Salmo 24

Appartiene al Signore la terra, al re della Gloria

Creazione4

Pure se il velo del Tempio
si è rotto alla sua morte
e la «Presenza» ora si posa sopra un patibolo,
anche se più non credete, o pellegrini,
aiutateci a cantare al Re della Gloria

 

1 Di Davide. Salmo.
Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
2 È lui che l'ha fondato sui mari
e sui fiumi l'ha stabilito.
3 Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
4 Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli,
chi non giura con inganno.
5 Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
6 Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.
7 Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria.
8 Chi è questo re della gloria?
Il Signore forte e valoroso,
il Signore valoroso in battaglia.
9 Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria.
10 Chi è mai questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria.

COMMENTI

RAVASI
Nell'interno di questo salmo arcaico sono intrecciati in un'unica trama tre composizioni: un inno cosmico al Creatore (vv. 1-2), una «liturgia d'ingresso» simile a quella incontrata nel Salmo 15 (vv. 3-6) e una solenne epifania del Signore degli astri, il Dio degli eserciti celesti (vv. 7-10). Il carme ha il tono di una marcia che accompagna la processione sacra. Dopo aver celebrato la signoria suprema di JHWH sul creato, il corteo si arresta alle porte del Tempio ove i sacerdoti elencano le tre condizioni per accedere al culto (leggi il v. 4). A questo punto, in un crescendo di grande potenza sonora, le porte del Tempio sono invitate a spalancarsi, sollevando i loro frontoni e i loro archi per accogliere il Re della Gloria che entra nel suo Tempio. Forse il testo riflette la prassi liturgica della processione con l'Arca dell'alleanza. Plinio il Giovane in una lettera a Traiano (103 d.C.) ricorda che questo salmo era divenuto la preghiera della liturgia cristiana dell'aurora.

GIOVANNI NICOLINI

Avverto molto forte in questo Salmo la relazione e la tensione tra la creazione e la storia. La fede ebraico-cristiana si distingue nettamente da ogni forma di religiosità naturalistica e di divinizzazione della natura. La creazione ha innanzitutto un suo ordine gerarchico, che vede al centro la creatura umana. Nessuna realtà naturale e spirituale può porsi e imporsi sulla creatura umana. Idoli e ideologie sono pericolosi antagonisti di questa supremazia e centralità dell'umanità. Anche l'attuale presa di coscienza della preziosità della creazione e della responsabilità dell'uomo nei confronti della creazione non è una "divinizzazione" della natura, ma se mai una sottolineatura della signorìa dell'uomo che della natura è responsabile.
Questo ci porta alla centralità della storia nella fede ebraico-cristiana, perchè tutta la creazione è l'orizzonte in cui si celebra e si compie la storia dell'amore di Dio per la sua creatura prediletta, quella storia che noi conosciamo come storia della salvezza. Questa "storia della salvezza" è la storia della liberazione dell'umanità da tutti i demoni e da tutti gli idoli: solo Dio si deve adorare. Mi sembra che così vada intesa la domanda posta dal ver.3. Il monte del Signore e il suo luogo santo sono appunto l'ambito dell'incontro dell'uomo con Dio. Vi accede chi, secondo il ver.4, "ha mani innocenti e cuore puro, chi non si rivolge agli idoli, chi non giura con inganno". Così il Salmo diventa, nella lettura "cristiana", la grande profezia del Cristo del Signore, della suprema vicenda di Gesù di Nazaret che apre le porte d'ingresso verso la comunione tra Dio e l'umanità. Le mani innocenti e il cuore puro, e il seguito del versetto, mi sembra intreccino il tema di una battaglia da combattere con quello di una vicenda d'amore.
La "generazione che lo cerca" è appunto quella che nasce dalla Pasqua del Messia. Una generazione che lo cerca perchè è stata cercata e trovata da Gesù. Si celebra quindi la grande festa nuziale tra l'umanità e Dio. Il Tempio è il segno terreno e temporale di questo incontro d'amore. In se stesso e nelle sue pietre è destinato ad essere distrutto come tutte le "cose". Le nozze non si compiono infatti per la potenza di un "luogo", che sarebbe ancora accedere ad una fede naturalistica di divinizzazione della natura, del creato, ma si compiono nel cuore dell'umanità, nel cuore di ogni uomo e di ogni donna di tutte le generazioni della storia. L'amore umano è di questo un segno prezioso. Sempre un segno! Dove pretendesse di assolutizzarsi, precipiterebbe anch'esso nell'idolatria.
Nella grande battaglia combattuta da Gesù contro i dominatori di questo secolo, l'umanità è liberata anche dall'ultimo nemico, dalla signorìa della morte. Quando si festeggia l'ascensione di Gesù al cielo questo salmo interviene per chiedere il "riconoscimento" di Dio in questo Uomo povero che è stato trafitto dalla morte sulla Croce, ma che dalla morte è stato tratto, primogenito della nuova creazione.

