Salmo 92

Il canto del Sabato

CANTICO PER IL GIORNO DEL SABATO

Giorno del Signore

Potremo anche noi, pur in mezzo alle molte vicende avverse, conservare la luce degli occhi per vedere il tuo bene, Signore? E l'equilibrio, e la gioia di cantarti, e il gusto di vivere! Ed essere liberi dall'incantesimo delle provvisorie fortune dei malvagi. E conservare - anche avanti negli anni - la freschezza del credere e dell'operare. Non avendo perso mai la grazia della contemplazione: almeno nel sabato, giorno della tua festa, «quando fu abitata la terra».

 

1 Salmo. Canto. Per il giorno del sabato.

2 È bello rendere grazie al Signore
e cantare al tuo nome, o Altissimo,

3 annunciare al mattino il tuo amore,
la tua fedeltà lungo la notte,

4 sulle dieci corde e sull’arpa,
con arie sulla cetra.

5 Perché mi dai gioia, Signore, con le tue meraviglie,
esulto per l’opera delle tue mani.

6 Come sono grandi le tue opere, Signore,
quanto profondi i tuoi pensieri!

7 L’uomo insensato non li conosce
e lo stolto non li capisce:

8 se i malvagi spuntano come l’erba
e fioriscono tutti i malfattori,
è solo per la loro eterna rovina,

9 ma tu, o Signore, sei l’eccelso per sempre.

10 Ecco, i tuoi nemici, o Signore,
i tuoi nemici, ecco, periranno,
saranno dispersi tutti i malfattori.

11 Tu mi doni la forza di un bufalo,
mi hai cosparso di olio splendente.

12 I miei occhi disprezzeranno i miei nemici
e, contro quelli che mi assalgono,
i miei orecchi udranno sventure.

13 Il giusto fiorirà come palma,
crescerà come cedro del Libano;

14 piantati nella casa del Signore,
fioriranno negli atri del nostro Dio.

15 Nella vecchiaia daranno ancora frutti,
saranno verdi e rigogliosi,

16 per annunciare quanto è retto il Signore,
mia roccia: in lui non c’è malvagità.

COMMENTI

RAVASI

Usato dalla liturgia sinagogale per la celebrazione del sabato, la grande festa settimanale, il Salmo 92 sembra effettivamente essere un inno a sfondo liturgico in cui si loda Dio con canti e musica per il suo amore e la sua fedeltà (vv. 2-4). Il «corpus» del cantico è, invece, occupato da un confronto tra il giusto e l'empio davanti a Dio (vv. 5-16). Il ritratto dell'empio è affidato all'immagine vegetale, già nota dal Salmo 90, dell'erba che fiorisce ma che presto è per sempre polverizzata e annientata. Un'altra immagine vegetale è usata per il ritratto del giusto ma il suo valore è ben diverso.
A differenza dell'empio che è come l'erba dei campi rigogliosa ma effimera, il giusto si erge verso il cielo, solido e maestoso come la palma e il cedro del Libano. La sua chioma spazia nel santuario celeste e le sue radici affondano nel terreno santo e fecondo del Tempio: il suo vertice aspira all'infinito, la sua base è ancorata all'eterno, l'esistenza sua si perde nel divino (vv. 13-14). Forza come quella dell'unicorno, bellezza come quella d'un eroe cosparso d'olio (v. 11), vita come quella d'un albero maestoso e secolare, frutti continui in una continua giovinezza: questo è l'entusiastico canto del giusto che il Salmo 92 racchiude nelle sue strofe.

