salmo 81

Canto del plenilunio per la festa delle capanne

FESTA DELLE CAPANNE

festa delle capanne

«Dolce e chiara è la notte e senza vento e quieta sovra i tetti e in mezzo agli orti posa la luna...» (G. Leopardi). Anima mia, da' lode anche per la notte. È la notte il tempo della coscienza, tempo del vedersi dentro,. quando i ricordi si ornano di vesti sacre. Notte, tempo di contemplazione e di rimpianto. Tempo di gemiti per la sempre nuova conferma di come lo stesso Iddio geme nella sua notte di amante tradito. «O Israele, se tu mi avessi ascoltato!». «Se tu mi ascoltassi, o uomo, chiunque tu sia».
Perché non è Dio che abbandona. Ne Dio ne noi possiamo stare da soli. In queste reciproche altissime solitudini anche Dio è senza gioia. E anche l'uomo è senza gioia. Nonostante questi giardini incantati e questi tuoi amori, o uomo.

 

1 Al maestro del coro. Su «I torchi». Di Asaf.

2 Esultate in Dio, nostra forza,

acclamate il Dio di Giacobbe!

3 Intonate il canto e suonate il tamburello,

la cetra melodiosa con l’arpa.

4 Suonate il corno nel novilunio,

nel plenilunio, nostro giorno di festa.

5 Questo è un decreto per Israele,

un giudizio del Dio di Giacobbe,

6 una testimonianza data a Giuseppe,

quando usciva dal paese d’Egitto.

Un linguaggio mai inteso io sento:

7 «Ho liberato dal peso la sua spalla,

le sue mani hanno deposto la cesta.

8 Hai gridato a me nell’angoscia

e io ti ho liberato;

nascosto nei tuoni ti ho dato risposta,

ti ho messo alla prova alle acque di Merìba.

9 Ascolta, popolo mio:

contro di te voglio testimoniare.

Israele, se tu mi ascoltassi!

10 Non ci sia in mezzo a te un dio estraneo

e non prostrarti a un dio straniero.

11 Sono io il Signore, tuo Dio,

che ti ha fatto salire dal paese d’Egitto:

apri la tua bocca, la voglio riempire.

12 Ma il mio popolo non ha ascoltato la mia voce,

Israele non mi ha obbedito:

13 l’ho abbandonato alla durezza del suo cuore.

Seguano pure i loro progetti!

14 Se il mio popolo mi ascoltasse!

Se Israele camminasse per le mie vie!

15 Subito piegherei i suoi nemici

e contro i suoi avversari volgerei la mia mano;

16 quelli che odiano il Signore gli sarebbero sottomessi

e la loro sorte sarebbe segnata per sempre.

17 Lo nutrirei con fiore di frumento,

lo sazierei con miele dalla roccia».

COMMENTI

RAVASI

«Suonate l'arpa, la cetra, tamburi, cembali e trombe nel plenilunio, il giorno della danza»: questo invito dei vv. 3-4 ci fa pensare che il Salmo 81 fosse originariamente destinato ad una festa ebraica segnata, come sempre nel calendario orientale, dalla luna (capodanno, nuovo mese, solennità autunnale delle Capanne, Pasqua?).
Il movimento del carme riflette appunto un andamento liturgico: dopo un invitatorio alla lode (vv. 1-6), si apre una solenne omelia oracolare (vv. 7-17) che si sviluppa attorno al primo comandamento, «il non prostrarsi a un dio straniero», Il culto biblico non è mai un freddo rituale ornamentale, è sempre un impegno etico della coscienza. Nel primo comandamento si riassume tutto il Decalogo con le sue esigenze religiose e sociali. Lo sviluppo di questa omelia poetica può essere così rappresentato. Prima tappa: «Popolo mio, ascolta... se tu ascoltassi!». Si proclama e si esalta il primo comandamento (vv. 9-11). Seconda tappa: «Non mi diede ascolto il mio popolo». Il primo comandamento è stato da Israele violato (vv. 12-13). Terza tappa: «Se mi ascoltasse il mio popolo!». Il primo comandamento osservato diventa fonte di benedizione, simboleggiata nel frumento e nel miele che scaturisce dalla roccia arida (vv. 14-17).

