Salmo 91

Sotto le ali dell' Onnipotente

PERCHÉ IL TUO PIEDE NON URTI SU PIETRA

Carl Heinrich Bloch Consolator

Cristo, anche questo salmo hai sospirato tra volo e volo, mentre l'Altro, il Fratello Oscuro, ti portava sotto le nere ali dal deserto al pinnacolo del Tempio e poi sull'alto della montagna?
E andavi ripetendo: « Va' indietro Satana, poiché sta scritto. ..».
Da lassù, dal vertiginoso pinnacolo sentivi il risucchio dell'abisso, l'incantesimo del fascinoso e del magico, la spirale più avvolgente: questa, di sedurre e di dominare i piccoli uomini che si muovono giù, sull'immensa spianata, sul grande sagrato.
Ma tu, sussurravi tra tentazione e tentazione: «Solo a Dio servirai».
Un salmo che può essere di tutti, almeno come invito,
ma che per ora è solo tuo nella sua verità, o Cristo,
perché tu solo gli hai detto veramente di no.

 

1 Chi abita al riparo dell’Altissimo
passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente.

2 Io dico al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio in cui confido».

3 Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,
dalla peste che distrugge.

4 Ti coprirà con le sue penne,
sotto le sue ali troverai rifugio;
la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza.

5 Non temerai il terrore della notte
né la freccia che vola di giorno,

6 la peste che vaga nelle tenebre,
lo sterminio che devasta a mezzogiorno.

7 Mille cadranno al tuo fianco
e diecimila alla tua destra,
ma nulla ti potrà colpire.

8 Basterà che tu apra gli occhi
e vedrai la ricompensa dei malvagi!

9 «Sì, mio rifugio sei tu, o Signore!».
Tu hai fatto dell’Altissimo la tua dimora:

10 non ti potrà colpire la sventura,
nessun colpo cadrà sulla tua tenda.

11 Egli per te darà ordine ai suoi angeli
di custodirti in tutte le tue vie.

12 Sulle mani essi ti porteranno,
perché il tuo piede non inciampi nella pietra.

13 Calpesterai leoni e vipere,
schiaccerai leoncelli e draghi.

14 «Lo libererò, perché a me si è legato,
lo porrò al sicuro, perché ha conosciuto il mio nome.

15 Mi invocherà e io gli darò risposta;
nell’angoscia io sarò con lui,
lo libererò e lo renderò glorioso.

16 Lo sazierò di lunghi giorni
e gli farò vedere la mia salvezza».

COMMENTI

RAVASI

Divenuta celebre come preghiera serale per la liturgia giudaica e cristiana, amata dalla tradizione russa come talismano contro i pericoli (nel Dottor Zivago di Pasternak il salmo è scritto in un foglietto sul petto dei contadini soldati), questa composizione sembra essere di origine liturgica. Infatti essa raccoglie un'omelia indirizzata a colui che «pernotta negli atri dell'Altissimo» (v. 1 ), cioè al fedele che - secondo la prassi orientale dell' «incubazione sacra» - trascorreva la notte in preghiera nel Tempio in attesa che all'alba Dio gli rispondesse con un oracolo di salvezza. Ed è proprio con un oracolo divino che il salmo si chiude: «Perché a me si è affidato, io lo scamperò...» (vv. 14-16). L'omelia ha lo scopo di infondere fiducia per superare la notte della vita, i suoi incubi (terrori, frecce delle pestilenze, contagi, attentati, i mostri simbolici del v. 13). Dio, infatti, con le sue ali materne, raffigurate nelle ali dei cherubini dell' Arca, col suo angelo-messaggero, seguirà sempre il suo fedele anche nei percorsi accidentati «perché il piede non urti su pietra» (v. 12). È noto che questo versetto è citato da Satana nel racconto della tentazione di Gesù per un messianismo spettacolare (Matteo 4,6). Il salmo, in verità, non è la proposta di una scelta, magica ma di una fiducia generata dalla fede.