GIOVANNI NICOLINI

Come dice il “titolo” di questo Salmo, il Signore ci regala oggi – e per combinazione oggi è sabato! – un “canto per il giorno di sabato” (ver.1). Approfitto di questo passaggio per ricordare che propriamente i titoli fanno parte della Parola di Dio: ne è prova che il titolo è già il ver.1 di questa preghiera. Per questo noi amiamo recitare anche queste parole che non sono come certi “titoli” posti da una scelta del “redattore” e dall’editore, ma sono parte del Salmo e vanno considerati “Parola di Dio”. Senza farne dei dogmi o degli obblighi si possono ad esempio gustare i commenti che S.Agostino fa di questi titoli.
Preghiera per il giorno di festa il nostro Salmo ci regala l’ammirazione estatica dell’orante, quasi come una serie di acclamazioni nella prima parte della preghiera, ai vers.2-6. Il termine reso in italiano al ver.2 con “rendere grazie” lo troviamo in Matteo 11,25 e nel parallelo di Luca 10 sulle labbra stesse di Gesù che loda, benedice e proclama la bellezza dell’opera del Padre che nasconde le sue meraviglie ai sapienti e ai dotti e le rivela ai piccoli, ai poveri.. “E’ bello..” del ver.2 nel testo ebraico è “è buono” reso con una parola che accompagna in Genesi 1 il racconto della creazione, che è tutta buona, e che quando è creazione dell’uomo è addirittura “molto buona”. Il rendimento di grazie si esprime con il canto e diventa “annuncio” al ver.3. L’oggetto di tale annuncio è una coppia di nomi diffusissima in tutto il testo biblico per dire due note profonde della persona e del mistero di Dio: il suo amore e la sua fedeltà. Entrambe queste parole meritano una piccola sosta. Il termine reso con “amore” è propriamente la “misericordia” di Dio, cioè un amore assolutamente incondizionato e rigorosamente dato a tutti. La parola “fedeltà” viene resa nella versione greca e in tutta la tradizione latina con “verità”. Infatti in Dio la verità è la sua stessa “fedeltà” al Patto che Egli ha sancito con il Popolo della Prima Alleanza e che avrà la sua pienezza in Gesù e nella “nuova ed eterna alleanza” nel suo sangue, nel suo sacrificio d’amore!
Ci troviamo dunque davanti alle supreme meraviglie dell’opera divina. “Mi dai gioia Signore, con le tue meraviglie” (ver.5). Cerchiamo allora quello che può aiutarci a capire il senso profondo di questo canto nel giorno di festa. Diremo che si tratta di una “celebrazione”. Celebrare non è un semplice “ricordo”, né si identifica solo con alcuni gesti e parole. La “celebrazione” è un evento che, per la potenza dello Spirito, ci porta in perfetta attualità e pienezza “dentro” all’evento che celebriamo. In tal modo ciascuno di noi, e l’intera assemblea che celebra, siamo trasferiti nella Parola e nell’evento che celebriamo. La Parola, dunque, non solo la si ascolta, ma, nella sua pienezza, la si fa: “Fate questo in memoria di me”. In perfetta attualità e pienezza noi diciamo con il ver.6: “Come sono grandi le tue opere Signore, quanto profondi i tuoi pensieri”.
In tutto questo splendore, i vers.7 -12 proclamano qui la sconfitta, nel nostro cuore, e l’eliminazione, di tutto quanto si oppone a tale evento di gioia e di speranza. Questi “nemici” (ver.10) sono soprattutto dentro di noi, sono quelle “potenze negative” che dominano la storia e il cuore dell’umanità che Gesù è venuto a liberare e a rinnovare. Sono quei “nemici” che hanno la loro manifestazione nel male e nella morte.
La vita nuova che celebriamo nella nostra preghiera dona forza e giovinezza interiore a tutti: anche a noi vecchi! Dice il ver.13: “Nella vecchiaia daranno ancora frutti, saranno verdi e rigogliosi” (ver.15). Che bello!

