Salmo 89

Inno a Dio fedele alle sue promesse

DIO E' FEDELE ALLE SUE PROMESSE

verrà alla fine dei tempi

Il dramma dell'Alleanza Potremo mai essere sicuri, Signore, della nostra sorte? E perché pregarti? Per farti memoria di come tu ci hai fatti: per ricordarti le tue promesse. Perché la storia - questa storia di nemici e di guerre - è un assurdo.
E assurdo è che il nostro peccare - questi insensati errori, questo vano delirare di piccoli esseri umani - è assurdo che possano mutare le tue volontà, influire sui tuoi disegni.
Quando invece un atto d'amore di povera gente, come delle creature semplici: una preghiera fatta dalle cose, dagli elementi del creato; fatta dal pianto di esseri innocenti non può - non può! - non commuoverti, o Dio: se tu sei quello che i più umili pensano che tu sia.

 

1 Maskil. Di Etan, l’Ezraita.

2 Canterò in eterno l’amore del Signore,

di generazione in generazione

farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà,

3 perché ho detto: «È un amore edificato per sempre;

nel cielo rendi stabile la tua fedeltà».

4 «Ho stretto un’alleanza con il mio eletto,

ho giurato a Davide, mio servo.

5 Stabilirò per sempre la tua discendenza,

di generazione in generazione edificherò il tuo trono».

6 I cieli cantano le tue meraviglie, Signore,

la tua fedeltà nell’assemblea dei santi.

7 Chi sulle nubi è uguale al Signore,

chi è simile al Signore tra i figli degli dèi?

8 Dio è tremendo nel consiglio dei santi,

grande e terribile tra quanti lo circondano.

9 Chi è come te, Signore, Dio degli eserciti?

Potente Signore, la tua fedeltà ti circonda.

10 Tu domini l’orgoglio del mare,

tu plachi le sue onde tempestose.

11 Tu hai ferito e calpestato Raab,

con braccio potente hai disperso i tuoi nemici.

12 Tuoi sono i cieli, tua è la terra,

tu hai fondato il mondo e quanto contiene;

13 il settentrione e il mezzogiorno tu li hai creati,

il Tabor e l’Ermon cantano il tuo nome.

14 Tu hai un braccio potente,

forte è la tua mano, alta la tua destra.

15 Giustizia e diritto sono la base del tuo trono,

amore e fedeltà precedono il tuo volto.

16 Beato il popolo che ti sa acclamare:

camminerà, Signore, alla luce del tuo volto;

17 esulta tutto il giorno nel tuo nome,

si esalta nella tua giustizia.

18 Perché tu sei lo splendore della sua forza

e con il tuo favore innalzi la nostra fronte.

19 Perché del Signore è il nostro scudo,

il nostro re, del Santo d’Israele.

20 Un tempo parlasti in visione ai tuoi fedeli, dicendo:

«Ho portato aiuto a un prode,

ho esaltato un eletto tra il mio popolo.

21 Ho trovato Davide, mio servo,

con il mio santo olio l’ho consacrato;

22 la mia mano è il suo sostegno,

il mio braccio è la sua forza.

23 Su di lui non trionferà il nemico

né l’opprimerà l’uomo perverso.

24 Annienterò davanti a lui i suoi nemici

e colpirò quelli che lo odiano.

25 La mia fedeltà e il mio amore saranno con lui

e nel mio nome s’innalzerà la sua fronte.

26 Farò estendere sul mare la sua mano

e sui fiumi la sua destra.

27 Egli mi invocherà: “Tu sei mio padre,

mio Dio e roccia della mia salvezza”.

28 Io farò di lui il mio primogenito,

il più alto fra i re della terra.

29 Gli conserverò sempre il mio amore,

la mia alleanza gli sarà fedele.

30 Stabilirò per sempre la sua discendenza,

il suo trono come i giorni del cielo.