GIOVANNI NICOLINI

Questo Salmo – ma forse lo dovremmo dire per ognuno dei 150! – è assolutamente prezioso per cogliere la sostanza del mistero della vita e di quale sia la fisionomia fondamentale della comunione tra Dio e ognuno di noi. Mi sembra importante sottolineare come tutta questa preghiera ricordi che la vita è una guerra! La direzione e l’esito della vita di fede non é un cammino verso una tesi e un’ipotesi “pacifista”. La vita è sempre guerra. La fede è l’alleanza d’amore che Dio stabilisce con la sua creatura amata e che ne fa l’alleato decisivo e irrinunciabile per la grande lotta dell’esistenza. Il credente non è un vincitore. E’ un “salvato”! Tutto il Salmo sembra preoccupato di descrivere la vita con i termini severi della lotta, del pericolo e quindi dell’esperienza della salvezza come presenza e aiuto essenziale da parte di Dio nei confronti del suo eletto, sia egli una singola persona, o l’intero popolo di Dio.
Il “nome” stesso di Dio è nell’esperienza della fede una “relazione “ con noi. Dio viene chiamato al ver.2 “mio rifugio, mia fortezza”. Io conosco Dio non per definizioni astratte e extra-temporali, ma per come nella concretezza della mia storia Egli sia presente e attivo per la mia salvezza. Ecco, allora, al ver.3, l’immagine del cacciatore: io sono la sua facile preda, ma Dio mi libera dal suo laccio. E mi libera da potere distruttivo della peste.
Il ver.4 ci regala una descrizione dolcissima della nostra comunione con Lui: “Ti coprirà con le sue penne, sotto le sue ali troverai rifugio; la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza”. Per questo, tu “non temerai”!: “né il terrore della notte, né la freccia che vola di giorno, né la peste che vaga nelle tenebre, né lo sterminio che devasta a mezzogiorno”! (vers.5-6). E l’esperienza di questo aiuto potente è accompagnata dalla constatazione di un’elezione, di una storia del tutto privilegiata: davanti ad una storia violenta e distruggitrice, tu sperimenti la potente azione del Signore. E così è fino all’ultima parola del Salmo.
Mi sembra molto interessante e importante la Parola dei vers.11-12, in quanto la conosciamo dalla memoria evangelica, nel testo delle “tentazioni”. In Matteo 4 e nei suoi paralleli è il diavolo tentatore che cita il Salmo. Ma Gesù respinge la “citazione” perché tutta l’esperienza del credente è raccolta non nella vanità violenta di una condizione di privilegio e quindi di un “potere”, ma nell’accoglienza dell’amore del Signore che ci salva, e che noi abbiamo come nostro Salvatore: non per “vincere”, appunto, ma per continuare a stare in Lui e nella sua salvezza.

ROBERTO TUFFARIELLO

Se la vita è guerra, come dice don Giovanni, quali sono i nemici, dove gli ostacoli? Il Salmo ne indica tanti: il terrore della notte, la freccia che vola di giorno, la peste che vaga nelle tenebre, lo sterminio che devasta a mezzogiorno (vv.5-6). Si tratta di forze ostili che sfuggono al controllo umano. Al v.13, invece, sono le insidiose e mortifere forze della natura, rappresentate da leoni, vipere e draghi. Quanto a noi oggi, mi pare che papa Francesco abbia segnalato più volte i “nemici” da contrastare: dalla disuguaglianza sociale, alle prassi del consumismo; dalla perdita della speranza alla mancanza di attenzione e rispetto nelle relazioni familiari... – Gli ultimi versetti indicano in sette azioni ciò che Dio fa per noi, per la nostra salvezza: liberare, porre al sicuro, rispondere alla richiesta di aiuto, difendere e onorare (bello che Dio ci voglia anche onorare), saziare della sua vita e far vedere (godere, in altre traduzioni) la salvezza. Al centro dell’elenco, un impegno che tutto mirabilmente riassume: “nell’angoscia io sarò con lui”.

DON LINO PEDRON

A proposito di questo salmo, san Bernardo scriveva: "Tra tutti i salmi non ce n’è un altro maggiormente adatto a incoraggiare i timidi, ad ammonire i negligenti e istruire chiunque si trova ancora distante dal traguardo della perfezione... Sotto le ali di Dio quattro benefici ci sono assicurati: siamo là nascosti, siamo protetti contro i perversi, vi troviamo ristoro contro gli ardori della giustizia divina, siamo nutriti e riscaldati". E Bossuet: "Quest’anima appoggiata a Dio, che ha messo il suo rifugio nell’Altissimo..., getta poi i suoi occhi sul mondo che vede così lontano, ai suoi piedi. Esso le sembra piccolo dall’alto di questo rifugio incrollabile, esso è visto ormai in ben altra maniera di quanto lo veda la maggior parte degli uomini".

I vv. 11-12 di questo salmo vengono sottoposti a un’esegesi satanica nel racconto delle tentazioni di Gesù: «Il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: "Se sei Figlio di Dio, gèttati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordine a tuo riguardo ed essi ti sorreggeranno con le loro mani perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede» (Mt 4,5-6; Lc 4,9-11). Origene, leggendo nel v. 13 la presenza del serpente infernale schiacciato, si rivolge polemicamente al satana della tentazione dicendogli: "Perché non citi anche questo versetto? Non lo citi perché quell’aspide, sul quale Cristo cammina, sei tu, il re di tutti i serpenti!".