CELINA

"Del Signore è la terra e quanto contiene (ciò che la riempie)"
Cosa riempie la terra? Ho visto che in altri punti del Salterio si dice che è il Suo Amore a riempire la terra: "dell'amore del Signore è piena la terra." (Sal 32/33,5) "Del tuo amore, Signore, è piena la terra" (Sal 118/199,64).
Ed è la parola che dice il Suo Amore fedele, la fedeltà alla Sua allenza, al patto di amicizia, al legame nuziale.
E mi è piaciuto vedere che la stessa espressione del riempire la terra è usata per il mandato che Dio consegna alla creatura fatta a sua immagine, fatta maschio e femmina: "Dio li benedisse e Dio disse loro: "Siate fecondi e moltiplicatevi,riempite la terra"" (Gen 1,28)
Mi sembra una indicazione bellissima di come il Suo Amore riempia la terra attraverso la fecondità d'amore dei suoi figli, nel dono reciproco di sè.
E tutto questo è Suo. Del Signore è la terra e quanto contiene.
Mi è sembrato anche molto bello che il Salmo passi dall'immagine iniziale dell'uomo che deve essere puro per salire il monte di Dio, a quella centrale della ricerca del volto di Dio (che mi ha ricordato la Maddalena che cerca il suo Signore, "il primo giorno della settimana", come dice il bel titolo greco di questo Salmo), fino alla bellissima immagine finale che dice che in realtà è Lui che viene. Si tratta solo di aprire.
"Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. Il vincitore lo farò sedere con me, sul mio trono, come anche io ho vinto e siedo con il Padre mio sul suo trono"(Ap, 3-20-21)
E' il Re della gloria che viene. Ed è lo Sposo.
"Un rumore! La voce del mio amato che bussa: "Aprimi, sorella mia, mia amica, mia colomba, mio tutto"" (Ct 5,2)

FIGLIE DELLA CHIESA

Questo è un salmo di tipo "liturgico" connesso con l'entrata nel tempio. Si divide in tre parti:
1. vv. 1-2: Inno a Dio, creatore del mondo;
2. vv. 3-6: Enumerazione delle condizioni per entrare nel tempio;
3. vv. 7-10 : Ingresso di Dio nel tempio.

Le tre parti hanno il loro punto di convergenza nel tempio. Probabilmente il contesto iniziale a cui fa riferimento è l'episodio del trasferimento dell'arca da Kiriat-Icarim dove stava, a Gerusalemme dove Davide aveva stabilito che fosse. Il tempio vero e proprio sarà poi costruito al tempo di Salomone, ma fu Davide a trasferire l'Arca a Gerusalemme.

1. Inno a Dio creatore del mondo.
Con i vv 1-2 si inizia a cantare la signoria di Dio sul mondo motivata dal fatto che è lui che l'ha creato. L'attività creatrice di Dio fonda l'appartenenza dell'uomo e di tutto il mondo a Dio: noi siamo suoi perché è lui che ci ha fatti. Gli antichi miti facevano riferimento ad una forma di creazione da parte di qualche divinità che combatteva contro il caos, fatto di terra e di acqua. Dio crea vincendo il caos, costringendo le acque entro certi confini e separandole dalla terra. Era un segnale della vittoria di Dio. Il v 2 allude a questo fatto: Dio è riuscito a rendere stabile la terra sull'acqua. E' interessante notare che gli stessi verbi con cui si parla della creazione, vengono usati per dire che Dio costruisce Gerusalemme nel salmo 87. Siccome il salmo 24 è incentrato sulla salita a Gerusalemme, è significativo che si cominci col celebrare la creazione del mondo con termini che servono per parlare della creazione di Gerusalemme. Si può pensare che Gerusalemme rappresenti il culmine della creazione, per cui andare a Gerusalemme è come andare al cuore della creazione stessa.
In questa città che è il culmine del creato, il fedele entra nel tempio (seconda parte del salmo) e in questa città entra il Dio vittorioso e glorioso (terza parte del salmo).

