recisa:

essi periranno alla minaccia del tuo volto.

18 Sia la tua mano sull’uomo della tua destra,

sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte.

19 Da te mai più ci allontaneremo,

facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.

20 Signore, Dio degli eserciti, fa’ che ritorniamo,

fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

COMMENTI 

RAVASI

L'antifona dei vv. 4.8.15.20 ritma questa supplica nazionale che è una specie di autobiografia di Israele nel momento in cui sente venir meno la luce del volto di Dio, fonte di vita e di speranza. Israele vuole risentire su di sé il contatto della mano di Dio che guida il suo gregge (rappresentato emblematicamente dalle tribù dl Efraim, Beniamino e Manasse; stranamente assente è Giuda, la tribù di Davide). JHWH lo guidava, lo saziava e lo abbeverava; ora invece gli offre solo pane di pianto e lacrime senza misura (vv. 2-8). Israele vuole ritornare ad essere la vigna di Dio, curata con premura dal grande vignaiolo, lussureggiante di tralci e di frutti. Ora invece, priva di difesa, è territorio di libera caccia e di preda (vv. 9-17). Si evocano, così, le radici stesse del popolo, la sua nascita nell'esodo e nel deserto del Sinai sotto la guida del pastore JHWH, la sua stupenda crescita nella terra della libertà. A questo il poeta accosta lo sfacelo presente e dalle labbra gli esce solo un grido: «Rialzaci... guarda, vedi e visita la tua vigna!». Nel cuore affiora una speranza in un re ideale, «un figlio dell'uomo» che Dio stesso ha preparato perché ritornino il sorriso e la pace in Israele.

GIOVANNI NICOLINI

Non si ricorda né si dice quale sia la causa della situazione devastata in cui si trova il Popolo del Signore. Non si dice per quale colpa Israele si trovi in così grande pena. Per questo, mi sembra che acquisti particolare forza e drammaticità la descrizione della sua attuale desolata vicenda. Tutto questo è accentuato dalla triplice ripetizione, ai vers.4.8.20, della supplica: “fa’ che ritorniamo”. Il Popolo nulla sembra poter fare: come è stato sradicato, così solo Dio può farlo tornare. La nostra vita è assolutamente e totalmente nelle sue mani. Questo è molto impressionante: veramente solo Lui sembra poter operare in noi e per noi. Il verbo “ritornare” che spesso è reso con il termine “convertirsi” sembra non dire una nostra possibilità o magari un nostro dovere! Solo Lui può farci tornare. Questo non ci deve spaventare né scoraggiare: è bello essere nelle mani di Dio. E’ bello essere così piccoli e poveri. Questo mi induce ad un rapidissimo “sguardo” sulla nostra vita per chiedermi come starei se fossi senza di Lui. Se fossi solo. Approfittiamo dunque di questa preghiera, dove non si dicono le ragioni e i motivi della nostra condizione, ma tutto si concentra nella supplica a che Egli ci salvi. Tutto questo mette in evidenza come la nostra unica vera forza sia la preghiera.
Si patisce la distanza. Non solo gli chiediamo di “farci ritornare”, ma anche, al ver.15, che Egli ritorni. Si vive un abbandono insopportabile. Potente viene l’immagine della vigna ai vers.9-17. Dio ha distrutto la sua stessa opera dopo averla Lui interamente realizzata. Adesso siamo una vigna devastata, invasa e aggredita da tutti: “Dio degli eserciti, ritorna! Guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna”(ver.15). La preghiera è umile, ma anche quasi aggressiva.
Infine, ai versetti 16 e 18, compare la misteriosa figura del “Figlio dell’uomo”. Al ver.16 egli sembra coincidere del tutto con la vigna: “Proteggi quello che la tua destra ha piantato, il figlio dell’uomo che per te hai reso forte” e così al ver.18: “Sia la tua mano sull’uomo della tua destra, sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte”. Affascina l’ipotesi, che spero non troppo azzardata, della totale solidarietà che Gesù stabilisce con la sua vigna. Se avete un po’ di tempo, è bello oggi riascoltare Giovanni 17, dove Gesù si rivolge al Padre in comunione assoluta con i suoi discepoli. Così, mettere davanti al Padre la persona del Figlio diventa la nostra preghiera più potente. Gesù si è immerso pienamente nella condizione umana, al punto che la sua sorte è diventata la nostra. I nostri cammini si sono del tutto uniti.

ROBERTO TUFFARIELLO

La bella preghiera è alimentata da due immagini. La prima, quella del pastore, costituisce l’invocazione iniziale, con quel forte “tu” rivolto a Dio, ma non viene sviluppata nel seguito del salmo: “Tu, pastore d’Israele, ascolta, tu che guidi Giuseppe come un gregge...”(v.2). In questo caso è Giuseppe a rappresentare tutto Israele e la sua storia illustra proprio bene come il Signore ascolti, guidi, aiuti chi non ha altri che lui. – La seconda immagine, quella della vite, viene sviluppata in modo completo: essa si estende fino a raggiungere i monti e a invadere gli alti cedri; poi c’è l’abbandono e la devastazione... – Nel ritornello si chiede, tra l’altro, al Signore: Illumina, fa splendere il tuo volto, mostracelo raggiante e, come la luce del sole, ci vivificherà.

LINO PEDRON

Il salmo è un’autobiografia d’Israele che sente interrotto il contatto con Dio suo salvatore. Anche se Dio è sempre presente, assiso sul trono della sua arca, egli sembra essersi assopito, distaccato, freddo e indifferente. "Il salmista non dubita di Dio, ma non riesce a capire le sue vedute. Non cerca spiegazioni, ma chiede che il volto di Dio si illumini e che nei suoi occhi si leggano di nuovo la benevolenza e la bontà" (R. Lack).