GIOVANNI NICOLINI

I vers.2-6 di questo Salmo sono una grande esaltazione delle feste. La festa non è evasione dalla realtà, o sogno, o mito, ma sono l’immagine e la piena rivelazione della salvezza donata da Dio al suo popolo. In questo senso non sono un semplice ornamento o un’occasione volontaria. Al contrario, sono “un decreto per Israele, un giudizio del Dio di Giacobbe”. La festa porta ciascuno e tutti “dentro” gli eventi che vengono ricordati e celebrati. Quando Israele, simbolicamente rappresentato al ver.6 dal patriarca Giuseppe, è uscito dall’Egitto, proprio allora ha ricevuto dal Signore il comando di fare festosa memoria degli eventi che si compivano.
I vers.7-8 vogliono ricordare gli eventi antichi che la liturgia della festa celebra, e che nell’esultanza, nel canto e nella musica della festa attualizzano il dono di Dio. Gli antichi eventi della liberazione dall’Egitto vengono in tal modo resi presenti dalla potenza spirituale della festa celebrata. Qui in particolare si ricordano la festa delle capanne al plenilunio e il capodanno al novilunio. Noi discepoli di Gesù abbiamo ricevuto in pienezza il dono che le feste della Prima Alleanza celebravano, e nelle nostre feste facciamo memoria piena e pienamente realizzata degli antichi eventi che hanno generato e condotto la storia della salvezza.
La seconda parte del Salmo, i vers.9-17, sono una grande ammonizione, che inizia con “Ascolta, popolo mio..”. Al ver.10 si afferma solennemente che le feste della fede sono il grande antidoto contro l’idolatria, cioè contro il pericolo gravissimo e incombente di lasciarsi sedurre e conquistare da altri eventi e quindi da altre “feste” che celebrano le logiche, le violenze e gli orrori del mondo, con la divinizzazione dei suoi poteri e l’asservimento a miti e a ideologie false e ingannevoli. “Ma il mio popolo non ha ascoltato la mia voce...l’ho abbandonato alla durezza del suo cuore. Seguano pure i loro progetti”: solo la fedeltà e agli eventi divini della salvezza può custodire nella verità e nella pace. Dobbiamo essere più attenti e più con severi con noi stessi: il pericolo di collegarsi ad altri riferimenti e interpretazioni della vita è sempre in agguato. La retorica seducente dei miti della forza, del successo, della vittoria...può essere tenuta lontana solo dalla nostra fedele celebrazione degli eventi della nostra salvezza e della salvezza di tutto il mondo.

ROBERTO TUFFARIELLO

“Esultate in Dio, nostra forza!”. Siamo invitati alla festa, al canto, alla gioia... A un certo punto si ode una voce: forse – dicono le note – prende la parola un profeta o un membro della festosa assemblea liturgica. Questa voce, dopo aver ricordato le grandi opere di Dio nel passato, afferma tre cose importanti: “Sono io il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto salire dal paese d’Egitto”(v.11): con la stessa formula del decalogo, si presenta “Colui che è”, coinvolto nelle vicende della storia e della liberazione del suo popolo. Poi si denuncia la disobbedienza di Israele, che “non ha ascoltato la mia voce”(v.12). Infine un invito all’ascolto, alla conversione: “Se il mio popolo mi ascoltasse! Se Israele camminasse per le mie vie! ... Lo nutrirei con fiore di frumento, lo sazierei con miele dalla roccia”(vv.14 e 17).