31 Se i suoi figli abbandoneranno la mia legge

e non seguiranno i miei decreti,

32 se violeranno i miei statuti

e non osserveranno i miei comandi,

33 punirò con la verga la loro ribellione

e con flagelli la loro colpa.

34 Ma non annullerò il mio amore

e alla mia fedeltà non verrò mai meno.

35 Non profanerò la mia alleanza,

non muterò la mia promessa.

36 Sulla mia santità ho giurato una volta per sempre:

certo non mentirò a Davide.

37 In eterno durerà la sua discendenza,

il suo trono davanti a me quanto il sole,

38 sempre saldo come la luna,

testimone fedele nel cielo».

39 Ma tu lo hai respinto e disonorato,

ti sei adirato contro il tuo consacrato;

40 hai infranto l’alleanza con il tuo servo,

hai profanato nel fango la sua corona.

41 Hai aperto brecce in tutte le sue mura

e ridotto in rovine le sue fortezze;

42 tutti i passanti lo hanno depredato,

è divenuto lo scherno dei suoi vicini.

43 Hai esaltato la destra dei suoi rivali,

hai fatto esultare tutti i suoi nemici.

44 Hai smussato il filo della sua spada

e non l’hai sostenuto nella battaglia.

45 Hai posto fine al suo splendore,

hai rovesciato a terra il suo trono.

46 Hai abbreviato i giorni della sua giovinezza

e lo hai coperto di vergogna.

47 Fino a quando, Signore, ti terrai nascosto: per sempre?

Arderà come fuoco la tua collera?

48 Ricorda quanto è breve la mia vita:

invano forse hai creato ogni uomo?

49 Chi è l’uomo che vive e non vede la morte?

Chi potrà sfuggire alla mano degli inferi?

50 Dov’è, Signore, il tuo amore di un tempo,

che per la tua fedeltà hai giurato a Davide?

51 Ricorda, Signore, l’oltraggio fatto ai tuoi servi:

porto nel cuore le ingiurie di molti popoli,

52 con le quali, Signore, i tuoi nemici insultano,

insultano i passi del tuo consacrato.

53 Benedetto il Signore in eterno.

Amen, amen.

COMMENTI 

RAVASI

Fondamentalmente da iscrivere nella serie dei Salmi regali «messianici» (Salmi 2; 72; 110), questo lungo carme ha una sua originalità e pone molti interrogativi. Infatti la struttura del poema raccoglie una complessa riflessione sulle promesse divine. La promessa iniziale è quella della creazione che è evocata con un inno cosmico nei vv. 6-19: Dio vincendo i mostri del caos (Rahab del v. Il) e piegando i monti sacri dei culti cananei (il Sapon, l'Olimpo del dio Baal, l' Amanus di Turchia, il Tabor e l'Ermon di Palestina), offre stabilità all'essere e alla vita. C'è, però, una promessa storica decisiva per Israele, quella fatta da Natan a Davide e alla sua discendenza e citata in 2 Samuele 7: il salmista la riprende e la commenta con passione vedendola come il segno più alto della presenza divina nella storia umana (vv. 2-5 e 20-38). Ma -e questo è il dramma della fede -la promessa sembra ora in crisi perché la dinastia di Davide è miseramente finita col 586 a.C. (distruzione di 'Gerusalemme). Ed allora, in questa umiliazione di Israele, si può ancora credere nella promessa? Il salmo non offre una risposta, ma il suo silenzio implicitamente apre la speranza ad un «messia» non più dinastico ma inviato direttamente dal Dio fedele. Il v. 53 è una dossologia aggiunta dalla tradizione giudaica per sigillare il terzo dei cinque libri in cui era stato suddiviso il Salterio.

