Salmo 23

Salmo di fiducia - Il Signore è il mio pastore

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Dio, o pastore di costellazioni, Spirito che apri il volo agli infiniti stormi di uccelli verso i terminali delle loro migrazioni; Spirito che spiri avanti tutti i pensieri degli uomini buoni e giusti; Spirito che conduci i pellegrini dello spirito negli incantati pascoli della santità, e gli erranti riconduci da sperduti deserti sulle vie della vita, e mai desisti, Divino mendicante, di cercare la pecorella smarrita: se il vederti con gli occhi del corpo è di troppo in questa valle oscura, che almeno sempre oda i tuoi passi mentre mi cammini accanto, o Compagno di traversata; e ciò sia a tua gloria più ancora che il prestarti a guidare le stelle nella notte. Amen.

1 Salmo. Di Davide.
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
2 Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
3 Rinfranca l'anima mia,
mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
4 Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
5 Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.
6 Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.

COMMENTI

RAVASI - TUROLDO

«Le centinaia di libri che ho letto non mi hanno procurato tanta luce e tanto conforto quanto questi versi del Salmo 23». Questa testimonianza del filosofo francese H. Bergson esprime limpidamente il fascino costante esercitato sui lettori da questa lirica studiata, amata e continuamente echeggiante nelle liturgie cristiane. Due sono le unità simboliche che reggono la poesia: la prima è quella pastorale, tanto cara alla tradizione biblica e orientale in genere (vedi Ezechiele 34 e Giovanni 10), la seconda è quella dell'ospitalità (la mensa, l'olio profumato, il calice colmo), segno di intimità. Il pastore non è solo la guida, è anche il compagno di viaggio per il quale le ore del gregge sono le sue ore, stessi i rischi, stessa la sete e la fame, identica la calura implacabile. Il pasto dell'ospitalità evoca, invece, il sacrificio di comunione nel Tempio che comprendeva un banchetto sacro con le carni della vittima immolata.
I due simboli parlano, quindi, di comunione e di intimità tra Dio e l'uomo: «sempre mi sei vicino» (v. 4) è, allora, la parola decisiva del salmo e la fiducia l'atteggiamento di fondo.

DON GIOVANNI NICOLINI

La nostra vita è del tutto avvolta dalla bontà del nostro Signore e dal suo sollecito amore per noi. Brevemente, e con molta efficacia, questa preghera è capace di cogliere tutte le circostanze della vita, i tempi di pace come quelli della prova, il tempo che abbiamo davanti come anche la nostra vita oltre la morte, tutto protetto e celebrato nella piena comunione con Lui.

I vers.1-4 guardano al Signore come al Pastore della nostra vita. La sua semplice presenza e il fatto che egli cammini con noi e ci guidi, porta ad un'affermazione forte e luminosa nella sua semplicità: "non manco di nulla". Non solo e forse non tanto per tutto quello che mi ha dato, ma perchè donandomi se stesso come pastore della mia vita, in Sè stesso mi ha dato tutto.
La vita è un cammino, come il gregge vive una continua peregrinazione con il pastore che lo conduce. Il ver.2 mi suggerisce l'idea di una "eucaristia" di riposo e di tranquillità, come sosta nel cammino, come meta non ancora raggiunta, ma già pregustata, come anticipazione della meta finale. Il cammino che mi fa percorrere è giusto, perchè è il suo stesso cammino. E' il cammino del Figlio di Dio, che diventa il mio stesso cammino: così il ver.3. Questo cammino è anche cammino di prove e di difficoltà, ma non ne ho paura, "perchè Te sei con me"(ver.4). Il Pastore ha il bastone della guida e il bastone della difesa. Più che di "sicurezza" si può parlare addirittura di "consolazione" come alla lettera ci dice ancora il ver.4.
Al ver.5 -6 ci troviamo in un orizzonte cambiato: non più il cammino verso casa, ma una mensa, un più forte punto di arrivo. Anche qui non manca la prova, ma appunto quella mensa non è solo per nutrire e dissetare: è "mensa sotto gli occhi dei miei nemici", che vuol dire a difesa da loro, a sfida nei loro confronti. E' la Mensa che anche oggi il Signore prepara per noi, per sostenerci e difenderci nelle prove della nostra vita. E' mensa dove si rinnova la nostra elezione d'amore, significata dall'espressione "ungi di olio il mio capo", e la nostra comunione con Lui nel mistero del "calice", traboccante e inebriante secondo la versione greca.
La bontà e la misericordia divina accompagneranno – addirittura , "inseguiranno", e come "perseguiteranno" – tutti i giorni della mia vita. Ma tutto questo è immagine del mio abitare per sempre nella casa stessa del Signore. Così conclude il ver.6.