ROBERTO TUFFARIELLO

Sarebbe bello vivere nello spirito dei primi sei versetti! “E’ bello render grazie al Signore... Esulto per l’opera delle tue mani...”. E invece ci sentiamo piuttosto come l’uomo insensato del v.7, che non conosce e non capisce i pensieri di Dio, i suoi sentimenti verso di noi, il suo dono... – Speciale l’immagine dei vv. 13-14, applicati anche dalla liturgia ad alcune “categorie” di santi: il giusto è come una palma che fiorisce, come un cedro del Libano che cresce; questi alberi sono piantati addirittura nel tempio del Signore: nella sua casa, nei suoi atri, irrigati dalle acque che sgorgano da quel luogo santo, secondo la visione di Ezechiele.

DON LINO PEDRON

Il salmista è un uomo animato da profonda riconoscenza. Le ore luminose della sua vita sono per lui occasione per dare gloria a Dio. Tutta la storia della salvezza diviene per lui motivo di lode. Egli si sente incorporato nella comunità dei credenti e vuole illuminarla con la propria testimonianza indicandole mediante il suo canto che la lode è pienezza di vita.

L’opera di salvezza di Dio, che è il tema di questo salmo, ha raggiunto il culmine nella risurrezione e nella glorificazione di Gesù. Noi, come credenti, attraverso questo salmo guardiamo al Cristo, nel quale ciò che si dice dei giusti salvati ed elevati (vv. 11-16) ha trovato un compimento totale.

I PADRI DELLA CHIESA

v. 2 "Dobbiamo lodare il Signore per l’opera del Figlio unigenito che ha preparato la nostra risurrezione" (Atanasio).

v. 3 "Non si debbono separare i due stichi di questo versetto. Si tratta di annunciare giorno e notte la misericordia che è il Cristo, la verità che è il Cristo" (Cirillo di Alessandria).

v. 4 "Quelli che operano il bene in tristezza non sono ancora nel canto. Chi, dunque, canta? Colui che dà con gioia (cfr. 2Cor 9,7). Tutto quello che fai, fallo sorridendo" (Agostino).

v. 5 "Ciò che ha fatto e che ci rallegra è questo giorno stesso in cui noi ci rallegriamo: il giorno della risurrezione del Signore. In questo giorno, se leggi bene la Bibbia, il Signore non ha fatto nient’altro che il giorno: era la prima domenica (= giorno del Signore), della quale ora diciamo: Mi rallegri, Signore, con le tue meraviglie; esulto per l’opera delle tue mani" (Eusebio).

«L’opera per eccellenza di Dio è: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito" (Gv 3,16)» (Cirillo di Alessandria).

v. 6 "Nessun oceano è tanto profondo come questo mistero: i malvagi esultano e i buoni soffrono. Qui naufraga chiunque non ha la fede. Vuoi superare questo abisso sano e salvo? Aggrappati alla croce del Cristo: lui stesso ha scelto di penare sulla terra... Tu dirai: Dio è paziente perché è eterno, ma io non lo sono! Attacca il tuo cuore all’eternità di Dio" (Agostino).

v. 7 "Non comprendono il mistero del Cristo se non coloro ai quali il Padre stesso lo rivela (cfr. Mt 11,27)" (Cirillo di Alessandria).

"L’uomo insensato è estraneo alla sapienza divina" (Cassiodoro).

v. 9 "Il Verbo di Dio è l’Altissimo anche quando si fa povero per arricchirci (cfr. 2Cor 8,9)" (Cirillo di Alessandria).

v. 10 "Il nemico diventa amico: non esiste più come nemico perché Dio ha distrutto l’inimicizia" (Origene).

v. 13 "Mentre i peccatori sono come il fieno presto appassito, il giusto (il Cristo) fiorirà come palma, con una corona di rami che sale fino al cielo" (Eusebio).

"La palma è scelta come paragone perché cresce dritta verso il cielo e la sua bellezza è in alto" (Agostino).

v. 14 "La casa del Signore è la chiesa (cfr. 1Tm 3,15)" (Eusebio).

