Salmo 95

Invito alla preghiera e all'ascolto di Dio

CANTO DEL GRANDE INVITO

cantiamo al Signore 2

L'uomo è sempre in cammino; un cammino in avanti; e senza ritorni. Adamo è terra che sale, che ascende: creazione che arriva allo stato di coscienza. Terra che sa di cantare, quando canta; terra che si prostra e adora; oppure bestemmia.

Ed è insieme coscienza di tutta la storia: di questa nostra storia di bene e di male. Uomo per cui Dio fa festa, quando appare quale sintesi vivente del creato. Per il quale si adira e si indigna; e perfino si pente di avere creato, quando, a causa del suo cuore errante, per le sue vie non cammina: allora è certo che «non entrerà nel suo riposo».

 

1 Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.

2 Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

3 Perché grande Dio è il Signore,
grande re sopra tutti gli dèi.

4 Nella sua mano sono gli abissi della terra,
sono sue le vette dei monti.

5 Suo è il mare, è lui che l’ha fatto;
le sue mani hanno plasmato la terra.

6 Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.

7 È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
8 “Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,

9 dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere.

10 Per quarant’anni mi disgustò quella generazione
e dissi: “Sono un popolo dal cuore traviato,
non conoscono le mie vie”.

11 Perciò ho giurato nella mia ira:
“Non entreranno nel luogo del mio riposo”.

COMMENTI

RAVASI

Le battute iniziali «Venite, esultiamo al Signore, acclamiamo... alla Presenza (divina) andiamo cantando» hanno reso questo inno liturgico il tradizionale «Invitatorio» alla preghiera, posto in apertura al culto giudaico e cristiano. Ed effettivamente questo inno è di origine liturgica: dopo due professioni di fede nell'azione creatrice di Dio (vv. 3-5) e in quella dispiegata nella storia della salvezza (v. 7), il canto si trasforma in un oracolo profetico che coinvolge l'assemblea in un duro esame di coscienza (vv. 8-11). Si evoca, infatti, l'evento centrale della fede biblica, la nascita di Israele nel deserto dopo la liberazione offerta da Dio nell'esodo dall'Egitto. Ebbene, in quegli inizi Israele ha sfoderato tutta la gamma delle sue ribellioni: il poeta cita in particolare l'episodio di Massa e Meriba narrato in Esodo 17,1-7 e in Numeri 20,2-13. Dio, allora, fu nauseato di quel popolo che pure aveva amato e la sua minaccia «Non entreranno nel mio riposo», cioè nella terra promessa, fu attuata per quella generazione ed è sospesa come nuovo giudizio per la generazione presente. Si legga la meditazione che su questo sa1mo ha intessuto l'autore della Lettera agli Ebrei (cc. 3-4).