GIOVANNI NICOLINI

I vers.2-3 si possono considerare la sintesi profonda di questa grande preghiera, l’ultimo Salmo del Terzo Libro del Salterio, e ultimo nostro passo lungo la strada dei Salmi percorsa in queste settimane. Due parole sono dominanti qui , e si può dire che lo sono in tutta la Scrittura: amore e fedeltà. Sono termini che spesso troviamo espressi anche con le parole misericordia e verità. E questo ci consente di cogliere qualcosa della loro profondità: “misericordia” ci ricorda che l’amore di Dio è sempre il suo piegarsi amante verso la nostra piccolezza e le nostre ferite; e “verità” ci fa capire che la verità divina non è una realtà astratta e fuori dalla storia, ma è la fedeltà di Dio al suo patto di amore con noi.

La proposta forte di questa preghiera è di considerare tutto, tutta la storia ma anche tutta la creazione, come un patto, un’alleanza che Dio ha stretto con l’uomo. Questo termine lo troviamo già al ver.4 in riferimento a Davide, ma in realtà il patto coinvolge tutto il popolo di Dio, e nella pienezza dei tempi, nella Persona di Gesù, Figlio di Dio e Figlio dell’Uomo, coinvolgerà l’intera umanità. Il dono della fede è appunto la possibilità di cogliere in tutto e in tutti il segno di un’alleanza d’amore, di un’elezione d’amore, e quindi di un dono e di una consegna all’uomo del mistero stesso di Dio. La creazione e la storia sono il grande orizzonte dove si celebra l’amore di Dio per la sua creatura amata: l’umanità che Gesù rivela e dona.
C’è dunque un “canto delle creature”: “I cieli cantano le tue meraviglie Signore, la tua fedeltà nell’assemblea dei santi”(ver.6). La creazione e la storia non sono “in-differenti”, ma esprimono la “differenza” fondamentale, e cioè che tutto viene da Dio e tutto a Lui ritorna accompagnando, sostenendo e rivelando il mistero d’amore che unisce Dio all’umanità, ogni creatura umana all’altra, e quindi il canto d’amore che tutta la creazione e tutta la storia sono chiamate a celebrare. La stessa potenza con la quale Dio governa la natura è quella che governa la storia: così possiamo ascoltare e celebrare questa preghiera. Così, nelle leggi della natura come negli eventi della storia la signoria di Dio e la partecipazione dell’uomo a tale signoria attribuiscono un’intenzionalità che rivela una regola e un fine alla stessa creazione e che diventa il volto di una storia meravigliosa che strappa la vicenda umana dal caos e ne rivela la divina bellezza. Oggi è bello riprendere il Cantico delle creature di S.Francesco!
Tutto questo rende bella la vita! Anche nelle sue prove, come vedremo, se Dio vorrà, nel seguito di questo Salmo. “Beato il popolo che ti sa acclamare: camminerà, Signore, alla luce del tuo volto”(ver.16). La Parola di Dio rivela il segreto e il cammino prezioso di tutto e di tutti. Questa Parola ci è regalata! Per questo e in questo l’umanità “esulta tutto il giorno nel tuo nome, si esalta nella tua giustizia”(ver.17). Anche la giornata appena iniziata è un capolavoro di bellezza e di amore nel quale siamo chiamati a camminare con il nostro caro Signore.
Dal verso 20 inizia la parte centrale del Salmo ed  è interamente dedicata al tema principale, l’elezione dell’eletto, del Messia, del Cristo. Così Dio attua quello che aveva annunciato e che era il grande atteso nella storia del Popolo di Dio. Davide è l’eletto, figura profetica di Gesù. Il ver.22 chiarisce bene il “segreto” della potenza di questo eletto: “la mia mano è il suo sostegno, il mio braccio è la sua forza”. Questo eletto è la personificazione e l’apice di quello che costituisce la vera potenza dell’intero Popolo di Dio in tutta la sua storia, per cui in