Approfitto di questo meraviglioso piccolo Salmo per pormi una domanda insieme a tutti voi. Viene qui descritta una vita particolarmente e eccezionalmente luminosa. oppure è il volto profondo di "ogni vita"? Certo, se anche oggi chiediamo a Gesù di leggerci questo Salmo, è evidente che questa è la vita del Figlio di Dio. Ma proprio per questo è anche la vita di tutti noi! O meglio: è la vita di tutti noi che ascoltiamo e accogliamo la Parola di questo Salmo, come ieri abbiamo accolto la Parola del Salmo precedente. Perchè la Parola di Dio "opera" ciò che dice. Molti ascoltano oggi questa Parola in mezzo alla bufera di una vita provata: credo di dover dire, e mi pare di averlo più volte sperimentato, che la Parola è capace di far risorgere anche dalla situazione più ferita. Poi ci sono tutti quelli che, moltitudini e moltitudini, questa Parola non l'hanno ascoltata e non l'ascoltano. Dobbiamo essere loro vicini con immenso affetto, per coinvolgerli nella grazia che noi senza alcun merito nostro riceviamo. E, come possiamo, dobbiamo cercare di rendere partecipi tutti quelli che incontriamo della grazia e della gioia che questa Parola genera in noi.

ROBERTO TUFFARIELLO
E' un salmo bellissimo e tutti ce ne siamo appropriati nella preghiera. Siamo trasportati subito a quel "bel pastore" (calòs, che significa: l'eccellente, l'unico), che è il nostro Signore Gesù. Tra le tante immagini, sottolineo quelle delle "acque tranquille" (mi piaceva quella vecchia traduzione: "acque di ristoro, di sollievo"), dello spirito rinfrancato e della valle oscura: la valle oscura è la morte; ebbene, anche qui "Tu sei con me!"... Mi ha sempre incuriosito l'espressione "il tuo bastone e il tuo vincastro": Giovanni dice "il bastone della guida e della difesa"; secondo un commentatore, il vincastro sarebbe un bastone con la parte finale arrotondata, che permetterebbe di prendere e tirare a sè la pecora bloccata o in difficoltà. Comunque sia, "la Tua bontà e la Tua fedeltà" mi accompagneranno. Siamo e saremo insieme "per la distesa dei giorni"...

FIGLIE DELLA CHIESA

Il salmo 23 è un salmo di fiducia e può essere diviso in due parti secondo le immagini che il salmo stesso presenta:
vv. 1 - 4: l'immagine del pastore;
vv. 5 - 6: l'immagine dell'ospite, cioè di colui che apre la tenda per ospitare qualcuno.

L'immagine del pastore (vv. 1-4)
La prima immagine è quella di Dio come pastore del suo popolo. È un'immagine tradizionale per indicare il modo con cui Dio conduce i suoi lungo i cammini della salvezza: nell'esodo prima e nell'esilio poi.

L'immagine dell'ospite (vv. 5 - 6)
v. 5: "Quale mensa per me tu prepari sotto gli occhi dei miei nemici e di olio mi ungi il capo". La seconda immagine presenta Dio come l'ospite che nel deserto apre la propria tenda a colui che viene. Dio è colui che prepara la mensa sotto gli occhi dei nemici ("in faccia ai mici nemici"). L'immagine è quella di un uomo inseguito da nemici che fugge cercando un rifugio. Quando pensa che ormai non ci sia più salvezza per lui, vede una tenda e il padrone che l'apre, lo fa entrare e lo mette al sicuro. Come per l'immagine del pastore, anche qui viene evocata una situazione di pericolo da cui Dio salva accogliendo l'uomo nella propria dimora e mettendolo sotto la propria protezione.