GIOVANNI NICOLINI

Nella nostra preghiera questo Salmo è quello più presente perché celebrato ogni giorno come canto d’ingresso, come inno invitatorio. L’alternarsi della prima persona plurale e della seconda persona plurale esprime molto efficacemente l’aiuto e l’esortazione che ci scambiamo ogni mattina sia per il dono e l’impegno della preghiera, sia per quello che ci aspetta nella giornata. Ed è tipico della tradizione della preghiera ebraico-cristiana iniziare con la lode e il ringraziamento. E così facciamo perché Dio è il creatore e il Signore di tutto, e noi viviamo di Lui! Così i vers.1-5.
La versione greca e latina ha al ver.6 una variante preziosa. Dove il testo dice “in ginocchio davanti al Signore...”, questa dice “piangiamo davanti al Signore...”, che assegna al testo la nota di un’incessante pentimento-conversione di noi poveri peccatori alla santità e alla bontà del Signore. Al ver.7 lo riconosciamo come nostro pastore.
La seconda parte del Salmo viene ripresa e commentata dalla Lettera agli Ebrei ai capitoli 3 e 4. E’ un testo difficile, ma se avete un po’ di tempo vale la pena riascoltarlo. Vengono fortemente sottolineate soprattutto due parole: “oggi” (ver.7) e “riposo” (ver.11). Questo “oggi” è la meraviglia della sempre assoluta attualità e novità del dono della Parola del Signore, e quindi la grande e delicata “scommessa” di ogni giorno, da vivere come l’ “oggi” della Parola che ci viene regalata. La Parola non è un libro da leggere, ma è la persona del Signore da accogliere e da ascoltare! Dunque: “Se ascoltaste oggi la sua voce...”. Contro ogni pericolo di indurimento, di chiusura e di rifiuto del cuore viene ricordato il tempo della ribellione dei nostri padri nel deserto. E quindi viene ricordata la condanna per la quale nessuno di quei ribelli è entrato nella Terra Promessa. Ecco il “riposo” nel quale non sono entrati. La forte esortazione della Lettera agli Ebrei è per custodire la fede nella Parola per entrare nel grande riposo di Dio. Mi piace allora pensare che Gesù sia l’oggi di Dio, la sua presenza e la sua grazia per noi. E insieme penso che Lui sia anche il riposo, cioè la pace della vita e la pienezza della comunione d’amore con Dio e tra noi.
Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

ROBERTO TUFFARIELLO

Oggi, più che commentare, è il momento di partecipare e godere. Venite..., entriamo, accostiamoci alla Roccia che ci salva... Osanniamo, ringraziamo, acclamiamo con canti di gioia... – Ci vengono ricordati alcuni dati di realtà: Egli è il Dio grande, re grande, nostro creatore, e noi suo popolo, “le troupeau que mène sa main” (come cantano a Taizé)... Mettiamoci in ginocchio davanti a Colui che ci ha fatti, sapendo però che Egli immediatamente ci rialza, poiché non ci vuole sudditi ma figli amati. E poi, l’invito-privilegio, quello di ascoltare oggi la sua voce, senza “indurire il cuore”, come abbiamo fatto in passato. Così potremo entrare nel suo riposo, cioè nella vita piena della terra promessa e del regno di Dio.

PERFETTA LETIZIA

Il salmo è un invito alla preghiera durante una visita al tempio, probabilmente durante la festa delle capanne, che celebrava il cammino nel deserto (Cf. Dt 31,11), visto che il salmo ricorda l'episodio di Massa e Meriba.

Dio è presentato come “roccia della nostra salvezza”, indicando la roccia la sicurezza data da Dio di fronte ai nemici.

Egli è “grande re sopra tutti gli dei”; sono gli dei concepiti dai pagani, dietro i quali striscia l'azione dei demoni

Egli è colui che ha in suo potere ogni cosa: “Nella sua mano sono gli abissi della terra, sono sue le vette dei monti...”.

Il gruppo orante è invitato ad accostarsi a Dio, cioè ad entrare nell'atrio del tempio. Successivamente il gruppo è invitato a prostrarsi davanti al Signore. Segue l'invito ad ascoltare la voce del Signore. Nel silenzio dell'adorazione davanti al tempio Dio muove il cuore (“la sua voce”) indirizzandolo al bene, all'obbedienza dei comandamenti, al cambiamento della vita.

“Non indurite il cuore”; il cuore indurito non ascolta la voce del Signore e segue i suoi pensieri, ma si troverà a vagare nei deserti di un'esistenza senza Dio, senza alcun riposo.

DON LINO PEDRON

Con espressioni molto sentite, il salmista esorta alla lode di Dio nel momento di entrare nel tempio. La motivazione delle espressioni di giubilo poggia su Dt 10,17: "Jahvè, il nostro Dio, è il Dio degli dèi e il Signore dei Signori, Dio grande, forte e terribile".

