Salmo 84

Canto di pellegrinaggio

Nostalgia del tempio del Signore nel canto dei pellegrini

tempio erode gerusalemme

" canto dei pellegrini "

Anima mia, canta e cammina. E anche tu, o fedele di chissà quale fede; oppure tu, uomo di nessuna fede: camminiamo insieme. E l'arida valle si metterà a fiorire. Qualcuno - colui che tutti cerchiamo - ci camminerà accanto.

1 Al maestro del coro. Su «I torchi». Dei figli di Core. Salmo.

2 Quanto sono amabili le tue dimore,

Signore degli eserciti!

3 L’anima mia anela

e desidera gli atri del Signore.

Il mio cuore e la mia carne

esultano nel Dio vivente.

4 Anche il passero trova una casa

e la rondine il nido

dove porre i suoi piccoli,

presso i tuoi altari,

Signore degli eserciti,

mio re e mio Dio.

5 Beato chi abita nella tua casa:

senza fine canta le tue lodi.

6 Beato l’uomo che trova in te il suo rifugio

e ha le tue vie nel suo cuore.

7 Passando per la valle del pianto

la cambia in una sorgente;

anche la prima pioggia

l’ammanta di benedizioni.

8 Cresce lungo il cammino il suo vigore,

finché compare davanti a Dio in Sion.

9 Signore, Dio degli eserciti, ascolta la mia preghiera,

porgi l’orecchio, Dio di Giacobbe.

10 Guarda, o Dio, colui che è il nostro scudo,

guarda il volto del tuo consacrato.

11 Sì, è meglio un giorno nei tuoi atri

che mille nella mia casa;

stare sulla soglia della casa del mio Dio

è meglio che abitare nelle tende dei malvagi.

12 Perché sole e scudo è il Signore Dio;

il Signore concede grazia e gloria,

non rifiuta il bene

a chi cammina nell’integrità.

13 Signore degli eserciti,

beato l’uomo che in te confida.

COMMENTI

RAVASI

Aperto dall'esclamazione stupita di un pellegrino giunto davanti al Tempio, questo cantico di Sion di struggente bellezza descrive la nostalgia dello stesso pellegrino quando sta per lasciare la città santa. Infatti ~ il desiderio che lo pervade, durante la preghiera, passa i. attraverso tre tonalità. C'è il desiderio antico, rinfocolato durante il viaggio mentre si attraversava la Valle del Pianto (un località variamente identificata), mentre si passava di fortezza in fortezza, mentre iniziava a scendere la prima pioggia autunnale (vv. 7-8). C'è il desiderio saziato davanti al Tempio, nell'intimità della preghiera, negli atri ove ferve la liturgia. C'è, infine, il desiderio che rinasce quando, prima di partire per le proprie case, si lancia un addio e un ultimo sguardo a Sion. Sembra quasi spontaneo al pellegrino invidiare la rondine e il passero che hanno il loro nido sotto le grondaie e le cornici del Tempio. Perché essere in Sion è come essere nel paradiso, nella gioia dell'intimità con Dio. Possono essere affascinanti i palazzi dei potenti o i santuari pagani, ma il poeta ha già fatto, senza esitazione, la sua scelta: «Un giorno negli atri tuoi più di mille ne vale» (v. 11). Perché - commentava Agostino - «quell'unico giorno eterno non subentra al giorno trascorso e non è premuto dal giorno successivo».