certo senso è proprio la sua “debolezza”, che è il suo stesso abbandono pieno alla protezione del Signore, che fa di lui il “prode” di cui dice il ver.20. Per questo Dio attribuisce a sé quello che compirà il suo consacrato: “Annienterò davanti a lui i suoi nemici e colpirò quelli che lo odiano”. L’elezione divina è sempre e solo dono, grazia: “La mia fedeltà e il mio amore saranno con lui”(ver.25). Il ver.27 è la potente e meravigliosa profezia del rapporto intimo e pieno tra il Messia e Dio: “Egli mi invocherà: Tu sei mio padre, mio Dio e roccia della mia salvezza”. Dunque un vincolo assoluto di comunione, garanzia della presenza divina nel suo eletto.
I vers.31-34 ipotizzano – e predicono! – l’infedeltà dei figli del consacrato. Ebbene se e quando questo avverrà, essi saranno puniti, ma “non annullerò il mio amore e alla mia fedeltà non verrò mai meno. Non profanerò la mia alleanza, non muterò la mia promessa”. Mi sembra capitale questo passaggio che stringe fortemente la “punizione” per questi figli ribelli, con la conferma che Dio non negherà la sua alleanza d’amore con l’eletto. Io penso fermamente che bisogna distinguere tra la “punizione” e la fedeltà di Dio. Quando noi celebriamo la Messa ricordando la Pasqua di Gesù noi rientriamo nell’alleanza che abbiamo violato come figli ribelli ma che rimane per sempre nella comunione tra il Padre e il Figlio. E’ proprio la fedeltà del Figlio e la sua suprema obbedienza al Padre la perenne fonte della salvezza che Dio ha donato, in Gesù, all’intera umanità.
Davide peccherà, Gesù sarà interamente e pienamente l’attuazione di un Messia fedele fin in fondo. Un tal modo noi accogliamo oggi quello che viene detto di Davide e che in Gesù si compirà: “Ma non annullerò il mio amore e alla mia fedeltà non verrò mai meno...Sulla mia santità ho giurato una volta per sempre...In eterno durerà la sua discendenza...”. Sia benedetto Dio e sia benedetto il suo Cristo  .Come all’improvviso, il grande canto delle meraviglie del Consacrato del Signore si muta nel dramma di un radicale cambiamento della sua vicenda. E di questo cambiamento Dio stesso sembra il responsabile. Lo stesso intervento di elementi di distruzione – “tutti i passanti lo hanno depredato, e divenuto lo scherno dei suoi vicini”(ver.42) – sembra del tutto interno e relativo a quello che Dio stesso opera contro il suo Messia: domina sino alla fine la seconda persona singolare – “Tu” – e cioè il male che Dio riversa su di lui.
Tuttavia, al ver.47, il discorso sembra prendere una via diversa: “Fino a quando, Signore, ti terrai nascosto: per sempre?” E al ver.48: “Ricorda quanto è breve la mia vita”, e questo viene a descrivere non la condizione specifica del Messia colpito da Dio, ma la condizione umana in generale: “...invano forse hai creato ogni uomo? Chi è l’uomo che vive e non vede la morte?...”(ver.49).
Gli ultimi versetti del Salmo diventano di nuovo l’affermazione dell’elezione divina, e non solo riguardo a Davide, come nel ver.50, ma anche la memoria di tutti i patimenti e le violenze subite da Israele: “Ricorda, Signore, l’oltraggio fatto ai tuoi servi: porto nel cuore le ingiurie di molti popoli. Forse è il Messia stesso che raccoglie in sé – e porta nel cuore – tutta la vicenda difficile e dolorosa del Popolo del Signore. Il Messia sembra portare e rappresentare tutte le sofferenze dei piccoli e dei poveri, e forse non solo di quelli di Israele. I nemici “insultano i passi del tuo consacrato”(ver.52).
Per noi è evidentemente fortissima qui la profezia di Gesù, il Cristo di Dio, e la sua obbedienza al Padre che lo manda ad inabissarsi in tutta la povertà umana, fino alla Croce.

