Salmo 90

L'uomo di fronte alla maestà di Dio

INSEGNACI A CONTARE I NOSTRI GIORNI ... 

clessidra1

TORNATE, O FIGLI DELL'UOMO

«I mondi volano. Gli anni volano. Il vuoto
universo ci fissa con occhi di tenebra.
E tu, anima stanca, anima sorda
ti ostini a parlare di felicità.
Che cosa è felicità? Le frescure serali
nel giardino che imbruna, nel fitto del bosco?
O le cupe, viziose delizie
del vino, delle passioni, della perdizione dell'anima?
Ti svegli, e di nuovo un folle, ignoto
volo che ti afferra il cuore...
Ma quando la fine?
Come tutto è terribile! come tutto è selvaggio!»
(A. A. Blok).

Ma è un dono divino anche la morte. Pure se Dio è l'amante della vita, e più ancora egli stesso è la Vita. Per noi il non morire sarebbe il massimo della infelicità, sarebbe l'eternità dell'esilio; un sospirare senza esaudimento; un viaggiare senza porto. Perciò lodiamo Dio che a un punto ci dirà: Tornate o figli dell'uomo.

Perdonaci, Signore,
se ci siamo lamentati un tempo
perché si moriva.
Perdonaci se non abbiamo saputo
essere felici
come tu volevi.
Perdonaci, Signore,
se non abbiamo capito.
Perdonaci.
È la morte l'albero della bilancia.
È la morte il porto della salvezza.
È la morte l'ingresso al tuo palazzo.

1 Preghiera. Di Mosè, uomo di Dio.

Signore, tu sei stato per noi un rifugio
di generazione in generazione.

2 Prima che nascessero i monti
e la terra e il mondo fossero generati,
da sempre e per sempre tu sei, o Dio.

3 Tu fai ritornare l’uomo in polvere,
quando dici: «Ritornate, figli dell’uomo».

4 Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte.

5 Tu li sommergi:
sono come un sogno al mattino,
come l’erba che germoglia;

6 al mattino fiorisce e germoglia,
alla sera è falciata e secca.

7 Sì, siamo distrutti dalla tua ira,
atterriti dal tuo furore!

8 Davanti a te poni le nostre colpe,
i nostri segreti alla luce del tuo volto.

9 Tutti i nostri giorni svaniscono per la tua collera,
consumiamo i nostri anni come un soffio.

10 Gli anni della nostra vita sono settanta,
ottanta per i più robusti,
e il loro agitarsi è fatica e delusione;
passano presto e noi voliamo via.

11 Chi conosce l’impeto della tua ira
e, nel timore di te, la tua collera?

12 Insegnaci a contare i nostri giorni
e acquisteremo un cuore saggio.

13 Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi!

14 Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.

15 Rendici la gioia per i giorni in cui ci hai afflitti,
per gli anni in cui abbiamo visto il male.

16 Si manifesti ai tuoi servi la tua opera
e il tuo splendore ai loro figli.

17 Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda.

COMMENTI

RAVASI

La fragrante e malinconica immagine centrale degli uomini come erba che spunta al mattino e a sera è falciata e avvizzita rimanda ad un tema caro a tutte t le letterature. Nel Purgatorio Dante scriveva: «La vostra nominanza è color d'erba, che viene e va e quei, la discolora per cui ell'esce dalla terra acerba» (XI, 115-117). La nostra dolce ma intensa elegia sulla caducità umana si affida a immagini temporali (mille anni-un giorno, anni-giorni, mattino-sera), spaziali (il duplice movimento di «ritorno» dell'uomo verso la polvere e di Dio verso l'uomo) e psicologiche (collera e misericordia di Dio, ansia e attesa dell'uomo) per esprimere due sentimenti. Da un lato domina il male di vivere (vv. 1-10): i nostri anni sono esili e fragili come un sospiro, ma sono tutti intrisi di pena e di affanno. La meta è fatta di polvere, di ombra, di silenzio. D'altra parte, però, si apre una supplica perché Dio ci liberi da questo male, ci insegni a contare i nostri giorni per ottenere la sapienza del cuore. Con la fiducia e l'adesione a chi è eterno, l'uomo vano e precario partecipa di una solidità indistruttibile e le sue opere acquistano una nuova stabilità e una loro permanenza (vv. 11-17). Una sottile speranza di eternità chiude, quindi, questa elegia apertasi sul vuoto e sulla polvere.