2. Condizioni per entrare nella città santa e nel tempio.
Il salmo domanda: "Chi salirà il monte del Signore, chi starà nel suo luogo santo?" (v 3). Si potrebbe meglio tradurre: "Chi è che può salire? Chi può stare in piedi (chi potrà alzarsi in piedi)?" Nella seconda parte del versetto il testo ebraico usa un verbo che indica lo spostamento dalla posizione seduta o sdraiata a quella eretta. In senso metaforico può indicare la situazione dell'uomo che da una situazione di umiliazione trova il coraggio e la forza per rimettersi in piedi sia in senso fisico che morale. Allora la domanda è: "Chi è quest'uomo che può veramente mettersi in piedi nel tempio di Dio? L'uomo giusto! Questo mettersi in piedi è in parallelo con il "salire": "chi salirà?"
E' importante questo verbo "salire" perché solitamente viene usato per indicare l'uscita dall'Egitto (che indica la schiavitù in tutti i sensi) e la salita verso il tempio di Gerusalemme che è l'attività del pellegrino che va a rendere culto al suo Dio. Quindi si tratta di un salire dalla schiavitù per arrivare alla liberazione che è la vera salvezza. Allora si domanda: "Chi può giungere al cuore della salvezza che è Gerusalemme con il suo tempio? Colui che ha mani innocenti e cuore puro" (v 4a), cioè colui che è libero dal male. Cuore e mani indicano tutta la persona, l'interno e l'esterno: desiderio, volontà, decisione (cuore), l'agire, il fare, ciò che si è deciso (mani). Chi può salire? Solo colui che ha le mani che vanno d'accordo con il cuore, che ha l'esterno uguale all'interno, colui il cui modo di essere corrisponde alla sua vita interiore. Questo è importante per una corretta comprensione dei sacrifici. Il sacrificio che Dio rifiuta è quello che si sostituisce alla conversione; è il sacrificio offerto con le mani ma non con il cuore. Il v 4 dice:

TRADUZIONE CEI EBRAICO
Chi non pronunzia menzogna, Chi non alza alla vanità (falsità) la sua anima
chi non giura a danno del suo prossimo e non giura per inganno

La traduzione CEI sembra dire la stessa cosa perché giurare a danno del prossimo significa dire il falso. L'originale invece dice due cose diverse. Cos'è la falsità o la vanità? E' il modo con cui la Bibbia chiama gli idoli. Allora chi può salire? Colui che non ha mai alzato la propria anima verso gli idoli, colui che è stato fedele al solo Dio. Può salire al tempio colui che interiormente ed esteriormente è nell'integrità e che osserva la legge, con una insistenza sulla menzogna, quasi a dire che il decalogo, le due tavole della legge, è la verità e ogni trasgressione ai comandi di Dio e una mancanza alla verità. Questo è ciò che unifica le mani con il cuore . Allora si è disponibili non solo all'ingresso nel tempio, ma anche all'acquisizione della "benedizione" e della "giustizia" salvifica di Dio (v 5). Una bella interpretazione ha applicato questi due versetti 4-5 a Mosè (Es 19, 3; Dt 5, 28), ad Abramo e a Giacobbe. Il v 6 conclude questa seconda parte dicendo che può salire al tempio tutto il popolo di Dio quando è fedele.