GIOVANNI NICOLINI

La “Casa di Dio” è il luogo verso il quale incessantemente si desidera andare, ed è insieme il luogo dove si deve e si vuole restare. Moto a luogo e stato in luogo si intrecciano profondamente in questa grande preghiera del pellegrinaggio e del pellegrino. Cito subito tre “luoghi” del Vangelo secondo Giovanni che mi hanno accompagnato nella preghiera su questo Salmo. Dove “abita” Gesù? I primi che Gesù incontra, alla sua domanda “Che cosa cercate?”(Giovanni 1,38-39) rispondono con un’altra domanda: “Dove dimori?”. Gesù “disse loro: Venite e vedrete: Andarono dunque e videro dove dimorava e quel giorno rimasero con Lui”. Ma dunque, Gesù, dove abita? In Giovanni 1,18 si dice: “Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato” Questa è dunque la casa di Dio, dove Gesù abita e dove siamo invitati ad abitare anche noi: il “seno del Padre”! Vi faccio notare che questo “seno” del Padre è il suo grembo, ed è parole che indica specificatamente il grembo materno! Il “discepolo che Gesù amava”, in Giovanni 13,23-25, “si trovava al fianco di Gesù”, ma la traduzione banalizza questa affermazione, perché Giovanni si trovava “nel seno” di Gesù, proprio come Gesù è nel seno del Padre! Dunque questo è il nuovo Tempio, la casa di Dio: Gesù nella sua piena comunione con il Padre. Incessantemente camminiamo dietro a Lui e verso di Lui, per essere con Lui, nel seno del Padre. E come questo è il luogo verso cui incessantemente ci dirigiamo, è anche il luogo dove sempre “rimanere”: “Rimanete in me” è la grande immagine di Giovanni 15! Mi sembrano immagini meravigliose della nostra comunione con il Padre nella nostra comunione con il suo Figlio Gesù. La prospettiva è quella che Gesù chiede al Padre nella grande preghiera di Giovanni 17: essere una cosa sola con Lui e con il Padre.
Questo è dunque il “luogo” verso il quale “l’anima mia anela”(ver.3). Luogo dove trovano accoglienza e rifugio tutti, anche i più piccoli: il passero e la rondine con i suoi piccoli: “Presso i tuoi altari, Signore”(ver.4). Ai vers.5-6 la duplice beatitudine, sia di chi “abita nella tua casa”, sia di chi “ha le tue vie nel suo cuore”, e incessantemente le percorre. Infatti, si cammina rimanendo in Lui, e si rimane in Lui camminando incessantemente dietro a Lui, con Lui e verso di Lui. E l’incessante pellegrinaggio di ogni giorno, che a noi viene regalato (!!) è pieno di eventi meravigliosi: la valle del pianto diventa sorgente e la prima pioggia è pioggia di benedizioni (ver.7), e invece di essere sempre più stanchi, “cresce lungo il cammino il suo vigore, finchè compare davanti a Dio in Sion”(ver.8). E si prega Dio perché guardi il volto del suo “consacrato”, dove le versioni antiche amano personalizzare il termine dicendo che si tratta del “volto del tuo Cristo”.
Veramente, “è meglio un giorno nei tuoi atri che mille nella mia casa”(ver.11).
Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

ROBERTO TUFFARIELLO

E’ un salmo talmente ricco, talmente bello che è difficile fare un piccolo commento.- Che delizia, Signore, venire a te e stare con te nelle tue dimore! L’orante dice il suo anelito, il suo desiderio, il suo protendersi verso gli atri del Signore. – Fortunato quel passero, beata quella rondine che hanno fatto la loro casa, il loro nido nella casa di Dio. Poiché è “beato chi abita nella tua casa”(v.5). – Questa beatitudine è una delle tre presenti nel salmo: la seconda dice “Beato l’uomo che trova in te il suo rifugio”(v.6) e la terza “Beato l’uomo che in te confida”. Nel v.10 si chiede a Dio di guardare al “nostro scudo”: scudo è un titolo attribuito a Dio in altri salmi, ma qui è attribuito al “tuo consacrato”: è un riferimento al re-messia... e il nostro pensiero va al Signore Gesù, vero messia e vero re, nei cui atri, nella cui dimora noi abitiamo.

DON LINO PEDRON

È il canto del pellegrino verso Gerusalemme che è la città ove sono riposte tutte le speranze d’Israele. Tutte le fatiche del viaggio sono dimenticate quando il fedele entra nella città santa. Di fronte alla felicità di essere in comunione con il Signore e il suo popolo, ogni altra gioia impallidisce.

Questo salmo ci aiuta a sentirci vivi davanti al Dio vivente.

I PADRI DELLA CHIESA

v. 2 "Il salmista ispirato vede in anticipo le dimore di Dio poste dal Cristo sulla terra e desidera ardentemente tutti questi altari futuri" (Eusebio).

v. 3 "Desiderio dei giudei verso il tempio e nostro desiderio verso gli altari del Signore" (Teodoreto).

"La carne esulta perché vedrà la salvezza di Dio (cfr. Is 40,5)" (Origene).

"Il Dio vivente: è un’allusione alla risurrezione del Signore: la mia carne esulta in questo Dio che è veramente vivente e vivifica i morti. Con la sua risurrezione farà rivivere la mia carne" (Eusebio).

"La carne partecipa all’esultanza per la speranza della risurrezione" (Teodoreto).