GIOVANNI NICOLINI

La prima parte del Salmo, i vers.1-6, dicono la piccolezza e la povertà della creatura umana confrontata con l’immensità di Dio. Come ogni altra creatura, è “polvere” (ver.3), dalla quale è stata tratta e alla quale Egli la fa tornare. E’ volto essenziale di questa piccolezza-povertà la dimensione del tempo. Per Dio, “mille anni sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte” (ver.4). Come un breve sogno, “un sogno del mattino”, è la durata e lo spessore della vita umana, “come l’erba che germoglia” e dura una giornata. Così ai vers.5-6.
Tutto questo è drammatizzato dalla stessa condizione umana che, per la sua particolare relazione con Dio, è immersa nell’esperienza del male, del “peccato”. I vers.7-9 descrivono come dramma la relazione tra Dio e l’uomo. La sua esistenza è portata ad una considerazione tragica della vita: alla brevità della vita si intreccia l’infelicità della relazione con Dio (vers.10-11). Non si può certo dire che la fede e la preghiera sono un’evasione e un’alienazione!
Ma proprio questo conduce l’esperienza profonda dell’uomo verso la vera sapienza della vita: “Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio” (ver.12). Si apre infatti alla condizione umana il dono e la scoperta dell’amore di Dio per la sua creatura prediletta. Il ver.13 invoca la “conversione” di Dio: “Ritorna Signore...Abbi pietà dei tuoi servi!”. E tutto allora si illumina. I vers.14-15 cantano la meraviglia della comunione d’amore e di gioia tra Dio e l’umanità. Proprio perché poveri, siamo amati da Dio!
Allora, quello che si presentava come orizzonte caotico e angosciante si manifesta come meravigliosa opera divina. Nell’ultimo versetto la nostra traduzione italiana chiama “dolcezza” il termine che nelle versioni latine è “decor” o “splendor”, e che la precedente versione italiana chiamava “bontà”.
Per la “lettura cristiana” di questo Salmo è lo stesso Gesù quell’”amore” che ci sazia al mattino (ver.14), quella “gioia” della vita nuova in Lui. Egli è infatti lo splendore divino che riempie di sé la vita nuova in Cristo. E’ la rivelazione e la sostanza di questa vita nuova e della sua positiva operosità. Dunque, questa piccola cosa che noi siamo diventa in Gesù la meraviglia della vita divina in noi. Non opera nostra, ma opera del Signore in noi e per noi.

ROBERTO TUFFARIELLO

Quanti temi ed elementi di riflessione! Sottolineo solo alcune espressioni semplici e forti con cui l’autore descrive la realtà di Dio e nostra. Definizione di Dio: “da sempre e per sempre tu sei” (e per noi “un rifugio”, una dimora stabile e sicura). – Descrizione dei nostri anni: “il loro agitarsi è fatica e delusione; passano presto e noi voliamo via”. – La supplica: il v.14 è stato “adottato” e viene ripetuto nella liturgia delle ore di Taizé: “Rassasie-nous de ton amour au matin / et nous vivrons tout le jour dans la joie et la louange”. Per noi, è il mattino della vita nuova in Gesù a inondarci di amore e di gioia. – E il bell’invito del v.17: Sia su di noi la bontà del Signore, la sua tenerezza; così sarà feconda anche la piccola opera della nostra vita.

PERFETTA LETIZIA

Il salmo illustra la condizione precaria della vita dell'uomo esposta alle sofferenze del quotidiano unitamente a quelle dei rivolgimenti storici causati per le lotte di potere. Il salmista procede con un tono sapienziale, rischiarato dalla consapevolezza della brevità dei giorni dell'uomo. Questa consapevolezza è tanto importante che egli la invoca per tutti gli uomini: “Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio”.

La composizione del salmo molto probabilmente è avvenuta nel tempo di pace relativa quando Antioco V ridiede la libertà religiosa ad Israele (163 a.C.).