Ma Gesù non raccoglie questa esegesi magica e idolatrica del satana. Il rifiuto di Gesù di tentare Dio è basato sulla sua assoluta confidenza in lui. Chi tenta Dio non ha fede o ha una fede vacillante e per questo si appella continuamente ai miracoli. È il caso d’Israele nel deserto (Es 17,13; Nm 14,22; Dt 6,16). Il salmo 91 ci insegna che l’abbandono fiducioso non significa fatalismo o magìa.

I PADRI DELLA CHIESA

v. 1 "Questo salmo profetizza la tentazione del Cristo nel deserto con le fiere. Può applicarsi ad ogni uomo che combatte per il Cristo, ma è vero soprattutto della natura umana assunta dal Verbo. Abitava veramente al riparo dell’Altissimo quest’uomo assunto dal Verbo e che aveva per rifugio la potenza stessa del Verbo" (Eusebio).

v. 4 "Il Verbo di Dio ci protegge con le sue ali: le ali rappresentano il dono dello Spirito" (Ireneo).

"Le ali sono l’Antico e il Nuovo Testamento" (Atanasio).

"Sarà innalzato sulla croce, stenderà le mani e ci proteggerà; e se un serpente ti morde, sarai guarito (cfr. Nm 21,4 ss.)" (Girolamo).

v. 5 "Lo scudo è la scienza del Cristo" (Origene).

v. 6 "Il demonio meridiano (lo sterminio che devasta a mezzogiorno) è la pigrizia" (Origene).

v. 7 "Nulla ti potrà colpire perché sei segnato con la croce del Cristo" (Atanasio).

v. 10 "Se qualcuno vuole sfuggire al flagello, diventi dimora di Dio" (Origene).

v. 11 «Tutte le potenze avverse furono turbate quando udirono al Giordano: "Questi è il Figlio mio prediletto" (Mt 3,17). Per questo il diavolo si precipitò dietro di lui, soprattutto perché conosceva la profezia di Isaia: Riscatterà i prigionieri (cfr. Is 61,1 ss.)» (Eusebio).

"Gli angeli sono intermediari tra il cielo e la terra. Associàti al governo divino, sono delegati da Dio al servizio della sua immagine, l’uomo" (Esichio di Gerusalemme).

v. 12 «Il Figlio di Dio non ha bisogno dell’aiuto degli angeli. Sono piuttosto gli angeli che farebbero dei passi falsi se Gesù non venisse loro in aiuto. E tu, diavolo, se sei caduto dal cielo come una folgore, è perché non hai voluto credere in Gesù Cristo, Figlio di Dio... Il diavolo tace il seguito: "Camminerai su aspidi e vipere, schiaccerai leoni e draghi" (v. 13). Sei tu, o diavolo, il drago, sei tu il leone. E noi sappiamo, noi che leggiamo la Scrittura, che abbiamo il potere di calpestarti. Non è solo l’Antico Testamento che lo dice, ma anche il Nuovo, secondo le parole del Signore: "Ecco io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; e nulla vi nuocerà" (Lc 10,19)» (Origene).

«Quali sono le vie degli angeli? Quelle che il Figlio unigenito ha descritto nel vangelo: "Vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo" (Gv 1,51). Un’ascensione e una discesa, tali sono dunque le vie degli angeli: salgono per se stessi, discendono per noi. Salgono per contemplare Dio, discendono per "custodirti in tutti i tuoi passi" (v. 11). Salgono per saziarsi del volto di Dio, discendono ad un suo cenno: "Egli darà ordine ai suoi angeli" (v. 11). Ma quando discendono non sono privati della visione di gloria: vedono sempre il volto del Padre (cfr. Mt 18,10). Quando gli angeli ascendono alla contemplazione cercano la Verità: se ne saziano desiderandola sempre. Quando scendono, è un atto di misericordia che compiono per noi, per custodirci in tutte le nostre vie: perché essi sono spiriti servi di Dio inviati per servirci (cfr. Eb 1,14); sì per servire noi e non solo per servire il Signore nostro. In ciò imitano l’unigenito Figlio di Dio, che è venuto non per essere servito, ma per servire, e tra i suoi fratelli ha voluto essere come colui che serve. Il frutto della via degli angeli è per essi stessi beatitudine e obbedienza d’amore, e per noi la partecipazione alla grazia divina e la sicurezza delle nostre vie. Tanto facilmente noi scivoleremmo sulle vie dei demoni. "Signore, che cos’è l’uomo che ti ricordi di lui?" (Sal 8,5). Tu gli mandi il tuo Figlio unigenito, gli mandi il tuo Spirito, prometti che vedrà il tuo volto; e perché nulla in cielo resti estraneo alla cura che hai di noi, tu invii anche questi spiriti beati per servirci, li incarichi della nostra custodia, vuoi che diventino i nostri pedagoghi! Fai di loro i messaggeri dei fanciulli. Questi spiriti di gloria beata diventano i tuoi messaggeri verso di noi e i nostri messaggeri verso di te. Amiamo i nostri angeli, fratelli miei: più tardi noi saremo eredi con loro. In questa vita il Padre ci ha posto sotto la tutela degli angeli. Perché, piccini come siamo, ci resta da percorrere un lungo cammino pieno di pericolo. Ma che temere con tali custodi? Non potrebbero essere né vinti né sedotti, tanto meno potrebbero ingannarci. Il salmo dice: "Ti porteranno". È vero, un bambino ha bisogno di essere portato. Se si presenta l’ostacolo, quanto è facile superarlo quando si è portati dagli angeli» (Bernardo).

