Salmo 21

Ringraziamento per la salvezza del re. Signore ,vita ti ha chiesto e a Lui l'hai concessa

Cristo vittorioso

 

«Al presente non vediamo ancora
che ogni cosa è a Lui sottomessa»:
ma noi come monaci nella battaglia
preghiamo con il suo lo Spirito 
nostro unico Kyrios.

 

1 Salmo. Di Davide.
2 Signore, il re gioisce della tua potenza!
Quanto esulta per la tua vittoria!
3 Hai esaudito il desiderio del suo cuore,
non hai respinto la richiesta delle sue labbra.
4 Gli vieni incontro con larghe benedizioni,
gli poni sul capo una corona di oro puro.
5 Vita ti ha chiesto, a lui l'hai concessa,
lunghi giorni in eterno, per sempre.
6 Grande è la sua gloria per la tua vittoria,
lo ricopri di maestà e di onore,
7 poiché gli accordi benedizioni per sempre,
lo inondi di gioia dinanzi al tuo volto.
8 Perché il re confida nel Signore:
per la fedeltà dell'Altissimo non sarà mai scosso.
9 La tua mano raggiungerà tutti i nemici,
la tua destra raggiungerà quelli che ti odiano.
10 Gettali in una fornace ardente
nel giorno in cui ti mostrerai;
nella sua ira li inghiottirà il Signore,
li divorerà il fuoco.
11 Eliminerai dalla terra il loro frutto,
la loro stirpe di mezzo agli uomini.
12 Perché hanno riversato su di te il male,
hanno tramato insidie; ma non avranno successo.
13 Hai fatto loro voltare la schiena,
quando contro di loro puntavi il tuo arco.
14 Àlzati, Signore, in tutta la tua forza:
canteremo e inneggeremo alla tua potenza.

COMMENTI

TUROLDO - RAVASI

«Di oro puro un diadema gli poni sul capo»: questa frase del v. 4 rivela la destinazione originaria di questo carme regale. Si tratta di un'ode per il rito dell'incoronazione del re di Gerusalemme. Il canto è ritmato sul contrappunto tra le acclamazioni dell' assemblea (vv. 2.8.14) e la voce del solista che implora la benedizione divina sul re e la maledizione sui suoi avversari (vv. 3- 7; 9-13). Il vertice del carme è nella colossale raffigurazione del re arciere (v. 13): essa evoca i bassorilievi dei «piloni» dei templi egiziani, ove il faraone è tratteggiato nell'atto di scoccare le sue frecce contro i nemici. Naturalmente il dono della vita, della vittoria e della felicità destinate al re si trasfigurano nell'uso liturgico posteriore: già il Talmud applicava questo corale al Messia e Agostino scriveva che esso «de Christo canitur», è ormai cantato per il Cristo, vincitore sulla morte, sul dolore, sul male.

GIOVANNI NICOLINI

Ascoltate alla luce di Gesù, le Parole di questo Salmo sono la contemplazione del rapporto sublime tra il Padre e il Figlio, qui espresso profeticamente nella vicenda di Davide e della protezione di Dio verso di lui, il suo consacrato. Di questo ci dà ampia conferma anche il commento di S.Agostino.
Il ver.2 esprime tutta la gioia del Consacrato di Dio. Il Signore lo protegge con la sua potenza e gli dona la sua salvezza. Qui, come al ver.6, credo bene intendere il termine vittoria come "salvezza". E' quello che abbiamo sottolineato anche per il Salmo precedente. Qui sento importante dire che tutto quello che il Salmo profeticamente dice di Gesù, può e deve essere accolto, con umile prudenza, anche per noi, fratelli e discepoli di Gesù, e come tali chiamati a celebrarne il mistero e il dono.
A proposito del "desiderio del cuore" al ver.3, S.Agostino ricorda il desiderio di "mangiare questa Pasqua con voi prima della mia passione" che Gesù manifesta in Luca 22,15. Siamo in quella Pasqua di morte e di gloria che il ver.5 profetizza come "vita.., lunghi giorni in eterno, per sempre". L'opera salvifica che Dio ha compiuto nel suo "Cristo", viene proclamata ai vers.6-7 come "gloria" per la salvezza dalla morte e per la gloria eterna del Figlio di Dio seduto alla destra del Padre. Tutto questo si compie per la piena consegna e la piena fiducia di Gesù verso il Padre e per la fedeltà (mi sembra più corretta la versione greca che dice "misericordia") divina alla sua alleanza d'amore con il suo popolo che si compie pienamente nella persona e nell'opera del Cristo profetizzato dal re Davide (ver.8).
I vers.9-13 descrivono la vittoria che il Messia riporterà sul Male e la sua potenza. Il ver.14 chiede che si attualizzi per noi, oggi, l'opera potente del Re-Messia, e noi allora "canteremo e inneggeremo alla tua potenza". In questi giorni sono pieno del desiderio di unirmi a questo canto.