Il salmista si rivolge a Dio come rifugio di Israele. Rifugio certo, perché Dio non è una creazione dell'uomo, egli, infatti, da sempre esiste: “Prima che nascessero i monti e la terra e il mondo fossero generati, da sempre e per sempre tu sei, o Dio”; "Mille anni, ai tuoi occhi, sono come il giorno di ieri che è passato".

Il salmista ha il vivo ricordo di tracotanti superbi entrati nel tempio di Gerusalemme credendo di affermarsi su Dio: Tolomeo III e Tolomeo IV erano entrati nel tempio offrendo sacrifici ai loro dei (ca. 220-221 a.C.); Antioco IV Epifane lo saccheggiò e vi fece sacrifici a Giove (ca. 169-167 a.C).

Ma l'uomo è un nulla di fronte a Dio, che per l'antico peccato lo fa ritornare polvere (Gn 3,19): “Tu fai ritornare l'uomo in polvere”. L'ira di Dio travolge i superbi: “Tu li sommergi: sono come un sogno al mattino, come l'erba che germoglia; al mattino fiorisce e germoglia, alla sera è falciata e secca”; “Sì, siamo distrutti dalla tua ira”; “Tutti i nostri giorni svaniscono per la tua collera”.

L'ira di Dio è rivolta a portare l'uomo al ravvedimento. E' saggezza sapere che la collera di Dio non è una finta, ma una realtà dura che incombe sui ribelli. E' saggezza temere la collera di Dio e non sfidarla, come già fece il faraone (Es 9,30): “Chi conosce l'impeto della tua ira e, nel timore di te, la tua collera?”.

Il salmista si colloca tra tutti gli uomini, ma anche presenta fin dall'inizio la sua appartenenza ad Israele: “Signore, tu sei stato per noi un rifugio...”; e per Israele invoca pace e gioia dopo giorni e anni di afflizione: “Ritorna, Signore: fino a quando? Abbi pietà dei tuoi servi!...Rendici la gioia per i giorni in cui ci hai afflitti".

DON LINO PEDRON

È la preghiera di un saggio, penetrato dallo spirito delle Scritture, che medita sulla debolezza umana e sulla brevità della vita. È il solo salmo attribuito a Mosè, forse a causa delle sue somiglianze con i libri della Genesi e del Deuteronomio.

I gemiti del salmo 90 sono anche quelli del popolo cristiano. Ma esso è consapevole che, in Gesù Cristo, l’umanità è ormai sottratta ad ogni caducità e transitorietà. I cristiani pregano questo salmo nello spirito della parola di Eb 7,24-25: "Il Cristo, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta. Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, essendo egli sempre vivo per intercedere a loro favore".

I PADRI DELLA CHIESA

v. 1 "Il salmo 90 espone questo: Il genere umano è stato precipitato dal malvagio. Separato, tolto dalla comunione di Dio, è caduto in una moltitudine di miserie. L’uomo di Dio si fa avvocato dei caduti. Pèrora davanti a Dio come in un tribunale: confessa che Dio è l’unica sorgente di vita, immutabile, inesauribile, mentre il genere umano è agitato in ogni sorta di peripezie. L’uomo domanda di non essere separato dal bene supremo, né in questo mondo, né nell’altro" (Gregorio di Nissa).

"Questo salmo canta la penitenza dei giudei, ma anche l’instabilità della condizione umana" (Teodoreto).

«Mosè fu il ministro dell’Antico Testamento e il profeta del Nuovo: "Tutte queste cose accaddero loro in figura" (1Cor 10,11). È in questa luce che bisogna intendere il salmo. Noi vi troviamo la vita vecchia e la nuova, la vita mortale e la vera vita, gli anni che non contano e i giorni della pienezza, il castigo del primo uomo e il regno del secondo» (Agostino).

v. 2 «La parola "Tu sei" rimanda a Es 3,14: "Io sono colui che sono". È dunque l’eternità stessa il nostro rifugio. Dall’instabilità del tempo fuggiamo verso di lei per rimanervi eternamente» (Agostino).

