Salmo 30

Canto per la dedicazione del tempio

            gesù in cielo        fosse - tombe 

              Il giorno si alza sovrano sul mondo:                  Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
              così è del tuo volto ,Signore                               mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa.

 

1 Salmo.  Di Davide.
2 Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato,
non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.
3 Signore, mio Dio,
a te ho gridato e mi hai guarito.
4 Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa.
5 Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo,
6 perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera ospite è il pianto
e al mattino la gioia.
7 Ho detto, nella mia sicurezza:
«Mai potrò vacillare!».
8 Nella tua bontà, o Signore,
mi avevi posto sul mio monte sicuro;
il tuo volto hai nascosto
e lo spavento mi ha preso.
9 A te grido, Signore,
al Signore chiedo pietà:
10 «Quale guadagno dalla mia morte,
dalla mia discesa nella fossa?
Potrà ringraziarti la polvere
e proclamare la tua fedeltà?
11 Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!».
12 Hai mutato il mio lamento in danza,
mi hai tolto l'abito di sacco,
mi hai rivestito di gioia,
13 perché ti canti il mio cuore, senza tacere;
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre

COMMENTI

1 – RAVASI
Cinque strofe di ringraziamento tutte ritmate su una serie di contrasti, vita-morte (vv .2-4), pianto-gioia (vv. 5-6), stabilità-vacillare (vv. 7-9), vita-morte (vv. 10-11), pianto-gioia (vv. 12-13): è questa la struttura del Salmo 30, un canto di gioia dopo che si è provato il sapore amaro del dolore e della morte. Infatti, anche se la lirica sembra oscillare continuamente tra due estremi antitetici, l'accento finale è posto sulla vita, sulla gioia, sulla stabilità. E le ultime battute dimenticano le sere fatte di lacrime e si aprono ad un mattino di luce mentre sulle labbra del poeta affiora un inno entusiastico e «danzante» alla pace che Dio sostituisce all'amarezza nel cuore di chi spera. S. Agostino ha applicato il salmo al Cristo che dal «sacco di lutto della passione e della morte» (vedi il v. 12) è passato alle vesti splendenti della gioia pasquale.

2 - GIOVANNI NICOLINI

PRIMA PARTE
Nel suo Commento ai Salmi S.Agostino fa un'osservazione interessante circa il "titolo" di questo Salmo rispetto al precedente che, nella versione greca era dedicato alla fine della festa delle capanne. Questo Salmo 29(30) è invece riferito al Tempio di Gerusalemme. Dalla piccola "capanna" al Tempio, come parabola del rapporto tra la nostra piccola vita e il mistero della vita eterna e della salvezza dalla morte, e della gloria della risurrezione. Oggi infatti ci viene donata una Parola profetica di estremo rilievo riguardo alla risurrezione come cuore della salvezza che Dio dona la suo popolo e, nella Persona e nell'opera pasquale di Gesù di Nazaret, all'intera umanità.
Al ver.2 si presentano molto accostati tra loro il verbo che dice la nostra lode a Dio – "Ti esalterò, Signore" – e la sua opera di salvezza per noi: "mi hai risollevato". L'opera divina è sempre salvezza, liberazione e quindi risurrezione. La risurrezione non è solo in riferimento al nostro destino al di là della morte, ma è il grande evento che incessantemente accompagna la nostra esistenza. Dal Battesimo che ha inaugurato in noi questa storia di salvezza, tutto quello che accade è sempre in riferimento alla risurrezione come liberazione dal male e dalla morte. Lo è certamente il perdono. Ma lo è anche un processo "educativo", che è appunto un "condurre fuori" dal male e dalla morte dell'ignoranza per una nuova condizione di conoscenza e di capacità. In ogni evento grande e piccolo della vita noi celebriamo la Pasqua: quando ad esempio la persona amata ci chiama e noi cogliamo questo come una chiamata alla vita! Scusate i miei esempi tratti dalla piccolezza della mia esperienza di vita. Voi avrete ben altre vicende pasquali da ricordare! Anche la seconda parte del ver.2 è molto eloquente: "non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me", cioè hai tolto di mezzo le situazioni che mi imprigionavano e che su di me avevano la meglio! Il ver.3 conferma questo descrivendolo come il grido della mia malattia e il prodigio della guarigione: come una risurrezione da morte! Per questo il ver.4 può fare memoria di eventi della mia vita attraverso immagini dirette della morte: "..perchè non scendessi nella fossa". Il ver.5 invita dunque a lodare il Signore, celebrando il ricordo della sua santità! Noi istintivamente pensiamo alla "santità" con immagini ferme e statiche di beatitudine: la nostra fede ebraico-cristiana unisce strettamente tra loro la santità di Dio e la sua opera di salvezza per noi. La sua santità noi l'abbiamo conosciuta nel suo intervento liberante e salvifico nella nostra vita personale e collettiva.