ROBERTO TUFFARIELLO

"Vita ti ha chiesto, a lui l'hai concessa,
lunghi giorni in eterno, per sempre"(v.5): è l'aspirazione di tutti..., non si può formularla meglio: una vita che non si arresti, lunghi giorni in eterno, per sempre. Ed è quello che il Signore ci ha già dato: chi lo accoglie, non conosce la morte, se non quella biologica. Aspettiamo la realizzazione dell'altra promessa: "lo inondi di gioia dinanzi al tuo volto"(v.8). Lì "canteremo e inneggeremo"(v.14) per manifestare la pienezza della vita, della comunione e della felicità.

FIGLIE DELLE CHIESA

Anche questo salmo, come il precedente, suppone un'azione liturgica che riguarda il re e alla quale egli è presente come principale protagonista. Mentre per il Salmo 20 la circostanza della funzione liturgica era ben precisa (preparazione di una spedizione militare), qui rimane più vaga: si tratta del giorno della incoronazione? Festa regale di Sion? Festa annuale della intronizzazione? Alcuni studiosi biblici qualificano il salmo come "azione di grazie per la vittoria del re"; altri ne fanno, come per il Salmo 20, una "liturgia per una giornata di preghiere per il re in procinto di partire per la guerra". Nel salmo intorno al v. 8 centrale si contano due serie di cinque benedizioni e di cinque maledizioni, che poggiano su due concetti opposti: quello della gioia e quello della maledizione. Questo salmo ha un accento messianico ed escatologico che l'ha fatto applicare al Cristo re.

Come il Salmo 20, anche il Sal 21 si compone di due parti, di cui la prima è una preghiera rivolta a Jahwèh, la seconda è una assicurazione di vittoria fatta al re da parte del sacerdote officiante (o del profeta cultuale).
Il salmo mostra un'atmosfera liturgica e suscita ottimismo. La corona regale è segno principale del potere che ha ricevuto da Dio, e segno della felicità e glorificazione da parte di Dio e dell'assemblea.

Come il Salmo 20, anche questa liturgia si conclude con un'invocazione corale a Jahwèh ampliata dalla promessa (o desiderio) della comunità di potere celebrare le grandi gesta del suo Dio. Acclamazione rivolta dall'assemblea popolare al Signore, esaltato per la sua potenza, lui che è il vero protagonista delle vittorie del re. Il versetto fa da conclusione al v. 2, specialmente con l'espressione "canteremo inni alla tua potenza", che fa inclusione con "quanto esulta per la tua salvezza" del v. 2.

Dossologia

A te, Cristo, il canto di gloria,
a te, fonte di grazia e bellezza,
per la morte che tu hai sofferto:
noi, i viventi per te nello Spirito,
ti adoriamo «Signore del mondo».

Preghiera

O Padre, che hai sottoposto ogni essere al tuo Figlio e a lui hai dato un nome che è sopra ogni altro nome, non dimenticarti del popolo da lui riscattato, ma guidalo con l'abbondanza delle tue benedizioni, verso la pienezza del regno che viene. Amen.

 

Inserito da  Lunedì, 21 Luglio 2014 Letto 996 volte Ultima modifica il Lunedì, 21 Luglio 2014
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