L’autore del salmo volge in preghiera la sollecitudine stessa di Dio che in Ez 23,11 aveva detto: "Ecco io cercherò le mie pecore e mi occuperò di loro". Ciò che sta a cuore al salmista è la restaurazione d’Israele in un unico regno.

La situazione d’Israele non è poi tanto diversa da quella del popolo cristiano. I cristiani sono divisi. Chi ama davvero Gesù e la sua missione, deve provare una pena profonda per questa situazione, di cui sono responsabili tutti coloro che portano il nome di cristiani.

I PADRI DELLA CHIESA

v. 2 «Questo salmo annuncia l’avvento del Cristo (cfr. Gv 10,1 ss.). Chi pasce Israele è il Verbo di Dio, lo stesso che parlò per mezzo di Mosè, che apparve ad Abramo e dice in Gv 8,56.58: "Prima che Abramo fosse, io sono... Abramo vide il mio giorno e si rallegrò"» (Eusebio).

"Tu, che hai per il tuo popolo la sollecitudine di un pastore per il suo gregge, ti prego, ascolta la mia preghiera" (Atanasio).

"Questo salmo canta l’avvento del nostro Salvatore e canta la sua vigna" (Beda).

«Giuseppe è scelto dal salmista per illustrare l’idea che il Signore l’ha accompagnato dovunque, in tutte le sue sventure: "E il Signore era con Giuseppe" (Gen 39,2)» (Eusebio).

"Giuseppe cadde nelle mani dei suoi fratelli come una pecora in mezzo ai lupi. Tu l’hai liberato, guidato e posto più in alto dei suoi persecutori" (Teodoreto).

"Giuseppe venduto dai fratelli è figura del Messia" (Beda).

v. 3 "Il Cristo è potenza del Padre e sapienza del Padre (cfr. 1Cor 1,24)" (Origene).

v. 4 "Il Cristo è il volto del Padre" (Origene).

"Il tuo volto: è il Figlio. In lui solo si manifesta la bellezza del Padre. Quando il Padre ha fatto risplendere per noi il suo volto, nel Figlio, ci siamo rivolti verso il Dio vivo e vero" (Cirillo di Alessandria).

"Manifesta il tuo volto, la tua immagine che hai impresso in noi: non bisogna che essa rimanga oscura; manda un raggio della tua sapienza, affinché risplenda in noi la tua immagine. Sia in me visibile la tua immagine; e se mai avvenga che io la deformi un poco, riformala Tu che l’hai formata" (Agostino).

v. 9 "Trasportata dall’Egitto, cioè dall’ignoranza empia, la vigna è diventata così grande e così bella che copre tutta la terra e sale più in alto dei cedri" (Gregorio Nazianzeno).

"La vigna è il Cristo" (Cassiodoro).

v. 12 "La moltitudine del popolo si estendeva dall’Eufrate fino al mare" (Atanasio).

"Il cinghiale è il diavolo" (Origene).

v. 16 "Simeone porta nelle braccia il grappolo di vita colto sulla vigna della Vergine. Lo porta benedicendo Dio nel tempio della redenzione: e la santa dimora fu ricolma di gioia davanti al Messia del Padre" (Efrem).

"Profezia dell’avvento del Cristo. La vigna era diventata selvatica; il profeta prega Dio di risparmiarla per quest’unico germoglio che essa produrrà: il Cristo, la vera vite (cfr. Gv 15,1). La vera vite ha prodotto grandi tralci, allo stesso modo anche coloro che hanno creduto nel Cristo. La loro ombra ha coperto i monti. Questa vite vera estende i suoi tralci fino al mare e fino al fiume" (Teodoreto).

v. 18 "Nostro Signore è sempre la destra del Padre, anche quando si fa uomo" (Atanasio).

v. 19 "Allorché il Salvatore apparirà, noi abbandoneremo gli idoli e non ci allontaneremo più da te" (Eusebio).

«Colui che ci fa vivere è colui che ha detto: "Io sono la Vita" (Gv 14,6)» (Origene).

DIMENSIONE SPERANZA

E’ una lamentazione commovente dai toni miti e pacati.

Il salmista invoca la salvezza dallo splendore del volto del Signore.

Tuttavia sembra che la sofferenza abbia affinato l’animo del salmista quasi facendogli assaporare qualcosa della beatitudine evangelica.

E così al “Pastore di Israele” si affianca in prospettiva il Cristo “vita vera”.

Ora riferisciti alla pagina fissa.

E quando questo Salmo sarà divenuto  una preghiera interiore si potrà concludere con la seguente colletta salmica.

Visita Signore, la tua vigna e difendila: tu vedi in quanti la insidiano; stendi su di lei la tua mano, e rendila forte per te.

 

Dossologia

A lui che disse: «lo sono .la vite
e voi i tralci che rendo fecondi»,
a lui che serba alla fine il suo vino
canti di gioia cantiamo e di gloria.

Preghiera

Per la morte e risurrezione di tuo Figlio
ci hai innestati, o Padre, nella vera vite
come tralci dai quali attendi frutti copiosi:
donaci di rimanere sempre uniti a lui
nell'eterno mistero
del morire e del risorgere.
Amen.

Inserito da  Martedì, 21 Luglio 2015 Letto 742 volte Ultima modifica il Martedì, 21 Luglio 2015
Devi effettuare il login per inviare commenti