SECONDA PARTE
L'opera pasquale del Signore è anche la grande "pedagogia" della nostra vita. Attraverso la nostra povera vicenda di peccatori e l'esperienza della sua misericordia, Il Signore ci istruisce, ci fa suoi discepoli, ci fa esperti della sua Pasqua: il suo "giudizio" sulla nostra condizione negativa diventa la fonte e il principio della sua opera di misericordia. Il giudizio divino è orientato verso la salvezza. Ci giudica per salvarci! Così il rapporto tra "l'istante" della sua collera e "la sua bontà per tutta la vita". Così il rapporto tra il pianto della sera e la gioia del mattino. Noi stessi possiamo ricordare e raccontare, come dicono i vers.7-8, l'intervento sanante e corretivo del Signore su tutte le nostre presunte sicurezze, che in realtà erano solo il frutto della sua bontà per noi. Ebbene, Egli ha nascosto il suo volto e tutto questo è come scomparso. Allora abbiamo gridato a Lui chiedendo che ci liberasse da una condizione di morte nella quale non si può nè ringraziarlo nè proclamare la sua fedeltà (ver.10). Al nostro grido di aiuto Egli ha risposto. Siamo noi oggi a ricordare di Lui: "Hai mutato il mio lamento in danza, mi hai tolto l'abito di sacco, mi hai rivestito di gioia"(ver.12). Per questo la nostra vita è chiamata a diventare un grande canto di riconoscenza (ver.13).

GENITORI CATTOLICI
E' una lode a Dio protettore e guaritore. Davide, che ha sperimentato nella sua vita la verità di quanto asserito nel salmo, è categorico: il Signore salva e guarisce quanti si affidano a Lui con fede. Quella fede che Gesù richiama con insistenza come requisito indispensabile per ottenere le grazie. Senza alcuna titubanza, tipica di molti cristiani moderni, Davide chiede aiuto a Dio in ogni circostanza. La vera umiltà del grande Davide lo fa dipendere, senza vergogna, totalmente dal Creatore in ogni situazione. Il grande combattente e profeta, colui che ha lottato contro orsi e leoni e ha abbattuto il gigante Golia (simbolo dell'arroganza demoniaca), riconosce in tutte le sue azioni positive il merito esclusivo di Dio. Quanti cristiani hanno l'umiltà di riconoscerlo?
Il profeta ci insegna anche, ispirato dallo Spirito Santo, a pregare con fiducia ed abbandono in Dio per ottenere la guarigione dell'anima e del corpo; avvalorando, anche in questo caso, l'eterna verità della Parola di Dio "Figlio, non avvilirti nella malattia, ma prega il Signore ed egli ti guarirà" (Sir. 38,9).
Numerosi sono i passi del Nuovo Testamento in cui lo Spirito Santo stimola le preghiere di guarigione, protezione e liberazione, dimostrando l'amore paterno del Signore e l'eterna validità dei salmi.
Ma il salmista ci insegna pure a non confidare nella nostra prosperità "Nulla mi farà vacillare!", ma solo nella bontà e misericordia del Padre nostro che è nei cieli il quale afferma eternamente "Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai" (Is. 49,15).

 

Dossologia
Grazie, o Padre, perchè non lasciasti
il tuo Figlio in balia della morte:
noi abbiamo uguale speranza
d'esser liberi e vivere sempre.

Preghiera
Signore, se tristezza ci reca la sera
perchè un altro giorno muore
ed è grazia grande
se abbiamo sbagliato di meno,
se meno di ieri abbiamo peccato;
gioia ancora più grande ci ridoni il sorgere del sole,
perchè siamo ancora vivi,
perchè abbiamo superato la notte,
perchè possiamo ancora operare e fare giustizia;
nella fiducia di non tradirti più,
e finalmente godere del tuo riposo
alla fine dei giorni.
Amen.

UOMINI, SE VOLETE

Uomini, se volete una goccia
almeno di gioia,
alzatevi di buon mattino,
guardate la faccia nuova della terra.
La gioia è una stilla di rugiada
che il sole disperderà...
              

Inserito da  Sabato, 26 Luglio 2014 Letto 1407 volte Ultima modifica il Sabato, 26 Luglio 2014
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