Salmo 86

Preghiera nella prova

Povero 200x300

CANTO DEL SERVO ANGOSCIATO

Ma tu, Dio, così orgoglioso e pieno di gelosia per i tuoi poveri, non provi nessun rossore davanti a simili preghiere? A sentirti invocato con una tale umiltà e remissività e insistenza? Con il diritto poi, da parte dei poveri - quando non li ascolti - di dirti almeno: «Ecco, non è giusto!».
Perciò ascoltali sempre, Signore.

 

1 Supplica. Di Davide.

Signore, tendi l’orecchio, rispondimi,

perché io sono povero e misero.

2 Custodiscimi perché sono fedele;

tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te confida.

3 Pietà di me, Signore,

a te grido tutto il giorno.

4 Rallegra la vita del tuo servo,

perché a te, Signore, rivolgo l’anima mia.

5 Tu sei buono, Signore, e perdoni,

sei pieno di misericordia con chi t’invoca.

6 Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera

e sii attento alla voce delle mie suppliche.

7 Nel giorno dell’angoscia alzo a te il mio grido

perché tu mi rispondi.

8 Fra gli dèi nessuno è come te, Signore,

e non c’è nulla come le tue opere.

9 Tutte le genti che hai creato verranno

e si prostreranno davanti a te, Signore,

per dare gloria al tuo nome.

10 Grande tu sei e compi meraviglie:

tu solo sei Dio.

11 Mostrami, Signore, la tua via,

perché nella tua verità io cammini;

tieni unito il mio cuore,

perché tema il tuo nome.

12 Ti loderò, Signore, mio Dio, con tutto il cuore

e darò gloria al tuo nome per sempre,

13 perché grande con me è la tua misericordia:

hai liberato la mia vita dal profondo degli inferi.

14 O Dio, gli arroganti contro di me sono insorti

e una banda di prepotenti insidia la mia vita,

non pongono te davanti ai loro occhi.

15 Ma tu, Signore, Dio misericordioso e pietoso,

lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà,

16 volgiti a me e abbi pietà:

dona al tuo servo la tua forza,

salva il figlio della tua serva.

17 Dammi un segno di bontà;

vedano quelli che mi odiano e si vergognino,

perché tu, Signore, mi aiuti e mi consoli.

COMMENTI

RAVASI

In una struttura concentrica molto raffinata per cui tutti gli elementi si compongono in un'immagine quasi speculare, l' orante esprime con piena sincerità la sua supplica angosciata al Signore. Egli si autodefinisce «servo e figlio della tua ancella» (v. 16): l'espressione in Oriente indica chi è nato da genitori al servizio di un signore, all'interno della famiglia di quel signore.
Si ha, quindi, un legame particolare; l'orante sente quasi di appartenere alla famiglia di Dio. Ed è a lui che egli si rivolge nel pericolo con un appello pieno di fiducia (vv. 1-7). Spontaneamente gli si affacciano alla memoria tutti i gesti di amore e di potenza che questo Signore, padre della sua famiglia, ha compiuto in passato, giungendo al punto di strappare il suo «servo» dalle fauci degli inferi (vv. 8-13). Ora c'è anche attorno al fedele un incubo mortale, un cerchio di ostilità si sta stringendo col desiderio di cancellare la vita dell'orante. Ma Dio si volgerà di nuovo verso «il figlio della sua ancella» egli darà un altro segno del bene che gli vuole (vv. 14-17). Scrive un commentatore: «Questa preghiera non si confonde con altre, simili, grida di sofferenza verso una divinità amica. In essa si sente già il dialogo amoroso e confidente del Vangelo: Chiedete ed otterrete».

GIOVANNI NICOLINI

Quello che il Salmo precedente suggeriva mi sembra ampiamente confermato e arricchito oggi nel Salmo 85(86), che mi suggerisce la beatitudine dei “poveri in spirito” come protagonisti privilegiati di questa preghiera. L’orante si presenta già al ver.1 come “povero e misero”, e contemporaneamente “fedele”: è un “servo che confida” nel suo Signore. Siamo ben lontani, direi all’opposto, da una “santità” concepita come perfezione. Qui, se vogliamo usare il termine “santità”, non possiamo pensarla che come dono. Qui, meravigliosamente, il “santo” è un povero peccatore, esperto della misericordia divina: “Tu sei buono, Signore, e perdoni, sei pieno di misericordia con chi ti invoca”(ver.5). Dunque, anche la preghiera non si presenta come un processo di spiritualizzazione e di elevazione, ma come il grido del povero: “a Te grido tutto il giorno”(ver.3), un povero che riceve in dono dal Signore anche la gioia: “Rallegra la vita del tuo servo”(ver.4). La fede è così l’esperienza concreta di una vita che non è più nella solitudine perché Dio ci ama e ci accompagna. La fede è come un grido ascoltato da Dio (ver.7).
Proprio per la ricchezza e la profondità di tale esperienza il credente può “parlare” di Dio. I vers.8-10, sempre rivolgendosi a Dio, e quindi sempre “nella preghiera”, lo riconoscono e lo lodano: “Fra gli dèi nessuno è come Te, Signore”. Come ho già detto per altri luoghi che abbiamo incontrato nel Salterio, gli “dèi” sono tutte le potenze e tutti i “potenti” che dominano la storia umana. Ma Dio non è confrontabile con essi. Anzi, Egli è proprio quello che loro assolutamente non sono. Non è dunque “il primo” tra tutti, ma il radicalmente “altro”: “Grande tu sei e compi meraviglie: Tu solo sei Dio”(ver.10). La sua grandezza è appunto quella che il povero sperimenta come dono di salvezza e di vita nuova..
La vita stessa del credente diventa allora annuncio, perché nessuno più di lui può dire la bontà e la potenza dell’amore di Dio. Non si tratta di una teoria e neppure di una dottrina, ma prima di tutto e soprattutto di un’esperienza.
Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