3. Ingresso di Dio nel tempio.
In questa parte c'è l'invito alle porte, poi la domanda e infine la risposta. Poi si riprende di nuovo l'invito alle porte di alzare i frontali, v 7. L'immagine potrebbe essere quella dell'Arca di Dio che arriva alle porte della città e quelli che la portano invitano le porte di Gerusalemme a sollevare i frontoni in modo che Dio possa passare. E' un'immagine che ha molti riferimenti: a) presso certi popoli pagani quando si faceva una liturgia di entrata di un dio nel tempio, si invitavano le porte a sollevarsi, quasi a dire che non è sufficiente che le porte si aprano, perché Dio è troppo grande per poter passare, b) questo riferimento può anche essere un gesto di esultanza, di vittoria. Nel testo originale si dice: "sollevate, o porte, le vostre teste". E' il gesto di chi vince. Qui si dice alle porte di Gerusalemme di alzare la testa in segno di esultanza, di vittoria. Ma possiamo chiederci: quando il re entra in città? Quando la città è sua e il re ritorna dopo avere conquistato e vinto i nemici, oppure quando un re straniero vuole conquistare la città. Qui ci sono tutti e due i motivi: il re che giunge è il Dio potente e vittorioso che ha vinto le acque ed entra nella sua città, e insieme è il Dio che l'ha vinta ed entra per dare liberazione. Gerusalemme può alzare la testa perché il suo Signore è Dio e nessuno riuscirà a renderla schiava.
In 1Sam 4 si narra che gli israeliti combattevano contro i filistei e decidono di portare l'Arca sul campo di battaglia. I filistei riescono a prenderla e la portano nel loro santuario davanti al loro dio Dagon. Lì l'Arca mostra tutta la sua potenza. Il mattino i filistei entrano nel tempio e trovano Dagon a terra. Lo rimettono in piedi e il mattino seguente è di nuovo a terra con la faccia in giù e con le mani, braccia e testa staccati. Di lui non resta che il tronco. Altro riferimento può essere quello di Davide che sconfigge Golia. In 2Sam 6 si narra che l'Arca stava su un carro tirato da buoi. Ad un movimento brusco ondeggia e Uzzà stende la mano per non farla cadere. Ma Dio si adira e lo uccide. Allora Davide ha paura e fa arrestare l'Arca che viene messa nella casa di Obed-Edom. Più tardi dicono a Davide che Obed-Edom è stato benedetto e allora Davide la riprende per portarla definitivamente a Gerusalemme. Questo è un modo per indicare che la presenza di Dio è talmente grande, misteriosa, potente che, se non compresa, uccide. Così in 2Sam 6 dove si racconta di Davide che trasporta l'arca in Gerusalemme. Il sacro, il trascendente può essere toccato solo con l'atteggiamento di chi non prende mai l'iniziativa nei confronti del divino, ma solo obbedisce.
Il salmo 24 celebra dunque questo re potente che entra pieno di gloria nella sua città. La tradizione giudaica ci dice a proposito del v 10: "Chi è questo re della gloria? E' il re di misericordia che da una parte della sua gloria a coloro che lo temono, che condivide la sua gloria con i suoi fedeli". Jahweh Seba'ot = Dio delle schiere, degli eserciti, lo si nomina 279 volte nella Bibbia, è l'eroe, il vincitore, il Dio della gloria. Il vincitore della natura e del caos è anche il Dio dell'alleanza che libera il suo popolo. Alle soglie del tempio tutti sostano come in attesa di una rivelazione.
1Cor 2, 6-10: "Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla (la sapienza); se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifìsso il Signore della gloria". La sapienza e la gloria di Dio si trovano ultimamente in Gesù. Il re della gloria è colui che accetta di morire e che entra nella morte perché la sua gloria e la sua vita vengano donati a tutti gli uomini. La persona di Gesù di Nazareth è condizione fondamentale per entrare in comunione con il Padre. In Gesù di Nazareth il Padre squarcia nubi e velo ed entra definitivamente nella nostra storia.

Dossologia
Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito,
come già era fin dal principio,
ora e sempre nei secoli, amen!
Preghiera
Dio, Padre dell'universo, che hai posto l'uomo al centro del Giardino, a lui affidando il creato perchè lo coltivasse e lo custodisse, liberaci dalla tentazione di crederci despoti delle cose; donaci e conservaci cuore e mani purissimi per usare di ogni tua creatura sempre con umiltà e amore, e continuare a vivere in reciproca amicizia portando a te l'omaggio di tutta la creazione. Amen

 

Inserito da  Giovedì, 24 Luglio 2014 Letto 2070 volte Ultima modifica il Giovedì, 24 Luglio 2014
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