"La casa del Signore è la Gerusalemme celeste" (Atanasio).

vv. 15-16 "Godranno dei beni del Signore e nel loro riposo annunceranno che il Signore è retto e in lui non c’è ingiustizia, perché vedranno i buoni ricompensati e i malvagi puniti. Lo stolto e l’insensato non conoscono tutto questo, ma io, illuminato dallo Spirito e considerando quanto profondi sono i giudizi di Dio (cfr. Rm 11,33), mi rallegro ed esulto per l’economia divina; sopporto con coraggio i mali presenti nella speranza dei beni futuri: consacro tutto il mio tempo disponibile a celebrare Dio, a cantare il suo nome, ad annunciare la sua misericordia e la sua verità lungo la notte; infatti l’anima religiosa fa risplendere la verità di Dio soprattutto quando soffre nelle tenebre e nell’oscurità" (Eusebio).

"Ora è il tempo di annunciare a tutti, anche agli sventurati che amano questo mondo: Non lasciatevi sedurre dalla felicità visibile! Quelli che celebrano Dio proclamano: Retto è il Signore e in lui non c’è ingiustizia" (Agostino).

PERFETTA LETIZIA

Il salmo esordisce presentando la bellezza del dar lode a Dio, della preghiera che canta contemplando ciò che Dio è: “Al tuo nome, o Altissimo”.

Il salmo è individuale, ma celebra la preghiera liturgica del tempio, dove erano in uso gli strumenti musicali e dove si lodava Dio anche durante veglie notturne. A

questa preghiera nel tempio egli partecipava.

Il salmista, probabilmente un levita, riflette sulla grandezza delle opere di Dio: la liberazione dall'Egitto, l'alleanza del Sinai, la conquista della Terra Promessa, la costruzione del tempio.

Egli osserva che i pensieri di Dio hanno una profondità tale che gli uomini non possono esaurirne la comprensione (Cf. Ps 35,7; 39,6).

Gli uomini insensati non sono umili, per questo non possono intendere le cose di Dio, e scelgono i loro vaneggiamenti che li conducono alla rovina eterna, che come tale è irreversibile. Il loro fiorire e affermarsi “è solo per la loro eterna rovina”.

Il salmista ha molti nemici, che sono anche e principalmente nemici di Dio, ma riceve da Dio la forza per la lotta: “Tu mi doni la forza di un bufalo, mi hai cosparso di olio splendete”. Noi in Cristo la forza la riceviamo dallo Spirito Santo, e l'olio che abbiamo ricevuto è quello del crisma del sacramento della Confermazione.

La forza e la sicurezza che il salmista sente nella fede lo porta a non temere gli uomini, gli avversari: “I miei occhi disprezzeranno i miei nemici”. Per noi cristiani non c'è il disprezzo dei nemici in quanto persone, ma solo disprezzo delle loro lusinghe per travolgerci, delle loro intimidazioni per fiaccarci.

E' certo che gli empi non potranno prosperare che per un attimo, ma poi cadranno in rovina: “Contro quelli che mi assalgono, i miei orecchi udranno sventure”.

Il contrario avverrà per i giusti, che si radicano nella frequentazione del tempio, e per questo fioriranno “negli atri del nostro Dio”, e nella vecchiaia “daranno ancora frutti”. Esempi perfetti di questo sono Simeone ed Anna (Lc 2,25s.36s).

Dossologia

Gloria al Padre che è sempre all'opera,
che ci dona nel Figlio lo Spirito
e ci rende strumenti coscienti
delle sue mirabili imprese,
della stessa sua gloria eredi.

Preghiera

Signore, illumina i nostri occhi,
perché possiamo cogliere
nella nostra vita e nella storia
il mistero della tua azione incessante:
il tuo fedele disegno d'amore per l'uomo
apra le nostre labbra al canto di lode.
Amen.

 

 

 

 

 

Inserito da  Domenica, 30 Agosto 2015 Letto 1329 volte
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