ROBERTO TUFFARIELLO

“Canterò in eterno l’amore del Signore”(v.2) o “canterò le bontà del Signore”, secondo la TOB, oppure la sua lealtà o fedeltà (sarebbe bello vedere i termini nell’originale). Quindi, nella vita futura non saremo inattivi: saremo impegnati a cantare un amore fedele, leale, e tutto quello che ha compiuto in noi. Ma già in questa parte della nostra esistenza abbiamo una funzione importante: “farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà”: non le tue regole, non dei principi irrinunciabili..., ma la tua irremovibile bontà verso di noi. L’orante aggiunge subito un particolare fondamentale: “La tua bontà è stabilita per sempre” e resa stabile nel cielo (v.3).L’amore fedele di Dio è costruito, ha la sua nascita nei cieli; dopo agirà sulla terra. Quindi, non dipende da noi, dai nostri meriti, dalle nostre preghiere: viene dal cuore del Padre ed è indirizzato a tutti, buoni o cattivi che siamo. E’ Dio che edifica il trono a Davide, non viceversa (vv.4-5). – I cieli e la corte celeste si uniscono a noi nel cantare le meraviglie del Signore (v.6).Leggendo il salmo col pensiero rivolto a Gesù, colpiscono alcune affermazioni. “Tu sei mio padre”: con queste parole il consacrato si rivolgerà a Dio, alla roccia della sua salvezza; quindi egli è il figlio e – come si precisa subito dopo – “il primogenito” (vv. 27-28). “Gli conserverò sempre il mio amore”, dice il Padre (v.29); “la mia fedeltà e il mio amore saranno con lui e nel mio nome si alzerà la sua fronte”(v.25). Sappiamo come Gesù abbia abitato la nostra terra con la fronte alta davanti a potenti e prepotenti di vario tipo. – A noi è più facile attribuire i versetti in cui si parla di ribellione e punizione (vv.31-33); eppure anche per noi vale quell’affermazione di un amore fedele, di una benevolenza immutabile del Padre “Non annullerò il mio amore e alla mia fedeltà non verrò mai meno”(v.34).  Dopo l’elenco delle disgrazie..., il salmo si conclude con una pressante preghiera. Perché Dio dovrebbe cambiare atteggiamento e comportamento? Prima di tutto perché il suo nascondersi non può durare “per sempre”(v.47). C’è un limite a tutto, sembra dire l’orante. Poi c’è un fatto: la nostra vita è breve (v.48): se passiamo quel po’ che ci rimane nella sventura, lontano da Te, “invano hai creato ogni uomo”. Infine – e questo è l’argomento principale – “dov’è, Signore, il tuo amore di un tempo?”(v.50): sapevamo che il tuo amore è fedele, che la tua benevolenza è stata stabilita nei cieli. Hai giurato e quindi attendiamo fiduciosi. – Possiamo concludere allora con le parole della breve ma bella dossologia: Benedetto il Signore in eterno. Amen. Amen.

don LINO PEDRON

Il salmo 89 ci fa penetrare con lo sguardo nella più grave prova della fede nella storia della salvezza dell’Antico Testamento: il Dio dell’Alleanza, il Dio fedele, ha apparentemente revocato il suo patto eterno con Davide. Al salmista non sembra più possibile conciliare le promesse messianiche fatte alla casa di Davide con la miserevole realtà del presente. Eppure egli non si abbandona alla disperazione. Il Dio dell’Alleanza può sempre intervenire un’altra volta e mettere fine al lungo periodo della prova.

La rivelazione del Nuovo Testamento ha dato la risposta divina all’interrogativo che il salmo pone: il patto con Davide non è stato mai realmente annullato, anche se la sua forma terrena è stata soggetta alla transitorietà della storia. L’annunciazione della nascita di Gesù abolisce ogni apparente revoca del patto con Davide: "Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine" (Lc 1,32-33). In Cristo si è compiuto nel modo più perfetto l’oracolo riguardante il re dei vv. 20-38.

I PADRI DELLA CHIESA

v. 2 "Le grazie del Signore sono la promessa accordata a Davide, pegno della benevolenza divina" (Origene).