ROBERTO TUFFARIELLO

Che grande fede ha questo orante! E’ certo che il suo Dio sia il solo, l’unico a compiere meraviglie. Sa che è fatto di misericordia e bontà, amore e fedeltà, che dà ascolto e rallegra... Al v.13 afferma che ha liberato la sua vita “dal profondo degli inferi” (dallo Sheòl dice la Bibbia di Ger., “dal profondo abisso” dice un’altra traduzione). A maggior ragione noi che siamo in Gesù e lui in noi: tutto ci è dato in lui.  Tra le particolarità del salmo, una nota segnala che, dove si afferma che il Signore è buono e “perdona”(v.5), alla lettera si dice, con un aggettivo, che è “perdonatore”: caso unico, anche se il verbo è di uso frequente.

LUCA  MAPANDA

Al versetto 5 si dice che il Signore perdona ed è usato un sostantivo che vuole indicare non tanto un’azione puntuale, un attributo della natura stessa di Dio, e in un certo senso un suo nome: Egli è perdonatore. Se Dio è così, si capisce perchè Gesù chiede a Pietro una misura assoluta di perdono (settanta volte sette), partecipare della stessa natura divina del Padre dei cieli.
Il versetto 15 integra il versetto 5. Questi due versetti insieme ci rivelano come è il nostro Dio nella sua verità più profonda.

don LINO PEDRON

E’ un Salmo mosaico composto di frasi ed espressioni tratte da altri Salmi.

E’ in ogni caso una preghiera piana e scorrevole, calda di fede e di senso religioso dove il salmista ha armonizzato le invocazioni più fervide di lode, ammirazione, riconoscenza, supplica.

Questo salmo è un’intensa descrizione di un itinerario interiore: dall’abisso della disperazione alla pace. "La preghiera del Sal 86 non si confonde con un qualsiasi grido di sofferenza verso una divinità amica. Si sente già in anticipo il dialogo amoroso e confidente del vangelo: Chiedete e otterrete" (E. Beaucamp).

D. Bonhoeffer ci offre una chiave di lettura cristiana di questo salmo: "Signore Gesù Cristo, tu fosti povero e misero, prigioniero e abbandonato come me. Tu conosci tutta l’infelicità degli uomini; tu rimani accanto a me quando nessun uomo mi rimane accanto; tu non mi dimentichi e mi cerchi; tu vuoi che io ti riconosca e mi volga a te. Signore, odo il tuo richiamo e lo seguo, aiutami!".

COMMENTO DEI PADRI DELLA CHIESA

v. 1 "Davide prega per essere di quelli che otterranno la salvezza per mezzo della grazia. Tendi il tuo orecchio: il salmista parla come un ammalato senza forza, il quale ha bisogno che il medico si pieghi verso di lui per udirlo" (Atanasio).

"In tutto questo salmo è il Cristo che prega. Nella fragilità del corpo che ha assunto, domanda la sua risurrezione" (Cassiodoro).

"Davide, sotto la mozione dello Spirito santo, enuncia già la beatitudine dei poveri" (Eusebio).

"È per il merito della sua miseria che il povero è stato portato dagli angeli nel seno di Abramo? (cfr. Lc 16,22). È per il peccato delle sue ricchezze che il ricco è stato gettato tra i tormenti? Ora dimostrerò che non le ricchezze furono punite in questo ricco, ma l’orgoglio: se bastasse essere ricco per vedersi precipitare tra i tormenti, come mai Abramo ha preceduto il povero in cielo per accoglierlo nel suo seno? Dato che la Scrittura dice: Abramo era un uomo ricchissimo. Ma nella ricchezza era povero, umile, pieno di santo timore e di umiltà davanti a Dio. Ecco l’argomento del salmista per essere esaudito: Io sono il povero e l’umile" (Agostino).

v. 2 "Santo è solo il Cristo. Ma il corpo del Cristo, quest’uomo che grida da tutti i confini della terra, può dire con il suo capo: Sono santo per la grazia del battesimo e la remissione dei peccati (1Cor 6,11: Siete stati santificati). E se tu non lo dici, sei un ingrato" (Agostino).