LUCA MAPANDA

All’inizio del salmo c’è un invito per lodare Dio con il canto e gli strumenti musicali che è importante anche per noi. S.Agostino diceva che chi canta prega due volte.
L’invito pressante di Dio al suo popolo è che ascolta, che accetta di essere ammonito e ascolta. “Un linguaggio mai inteso io sento”: c’è una novità udita solo ora. Si può intendere dai versetti successivi che è Dio stesso la novità (così Egli si autorivela al popolo di Israele): così diverso dagli altri dèi, invece di mettere dei pesi sulle spalle li toglie, invece di asservire libera. Già nel Deuteronomio Dio rivendica questa novità: “vi fu mai cosa grande come questa e si udì mai una cosa simile a questa: che un popolo abbia udita la voce di Dio ... o ha mai tentato un Dio di andare a scegliersi una nazione ... ” (Dt 4, 32-34).
Il versetto 7 fa capire bene perchè il Signore si arrabbia tanto con i farisei, innazitutto rimproverando che “legano pesanti fardelli e le mettono sulle spalle della gente ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito (Mt 23,4)”. Proprio il contrario di quanto opera Dio secondo questo salmo.
Le parole di questo salmo mostrano quanto a Dio preme il suo popolo e di come vuole averne cura. Però Dio non ne vuole violare la libertà: “Israele non ha voluto e Io l’ho lasciato alla durezza del suo cuore, che seguisse il proprio consiglio.” Non vuole un popolo servo, costretto ad ascoltare e ad obbedire. L’ascolto deve essere un supremo atto di libertà.

MASO

‘Sono io il Signore, tuo Dio,
che ti ha fatto salire dal paese d’Egitto:
apri la tua bocca, la voglio riempire.’
Mi sembrano parole molto significative e di sintesi rispetto alla nostra vita.
C’è il Signore che ci fa uscire dall’Egitto quotidianamente e il suo desiderio di comunicarci la sua Parola.
Stando a bocca aperta non si riesce a parlare. Nel silenzio e nell’ascolto si può però essere riempiti da Lui e di Lui,pare.
Nel bellissimo versetto finale:
‘Lo nutrirei con fiore di frumento,
lo sazierei con miele dalla roccia.’
Se il mio popolo mi ascoltasse!!!!

DON LINO PERON

A proposito di questo salmo, Agostino scrive: "Ogni coscienza cristiana si riconosca qui, dopo aver devotamente passato il mar Rosso... e si ricordi di essere stata esaudita nella tribolazione. Perché è una grande tribolazione l’essere schiacciati sotto il peso dei peccati. Quale gioia per la coscienza l’esserne sollevata! Ecco, tu sei stato battezzato: ieri la tua coscienza affondava sotto il peso, oggi è nella gioia... Ricordati della tua passata tribolazione".

La parte innica del salmo ci ricorda che la solennità liturgica comporta un "rallegrarsi al cospetto di Dio". Se al posto della partecipazione gioiosa subentra un faticoso senso del dovere, questo non è più servizio di Dio come il Signore lo vuole: "Dio ama chi dona con gioia" (2Cor 9,7).

I PADRI DELLA CHIESA

v. 2 «Il salmo precedente diceva: "Perché hai abbattuto la siepe della tua vigna?" Questo risponde: "Se il mio popolo mi avesse ascoltato! Ma il mio popolo non ha ascoltato la mia voce e io li ho abbandonati alle inclinazioni del loro cuore"» (Eusebio).

"Il Dio che si mostrò a Giacobbe in forma di uomo: è il Salvatore" (Eusebio).

v. 4 "La tromba del novilunio è per gli ebrei il ricordo dell’uscita dall’Egitto. Ai cristiani essa ricorda che sono stati liberati dal demonio e dal potere delle tenebre" (Origene).

v. 6 «Quando fu data la legge sul Sinai, Israele udì una lingua che non conosceva. Si ebbe là una profezia del Salvatore, poiché Dio discese sotto l’apparenza del fuoco e disse: "Ascolta, Israele" (Dt 6,4), e il popolo pieno di paura disse a Mosè: Parla tu a noi e noi ascolteremo, ma non ci parli Dio, altrimenti moriremo (cfr. Dt 5,24 ss.): domandava un mediatore. Così il profeta aggiunge subito: "Io susciterò loro in mezzo ai loro fratelli un profeta come te e gli porrò in bocca le mie parole..." (Dt 18,18). E il Figlio si è fatto mediatore fra Dio e noi. Il Figlio dice in Gv 12,49: "Io non ho parlato da me, ma colui che mi ha mandato, il Padre, egli stesso mi ha comandato che cosa devo dire e annunziare"» (Cirillo di Alessandria).

v. 7 "Mosè fu ministro della liberazione carnale e il Cristo ministro della liberazione spirituale" (Cirillo di Alessandria).

