Salmo4

Così attendo sereno la notte

                                                                COSÌ ATTENDO SERENO LA NOTTE

sonno tranquillo

È Dio il nostro libero spazio, la fiducia in lui la nostra terra tranquilla:

grande dono la quiete della sera,
ma dono ancora più grande è la quiete dell'ultima sera.

 

Un'atmosfera di pace e di serenità avvolge questo breve salmo dominato dalla fiducia in Dio. È una preghiera della sera. Il salmo è la testimonianza di una coscienza pura e serena: le sue parole si trasformano in un inno di letizia interiore.

Leggendo questo salmo riandiamo a quella breve parabola in cui Gesù descrive un ricco contadino il quale, avendo raccolto grandi messi e fatta copiosa vendemmia, progetta di ingrandire i magazzini (Lc 12,16-21).

 

1 Al maestro del coro. Per strumenti a corda. Salmo. Di Davide.
2 Quando t'invoco, rispondimi, Dio della mia giustizia!
Nell'angoscia mi hai dato sollievo;
pietà di me, ascolta la mia preghiera.
3 Fino a quando, voi uomini, calpesterete il mio onore,
amerete cose vane e cercherete la menzogna?
4 Sappiatelo: il Signore fa prodigi per il suo fedele;
il Signore mi ascolta quando lo invoco.
5 Tremate e più non peccate,
nel silenzio, sul vostro letto, esaminate il vostro cuore.
6 Offrite sacrifici legittimi
e confidate nel Signore.
7 Molti dicono: «Chi ci farà vedere il bene,
se da noi, Signore, è fuggita la luce del tuo volto?».
8 Hai messo più gioia nel mio cuore
di quanta ne diano a loro grano e vino in abbondanza.
9 In pace mi corico e subito mi addormento,
perché tu solo, Signore, fiducioso mi fai riposare.

 

COMMENTI

 P. Davide Maria TUROLDO e Gianfranco RAVASI (biblista)
È una preghiera della sera tutta intrisa di fiducia in Dio. L 'oscurità della notte sarà squarciata dallo splendore del volto di Dio (v. 7); la prigione delle tenebre, simbolo di morte, sarà disserrata dal Signore che ci aprirà spazi infiniti di sogni (v. 2); il silenzio pauroso si trasforma in oasi di meditazione e di serenità (v. 5); il cuore agitato è avvolto di pace e di felicità come se fosse la festa della mietitura o quella della vendemmia (v. 8). Ma ormai «il sonno mi coglie e solo tu mi fai riposare tranquillo» (v. 9). Sulla filigrana di questo salmo è stata costruita una dolce preghiera della sera usata dalla sinagoga: «È un dono della tua santa volontà, o Signore, che io posso coricarmi in pace e svegliarmi sereno...».

PADRE LINO PEDRON (dehoniano)

Leggendo questo salmo riandiamo a quella breve parabola in cui Gesù descrive un ricco contadino il quale, avendo raccolto grandi messi e fatta copiosa vendemmia, progetta di ingrandire i magazzini (Lc 12,16-21).
Luca 12,16-21
16 Disse poi una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. 17 Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? 18 E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. 19 Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. 20 Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? 21 Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio».
L'uomo moderno, non meno di quello di altri secoli, è avido di felicità. La nostra società dei consumi e dello spreco secerne una specie di fiele che rende amara ogni dolcezza egoista. Ben pagato, ben nutrito, ben istruito, ben riscaldato, ben alloggiato.... l'uomo continua a chiedersi: "Chi ci farà vedere il bene?" (v. 7).
Il salmista, in perfetta semplicità, osa affermare di essere più felice di tutti quelli che rigurgitano di beni materiali: "Hai messo più gioia nel mio cuore di quando abbondano vino e frumento" (v. 8).
I beni terreni sono necessari, ma servono solo per quello che servono. Chi cerca la felicità solo in essi si sbaglia di grosso, perché Dio non ha messo la felicità in essi. Quando facciamo i sapienti e ci riempiamo la bocca di filosofia e di teologia, elogiamo il distacco, la povertà e l'esempio di Cristo e dei santi: "Questi beni sono fragili, futili, illusori, deludenti...", ma quando smettiamo di parlare, subito riprendiamo ad arraffare e... addio bei discorsi! In un mondo frastornato dal baccano, percorso dall'agitazione più frenetica, divorato dai miti dell'efficienza e del rendimento, ai cristiani rimane un'unica possibilità per rendersi veramente utili: diventare inutili (Lc 17,10), ossia riaffermare i valori della contemplazione, riacquistare il senso dell'inutile: collocare Dio, l'Unico, al posto delle cose, al suo posto, al primo posto.
Lc17,9-10 9Quando un servo ha fatto quel che gli è stato comandato, il padrone non ha obblighi speciali verso di lui.10Questo vale anche per voi! Quando avete fatto tutto quel che vi è stato comandato, dite: 'Siamo soltanto servitori. Abbiamo fatto quel che dovevamo fare''.
Contemplazione, dunque, come conoscenza di sé e scoperta di Dio che mi ama. Dio avvolge la mia miseria con la sua misericordia, soccorre la mia povertà con la sua ricchezza, accorda la mia vita con la sua armonia. Rendendoci inutili diventiamo indispensabili; perdendoci acquistiamo valore: perché il valore di una vita dipende dal suo peso di adorazione. "Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto" (v. 7): ecco una definizione della contemplazione. Lasciarsi investire, guarire, rifare dalla luce del volto di Dio, dal suo sorriso. Quando dalla nostra faccia saranno caduti i segni della paura, dell'egoismo, della pigrizia, dell'indifferenza, dell'orgoglio, della durezza, allora potremo tornare con il volto trasformato dalla luce di Dio e presentarci al mondo per manifestare il bene, quello vero, quello che tutti cercano e reclamano: "Chi ci farà vedere il bene?" (v. 7).
Ai nevrotici del nostro tempo, che divorano tonnellate di tranquillanti, vengono proposte, come medicine, la preghiera, la contemplazione e la fiducia in Dio. Il salmista non è turbato, non ha i nervi a pezzi perché il suo segreto è l'abbandono fiducioso in Dio. Anche Gesù sapeva dormire tranquillo nella furia della tempesta (Mt 8,24).24Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva
"Tremate e non peccate, sul vostro giaciglio riflettete e placatevi" (v. 5).
La sera, il termine della giornata, è l'ora del bilancio, della revisione di vita, dell'esame di coscienza. È il momento per riflettere, per convertirsi a Dio e per rettificare ciò che non ha corrisposto all'amore di Dio. Poi, Signore, "in pace mi corico e subito mi addormento: tu solo al sicuro mi fai riposare" (v. 9) perché sono tuo ospite, tuo figlio.