v. 3 «Non rimandare completamente l’uomo alla miseria del suo destino. Tu hai condannato Adamo a ritornare alla terra, ma hai detto: "Ritornate, figli dell’uomo". Noi dunque non preghiamo invano, sappiamo che esaudirai le nostre preghiere e muterai i mali in bene" (Teodoreto).

v. 4 "La vita dell’uomo è breve e colma di sciagure. Davanti a te mille anni sono come un giorno o come un turno di veglia nella notte (= quattro ore)" (Teodoreto).

v. 7 "La pena della morte viene dal peccato... Anche l’anima del Cristo, che volle riprodurre in se stesso la nostra immagine, era triste e turbata all’approssimarsi della morte" (Agostino).

v. 11 "Conosciamo poco la forza della tua ira perché in gran parte ci risparmi e le prove che tu mandi testimoniano piuttosto la tua bontà, che vuole evitarci il castigo eterno" (Agostino).

v. 12 "Fammi conoscere il mistero del Cristo, che è un mistero di umiltà, di passione, di doni spirituali che sostituiscono le benedizioni temporali promesse nella legge" (Agostino).

v. 14 "Il mattino della risurrezione tutta la terra è stata riempita della misericordia del Cristo" (Origene).

"Ogni mattino richiama alle nostre anime il mattino in cui il Cristo ha vinto la morte" (Esichio di Gerusalemme).

«Il salmista grida: "Saziaci al mattino con la tua grazia" (v. 14). Il mattino è la risurrezione. Siamo stati saziati, come fosse già avvenuta. Infatti la speriamo con fede certa, poiché il Cristo è già risorto» (Ruperto).

v. 17 «Non facciamo le nostre opere per una ricompensa terrena, ma per te... Quando le nostre opere sono dirette dall’alto, diventano l’opera di Dio: "Questa è l’opera di Dio: che voi crediate in colui che egli ha mandato" (Gv 6,29)» (Agostino).

DIMENSIONE SPERANZA

La forza non comune di questo Salmo, così semplice e limpido nel suo sviluppo, così spontaneo e sincero nella sua umiltà, è nella onestà oggettiva con cui il salmista fissa le immagini della sua meditazione. Da una parte Dio: trascendente, assoluto, eterno: “da sempre e per sempre tu sei, Dio”. Dall’altra parte l’uomo: polvere. Basta che tu dica, e noi torniamo polvere. Mille anni dell’uomo – dieci secoli di storia! - ... ai tuoi occhi come il giorno di ieri, appena passato. Per di più c’è il peccato: noi ci affatichiamo a occultarlo, e tu, nel medesimo istante, lo poni davanti a te, alla luce del tuo volto. La nostra pochezza, così, si aggrava, per colpa nostra, del peso della tua ira, che ci atterrisce, ci distrugge. A questo punto sgorga la preghiera: Signore, insegnaci la lezione dei nostri pochi giorni. Così, solo “giungeremo alla sapienza del cuore”. Volgiti, muoviti a pietà. Se ogni mattina ci sazierai con la tua grazia, cominceremo a vivere, e impareremo a “contare i nostri giorni”, tutti, ad uno ad uno, e ne “esulteremo e gioiremo” ogni mattino, come assaporando un anticipo della tua eternità.

Dossologia

A te gloria, Signore del tempo,
sono un giorno per te mille anni:
nello Spirito uniti al tuo Cristo,
certi di esser segnati sul Libro,
per la vita e la morte cantiamo.

Preghiera

Dio delle costellazioni,
noi siamo - è vero - erba che spunta sull'alba
e a sera è falciata e riarsa,
ma siamo anche coscienza dell'universo,
terra che ama e adora;
e senza, nulla e nessuno potrebbe confessarti e lodarti,
nulla e nessuno nemmeno dire che tu sia
e riconoscerti un senso:
abbi pietà dell'uomo, tua ultima opera,
riassunto dell 'intera creazione,
e sarà un atto d'amore anche verso di te,
o Signore dell'immortalità senza tramonto.
Amen.

 

Inserito da  Domenica, 23 Agosto 2015 Letto 1070 volte
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