DIMENSIONE SPERANZA

“Abitare” con Dio

“Dimorare” alla Sua ombra

E’ una scelta profonda, radicale, quindi talvolta dolorosa.

E’ accettare di essere scelti da Dio e ciò ha delle conseguenze vitali, nel suo giorno glorioso infatti l’Agnello ci sazierà di lunghi giorni.

PERFETTA LETIZIA

Il salmista professa di trovare la sua forza e pace nel Signore, nel quale confida: “Io dico al Signore: <Mio rifugio e mia fortezza, mio Dio in cui confido>”.

Il salmo vuole infondere fiducia nel futuro, sicuramente positivo per chi confida nel Signore (Cf. Dt 6,14).

Il "laccio del cacciatore”, sono le trappole poste dai nemici per giungere a compromettere il giusto.

“Dalla peste che distrugge”; più giustamente secondo l'originale ebraico dovrebbe tradursi: “Dalla parola che distrugge”, cioè dalla parola calunniatrice.

“Il terrore della notte”, sono gli assalti dei briganti, le incursioni dei nemici.

“La freccia che vola di giorno”, sono gli attacchi in pieno giorno dei nemici: di notte le frecce non si usano.

“La peste che vaga nelle tenebre”, l'uomo non vede il propagarsi del contagio; per questo “nelle tenebre”.

“Lo sterminio che devasta a mezzogiorno”, è l'azione delle carestie.

Di fronte all'imperversare delle sventure: “Mille cadranno al tuo fianco e diecimila alla tua destra, ma nulla ti potrà colpire”.

Indubbiamente il salmo presenta una situazione del giusto non costantemente frequente, per cui va aperta ad una lettura in chiave figurata, dal momento che le sventure colpiscono anche i giusti. Le sventure non colpiscono il giusto nel senso che in tutte le circostanze avrà l'aiuto di Dio per non cadere nell'infedeltà a Dio ed essere felice della sua presenza: Dio è il più grande bene.

Gli angeli custodiranno il giusto in tutti i suoi passi, cioè nei suoi viaggi, nelle sue iniziative. Anzi, tutto sarà facilitato dagli angeli, la cui azione è presentata con l'immagine degli angeli che stendono le loro mani a formare la strada dove percorre il giusto, affinché non inciampi nella pietra il suo piede.

Il giusto assistito da Dio camminerà indenne

nei pericoli: “Calpesterai leoni e vipere, schiaccerai leoncelli e draghi”. I “draghi”, sono un'immagine tratta dalla mitologia cananea (Vedi il Leviatan; Cf. Ps 73).

Il salmista alla fine “passa la parola” a Dio: “Lo libererò, perché a me si è legato, lo porrò al sicuro, perché ha conosciuto il mio nome...lo libererò e lo renderò glorioso. Lo sazierò di lunghi giorni e gli farò vedere la mia salvezza”.

Dossologia

A te, Cristo, il nostro amore:
presso il Padre il canto riposi,
nello Spirito certi pur noi
di varcare sicuri la morte.

Preghiera

Cristo, tu che sei passato indenne
per il fuoco delle più fonde e allucinanti tentazioni,
sintesi di ogni nostra tentazione,
salvaci dalla «buia peste che vaga in agguato»;
insegnaci a dire di no anche noi
alla tentazione del pane
per non schiavizzare nessuno,
e alla tentazione del potere
per non umiliarci e umiliare nessuno,
aiutaci a dire di no soprattutto
all'ultima e più insidiosa
di tutte le tentazioni, quella del pinnacolo,
al fine di non servirci di Dio
ma di servire lui solo
ed essere pure noi liberi come te:
perché non vale essere felici
senza essere liberi.
Amen.

 

 

 

 

 

Inserito da  Martedì, 25 Agosto 2015 Letto 2296 volte
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