DON GIOVANNI NICOLINI
In grande continuità con il Sal.3, mi sembra di avvertire che si tratti di potente profezia della preghiera di Gesù, e sia l'insegnamento che Egli dona a noi che sappiamo poco e male pregare. Ed è preghiera del povero, dell'afflitto, di chiunque vive in una prova superiore alle sue forze. Ci sentiamo interpretati profondamente sia dall'angoscia di cui dice il ver.2, sia della richiesta, nello stesso versetto, di pietà e di ascolto da parte di Dio. Dio è chiamato "Dio della mia giustizia" perchè è Lui e solo Lui che può portare giustizia al nostro cuore e alla nostra vita. Questa umile preghiera, dice Gesù – e noi con Lui! – al Padre, è stata esaudita: "mi hai dato sollievo". L'esperienza della nostra storia benedetta dal Signore ci invita a pregare ancora! Il sollievo ricevuto da Dio in altre prove ci incoraggia a perseverare nel rivolgerci a Lui. Questo ver.2 è il cuore del Salmo ed esprime in modo profondo la preghiera di Gesù stesso, come dicevamo.
I vers.3-4 trasferiscono a noi l'esperienza di Gesù (e di ogni credente), in forma di rimprovero al ver.3 e come esortazione al ver.4. Siamo esortati a verificare quanto la nostra vita sia vana e poco autentica, e a credere che veramente "il Signore fa prodigi per il suo fedele". E a questo proposito il Salmista (e Gesù in lui) ribadisce la sua esperienza: "il Signore mi ascolta quando lo invoco".
Ci affascina come la Parola di Dio, e quindi sempre Gesù stesso, ci offra l'esperienza di un povero come noi, e quindi non la proposta di una preghiera tranquilla e devota, ma la preghiera di un povero peccatore: così, con grande forza, il ver.5! Anche il particolare del silenzio e del letto (un posto che potrebbe sembrare poco dignitoso e poco adatto ad una preghiera devota e adeguata!) ci regala particolari nei quali specchiamo la nostra povera vita.
L'espressione "sacrifici legittimi" del ver.6 mi piace meno della versione precedente che diceva "sacrifici di giustizia", che mi sembra più chiara nell'esprimere un atteggiamento di pentimento e di conversione dei pensieri e del cuore. Anche perchè noi stessi siamo esposti a dubbi come quelli espressi dal ver.7!
Ai vers.8-9 riprende con forza la preghiera che profetizza e conferma in noi la preghiera di Gesù. Una preghiera che già in se stessa nutre e disseta, dice il ver.8. E un buon augurio al ver.9, che potrebbe addirittura far riferimento alla nostra Pasqua, e cioè al nostro morire in pace con Gesù, nella serena certezza di risorgere con Lui. La versione greca sembra spingere in questa direzione dicendo: "In pace a un tempo mi coricherò e dormirò, perchè tu Signore, solo, mi hai fatto abitare nella speranza".

 

Dossologia
A te, Padre, nostra fonte di vita,
a te, Figlio suo e nostro fratello,
a te, Spirito, o soave riposo,
dolci canti componiamo di lode.


Preghiera
Dio della libertà e della pace,
per la protezione che sempre elargisci a tutti coloro che in te ripongono la loro fiducia,
mai ci abbandoni il tuo sguardo di Padre;
e così possiamo innalzarti senza fine il sacrificio di giustizia e di lode!
Padre, che più nessuno si tenga una pietra per cuore.

 

 

 

Inserito da  Giovedì, 19 Giugno 2014 Letto 1215 volte Ultima modifica il Mercoledì, 09 Luglio 2014
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