«Nel v. 50 dirà: "Dove sono, Signore, le tue grazie di un tempo?". Perciò si dà cura di rispondere come se dicesse: Malgrado le cose umane mi turbino e gettino l’angoscia e l’esitazione nel mio cuore, al punto che a volte dubito delle tue promesse, perché ciò che ci accade è proprio il contrario di quanto hai promesso, malgrado dunque tutto questo, io voglio cominciare proclamando la mia fede: "Canterò senza fine le grazie del Signore"; non solo oggi, ma anche nei momenti più tristi e in eterno! Perché io so che tu sei un Dio verace e quando hai parlato una volta non cambi più. La tua verità non verrà mai meno. Tutto il salmo profetizza la nascita del Cristo dalla stirpe di Davide e il suo regno» (Eusebio).

"Le grazie del Signore sono la liberazione dal peccato e dalla morte" (Atanasio).

«Il mistero di questo salmo si estende alla passione di nostro Signore: nel Cristo la misericordia eterna è stata fondata e questo edificio non è fatto da mani d’uomo, ma dallo Spirito santo. La verità di questo edificio è il giuramento fatto a Davide di un messia della sua stirpe, che sarà re universale e vincitore. Il Signore Gesù Cristo ha offerto un segno di questo dominio universale quando, sul lago, ha comandato ai venti e al mare, simboli delle potenze avverse... Dio non ha voluto per lui l’aiuto della spada (v. 44): "Rimetti la spada nel fodero" (Mt 26,52); non gli ha mandato i suoi ausiliari, le legioni di angeli; ha abbreviato i giorni della sua vita; l’ha talmente abbeverato di umiliazioni che è stato annoverato tra i malfattori ed appeso al patibolo della croce tra due assassini. Or questo non è ira, ma misericordia; colui che abbiamo pianto nella sua passione, noi l’acclamiamo risuscitato dai morti e camminiamo alla luce del suo volto" (Arnobio il giovane).

v. 3 "Citare le parole di Dio è piegarlo alla misericordia: Tu hai promesso per l’eternità che questo edificio della misericordia sarà stabile. La parola edificio si addice perfettamente perché fu fatto in parecchi strati: cominciò con Abramo, si estese al popolo d’Israele e infine al mondo intero. La promessa di Dio a Davide diceva che la sua discendenza, che è il Cristo, sarebbe stata stabile" (Origene).

"La iniziale misericordia di Dio per l’uomo non fa che aumentare dalla creazione e costruirsi di generazione in generazione come un edificio... Le promesse di Dio a Davide non sono terrestri, ma celesti" (Eusebio).

v. 7 "Anche quando annienta se stesso (cfr. Fil 2,7) resta il Signore incomparabile, il cui splendore noi abbiamo ricevuto" (Atanasio).

v. 11 «Una volta abbattuto il drago dal Cristo, come canta il salmo: "Tu hai calpestato Raab come un vinto", gli apostoli e i martiri si precipitarono in questo combattimento (cfr. Ap 12,17)» (Ruperto).

v. 16 "Siccome si tratta del canto di vittoria, il salmista dichiara beati quelli che hanno l’abitudine della vittoria... Questa esultanza o acclamazione è il grido di vittoria per la vittoria del Cristo" (Origene).

"Ci ha guardati nel volto del Cristo, tanto che il Padre ci ha visti tutti nel Figlio suo; è nel Figlio che la benevolenza del Padre ha preparato e compiuto il mistero che ci riguarda" (Esichio di Gerusalemme).

v. 18 "La conoscenza di Dio innalza lo spirito" (Origene).

"O Padre, perché ti sei compiaciuto di mandare il tuo Figlio unigenito, s’è innalzata la nostra gloria; noi siamo risuscitati col Cristo" (Atanasio).

v. 20 «Noi parliamo alle orecchie di qualcuno, ma Dio parla in visione; per questo tutto il popolo "vide" la voce (cfr. Es 20,18)» (Origene).