"C’è un legame misterioso tra i cesti della schiavitù d’Egitto e quelli che il Signore riempì di pani" (Origene).

v. 8 "I figli d’Israele, oppressi in Egitto, gridarono al Signore. Egli ascoltò il loro pianto e inviò loro il suo Verbo per mezzo di Mosè, per farli uscire dall’Egitto. E noi, noi eravamo in Egitto, cioè nelle tenebre dell’errore e dell’ignoranza. Il Signore ha avuto pietà della nostra afflizione ed ha inviato il suo Verbo, il suo Figlio unigenito, per strapparci dall’ignoranza e condurci alla luce" (Origene).

v. 9 "Tu che hai sperimentato la mia potenza, accetta le mie leggi" (Teodoreto).

v. 11 «"Io sono il Signore tuo Dio": sono le prime parole della legge» (Teodoreto).

"Tutti siamo stati tratti dalla terra d’Egitto, abbiamo attraversato il mare col battesimo" (Agostino).

"Signore, ecco, la bocca del tuo servo è aperta, come il suo cuore: riempili, affinché sempre io ti benedica, Cristo Salvatore. Versa nel mio cuore la rugiada della tua grazia. Come la terra seminata non può produrre frutto se la tua bontà non la visita, così il mio cuore" (Efrem).

"Apri la tua bocca per confessare, per amare e io la riempirò perché in me è la sorgente della vita (cfr. Sal 36,10)" (Agostino).

"Egli stesso è il maestro e il pane" (Girolamo).

"Apri la tua bocca per diffondere e confessare le lodi di Dio" (Cassiodoro).

vv. 12-13 "Il popolo non ha obbedito, per questo l’ho privato della cura che avevo per lui: l’ho lasciato andare alla deriva, come una nave senza timone" (Teodoreto).

v. 16 "Quando la pienezza dei gentili sarà entrata, tutto Israele sarà salvato; leggiamo nell’Apocalisse che saranno salvati a centinaia di migliaia" (Girolamo).

v. 17 "Annuncio della moltiplicazione dei pani e dell’eucaristia" (Eusebio).

"Il miele è la sapienza" (Cassiodoro).

"La roccia è il Cristo" (Origene).

 

Dossologia

La tua città non ti faccia più piangere,
un'altra Gerusalemme è fiorita:
un nuovo popolo nato dal sangue,
libera chiesa da tutta la terra
come suo sposo ora, Cristo, ti canta.

Preghiera

Padre, non sappiamo più ascoltare,
Padre, nessuno più ascolta nessuno:
nessuno sa fare più silenzio!
Abbiamo perso il senso della contemplazione,
perciò siamo così soli e vuoti,
così rumorosi e insensati;
e inevitabilmente idolatri!
Padre, anche se il tuo popolo tradiva il tuo amore
e si prostrava davanti agli idoli del Nulla,
donaci di comprendere che tu solo sei il nostro Dio
e liberaci da tutti gli dèi
e da tutti i signori.
Amen.

POTEVO ALMENO

Potevo almeno d'un'umile
pieve sentirmi signore,
dirti col gregge, a sera,
lungo il crinale dei colli
le preci. Col sole,
con le pietre, con questo
tuo popolo santo
ripetere l'offerta.

Segnare le porte sull'alba
aperte; la festa
ricomporre il messaggio
con parole odoranti
avena e miele, quando
il sagrato continua il racconto
delle biade delle mucche del tempo
immutabile.

Potevo allora obbedire alla Legge
impossibile, come,
nel ricordo, il lago
immobile.

Inserito da  Martedì, 21 Luglio 2015 Letto 746 volte
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