L’inno celebra la grandezza e la maestà di Dio da due punti di vista:

1. Egli è l’infinito Creatore che tiene in mano tutto il mondo;

2. Jahvè è il Dio dell’alleanza che ha creato per sé il popolo di Dio col quale passa attraverso la storia, simile al pastore con il suo gregge.

Nella prospettiva cristiana anche la minaccia con cui si chiude il salmo diventa un segno di speranza perché col Cristo il Padre riscatta la povertà e la fragilità dell’uomo.

Scriveva Ch. Peguy: "Signore, che li hai plasmati da questa terra, non stupirti che essi siano terreni. Signore, che li hai nutriti di questa terra, non stupirti che questo nutrimento li abbia fatti questa razza ingrata e solitaria, di poca nobiltà e di natura povera. Tu li hai plasmati di umile materia, non sorprenderti che essi siano deboli e miseri".

I PADRI DELLA CHIESA

v. 1 "Il salmo invita alla gioia comune, al grido di vittoria e alla proclamazione trionfale. Poi esorta ad adorare il Cristo e a prostrarsi davanti a lui" (Origene).

v. 6 "Si prostra davanti a Dio chi rinuncia all’orgoglio" (Origene).

v. 7 «Il Cristo ha detto: "Io sono il buon pastore" (Gv 10,11)» (Origene).

v. 8 "Questo giorno è quello che viviamo in questo mondo, tutta la nostra vita presente è indicata da questo solo giorno. Questo mistero ci insegna a non rinviare all’indomani le nostre opere di giustizia, ma piuttosto ad affrettarci e a compiere oggi tutto ciò che tende alla perfezione. Così potremo entrare nella terra promessa" (Origene).

«Avvertimento per gli increduli. Nel deserto, per quarant’anni, mantennero perverso il loro cuore; quando il vangelo offriva la remissione dei peccati, rifiutarono. Avrebbero potuto entrare nel riposo se avessero ascoltato la voce di colui che venne in questo "oggi" e discese dalla sua magnificenza eterna fino a una nascita temporale» (Gregorio di Nissa).

"Quelli che non possono entrare sono quelli che non credono (cfr. Eb 3,12)" (Girolamo).

vv. 10-11 "Per quarant’anni mi disgustai di quella generazione. Per questo ho fatto far loro delle deviazioni nel deserto, affinché durante quel tempo i colpevoli morissero e si moltiplicassero i loro figli. Essi non hanno capito il mistero del mio disegno di salvezza, non hanno voluto osservare il loro giuramento, né fare penitenza; per questo non sono entrati nella terra promessa che il salmo qui chiama riposo" (Origene).

"In senso storico il riposo è la terra santa rispetto alle peregrinazioni dell’arca. In senso spirituale il riposo del Signore è la conoscenza di lui. Chiunque vi entra, riposa in essa" (Origene).

"Ci sono tre riposi: il sabato carnale, la terra promessa e il riposo di Dio (riposo del cielo) che è quello di questo salmo" (Atanasio).

DIMENSIONE SPERANZA

Inno liturgico, è un invito festoso a lodare, ringraziare, adorare, ascoltare, seguire il Signore.

Egli è la “roccia” della nostra salvezza, è lui che ci ha costituito suo popolo.

Il Signore ci accoglie ma l’incontro con la sua Parola esige ascolto perché anche “oggi” egli vuole guidarci per le sue vie.

“Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”. Ap 3,20.

Dossologia

Al Padre, al Figlio, allo Spirito santo
gloria cantiamo insieme al creato:
pur noi beati se oggi accogliamo
con fedeltà la Parola di Dio.

Preghiera

O Padre, nel dono del tuo Spirito
sempre ci fai sentire la tua voce:
fa' che i nostri cuori non siano di pietra,
ma fedeli nel tuo glorioso servizio
facciamo della nostra vita
un ascolto attento e ininterrotto
della tua Parola.
Amen.

 

 

 

 

 

 

Inserito da  Mercoledì, 02 Settembre 2015 Letto 1628 volte
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