S Alfonso Maria de Liguori Meditazioni sulla Passione di Gesù Cristo Martedi

Alfonso Maria de Liguori
Meditazioni sulla Passione di Gesù Cristo
MARTEDÌ
Della carcerazione e condotta di Gesù a' giudici.
I.
Arriva Giuda nell'orto e, tradendo egli col bacio
il suo maestro, si fanno sopra Gesù
quegl'insolenti ministri e lo legano come un ribaldo
 
1
Un Dio legato! e perché? e da chi? dalle stesse su
e creature. Angeli
del cielo, che ne dite? E voi, Gesù mio, perché vi
fate legare!


2
- Che han che fare le funi de' schiavi e de' rei
  col re de' regi
le col santo de' santi? Ma se gli uomini ardiscono
egarvi, voi che siete onnipotente, perché
non vi sciogliete e vi liberate da' tormenti, che
questi barbari vi apprestano? Ah che non
sono già queste funi che vi stringono; l'amore verso
 di noi è quello che vi lega e vi condanna
alla morte.


Mira, o uomo, dice S. Bonaventura, come quei cani m
altrattano Gesù: chi l'afferra, chi lo
spinge, chi lo lega, chi lo percuote.


3
E mira Gesù che quale agnello mansueto senza
resistenza si fa condurre al sagrificio. E voi disc
epoli, che fate? perché non accorrete a torlo
di mano ai suoi nemici? Almeno perché non lo accomp
agnate per difender la sua innocenza
avanti ai giudici? Ma oh Dio, che ancora i discepolo
i al vederlo preso e legato se ne fuggono
e l'abbandonano!

. oh
Gesù mio abbandonato, chi mai prenderà le vostre di
fese, se i vostri più cari vi lasciano? Ma
oimè che questa ingiuria non finì colla vostra


Passione! Quante anime dopo essersi
consegrate alla vostra sequela e dopo molte grazie
speciali ricevute da voi, per qualche
passione di vile interesse o di umano rispetto o di
sozzo piacere vi abbandonano! Misero
me, che di questi ingrati uno son io. Gesù mio perdonatemi
 ch'io non voglio più lasciarvi. Io
v'amo e voglio prima perder la vita che perdere più
la vostra grazia.


II.
Condotto che fu Gesù davanti a Caifas, fu da lui i
nterrogato de' suoi discepoli e della sua
dottrina. Gesù rispose ch'egli non avea parlato in
segreto ma in pubblico, e che quegli stessi
che gli stavano d'intorno ben sapevano ciò che avea
insegnato:


. Ma a tal risposta uno di quei ministri,
trattandolo da temerario. gli diede un'orribile gua
nciata con dirgli: Sic respondes pontifici
(Ibid. 22).4 O pazienza del mio Signore! E come una
risposta sì mansueta meritava un
affronto sì grande alla presenza di tanta gente e d
ello stesso pontefice, il quale in vece di
riprendere quell'insolente, col silenzio più presto
l'applaudisce?- Ah Gesù mio, voi tutto
soffriste per pagare gli affronti ch'io temerario voi
 ho fatti. Amor mio, ve ne ringrazio. Eterno
Padre, perdonatemi per li meriti di Gesù. Mio Redenore
 io v'amo più di me stesso.


quIndi l'iniquo pontefice l'interrogò se veramente egli
 era il Figlio di Dio. Gesù per rispetto del
divin nome affermò esser ciò vero; ed allora Caifas
si lacerò le vesti, con dire che Gesù avea
bestemmiato; e tutti gridarono ch'era degno di morte Sì, mio Salvatore, ben
siete reo di morte, mentre vi siete
obbligato a soddisfare per me che son reo di morte
eterna. Ma giacché voi colla vostra
morte mi avete acquistata la vita, è ragione che la
vita mia io la spenda tutta per voi.

Io
v'amo e non altro desidero che amarvi. E mentre voi
che siete il più grande di tutti i re, avete
voluto per amor mio essere disprezzato più di tutti
gli uomini, io per amor vostro voglio
soffrire ogni affronto che mi sarà fatto. Deh! per
lo merito de' vostri disprezzi datemi voi
forza di sopportarli.


III.
Avendo il concilio de' sacerdoti dichiarato reo di
morte Gesù Cristo, si pose quella
canaglia a maltrattarlo per tutta la notte con schi
affi, calci e sputi, come uomo già dichiarato
infame: Tunc exspuerunt in faciem eius et colaphis
eum ceciderunt (Ibid. 67). Ed indi lo
burlavano dicendo: Prophetiza nobis, Christe, quis
est qui te percussit? (Ibid. 68).-- Ah mio
caro Gesù, questi vi schiaffeggiano, vi sputano in
faccia, e voi tacete, e come un agnello
senza lamentarvi tutto soffrite e l'offerite per noi ?

 


. Ma
se questi non vi conoscono, io vi
confesso per mio Dio e Signore, e intendo che quant
o voi innocente patite, tutto lo patite per
amor mio. Ve ne ringrazio, Gesù mio, erav'amo con tutto
 il cuore.
Fatto giorno, condussero Gesù Cristo a Pilato per farlo
 condannare a morte. Pilato
nondimeno lo dichiarò innocente: ma per liberarsi da
 Giudei che seguivano a strepitare, lo
mandò da Erode, il quale, desiderando di vedere qua che
 prodigio per mera sua curiosità,


l'andò interrogando di varie cose. Ma Gesù, non mer
itando risposta quel malvagio, tacque e
non gli rispose. onde il superbo gli fece' molti disperegi
 e specialmente lo fece' vestir da pazzo
con una veste bianca.- O Sapienza eterna, o Gesù mio
 quest'altra ingiuria vi mancava
d'esser trattato da pazzo! o Dio, che ancor io per
lo passato, come Erode, v'ho dispregiato!
Deh non mi castigate come Erode con privarmi delle
vostre voci. Erode non vi conobbe, io
vi confesso per mio Dio; Erode non si pentì d'i
avervi  ingiuriato, io me ne pento con tutto il
cuore;

Erode non v'amò, io v'amo sopra ogni cosa. Deh
 non mi negate le voci delle vostre
ispirazioni! Ditemi quel che volete da me, ch'io co
lla vostra grazia tutto voglio fare Maria, speranza mia, pregate Gesù per me

 

Inserito da  Martedì, 22 Marzo 2016 Letto 587 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Marzo 2016
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