L'unione delle due immagini
L'immagine del pericolo incombente e del rifugio, lega le due parti del salmo: il gregge è messo al sicuro dal pastore, il fuggiasco è messo al sicuro dall'ospite sotto la tenda. In ambedue i casi c'è l'idea della sovrabbondanza: il gregge è portato a pascoli erbosi e ad acque che ristorano, il fuggiasco è accolto nella tenda, cosparso di olio profumato e gli viene offerto un calice che trabocca. Il dono di Dio non è mai solo per la sopravvivenza ma è sempre sovrabbondante. Non si tratta di trovare tre fili d'erba tanto per non morire di fame, ma di arrivare a pascoli erbosi: al tempo stesso si è accolti nella tenda non per rosicchiare un tozzo di pane, ma per avere il capo unto di olio, che è il gesto di onore, e il calice che trabocca. Ma soprattutto ciò che accomuna le due immagini è la situazione di deserto: quella dell'ospite è una tenda nel deserto, ma anche per i pastori l'ambiente naturale in cui si muovono è il deserto. La terra della Palestina è arida, incolta, con poche sterpaglie, ma quando piove si copre d'erba. L'immagine allora non è quella dei pascoli della Svizzera o dell'altopiano di Asiago, ma pascoli erbosi del deserto, quel deserto che improvvisamente fiorisce dopo una pioggia e che poche ore dopo muore bruciato dal sole. Dentro questa esperienza di deserto il salmista che sa che il pastore è il suo Signore, può dire: "qui nel deserto dove non c'è niente, non mi manca nulla". Ciò che si richiama con questo salmo è l'esperienza dell'esodo. Durante l'esodo il popolo ha vagato per 40 anni e "il suo mantello non si è mai logorato e il suo piede non si e mai gonfiato".

v. 6 "Bontà e grazie mi sono compagne quanto dura il mio cammino: io starò nella casa di Dio lungo tutto il migrare dei giorni".
Nel salmo prima c'è l'immagine del pastore, poi della tenda che mette al sicuro e poi improvvisamente questa tenda si trasforma nella casa di Dio: il tempio di Gerusalemme. Tutto il cammino di Israele si conclude con l'abitare a Gerusalemme dove Dio pone la sua dimora in mezzo al suo popolo per poter essere il "Dio con noi". L'esodo fu scuola di fede e di dipendenza radicale, perché il popolo imparò a contare su Dio e non sulle proprie risorse.

Trasposizione cristiana
In Ez 34,1-31 c'è la requisitoria di Dio contro i pastori di Israele: "Io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura" (Ez 34,11). Nel vangelo Gesù dice: "Io sono il buon pastore" (Gv 10,11). Ma nel deserto c'è anche il problema acqua. E non è Gesù forse la vera acqua che "disseta per la vita eterna?" (Gv 4,14); "Chi ha sete, venga a me e beva" (Gv 7,37). Nel deserto c'è anche il problema del pane: è Gesù "Il vero pane disceso dal cielo" (Gv 6,51). Ma c'è anche il problema del buio, la paura della notte. Gesù ha detto: "Io sono la luce del mondo" (Gv 8,12). Ancora, il salmo ci presenta la figura del fuggiasco divenuto ospite di Dio che entra con lui in un rapporto di amicizia. Noi siamo spesso dei fuggiaschi: solo Gesù ci introduce nell'amicizia del Padre attraverso la sua morte e risurrezione. Il banchetto eucaristico è un segno e un'anticipazione del banchetto messianico definitivo. Entreremo nel tempio del Signore: in realtà è il Signore Gesù il nostro vero tempio in cui vivremo definitivamente (Gv 2,19).
Il salmo è una sintesi di tutta la nostra realtà di salvezza, di come essa si sia realizzata e come sia stata portata a compimento dal Signore Gesù. Questo salmo nutre la nostra fede di oggi: in esso noi troviamo la dimensione della nostra sicurezza. È il salmo della nostra certezza presente, una certezza che ci fa camminare sicuri sui sentieri preparati per noi dall'amore di Cristo, per cui non abbiamo più paura di nulla, perché il Signore Gesù è il nostro pastore.

Dossologia
Grazie al Padre che ci ha benedetti
fin dall'alba del mondo nel Cristo:
nello Spirito il solo pastore
che nei cieli ci fa camminare.

Preghiera

Gesù Cristo, pastore buono, che ti sei fatto nostro compagno di cammino:
a causa delle nostre infedeltà non lasciarci mai soli, poiché ci perderemo in aridi pascoli e ci smarriremo nella valle oscura; ma continua a custodirci e a difenderci dai lupi; a nutrirci di cibi purissimi e a portarci tutti a libertà. Amen.

 

 

Inserito da  Martedì, 22 Luglio 2014 Letto 1809 volte Ultima modifica il Giovedì, 24 Luglio 2014
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