"Hanno esultato nella speranza. Questa speranza gioiosa deve dilatare l’anima che milita in questo mondo" (Ruperto).

v. 4 "Fra tutte le trappole che tendono agguato alla nostra anima, non abbiamo riposo che nella casa di Dio" (Eusebio).

"Il passero raffigura l’anima dell’uomo" (Atanasio).

"Questo passero è il Cristo che ha fatto il suo nido che è la chiesa" (Arnobio il giovane).

v. 5 "La felicità è abitare nella casa del Signore perché loderemo Dio nei secoli dei secoli" (Eusebio).

v. 6 "L’uomo che ha il soccorso del Signore s’innalza verso il cielo nella misura di questo soccorso e non cessa di salire" (Cassiodoro).

"Dalla beatitudine del cielo, il salmista passa a quella della terra: non solo si è beati nella patria, ma anche nel cammino e in pieno combattimento, grazie alle ascensioni del cuore. Dio, che ci ha dato la legge che ci pesa, elargirà la benedizione che ci solleva" (Beda).

"L’anima che prende forza nel Signore ha disposto nel suo cuore mirabili ascensioni" (Gregorio di Nissa).

v. 7 "La valle del pianto richiama la beatitudine delle lacrime (cfr. Mt 5,5)" (Teodoreto).

v. 10 "Dio guarda in noi l’immagine del Figlio suo" (Beda).

v. 11 "Questo giorno unico è quello della risurrezione del Salvatore" (Atanasio).

"Ciò che si riceve in un sol giorno al tuo altare, non lo si riceverebbe altrove in migliaia di giorni" (Teodoreto).

"È il giorno senza tramonto dell’eternità" (Cassiodoro).

"Io preferisco essere umile e povero nella chiesa piuttosto che grande presso gli empi" (Origene).

"Gli uomini desiderano migliaia di giorni e vogliono vivere a lungo. Oh! Disprezziamo queste migliaia di giorni e desideriamo questo giorno unico, senza alba né tramonto: giorno unico, giorno eterno che il domani non cancellerà. Che ne facciamo di migliaia di giorni? Noi andiamo dalle nostre migliaia di giorni al giorno unico" (Agostino).

v. 12 "Grazia e gloria sovrabbondano nella casa di Dio" (Teodoreto).

v. 13 "Il profeta appone a questo salmo il sigillo della speranza di Dio" (Cirillo di Alessandria).

DIMENSIONE SPERANZA

E’ un bellissimo cantico dove ispirazione poetica e fervore religioso si alimentano a vicenda.

Un pellegrino, giunto a Gerusalemme, è rimasto avvinto dal fascino spirituale che emana dalla Divina Presenza.

Il tempo, sempre fuggevole, sembra che qui si rivesta di eternità.

L’anima si eleva e tutta la persona gioisce nella esperienza di Dio.

Presso i suoi altari erompe spontaneo il cantico della lode: “Signore degli eserciti, mio re, mio Dio!”. Purtroppo si tratta di esperienze fugaci, come quella di Tabor. Ma per chi, “passando per la valle del pianto” cerca e “trova in Dio la sua forza” per “camminare con rettitudine”, tali esperienze fanno “crescere, lungo il cammino, il vigore”. Fino a che, giunta al termine del “santo viaggio”, l’anima che oggi “languisce e brama”, compare davanti a Dio nella Sion celeste, dove “chi abita la sua casa sempre canta le sue lodi”.

Riferirsi ora  alla seguente frase del N.T.

Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti... E quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, tornerò e vi prenderò con me, affinché dove sono io siate anche voi. Gv 14,1.2.3.

Dossologia

Per le vie del mondo tutti andiamo
al suo Nome cantando inni per sempre,
a lui nostra dimora e tempio nuovo:
ogni terra straniera ora ci è patria
e ogni patria è terra a noi straniera.

Preghiera

A tutti i cercatori del tuo volto
mostrati, Signore;
a tutti i pellegrini dell'assoluto,
vieni incontro, Signore;
con quanti si mettono in cammino
e non sanno dove andare
cammina Signore;
affiàncati e cammina con tutti i disperati
sulle strade di Emmaus;
e non offenderti se essi non sanno
che sei tu ad andare con loro,
tu che li rendi inquieti
e incendi i loro cuori;
non sanno che ti portano dentro:
con loro fermati poi che si fa sera
e la notte è buia e lunga, Signore.
Amen.

 

Inserito da  Venerdì, 24 Luglio 2015 Letto 2289 volte Ultima modifica il Venerdì, 24 Luglio 2015
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