"Per la pietà di Davide che voleva innalzarmi un tempio, farò nascere da lui il mio vero tempio santo: il Cristo (cfr. Gv 2,19)" (Eusebio).

v. 21 "L’unzione è lo Spirito santo" (Atanasio).

v. 23 "Il diavolo ha trionfato su Adamo. Sul Cristo non avrà alcuna possibilità di vittoria; lo tenterà, ma non approderà a nulla" (Beda).

v. 30 "La discendenza del Cristo è la chiesa" (Eusebio).

"La discendenza di Davide è il Cristo" (Cassiodoro).

v. 37 "Il seme di Cristo è la sua parola e la sua chiesa: è lui infatti il seminatore di cui parla Lc 8,5" (Eusebio).

"Promessa della perennità della chiesa, che è il trono del Cristo" (Cirillo di Alessandria).

vv. 39-46 «Tutte queste lamentose constatazioni valgono per la successione visibile di Davide. Ma il senso spirituale nel quale devono realizzarsi le promesse ci è stato offerto nei vv. 3 e 15 nei quali è detto chiaramente che le promesse di Dio sono celesti. "Il mio regno non è di questo mondo" (Gv 18,36). Il trono, come il sole (v. 37), richiama le parole dell’angelo alla Vergine: "Il suo regno non avrà fine" (Lc 1,33)» (Eusebio).

"Gli immediati discendenti del Davide storico non hanno retto. Poiché gli uomini ignoranti credevano che le promesse fossero per il Davide storico, Dio li ha forzati a cercare un altro Davide: il Cristo. Salomone è caduto facendo posto al Messia" (Beda).

"Durante la passione i suoi nemici si rallegravano e lo beffeggiavano" (Atanasio).

"Tu hai posto fine alla sua vita terrena perché ritornasse più presto al Padre" (Girolamo).

"La vergogna è la confusione della morte" (Girolamo).

vv. 47-49 "Tu non disprezzi gli uomini, li hai creati nell’onore, li hai creati a tua immagine. E non li hai creati invano, per nulla: li hai creati per la grande speranza riposta in te, fondata su di te. Non permettere che si perda la tua opera e la tua immagine. Poiché gli uomini non possono riscattare se stessi, mandaci il Cristo e con lui tutti i beni. Affrettati prima che tutto il genere umano perisca. Manda colui che solo può liberare dalla morte se stesso e gli altri" (Eusebio).

"Tu non hai creato invano i figli degli uomini: hai dato loro la speranza della risurrezione. A quanta maggior ragione tu devi risuscitare tuo Figlio!" (Girolamo).

"Chi è quest’uomo? Nessun uomo sfugge alla morte; ma nella carne del Cristo era nascosto Dio e non doveva essere trattenuto dalla morte" (Girolamo).

v. 50 "Dove sono le tue misericordie di un tempo, Signore? Dove le nascondi? Quando verranno? Noi cristiani vediamo con i nostri occhi che queste misericordie antiche sono state compiute nel nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo" (Eusebio).

v. 51 "Il Verbo ha portato nel suo cuore le iniquità di tutti i popoli" (Eusebio).

v. 52 "Gli empi l’hanno disprezzato, pensando che egli fosse, come gli altri, soggetto al dominio della morte: ma egli non è rimasto nella morte" (Atanasio).

v. 53 «Benedetto sia il Signore che risale glorioso dagli inferi e si mostra ai discepoli dicendo: "Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo" (Mt 28,20)» (Girolamo).

Dossologia

«Amen» cantiamo per l'unica gloria
donata al Figlio risorto dai morti,
«amen» cantiamo in attesa che torni.

Preghiera

Dio, che sei misericordioso nelle opere,
giusto nei giudizi, munifico nei doni,
accresci la tua misericordia su di noi,
perché non ci scoraggi la memoria
delle nostre infedeltà:
il tuo Spirito rivesta di bontà la terra
e faccia nuove tutte le cose,
e tu abbia finalmente un popolo
fedele alla nuova Alleanza
come tu sei sempre fedele alla Promessa.
Amen.

 

 

 

 

Inserito da  Domenica, 23 Agosto 2015 Letto 860 volte
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