"Il servo di Dio ripone solamente in Dio la speranza della sua salvezza. La conoscenza di Dio è la salvezza dell’anima" (Origene).

v. 3 "Da quando il corpo del Cristo geme sotto il torchio sino alla fine dei tempi, quest’uomo che è il Cristo totale non cessa di gridare. Tu gridi durante i tuoi giorni e i tuoi giorni passano, un altro ti succede e grida nei suoi giorni; l’uno qui, l’altro là, ma il corpo del Cristo grida tutto il giorno, mentre le sue membra passano e si succedono. Un solo uomo si estende fino alla fine dei tempi e il nostro Capo alla destra del Padre intercede per noi" (Agostino).

v. 4 "Il Cristo che è la sorgente di ogni gioia, come servo domanda la gioia" (Cassiodoro).

v. 5 "Egli è ricco di misericordia. Pazientiamo, dunque, se non ci esaudisce immediatamente" (Atanasio).

v. 7 "Ho gridato dall’alto della croce. Tu mi hai esaudito rendendo a me il mio spirito che io rimettevo nelle tue mani" (Girolamo).

v. 9 "Ogni natura dotata di ragione verrà ad adorare il Signore" (Origene).

v. 11 "Domanda che il Cristo sia per lui la via, cioè la virtù, poi la verità che egli contempla" (Origene).

"Il profeta pensa a buon diritto che il timore di Dio gli procurerà la gioia del cuore" (Atanasio).

v. 13 "Il Cristo è andato fin nel profondo del soggiorno dei morti. Qui pure la nostra voce parla attraverso il Cristo" (Agostino).

"Tu mi ha risuscitato e risusciterai i miei" (Beda).

v. 14 "Il Cristo giunge qui al mistero della passione e della risurrezione" (Cassiodoro).

v. 17 "Che io sia munito del segno della croce e proprio per esso liberato dalle insidie dei demoni" (Girolamo).

"Il segno della croce del Signore sulle nostre fronti getterà i nemici nella confusione" (Arnobio il giovane).

PERFETTA LETIZIA DI P.BERTI

Il salmo è stato scritto da un pio Giudeo che resiste intrepido di fronte alla pressione di nemici arroganti e violenti che si gloriano dei loro dei. L'epoca della composizione del salmo è probabilmente quella che precedette la grande reazione dei Maccabei contro la pressione ellenistica.

Il salmista si presenta “povero e misero”, alla ricerca di una via per organizzarsi, per difendersi, e camminare così nella verità in quella situazione nella quale si sente messo al bando. Questa via la chiede a Dio, che già la conosce: “Mostrami, Signore, la tua via, perché nella tua verità io cammini”.

Di fronte agli dei pagani il salmista dichiara che nessuno di loro regge al confronto con Jahvéh: “Fra gli dei nessuno è come te, Signore, e non c'è nulla come le tue opere”; ma non solo afferma la supremazia di Dio, afferma anche l'unicità di Dio: “Tu solo sei Dio”. Gli dei pagani sono inesistenti, sono il prodotto dei vaneggiamenti umani e, pur senza dichiararlo esplicitamente, il salmista fa intendere come all'ombra delle concezioni pagane del divino strisci il serpente ingannatore, autore di prodigi, che però non reggono di fronte allo splendore di quelli di Dio: “Non c'è nulla come le tue opere”. I prodigi dei maghi d'Egitto furono un nulla rispetto al dispiegarsi della potenza di Dio (Cf. Es 15,11).

Il salmista afferma che il tempo in cui tutti i popoli della terra riconosceranno Dio verrà: “Tutti i popoli che hai creato verranno e si prostreranno davanti a te Signore, per dare gloria al tuo nome”.

Nel pericolo il salmista chiede a Dio di non cadere in dissipazioni: “tieni unito il mio cuore, perché tema il tuo nome”, con ciò avrà una lode autentica, espressa “con tutto il cuore”. Egli si presenta a Dio ringraziandolo per la misericordia che gli ha accordato quando era ormai senza speranza di vita: “dal profondo degli inferi”.

L'assalto degli arroganti è incessante, ma il salmista si rifugia in Dio, che è “Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà”. Egli ha trovato pace e forza nella fiducia in Dio, propria di un cuore semplice che teme Dio.

Dossologia

A te, o Padre, sorgente di vita,
al Figlio tuo risorto da morte,
eletti figli dal santo tuo Spirito
nella speranza del Regno cantiamo.

Preghiera

Padre di ogni clemenza, guarda al tuo popolo
che nell'angoscia a te innalza suppliche e grida:
donaci un cuore forte e rinnovato
e ci sostenga il tuo Spirito nella fatica
di spingerci sempre più allargo.
Amen.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Inserito da  Mercoledì, 12 Agosto 2015 Letto 1245 volte
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